Il non-caso Luttazzi

165
di Danto (ultimo aggiornamento: 22 aprile 2017)

Il non-caso Luttazzi è un modello esemplare di diffamazione. E’ il caso di replicare alle affermazioni disinformate che continuano a circolare in rete. Prima però occorre leggere questa recente dichiarazione (2014) di Mauro Madeddu, che è stato per anni uno dei moderatori del principale forum di fan luttazziani:

D

Nel 2006, l’atto e l’omissione di Madeddu permisero a tanti, ingenui o malintenzionati, di costruire su fondamenta false un orrendo castello accusatorio contro Luttazzi. Ne derivò, fra le altre cose, l’ignobile killeraggio web del 2010, amplificato da stampa e tv. La confessione di Madeddu (marzo 2014) è tardiva, ma è dirimente e demolisce definitivamente ogni dubbio circa l’onestà del modus operandi di Luttazzi.

madeddu 0

Vediamo dunque tutte le affermazioni disinformate che girano tuttora in rete contro Luttazzi. Riassumo, riprendendo anche argomenti altrui che mi sembrano giusti:

1) “Luttazzi è un ladro!”  Falso. I diffamatori e gli ingenui considerano “plagi” le legittime tecniche intertestuali di Luttazzi. Luttazzi le  spiega qui. I suoi fan le analizzano qui. Nessuno invece ha ancora spiegato perché siano plagi. Infatti non lo sono, né dal punto di vista letterario, né da quello giuridico, e proprio per i motivi spiegati da Luttazzi (non ultima, la funzione di autotutela che Luttazzi ha dimostrato nei fatti, difendendosi dalle accuse del Foglio/La7 e smerdandoli, con risarcimento milionario).

Le sue riscritture usano materiale della tradizione satirica per creare nuovi significati comici. Come quando una battuta misogina di Chris Rock viene trasformata in una battuta femminista, semplicemente cambiando la premessa. Geniale. Ma il video diffamatorio che fa? Taglia la premessa! E la gente ingenua crede al plagio, come il diffamatore voleva.

Altro esempio: Il filmato di Steve Martin, che gli valse la candidatura all’Oscar, talmente celebre che utilizzarlo è sempre una citazione. L’originale dura 7 minuti. Luttazzi aggiunge battute nuove e lo riduce a 2 minuti, aumentando di molto, con questa riscrittura, la forza comica della citazione.

Altro esempio: la battuta di Emo Philips che viene trasformata, con una modifica minima, da insulto al comico a insulto al pubblico.

Altro esempio: la battuta di Jim Norton che, messa in bocca a Berlusconi, diventa un’allusione al caso Noemi Letizia.

Se estrapoli battute dal contesto, perdi il lavoro di riscrittura, che invece è molto divertente e trasforma il materiale di partenza. Infatti Luttazzi scrive: “Terenzio, per difendersi da chi lo accusava di plagio, diceva: ‘Non c’è persona più ingiusta dell’ignorante’… L’ignorante crede che il senso di una frase sia solo nella frase. Un’idiozia come quella di credere che due scatole, siccome sono uguali, hanno di conseguenza lo stesso contenuto.”

Wu Ming 1 (2007): “Luttazzi non ha mai fatto mistero di attingere, rielaborando battute e intuizioni, al patrimonio della stand-up comedy americana. (…) In una “Lezione sulla comicità” del 2004 spiegò che il suo obiettivo è definire una “topologia della risata”, cioè capire quali sono gli elementi-base della comicità che sopravvivono se spostati da un contesto a un altro. Qualche anno fa (2004) notai una sua ri-contestualizzazione all’Italia di un’immagine già usata da George Carlin. Luttazzi mi rispose: “[Il materiale di Carlin] lo trovo ingegnoso, ma troppo buffonesco. E’ come se alle sue battute mancasse sempre qualcosa. E’ quello che ho fatto col paragrafo in cui lui descrive come disfarsi dei criminali. Preso così, non mi fa ridere. Ci aggiungo di mio lo scopo di risanare il disavanzo pubblico ed ecco che la sua battuta monca (secondo me, ovviamente) diventa completa e mi fa ridere. E’ una variazione sul tema: lui è Bach, io Goldberg.” Questa è la sua attitudine, e ci vogliono metodo e sapienza per fare variazioni di questo tipo. I tentativi di ridurle a mero “plagio” sono abbastanza goffi, e fatti da persone tendenzialmente incolte, le stesse che da giorni petano giudizi su cosa sia satira e cosa no senza aver mai dedicato alla questione nemmeno lo 0,0000000001% del tempo e dei neuroni che ci ha dedicato Luttazzi.”

Chi attacca Luttazzi vuole censurarlo usando un concetto di “plagio” del 1800. Qualcuno avverta i censori che siamo nel 2017, le poetiche contemporanee sono postmoderne e internet è all’insegna del remix libero. La loro guerra oscurantista vadano a farla nei musei vaticani, non sul web. Sono ridicoli. Questo saggio accademico (2014) spiega l’arte nuova di Luttazzi a chi è rimasto indietro.

