Puck intervista Luttazzi (2004)

PUCK: Bene, la nostra intervista inizia con la sodomizzazione di un cadavere.
Questo atto, a parere della stampa filogovernativa, è stato inscenato in uno dei tuoi ultimi spettacoli teatrali: i discussi Dialoghi Platonici. L’opinione pubblica, infatti, è stata non poco influenzata da quello che tu stesso hai definito ”un equivoco gigantesco che e’ stato anche strumentalizzato” : la notizia riportata quasi dappertutto fu quella che Luttazzi avesse inscenato una vera e propria sodomizzazione andreottiana del corpo morto di Aldo Moro. Tu hai ben presto smentito la cosa, sottolineando invece come la scena venisse semplicemente evocata con le parole e, anzi, quanto fosse alto il tuo rispetto per la figura di Moro (tant’è che anche il pubblico dalla prima teatrale di Genova ne uscì quasi commosso).Come lo vedi tu questo morboso interessamento dell’informazione e delle autorità nei tuoi confronti: un ennesimo modo per ostacolare, dopo la televisione, anche la tua attività teatrale?

LUTTAZZI: No no. La scena NON C’ERA. Non c’era sodomizzazione. Non era neppure evocata a parole. Nell’incubo, Andreotti sognava di penetrare i fori di proiettile di Moro. Il racconto è di genere grottesco. Lo si può leggere integralmente ( insieme a un breve saggio sul grottesco ) sul mio sito. Quanto all’attenzione nei miei confronti, è pilotata da chi vuole mettermi in difficoltà nella vita. Mi hanno individuato, hanno capito che non mollo, non possono uccidermi, così mi rendono la vita difficile. Sono dei bastardi e avranno quello che si meritano.

PUCK: E’ vero che alcuni tuoi spettacoli teatrali sono stati boicottati, per ragioni politiche, da alcuni sindaci che avrebbero dovuto ospitarli nei teatri delle loro città o sono solo leggende metropolitane che girano in internet?

LUTTAZZI: E’ vero. La distribuzione teatrale in Lombardia mi è preclusa, sembra a causa del distributore regionale, amico di Berlusconi. In Puglia e Veneto invece i politici mi ostacolano tramite gli sponsor, che improvvisamente minacciano di andarsene se nella programmazione vengo incluso io. Se capito a Milano o Verona è solo grazie a organizzatori privati che se ne sbattono dei prepotenti. Mi dispiace per il pubblico di quelle regioni. Si perdono le mie delizie.

PUCK: Ci interessa parecchio la tua passata attività di vignettista su Tango…come mai hai abbandonato questo altro metodo di fare satira? Ci puoi raccontare qualche aneddoto sulla redazione? Hai conosciuto Andrea Pazienza, Staino, Vincino e tutti gli altri?

LUTTAZZI: Inviai a Tango tre vignette. Staino le pubblicò all’istante e mi disse di continuare. La settimana dopo partecipai a Riso in Italy, una rassegna di giovani comici al teatro Sistina. Mi vede Arbore e mi porta a DOC. Continuo a disegnare per i fatti miei. Pazienza mi sarebbe piaciuto conoscerlo, era Dio. Staino è un amico. Vincino ha il cervello in pappa e mi coprì di insulti all’epoca di Satyricon, appoggiando la causa berlusconiana. Infatti disegna per il Foglio e per il Corriere. E’ uno squallido. Gli va tributato il premio Forattini della satira paracula.

