Per una comicità totale (2017)

L’introduzione di Luttazzi al libro “Lercio. Lo sporco che fa notizia” (Shockdom, 2017).

Per una comicità totale
di Daniele Luttazzi

Questo libro, nato dai materiali che una quarantina di giovani comici squattrinati, desiderosi di vivere spericolatamente a lungo, approntarono per una celeberrima e pluripremiata webzine nell’anno trascorso, illudendosi di svoltare, conserva la fragrante immediatezza di un pensiero che, mentre si dipana fra divagazioni estemporanee e associazioni contingenti, si diverte ad ampliare l’area di risonanza semantica delle questioni d’attualità attraverso l’uso programmatico della fantasia più sgangherata.

Irrequieti come gladiatori e determinati come pulci, il loro metodo è quello nobile e antidogmatico della feconda agilità del pensiero, dell’effrazione innovativa, della libertà creatrice; e si fonda sulla consapevolezza che la comicità (qualità che tende a scomparire al solo sfiorarla, poiché essa non può esistere se non in quanto inconsapevole di sé) è fondamentalmente ambigua, intrinsecamente confusa ed equivoca: pura e al contempo impura.

Intendiamoci: la comicità è esigente, va maneggiata con raffinata distrazione e arriva a cose ormai fatte; ma non è una sostanza univoca, già data da sempre e per sempre. E’ invece una dimensione sottoposta continuamente a un diventare altro, un movimento-cambiamento senza sostanza, che non cessa di mutare nei suoi molteplici modi concreti e reali.

L’ambiguità è il movimento della comicità, il processo metamorfico che incessantemente la investe, la fonte della sua deliziosa, irrisolvibile smania, della sua perenne creatività: è quel principio di mobilitazione interna per cui qualunque testo comico ci fa l’effetto di un eccitante vaudeville recitato da scimpanzè. E così, con il cuore stretto, in questo preciso momento vi siete accorti che sterminate regioni del sapere contemporaneo sfuggono alla vostra comprensione. Successe lo stesso all’uomo cui capitò per la prima volta di ridere.

La vera purezza della comicità, il suo segreto vitale, è dunque nella ritrovata condizione dell’Eros platonico, quell’essere inquieto, vagabondo, che corrisponde con entusiasmo alla mobile, impura e ambigua realtà del mondo, in sintonia con la sovrabbondanza delle cose, immerso in mille relazioni ibride, senza timore del contatto con l’altro da sé, desideroso anzi di essere contagiato, per così dire, dall’altro. In questa comicità pura e impura, carica di enigmi e di prodigi, assurdità meravigliose si scontrano con la prassi conoscitiva della dialettica, che fa ballare tutto e come fai a impedirlo.

La comicità può essere pura solo a patto di non saperlo, poiché la comicità è l’infanzia del mondo. E siccome i bambini devono avere un luogo dove poter sfogare ogni giorno le energie in eccesso, altrimenti diventano insopportabili, ecco spiegato questo libro chiassoso, la bisboccia delle sue caramelle verbali, e l’euforico sito web che le produce, dove gli scarmigliati autori assecondano la loro natura socievole e allegra con la maniera ostentata, disinibita e ingegnosa dell’irrisione anarcoide.

Comprare questo prodotto editoriale gioverà alla loro sopravvivenza, che io caldeggio. Al lettore solenne che senta la voglia prorompente di proseguire la lettura in condizioni di luce favorevoli, fra una stazione e l’altra, il compito di soddisfare la propria curiosità disinteressata senza opporre resistenza; e se al termine di qualche battuta non si sarà fatto una bella risata, potrà prendersela solo con l’inadeguatezza dei suoi neuroni promiscui. Che almeno simuli un complice assenso, allora, prima che i ribaldi ragazzi, offesi dalla sua soperchieria, decidano di aspettarlo in spiaggia per lanciargli contro i cani. Cani con cui amano avere rapporti mostruosi, mi si dice. C’era da aspettarselo.

Lo so, lo so, desiderare un tipo particolare di comicità è un peccato contro la natura dell’invenzione artistica, che è e deve restare imprevedibile; ma se sognate una comicità totale, dotata di una serie di caratteristiche (ne elenco alcune: immaginazione sfrenata; inclinazione al contempo umoristica, spiritosa e comica; niente giochi di parole se fini a se stessi; lucidità intellettuale; spregiudicatezza, coraggio, incoscienza; mancanza di sentimentalismo; distacco ironico; energia espressiva e comunicativa; libertà di pensiero; e soprattutto stile, che qui è l’arte di disporre le parole più comiche possibili nell’ordine più comico possibile), se è davvero questo ciò che desiderate, il presente volume non tarderà a mandarvi in brodo di giuggiole. Per tutti gli altri, c’è sempre (e qui aggiungete il nome di uno scrittore o di una scrittrice che odiate tanto tanto per motivi che non starò a sindacare).

La comicità di Lercio è una comicità totale che rovescia l’apparenza immediata del reale con baldoria, teatralità, acume dialettico, assurdità imprevedibili e devozione al dettaglio. A un tempo divertimento e sfida, ritmo strutturale e gioco concettuale, musica verbale e musica del pensiero, una comicità siffatta spinge alla riflessione e rende allegri. Vi basti.

Attenzione: il libro in oggetto non solo soddisfa, sazia e sfama, ma ha pure una conclusione magistrale che potrebbe indurre uno stato di estasi bovina. Meglio non prestarlo a nessuno, se non avete buoni avvocati.

(E adesso non saltatemi subito alla conclusione magistrale, che mi deludete. O applaudite pure ai funerali?)

 

 

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