2) “Ha plagiato più di 5000 battute. Il 30% del suo repertorio. Il 50%.”  Falso. I calchi di Luttazzi sono una % minima rispetto alla sua produzione vastissima: 16 libri di 200-380 pagine. Calchi e riscritture arrivano a malapena all’1%. E non sono plagi, ma legittime tecniche intertestuali. Purtroppo, capire la differenza fra intertestualità e plagio richiede una competenza che i più non hanno. Anche su questo contavano i diffamatori.

Il blogger anonimo Ntvox (2008), che pretendeva di elencare i presunti “plagi” di Luttazzi, in realtà elencò senza alcuna competenza filologica centinaia di battute in inglese, non tradotte ed estrapolate dal loro contesto, dando per scontato che la versione di Luttazzi ne fosse il “plagio”. Ma quando si mettono a confronto la traduzione letterale e la versione di Luttazzi, nei diversi contesti, si scoprono tutte le modifiche di senso e di effetto comico apportate dagli esperimenti di Luttazzi. Qui un’analisi molto interessante sulle variazioni luttazziane.

Una prova dell’incompetenza e del pressapochismo di Ntvox. Scrisse con sicumera: “Un’altra battuta di Carlin sicuramente copiata: Farts are shit without the mass.” Purtroppo per Ntvox, la battuta di Carlin è Farts are shit without the mess. La battuta di Luttazzi (Le scoregge sono merda senza massa) è di Luttazzi. Perfetta, nel contesto “scientifico” di Sesso con Luttazzi.

Ntvox non sa neppure cosa sia, giuridicamente, il plagio. Scriveva infatti: “Siccome quasi tutti in Italia pensavano che quelle battute fossero di Luttazzi e Luttazzi ci guadagna pure in SIAE, trattasi di plagio.” Errore puerile. Il problema delle citazioni/riscritture/variazioni è che chi non conosce il testo di riferimento non le può cogliere. Ma questo problema NON PUO’ porselo l’autore, nè essere usato come criterio di plagio, perché nessuna citazione/riscrittura/variazione sarà colta universalmente da tutti. 

L’abilità nel fare operazioni intertestuali è proprio quella di farle in modo che il tutto abbia senso compiuto anche per chi non conosce i testi di riferimento. Se accettassimo la definizione di Ntvox, invece, non solo quello di Pierre Menard, ma anche quelli di Dylan Dog e di Frank Zappa e di Tarantino e di Dario Fo sarebbero “plagi”! Come spiega Luttazzi a Ntvox nel 2007: “Se pensassi di attribuirmi la paternità di battute di Hicks o Carlin o Philips o Seinfeld sarei un pazzo, dato che sono pubblicate da anni su video e cd e libri. Fra gli appassionati sono famosissime. Ecco perchè sono tranquillo che verranno prese per citazioni. (…) Ho dimostrato a più riprese che, come una stessa frase diventa una battuta se ne cambi il contesto o il modo o l’intenzione, così una battuta acquista nuovi effetti e/o significati variando quegli elementi, o togliendo un avverbio, o spostando una virgola, o scegliendo un termine piuttosto che un altro. Le possibilità sono tantissime. Se riesco a ottenere una mutazione interessante (risata maggiore e/o altro significato) con una modificazione quasi nulla, per me è un gran risultato. Ma devo provarlo in teatro davanti a un pubblico. E’ un lavoro in corso! A volte il risultato c’è, a volte no: ne ricavo sempre un insegnamento. Tu hai notato alcuni aspetti di queste mie povere ricerche che durano da ormai vent’anni. Spero di averti dato un po’ il quadro d’insieme. C’è di più: nella mia lezione sulla comicità di Woody Allen (è sul blog in podcast) racconto di nuovi sviluppi dal mio laboratorio: la gag visiva di Keaton della mucca in “Go west” è, dal punto di vista della topologia comica, IDENTICA alla battuta del clarinetto di Allen in “Io e Annie”. Eppure apparentemente sono diversissime. Nessuna ricerca su Google avrebbe mai potuto far scoprire la cosa. Lì spiego perchè sono la stessa battuta.”

Dal punto di vista giuridico, accusare qualcuno di “plagio”, come fanno con leggerezza Ntvox e molti altri bloggers pasticcioni, è diffamatorio in quanto attribuisce un reato (“illecita appropriazione dell’opera altrui”) non verificato nelle sedi competenti. Nessun comedian ha querelato Luttazzi per plagio, nonostante la campagna diffamatoria abbia raggiunto l’Inghilterra e gli USA, nè c’è stata alcuna sentenza civile o penale che abbia condannato Luttazzi per plagio, quindi l’accusa di plagio è inesatta anche formalmente e pertanto diffamatoria. Peggiora la diffamazione anche la “pubblicità”, ossia in che misura è stata fatta diventare pubblica la notizia.

I diffamatori anonimi, per rendere esplosiva l’accusa, truccarono i dati in questo modo: 1) setacciarono i 16 *libri* di Luttazzi 2) fecero una lista di battute in inglese *senza tradurle*, dando per scontato che la versione di Luttazzi ne fosse il plagio 3) convertirono queste battute in “minuti” con calcolo spannometrico, per cui 250 battute diventarono “500 minuti” (una battuta ogni due minuti!) 4) paragonarono infine questi “500 minuti” alla durata dei *monologhi* di Luttazzi, per sostenere che Luttazzi aveva plagiato 1/3 del suo repertorio (!!!) La malafede è evidente.