Riso in Italy : locandina Paz

PUCK: Ho letto in giro che ti è stato proposto il ruolo di opinionista ne Il Foglio, quotidiano di Giuliano Ferrara di cui Silvio Berlusconi ne è il vero proprietario (…di Ferrar…ehm…del giornale, si intende…). Ti è stato detto che avresti potuto scriverci tutto quel che avresti voluto, ma tu non hai accettato per coerenza: come mai hanno proposto proprio a te un posto del genere, sapendo benissimo che la pensavi diversamente da loro? Che strategia stavano giocando? Insomma, se avessi detto cose compromettenti su Berlusconi loro che ci avrebbero guadagnato?…forse avrebbero venduto molte più copie, è vero, ma proprio non riesco ancora a capire…

LUTTAZZI: Ho rifiutato per tre motivi. 1: il Foglio è un giornale che lucra tre miliardi statali all’anno fingendo di essere un giornale di partito ( Ferrara e altri due parlamentari compiacenti hanno fondato un’associazione cultural-politica apposta, di cui il Foglio sarebbe l’organo ). Se avessi accettato, avrei implicitamente dato il mio consenso a questa schifezza. 2: la libertà è qualcosa che ciascuno di noi ha già, non c’è bisogno che arrivi Ferrara a dartela. Nel momento in cui uno ti dà la libertà di fare qualcosa, non è più libertà. 3: il contesto è importante. Se scrivessi sul Foglio, non sarei coerente con tutto quello che ho fatto finora e in cui credo. Se avessi accettato, da quel momento sarebbe diventata irrilevante ogni cosa che avrei scritto. Era questo l’obiettivo dell’offerta del diabolico Ferrara. E’ così che fanno: ti comprano. Sono orgoglioso di aver rifiutato. Gente che cede ce n’è a bizzeffe. Vedi Gnocchi e Crozza a Sanremo.

PUCK: A proposito di modo di fare satira concordo su quanto hai detto più volte a riguardo…e devo ammettere che provo, per quel che fai, profonda ammirazione: hai voluto dire delle cose alla tv e l’hai fatto, fregandotene dei casini che poi sarebbero successi. Cazzo, ora ci sono le elezioni europee e nessuno prova a ripetere quel che hai fatto tu, o la Guzzanti con il suo Raiot. Eppure, di comici di sinistra ce ne sono ancora parecchi alla televisione (alcuni partecipano tuttora a manifestazioni importanti come il contro-festival, il 25 aprile o il 1 maggio) …ma si limitano, se proprio devono, a una comicità facile che se deve mettere alla berlina Berlusconi preferisce accanirsi più sulla sua altezza che sulle sue amicizie. Non voglio prendermela con i tuoi colleghi e amici, ma mi sembra un po’ troppo comoda e (se permetti) anche un po’ ipocrita una satira del genere. Mi puoi raccontare quello che sta succedendo nelle televisioni? Cos’è, anche i comici per paura hanno smesso di graffiare?

LUTTAZZI: Evidentemente la prospettiva di finire querelati non alletta nessuno. Quindi la mossa di Berlusconi e soci ( Colpirne uno per educarne cento ) ha funzionato. Di fatto, in tv adesso si limitano allo sfottò ( “il cavaliere mascarato”, l’imitazione di La Russa ) senza coinvolgersi moralmente nella denuncia delle malefatte. Un documento approvato a Strasburgo ha evidenziato il rischio per la democrazia che l’Italia sta correndo da quando Berlusconi controlla di fatto la comunicazione di massa in questo Paese. Di fatto, se fai domande scomode o proponi un punto di vista alternativo, sei fuori, non lavori più. I comici cosiddetti di sinistra, dopo la mia intervista a Travaglio, non hanno più l’alibi dell’ignoranza, non potranno dire:-Io non lo sapevo.- No. Tu sai benissimo come ha fatto Berlusconi a creare il suo regime di monopolio e di fatto tu ti stai arricchito sfruttando quel monopolio. Penso a Striscia, le Iene, Zelig. Dovrebbero rifiutarsi, dovrebbero accontentarsi di guadagnare di meno restando confinati a teatro. E invece…

PUCK: E come mai,inoltre, da quando c’è Berlusconi al potere ritroviamo gli stessi comici sia sulla tv di Stato che sulle reti private? Sto parlando dei vari Cornacchione, Marcorè…

LUTTAZZI: Sono comici che al massimo alludono. Così, coglie la battuta solo lo spettatore che è già informato. La massa resta comunque all’oscuro.