3) “E’ stato smascherato.”  Falso. Luttazzi raccontò apertamente l’uso dei calchi sul suo blog, in un post del 2003 (“allusioni segrete”). Ben sette anni prima che qualcuno fingesse di “smascherarlo”. Il falso “smascheramento” è servito a diffamarlo. Qui una cronologia della “caccia al tesoro”, da cui si vede che era talmente nascosta da essere nella homepage! 

homepage

Ancora: in una sua lezione sulla comicità (Salone del libro, Torino 2004, cioè sei anni prima del falso “scoop”) Luttazzi parla delle sue ricerche sulle costanti fra battute diverse (“topologia comica”).

Ancora: in Lepidezze postribolari (maggio 2007, cioè tre anni prima del falso “scoop”), Luttazzi scrive esplicitamente: “Mi piace usare, a commento ironico su un argomento, battute famose di comici leggendari. Se, parlando di George Bush figlio, uso una battuta di Bill Hicks su George Bush padre, chi se ne accorge coglie al volo il mio giudizio sulla vicenda Iraq: tale padre, tale figlio. E quella battuta assume un significato nuovo, non è più quella di partenza. Più sai, più ti diverti.” (Lepidezze postribolari, pag. 280)

Ancora: in una lettera a Dagospia (20/12/2007, sempre tre anni prima del falso “scoop”):  “Tutti gli altri esempi, come peraltro ricorda Rocca, riguardano la “Caccia al tesoro” per i miei fan. Nascondo qua e là citazioni, non solo di comici. Il premio simbolico è un mio libro o un mio cd, con autografo commemorativo.”

Ancora: nelle istruzioni della sua Palestra (2009, un anno prima del falso “scoop”), Luttazzi scrive: “Ciò che fa scattare la risata è LA TECNICA della battuta, non il contenuto. Fateci caso: quando un giornalista riassume la battuta di qualche comico oppure ne fa una parafrasi con parole sue, la battuta non fa ridere. Il contenuto serve alla salienza e predispone l’animo alla risata, ma è la tecnica (il timer) a farla esplodere. Ed è la tecnica che si impara a mettere a punto, in questa Palestra di bombaroli. Dai miei piccoli esperimenti live su battute di comici famosi, ad esempio, ho scoperto che basta spostare una parola in un certo modo e la battuta diventa molto più forte.”

4) “La caccia al tesoro è una scusa”Falso. E’ invece la prova che Luttazzi dice la verità e che non è stato “smascherato” da nessuno. Per questo i diffamatori, dopo aver verificato che i vincitori ricevevano davvero un premio da Luttazzi, hanno subito smesso di parlarne. Di chi è la malafede?   

5) I post sulla caccia al tesoro sono retrodatati”. Falso. Quando crearono il caso (6-10 giugno 2010), i giornali usarono il Web Archive per sostenere che i post sulla caccia al tesoro fossero retrodatati. Il 14 giugno un esperto di informatica spiegò sul suo blog perché questa conclusione fosse sbagliata.

6) “Il primo post sulla caccia al tesoro (node 144) è datato “24 ottobre 2005”. Il secondo (node 285, quindi seguente al 144) è datato “9 giugno 2005”: quindi precedente a “ottobre 2005”. E’ la prova della retrodatazione!” Falso. Vediamo la sequenza dei nodi:

node 283: 9 gennaio 2007 (“Attende ordini”)
node 284: 15 giugno 2007 (“A grande richiesta”)
node 285: 9 giugno 2005 (“la grande caccia al tesoro”)
node 286: 10 gennaio 2006 (“School is boring: i testi delle canzoni”)
node 287: 10 gennaio 2007 (“School is boring: i testi delle canzoni”)
node 288: 27 febbraio 2007 (“Il Dalèmma”)
node 289: 1 novembre 2006 (“Money for dope: i testi delle canzoni”)
node 290: 14 marzo 2007 (“Zzzzzzzzzzzzzz”)

Come si vede, il sistema non fa corrispondere necessariamente la progressione numerica dei nodi alla progressione delle date. La “retrodatazione” è solo un’apparenza. Che è stata strumentalizzata per dare a Luttazzi del disonesto.

7) “La caccia al tesoro gli serve per difendersi dall’accusa di plagio”. Falso. Quelle di Luttazzi sono tecniche intertestuali legittime, non plagi. La “caccia al tesoro”, oltre a essere un gioco coi fan, serve a smascherare chi lo attacca con pretesti (proprio come è successo col caso “Luttazzi copia” raccontato in modo incompleto). Luttazzi poteva anche non fare la caccia al tesoro. Non sono plagi comunque.

8) “Luttazzi è disonesto”.  Falso. “La Rete smaschera Luttazzi” scrissero i giornali nel giugno 2010 riferendosi a un video anonimo sui presunti plagi di Luttazzi. Peccato fosse una balla: quel video non smascherò nulla che Luttazzi non avesse già scritto apertamente sul suo blog dal 2003, o in Lepidezze postribolari nel 2007. Ma il video e i giornali non lo dissero, per creare lo scoop. Di chi fu la disonestà? Non certo di Luttazzi.

Dire la mezza verità è la forma più subdola di diffamazione. E i giornalisti lo sapevano bene, infatti, paraculi, hanno sempre attribuito l’accusa di plagio alla rete, che è anonima, senza mai assumersene la responsabilità.

L’anonimo diffamatore che creò il video manipolò la verità soprattutto in due modi: dando la notizia a metà, e tagliando via il contesto rilevante. Ad esempio quando riporta l’intervista a Radio Deejay, in cui Luttazzi afferma che non potrebbe dire battute scritte da altri. Luttazzi si riferiva ad autori pagati per farlo, non al proprio lavoro di riscrittura e sperimentazione.  O quando Luttazzi si vanta di una propria battuta. Dal video manipolato sembra vantarsi di una battuta di Hicks, ma se si guarda il monologo intero si capisce che non è affatto così. O quando viene mostrato Carlin che dice la battuta “Dio mi/vi fulmini” e si dà per scontato il plagio di Luttazzi, ma non si dice che quella battuta Carlin l’ha copiata da Mussolini (né si dice da quali comici del passato hanno copiato gli altri comici del video). O quando viene inserito fra i “plagi” il pezzo della macchina da scrivere, tagliando via la presentazione in cui Luttazzi nomina Jerry Lewis. La malafede è evidente.

9) “Luttazzi non ammette il fatto. Cerca di nasconderlo. Dovrebbe chiedere scusa.”  Falso. Luttazzi non ha mai nascosto nulla. Ed è assurdo chiedere a Luttazzi di “ammettere il fatto” visto che l’ha già fatto apertamente sul suo blog 7 anni prima che degli anonimi diffamatori fingessero di “scoprirlo”. Deve “ammettere” una cosa che ha raccontato per primo? Dovrebbe chiedere scusa di cosa? Di tecniche intertestuali legittime? Dichiarare di fare una cosa e farla non è imbrogliare.

10) “Luttazzi si è lamentato che Bonolis gli avesse copiato una battuta, che poi non era neanche sua.”  Falso. Luttazzi non si lamentò del fatto che Bonolis gli avesse copiato una battuta, ma che gliela avesse “bruciata”: Bonolis la disse a “Striscia” due giorni dopo averla sentita in teatro da Luttazzi (ammissione di Bonolis).

Infatti quella detta da Bonolis non era la battuta di Carlin, ma la versione luttazziana di quella battuta, usata da Luttazzi come esempio di battuta irrilevante che la tv manderebbe tranquillamente in onda invece della satira politica. Con una premessa e una conclusione che il video diffamatorio guarda caso taglia via.

Come sottolinea Venuti (1998), “una traduzione, nel momento in cui è scritta in una lingua diversa per un pubblico diverso, non limita il mercato potenziale del testo straniero nella propria lingua e nella propria cultura.” Luttazzi non danneggiò il mercato potenziale di Carlin, ma Bonolis danneggiò il mercato potenziale di Luttazzi ripetendo in tv il joke di Luttazzi. In più, rispetto a Luttazzi, che in quel periodo lavorava solo in teatro (grazie all’editto bulgaro di Berlusconi, datore di lavoro di Bonolis, N.d.R), Bonolis aveva accesso a un pubblico italiano molto più ampio. 

Né va dimenticato il gioco meta-satirico della sparata contro il plagio fatta proprio su una battuta trasformata. Certo l’autore sperava che qualcuno fosse abbastanza colto da apprezzarla, visto che la cosa è molto più succosa di una scoreggia d’insetto. Comunque, in Lepidezze postribolari (2007) Luttazzi cita il precedente letterario cui s’è ispirato:  Sterne che mette in bocca a Tristram Shandy  “una tirata contro il plagio che plagiava un passaggio dell’Anatomia della melanconia di Burton, passaggio che Burton a sua volta aveva plagiato da Jovius”.

La strategia testuale di Luttazzi “è il prodotto di una poetica post-moderna che si oppone al pregiudizio dell’autore originale e all’ideologia del soggetto” (Luttazzi 2015). Nell’attuale epoca post-moderna, che ha fra i suoi padri spirituali proprio Sterne, i riferimenti incrociati sono fondamentali. Ancora Luttazzi (2015): “Per dirla con Borges, nessuno è “originale”. L’originalità è la chimera del dilettante, un luogo comune ereditato dalla poetica Romantica che dal Modernismo non ha più corso legale, come non lo aveva avuto dall’antichità fino al 1700.” 

Un conto è Paolo Rossi che copia Lenny Bruce (cfr. il joke “Quando si fa sesso, tutti dicono:’Vengo, vengo, vengo’. Ma da dove vengono?“), un altro conto è Paolo Rossi che copia Luttazzi in tv da Fazio (cfr. il joke sulla pillola del giorno dopo). Nel primo caso è transcreazione, una pratica legittima, nel secondo è bruciare il repertorio di un collega sulla stessa “piazza”. QUESTO non si fa.