PUCK: C’è un’altra cosa che mi sfugge…insomma, ora come ora quel poco di satira antigovernativa che passano le tv viene solo ed esclusivamente dalle reti di Berlusconi. Mi spiego… poco dopo il periodo in cui successe tutto quel casino con Satyricon ricordo che Antonio Albanese, a Mai dire Domenica, usò parole piuttosto pesanti contro il premier eppure nessuno protestò… così come i tre stessi conduttori della trasmissione, che lo sfottono tuttora tra un reality show e l’altro…è così che funziona: se sparli di Berlusconi alla Rai ti cacciano mentre se lo fai sulle sue reti va sempre bene perché tu sei controllato e lui passa per un padrone liberale?

LUTTAZZI: Al massimo fanno sfottò. La Gialappa’s non lavorerebbe più, se prendesse posizione sul serio, senza alludere solamente, facendo nomi e cognomi. Se resti a Mediaset, ti accettano come foglia di fico. Quando scoppiò il caso Satyricon, Confalonieri disse ai suoi: “Chi se l’è lasciato scappare, Luttazzi? Se il problema era fare ascolti e controllarlo, dovevamo tenerlo con noi.” Un po’ di sano realismo dal vecchio Fedele.

PUCK: Il satiro Mannelli ti ha detto : “Non si può pensare di scrivere satira rimanendone fuori. È il grande errore dei fighetti televisivi che sono diventati tutti satirici. Il novanta per cento di Striscia la notizia è semiqualunquista. Fa danni immensi.” Tu che ne pensi?

LUTTAZZI: Lo diceva anche Saviane e aveva ragione. Il grosso pubblico crede che striscia sia satira. E’ giornalismo con sfottò.

PUCK: So che hai tradotto un fumetto di Daniel Clowes: Lloyd Llewellyn. Ci puoi parlare di questo tuo avvicinamento all’opera?è già uscita in Italia?

LUTTAZZI: Il fumetto è uscito nel 1992. All’epoca in Italia solo due persone lo conoscevano: io e Daniele Brolli, che poi lo stampò con la sua casa editrice.

PUCK: Quali sono le tue influenze artistiche nel campo del disegno?

LUTTAZZI: Sul sito comicus.it c’è una intervista in cui mi dilungo su tutti i miei beniamini. Cito alla rinfusa: Bernie Krigstein, Jim Steranko, Bill Sinkievicz, René Gruau, Gahan Wilson, Robert McGinnis, Jack Kirby, John Buscema, George Herriman, Sempé, Will Elder, Guido Crepax, Guy Pellaert.

PUCK: Un grande collaboratore della nostra rivista è il menestrello di strada Franco Trincale, amico e cantastorie.Proprio un anno dopo il casino di Satyricon, Trincale dovette vedersela con una sorta di querela di Berlusconi che finì un po’ su tutti i giornali: le ballate del menestrello (tra cui la famosa Il BERLUSCHINO) avrebbero, a detta del premier, ostacolato il suo processo in corso a Milano (!)…e questo sarebbe stato uno dei motivi portanti dello spostamento del processo a Brescia. In seguito , a Trincale e agli altri artisti di strada è stato vietato esibirsi per qualche mese nei dintorni di Piazza del Duomo…è la prima volta che la politica censura così pesantemente anche la strada. Tu che ne pensi di questa storia? La conoscevi?

LUTTAZZI: Sì, leggo i giornali. Il problema è che al governo c’è la bugia in persona. Chi mente non può permettersi la libera circolazione delle idee. Siamo al regime mediatico.Una specie di fascismo light. Certe leggi lo confermano: quella contro gli immigrati, quella che criminalizza i tossicodipendenti, quella che autorizza la tortura, quelle che salvano Berlusconi dai processi, quelle che condonano gli abusi, quelle che detassano i ricchi.

PUCK: Come sei entrato nella redazione di Rolling Stone?

LUTTAZZI: Il direttore Michele Lupi era redattore a GQ. Quando la Condè Nast a un certo punto affidò GQ a un direttore che voleva inserirci i comici di Zelig, i personaggi tv e banalizzare il prodotto, me ne sono andato. Mi hanno seguito in dieci, fra cui Valentino Rossi. In due mesi la rivista ha perso ventimila lettori.