11) Se Luttazzi non crede all’originalità, perché nel 2001 scrisse a Repubblica: “Tutte le battute di “Satyricon” sono originali. (Se si sostiene il contrario occorre fare degli esempi precisi, altrimenti mi si devono delle scuse)” ? Perché nel 2001 Repubblica (Dipollina), copiando il Foglio (Rocca), sosteneva genericamente che Luttazzi non fosse originale, copiando Satyricon dal Letterman. Luttazzi allora spiegò che la formula di Satyricon era quella del talk show di Steve Allen, cui tutti i talk show USA si ispirano, compreso il Letterman. E invitò Dipollina a fare esempi precisi, per rivendicare quella che Repubblica (non Luttazzi) definiva “originalità”. Era un invito a confrontarsi nel merito. Infatti Dipollina, non sapendo che pesci prendere, rispose di nuovo genericamente: “La battuta incriminata è quella sui politici al potere che danno lavoro ai comici, e non l’hanno inventata né Letterman né Luttazzi.” Battuta che Luttazzi non ha mai fatto.

12) “Le citazioni vanno sempre dichiarate.”  Falso. Nell’arte, le citazioni sono una strizzatina d’occhio al pubblico, specie quando sono di autori celebri e inserite in un altro contesto che le reinterpreta. Il pubblico così viene trattato da competente, come nel jazz. O come nel cinema: guardare questo bellissimo video per farsi una cultura sull’arte della citazione.

Come Tarantino, Luttazzi lo fa apposta. Non nasconde le citazioni: le esibisce perché vengano trovate. Per questo sono tante. La pedagogia comica di Luttazzi, che è un tutt’uno con la sua battaglia culturale per il rinnovamento della comicità italiana, ha un metodo: disseminare indizi. Come si chiama la sua società di produzione? Krassner. Di quale comico satirico, ora celebre anche da noi, è stato il primo a parlare in Italia? Bill Hicks. Del libro di quale satirico ha scritto l’introduzione? Lenny Bruce. Di quale comico ha tradotto i primi tre libri in modo integrale? Woody Allen. Con chi è fotografato Luttazzi in una foto del suo blog? George Carlin. 

dl + carlin

Oppure si consideri il celebre brano “Gesù e i dinosauri” di Izzard. Luttazzi ci gioca a monologo finito, dopo due ore e mezzo, nel bis. Lo riscrive asciugandolo, aggiungendoci battute formidabili e trasformandolo, da pezzo surreale, in un brano di satira sociale. E lo pubblica nel libro in corpo più piccolo, a parte, dopo un asterisco. E con chi è fotografato Luttazzi in un’intervista all’Espresso del 2003? Eddie Izzard.

dl + izzard

“La gioia nello scoprire le allusioni oblique e le citazioni nascoste, e i patterns di senso da esse creato, ricrea nel lettore l’inesauribile gioia del contatto fra la mente e il mondo, la gioia della consapevolezza. Attraverso questa, l’autore rende generosamente partecipe il lettore della gioia della creazione.” (Note a “Lolito”, Luttazzi 2013).

Io, un Dario Fo che sale sul palco e strizza l’occhio a coloro che tra il pubblico sono in grado di cogliere i brani ricontestualizzati di autori lombardi della commedia dell’arte non riesco proprio a immaginarmelo.
 🙂 

“Se il lettore deve lavorare a sua volta, tanto meglio. L’arte è difficile” (Nabokov, Intervista, BBC-2, 1968, citato nelle Note a “Lolito”, 2013).

13) “Perché allora i comici stranieri si sono infuriati?”  Falso. L’unico ad averne parlato è Emo Philips, ma chi lo ha “informato” si è guardato bene dal dirgli che la notizia delle citazioni l’aveva data Luttazzi apertamente 7 anni prima, che era un gioco coi fan, e che sul suo blog c’era la lista degli autori ripresi, fra cui Emo Philips. In seguito qualcun altro è intervenuto a dire la sua, disinformato dalla diffamazione già avvenuta.

14) “Ma i comici si infuriano se gli rubano le battute.” Falso. Si infuriano se gliele “bruci”, cioè se copi il repertorio che loro stanno usando. Bill Hicks si infuriò con Denis Leary perché Leary diceva in tour parti del monologo che Hicks stava portando in tour. Invece, fare calchi e riscritture di materiale classico, di comici celebri, è una tradizione comica da sempre, è vitale per l’arte comica, ed è legittimo, solo che i più non lo sanno.

Ecco un esempio di Bill Hicks che rifà una battuta di Lenny Bruce:

“If Jesus had been killed twenty years ago, Catholic school children would be wearing little electric chairs around their necks instead of crosses.” –-Lenny Bruce 

“A lot of Christians wear crosses around their necks. You think when Jesus comes back he ever wants to see a fucking cross? It’s kinda like going up to Jackie Onassis with a little sniper rifle pendant. “Hey, Jackie, just thinking of John.”” –Bill Hicks

Qui invece David Letterman copia Woody Allen:

“Coney Island, the amusement park Coney Island has reopened, and it was completely destroyed by Hurricane Sandy. It destroyed the rides, it destroyed the concessions, it destroyed the Midway. As a matter of fact, you know that booth where you for a buck or two bucks, whatever it is, you get a softball and you try to knock down those milk bottles? Those milk bottles were the only things that were not knocked down. They were the only things that still standing.” —David Letterman, 2013

“My father worked at Coney Island. He had a concession on the boardwalk where you knock over milk bottles with baseballs, which I could never do for my entire childhood. There was a tidal wave at Coney Island, when I was a child. It ripped up the boardwalk and did about a million dollars-worth of damage, houses and everything. The only thing left standing were those little milk bottles.” —Woody Allen, 1964

15) “Ma Luttazzi si infuria se gli rubano le battute.” Falso. Si infuria se gliele “bruciano”, cioè se gliele dicono in tv al posto suo. Quando Benigni e la Littizzetto gli copiarono la battuta “Bindi Bondi” (su Rai1 e su Rai3), Luttazzi commentò: “L’avranno considerata degna del loro genio.” Luttazzi l’aveva detta due settimane prima a “Decameron”, ormai era conosciuta.

Ancora: quando Travaglio disse da Fazio quelle battute su Schifani (muffa, penicillina) che riciclavano due battute di Luttazzi, Luttazzi rispose a un fan che glielo faceva notare: “Le dissi a Satyricon su Rutelli. Marco è un mio fan, conosce tutti i miei monologhi, spesso mi cita e la cosa mi lusinga. Mi ha scritto per scusarsi, ma non ce n’era bisogno.”

Luttazzi non “brucia” battute ai colleghi, come invece fanno in molti con lui (Rossi, Littizzetto, le Iene, Gene Gnocchi, Bertolino, Cornacchione, Grillo, eccetera).

Luttazzi lavora su materiali di repertorio già attribuiti. Infatti è facile risalire alle “fonti”. E’ il divertimento della “caccia al tesoro”, di cui i diffamatori hanno mistificato il senso per dare a Luttazzi del disonesto.

16) “Luttazzi fa tanto il moralista, poi ruba battute.” Falso. Non ruba battute: usa legittime tecniche intertestuali. E non ha mai fatto il moralista. Luttazzi cita al riguardo Lenny Bruce, il satirico puttaniere drogato: “Sono corrotto come il cardinal Spellman. Ma è lui a voler fare il cardinale.” E’ chi gli imputa una contraddizione, quindi, a fare il moralista, non Luttazzi, che in contraddizione non è.

17) “Però è stato vago nelle spiegazioni. Prima ‘sono io che le scrivo agli altri’, poi ‘sono io che spesso vengo copiato’, poi ‘ma no, sono citazioni.’ “ Falso. Non ha mai detto che le scrive agli altri, ma che era in corrispondenza con autori di serie tv USA, fatto mai smentito. Le altre due risposte sono vere entrambe. Lui viene spesso copiato e le sue sono anche citazioni. Né aveva bisogno di spiegare nulla: c’era già tutto nel suo post del 2003.

18) “Non siamo cretini. La spiegazione sul contesto e la semiotica è una stronzata, una supercazzola.”  Falso. Non è nè una “stronzata”, nè una”supercazzola”. Quella di Luttazzi è una spiegazione corretta e fa parte delle sue ricerche sui meccanismi del comico. Davvero credi che il contesto non conti? Dimostralo. Luttazzi ha dimostrato il contrario. Non si tratta di essere cretini, ma di essere competenti. Se non hai gli strumenti, lascia perdere. Non incolpare Luttazzi della tua ignoranza.

19) “Il giornalista Keith Olbermann accusa Luttazzi di aver copiato più di 500 battute.” Falso. Olbermann riferisce il dato attribuendolo al quotidiano “Repubblica”. A sua volta, “Repubblica” scriveva che “in rete c’è chi parla di più di 500 battute copiate” come se il dato fosse verificato! E dando per scontato che fossero semplici copiature. Una strumentalizzazione identica  a quella che “Repubblica” attuò contro Luttazzi nel 2007, quando La7 chiuse “Decameron”.

Ironia della sorte: Olbermann raccontò solo metà della storia e non disse la cosa più importante: che Luttazzi lo fa apposta, a usare citazioni e calchi di famosi stand-up, e lo prova il suo post del 2005 che spiega come e perché. Un anno dopo, Current TV licenziò Olbermann. La sua difesa dalle polemiche? “Telling half the truth is wrong.” “Raccontare mezza verità è sbagliato.” 🙂

20) “Luttazzi è un ipocrita.” Falso. Luttazzi è un artista che conosce profondamente la tradizione della propria arte, e contribuisce a rinnovarla secondo i canoni. Lo fa raccontando apertamente il processo creativo e diffondendone il sapere.

Ipocrita è chi lo accusa di plagio dopo avergli copiato battute a dozzine (Davide Parenti, capo delle Iene: “Luttazzi è un’intelligenza formidabile. Però ha una serie di difettucci, per esempio se tu gli copi una battuta, il giorno dopo fa l’inferno…”  Luttazzi: ”Gli mando ogni volta un sms per ringraziarlo del fatto che i suoi autori usano in tv le mie battute, visto che io ormai non posso più farlo per colpa del suo padrone.” –blog Luttazzi, dicembre 2006) e lo fa in un programma, Le Iene, famoso per copiare Striscia la Notizia (cfr. Lettere a Dagospia, 14/3/2014: “Stasera, guardando Le Iene, mi ha colpito un servizio (…) affrontava lo stesso identico caso, con gli stessi identici protagonisti, andato in onda a Striscia la Notizia un paio di settimane fa. (…)  Come è possibile che un programma riproponga lo stesso argomento pochi giorni dopo la messa in onda da parte di un altro programma, sempre sulle reti Mediaset? Il bello è che non è neanche la prima volta che accade, visto che già in occasione di un servizio sui pacchi alimentari (…) Le Iene mandarono in onda l’identico caso poco dopo.”)