PUCK: Sul primo numero di RSc’era un bel servizio sulla groupie Bebe Buell, con tanto di foto vintage tratte da Playboy datatissimi… non credi sia stata una delle più grandi gnocche della storia del rock?

LUTTAZZI: Già.

PUCK: Mi ha lasciato un po’ perplesso quella dichiarazione su Rolling Stone numero 5.
Al posto di quella tua rubrica fissa (Bollito misto con mostarda) c’era la scritta: “Abbiamo appena ricevuto il nuovo pezzo di Daniele Luttazzi. È una delle cose più divertenti che abbiamo letto negli ultimi dieci anni. Purtroppo il contenuto è talmente forte che non è pubblicabile. Volete leggerlo? Lo trovate su http://www.luttazzi.it”. Come hai reagito a questa decisione editoriale e quali sono state le motivazioni? Io credevo che, almeno su Rolling Stone, ce ne fosse un po’ di più di libertà…

LUTTAZZI: Rolling Stone è libera, ma fragile. Non ha alle spalle colossi dell’editoria. Non può permettersi, in altre parole, querele miliardarie. Io ho proposto allora quella soluzione. E’ la prima volta che succede al mondo e crea un precedente interessante. In pratica, si potrebbe smettere di stampare riviste e consumare carta in eccesso. Basterebbe una lista dei siti internet dove trovare l’articolo del mese di questo o quel collaboratore. Ed è così che andrà a finire, fra vent’anni. (Luttazzi poi lasciò RS dopo che l’intervista-marchetta che il direttore Carlo Antonelli fece a Carlo Rossella, proprio nel numero di RS sulla guerra in Iraq dove Luttazzi accusava Rossella delle responsabilità nel Nigergate che un anno dopo furono raccontate da Repubblica e da Vanity Fair USA. Sì: lo scoop di Luttazzi aveva anticipato di un anno  Repubblica e Vanity Fair USA. NdR.)

PUCK: Mi interessa la tua idea di un vero e proprio boicottaggio dei 10 maggiori inserzionisti pubblicitari di Mediaset… anche perché forse è l’unico modo, ora come ora, di recare un danno all’impero economico di Berlusconi…potresti parlarcene un po’? Quali sono queste aziende e che risultati concreti si potrebbero ottenere da un’azione del genere?

LUTTAZZI: Mi fa molto ridere la richiesta dell’elenco delle aziende. Tutti me l’hanno fatta. Bè, datevi una mossa: accendete la tv e guardate la pubblicità. Il succo è: il potere politico di SB deriva dal suo potere ecoomico, che a sua volta deriva dalla pubblicità di certe aziende. Si tratta di non comprare i prodotti di quelle aziende che finanziano una politica che non condividiamo. Un punto però è importante: l’essenza del boicottaggio consiste nell’INFORMARNE LE AZIENDE. Se smettete di comprare i loro prodotti, neanche se ne accorgono. Dovete inviargli un’e-mail o una lettera dove li avvisate che finchè faranno pubblicità sulle quelle reti, voi non comprerete più i loro prodotti.Tutti mi chiedono, visto il peggioramento della situazione, cosa si deve fare. Il boicottaggio è la risposta. Non avete idea di come siano sensibili gli uffici marketing. Sulla vostra rivista potreste allestire un pre-stampato. Basterebbe firmarlo coi propri dati e spedirlo in più copie alle ditte che ogni lettore giudicherà meritevoli di boicottaggio. E’ divertente!