Ipocrita è Francesca Fornario, che dalle pagine de “L’Unità” alimentò la campagna “Luttazzi copia”, poi è stata beccata su “Pubblico” a copiare Bill Hicks, Luttazzi e altri.

Un altro ipocrita “alla Fornario” è il suo amico Saverio Raimondo, ennesimo accusatore tanato a copiare Luttazzi e altri. Ipocrita come i suoi compari Giardina e Montanini, pure loro attivissimi nel killeraggio, entrambi poi beccati a copiarequi Giardina e qui Montanini.

Un altro grande ipocrita è Matteo Molinari. Co-autore per 15 anni con Gino & Michele di varie raccolte di battute (“Le Formiche”, “Le Cicale”), cui contribuiva con jokes di comedians USA da lui tradotti, amico della Fornario, Molinari ha sostenuto il killeraggio 2010 con una lettera a Dagospia in cui rinfaccia a Luttazzi di non aver pagato royalties per i jokes dei comedians USA citati. Il furbo Molinari tace il fatto che, per la lucrosa pubblicazione delle “Formiche”, lui e gli altri due non hanno mai pagato royalties agli autori delle battute da loro “raccolte” (comedians USA e non, fra cui lo stesso Luttazzi!).

Ipocrita sommo è Luca Bottura. Fra i più accaniti linciatori di Luttazzi, lo smemorato Bottura dimentica di quando scriveva i pezzi per Gene Gnocchi copiando spudoratamente dal repertorio di Luttazzi: l’elenco è qui.

Altro ipocrita è Gene Gnocchi. Sostiene che Luttazzi “ha attinto” e “se un comico lo fa deve dirlo, sennò è plagio”.  A parte che Luttazzi lo ha detto eccome (nonostante le citazioni, nell’arte, non vadano affatto dichiarate), Gnocchi dimentica di denunciare i propri “plagi”. Ad esempio da Luttazzi (vedi sopra) e dalla “Palestra” di Luttazzi, nella rubrica di Gnocchi sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport:

Sciopero dei calciatori: per protesta saliranno sul tetto del Billionaire (Gene Gnocchi, il rompipallone su “la gazzetta dello sport”, 2 dicembre 2010)

Calcio, confermato lo sciopero dei calciatori: l’11 e il 12 dicembre saliranno sul tetto del Billionaire. (nico donisi, la palestra, 1 dicembre 2010)

L’outing della settimana: Omar Pedrini rivela che le sue canzoni fanno cagare e invita alcuni grandi a fare altrettanto (Gene Gnocchi/21 novembre)

Outing. Dopo crisi esistenziali e dubbi di ogni genere, Tiziano Ferro ha deciso di porre fine alle voci ricorrenti: “Le mie canzoni fanno cacare”. (eddie settembrini, la palestra, 5 ottobre 2010)

E quella sul calcio di Totti a Balotelli (…non voleva passare a Vodafone) e quella su Benitez (…sognavo una squadra italiana ma anche l’Inter va bene). E tante altre.

Altro ipocrita che si unì alla canéa contro Luttazzi “plagiatore” e poi non si fece scrupolo di copiare da Luttazzi è il giornalista Andrea Scanzi:

La Moratti è l’idea che una parrucchiera ha di un ministro. (Luttazzi 2005)
Dolcenera è l’idea che i Puffi hanno di Morgan. (Andrea Scanzi, 2012)

Deng Xiao Ping è morto. Da Bertinotti, critiche a Deng. “Ormai è un moderato”, ha detto. (Luttazzi, Tabloid, 1997)
A chi ribatte che “ultimamente Sharon era moderato”, faccio notare che è vero, sì, ultimamente era più moderato, ma solo perché da otto anni era in coma. (Scanzi, 2014)

Del resto, Scanzi tallona Luttazzi da anni:

Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l’enfasi. (Luttazzi su Grillo, Micromega, 11/9/2007)
Il pubblico non applaude tanto il contenuto, quanto l’enfasi. (Scanzi su Grillo, la Stampa, 16/9/2007)

Qui invece Scanzi copia il grande Mort Sahl:

There were four million people in the Colonies and we had Jefferson and Franklin. Now we have over 200 million and the two top guys are Clinton and Dole. What can you draw from this? Darwin was wrong! (Mort Sahl, 1996)
Gasparri, lei è la prova che Darwin aveva torto. (Scanzi, 2015)

E qui copia Grillo. Che l’aveva copiata da Fortebraccio. Che l’aveva copiata da Churchill:

Un taxi vuoto si è fermato davanti al n. 10 di Downing Street. Ne è sceso Attlee. (Winston Churchill, 1951)
L’autista aprì la portiera e dall’auto blu non scese nessuno. Era Nicolazzi. (Fortebraccio 1972)
Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Renzi. (Grillo, 2012)
Col paradosso di fare un favore a nessuno. Cioè ad Alfano. (Scanzi 2016)

Ipocrita è Gioele Dix, che a Zelig (qui a 16:28) ruba una battuta dall’antologia di barzellette ebraiche di Ferruccio Folkel, poi va da Scanzi a cianciare di “plagi” di Luttazzi.