PUCK: Comunque, a parte il boicottaggio, credo che il danno maggiore all’impero Berlusconi sarebbe una sparizione di Costanzo…non sto scherzando, davvero, prova a pensare alla sua ambiguità politica (dice tuttora di essere di sinistra), alle sue programmate e preparate interviste a Berlusconi (che, guarda caso, non hanno mai fatto una domanda compromettente), e al suo monopolio in tv che inculca degli ideali, delle mode e dei modi di vita che non danno fastidio a nessuno e non aprono la mente (e quindi fanno il gioco di chi è al potere). E poi, come hai detto, ogni comico per far carriera deve prima andare da Costanzo (come del resto chi ammazza la figlia, o chi è obeso, gay o malato terminale). Tu che agli inizi hai frequentato il suo show,come la vedi questa situazione?

LUTTAZZI: Partecipai a 30 puntate estive nel 1988. Ho smesso la sera in cui Costanzo inaugurò la tv del dolore (maggio 89 ). Ero presente. Quella sera Costanzo invitò una bimba africana affetta da una malformazione congenita dell’anca. Dopo un po’, non pago della strumentalizzazione della bambina, pensò di farlo anche con me. Disse:-Luttazzi, lei che è medico perchè non va in Africa ad aiutare questi bambini?– In quell’istante, ai fini di audience, aveva distrutto il mio personaggio comico. Dissi:-Se lei mi invita come medico, le rispondo da medico. Se mi invita come comico, le rispondo da comico. Lei non sa nulla di me. Non può strumentalizzarmi in questo modo.– Lui disse:-Ma figuriamoci se devo pagare delle servitù di passaggio.Consigli per gli acquisti.- Al termine della puntata mi chiese se avevo una battutina per concludere. –No, nessuna battutina.- Tagliarono tutto. La mia agente era costernata:-Hai rotto con Costanzo! E sei appena agli inizi! Non lavorerai più in tv!– Sono ancora qua. Era bello tenerlo sotto con Satyricon.

PUCK: Nel web ho riletto estratti del tuo dialogo televisivo con Marco Travaglio, apparso nella discutissima puntata di Satyricon. Alla fine dell’intervista gli hai detto: “Con questo libro dimostri di essere un uomo libero, e non è facile trovare uomini liberi in quest’Italia di merda.” Beh, anche tu hai nobilmente dimostrato di essere un uomo libero a fare un servizio di questo tipo. Come ti è saltato in testa di invitare un personaggio del genere? Te le aspettavi tutte le altre polemiche e “l’editto bulgaro” di Berlusconi che ha cacciato te, Santoro e Biagi?

LUTTAZZI: Una reazione così spropositata era impensabile. Ho fatto a Travaglio le stesse domande che avrei fatto a Berlusconi se fosse venuto in trasmissione. Domande che due anni dopo gli ha rivolto in un corposo dossier perfino l’Economist. Ho dato a Berlusconi e Dell’Utri la possibilità di replicare. Berlusconi ha querelato. Un politico serio deve amministrare senza ombre. Deve rendere conto del proprio operato all’opinione pubblica. Troppo facile mettere la mordacchia. Il libro di Travaglio contiene atti processuali, sentenze di giudici, verbali di interrogatorio di Berlusconi e soci da cui emergevano fatti molto interessanti e inquietanti. Grazie a quell’intervista venne trasmessa poco dopo l’intervista a Borsellino. Per la stessa materia, di recente hanno censurato Blu notte di Lucarelli. Chi tocca muore. Quanto all’editto bulgaro, se un politico dice:-Quel comico non mi piace, quindi non va in onda,- siamo al regime. Fosse capitato a un altro comico, per solidarietà io avrei smesso di lavorare in tv. Censurare uno è censurare tutti. Io almeno sono fatto così.

PUCK: Ma in cosa è consistito,esattamente, questa opera di allontanamento? Ti hanno concretamente licenziato o ti hanno imposto compromessi o orari impossibili?

LUTTAZZI: Non potevano licenziarmi perchè non ero dipendente Rai. Molto semplicemente, non hanno rinnovato il contratto per Satyricon. Adesso, se gli propongo altri programmi, non mi ricevono neanche. “Non ci interessa.” Facevo il 25% di share alle 23 su Raidue! Sette milioni e mezzo di ascoltatori. Devono mortificare l’Azienda e ci stanno riuscendo.

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