Ipocrita è “Repubblica” che accusò Luttazzi di plagio, ma un anno dopo difese prontamente Crozza dalle accuse di plagio con articoli di Serra (“una buona parte delle battute comiche è res nullius, come i pesci del mare. Nascono da un mix inestricabile di tradizione popolare, motti di spirito orecchiati, meccanismi comici riadattati, limati, modificati, rovesciati. Ciò che poi fa la differenza è il loro uso, il contesto nel quale vengono inserite, e soprattutto la maniera di dirle, che è poi il succo dell’arte comica”) e di Bartezzaghi (“Le frasi si possono rubare. L’importante è dirle bene”). Sull’ipocrita “Repubblica” che accusò Luttazzi di plagio scrivono giornalisti beccati a copiare pagine dei loro libri da altri (Galimberti, Augias, Rampini ) e condannati per plagio (Saviano), ma non si ricordano campagne stampa di “Repubblica” in merito, nè articoli intitolati “Il meglio (non) è di Galimberti”, “Augias smascherato!” o  “Se anche Saviano copia”. Sull’onestà intellettuale di “Repubblica” basta ricordare che è quel giornale che si dimentica SEMPRE di citare Luttazzi quando parla dell’editto di Sofia (quello in cui Berlusconi ordinò di far fuori Biagi, Santoro e appunto Luttazzi, che ad oggi rimane l’unico che in Rai non è tornato). E nel 2007, quando La7 chiuse “Decameron” con un pretesto, “Repubblica” si schierò con La7 (cioè con Telecom, grande inserzionista pubblicitario) strumentalizzando anche in quella occasione lo scritto di un blogger  per accusare Luttazzi di “plagio” da Bill Hicks. Ma una sentenza del 2012 ha dato ragione a Luttazzi: NON ERA PLAGIO e La7 ha dovuto risarcire Luttazzi con 1 milione e 200 mila euro.

Ipocrita è “il Giornale“, che nel giugno 2010 diede il via al killeraggio contro “quel copione di Luttazzi smascherato” e poi è stato beccato a copiare dall’Espresso . Ipocriti e pure vigliacchi: sul loro sito web, la data relativa all’articolo contro Luttazzi risulta posticipata di alcuni giorni rispetto a “l’Unità” e “la Repubblica“, che invece l’avevano seguito due giorni dopo, ben felici di partecipare al killeraggio bipartisan. Tutti i dettagli qui.

Ipocrita è Aldo Grasso che dal “Corriere della Sera” dà a Luttazzi del plagiatore e poi scrive la prefazione di un libro sul diritto d’autore plagiando quello stesso articolo (“E Aldo Grasso finì nella fossa comune del copia e incolla“). 

Ipocrita è “il Foglio” che dà a Luttazzi del plagiario, ma definisce Tarantino “un genio che si nasconde dietro le citazioni”.

Ipocriti sono gli ex-giornalisti del Foglio Christian Rocca e Guia Soncini. E’ dai tempi di Satyricon che i due, ogni volta che Luttazzi torna in tv, lo accusano di plagio per dargli del disonesto. Poi si è scoperto che nel 2003, all’epoca della guerra criminale di Bush in Iraq, mentre Luttazzi sputtanava Rocca per le sue balle propagandistiche sulla guerra, Christian Rocca frequentava la sede SISMI di Pollari & Pompa (il duo che voleva “disarticolare” gli oppositori al governo Berlusconi). Chi è il disonesto? E una sentenza del 2012 dichiara che la battuta di Luttazzi su Giuliano Ferrara a Decameron non era plagio da Bill Hicks, come invece Rocca sosteneva nel 2007. Guia Soncini invece è nei guai per hackeraggio di mail private di VIP. L’onestà fatta persona. (Di recente, la Soncini ha anche accusato Luttazzi di usare account fasulli per influenzare le discussioni online che lo riguardano. La “giornalista” Soncini non porta alcuna prova a sostegno della sua affermazione: però, chissà, magari conosce il nome del coniglio di Luttazzi e quindi sa cose che noi non sappiamo. Dulcis in fundo, nel suo ultimo libro la Soncini copia un gag di Eva contro Eva, sostituendo al cioccolatino di Bette Davis lo xanax del suo personaggio. Il personaggio della madre lo ricalca invece su quello della madre di Interiors. “Nel mio furto c’è un’elaborazione”, spiega la Soncini in un’intervista. Ma guarda.).  

Ipocrita è un altro amico di Guia Soncini, Gianluca Neri, che dal suo blog Macchianera e dal suo account Twitter non perdeva occasione per definire Luttazzi un bugiardo. Coinvolto nel caso di hackeraggio, ha mentito alla stampa, prima che certi dettagli che lo riguardano fossero resi noti e lo sbugiardassero. La banda degli onesti.

Ipocriti, più in generale, sono i giornali che hanno partecipato alla campagna diffamatoria contro Luttazzi “copione” pur sapendo benissimo che i propri corrispondenti esteri e commentatori di costume riciclano di continuo articoli e idee presi da giornali e periodici stranieri (ad esempio il Post di Luca Sofri che ricamò sui “plagi di Luttazzi” e poi cucinò questo articolo da questo articolo del Guardian; oppure il Giornale e altri beccati a copiare false informazioni da Wikipedia!; oppure il Corriere della sera  beccato a copiare dal Financial Times, cosa che a quanto pare fa anche Repubblica: “Da qualche tempo appaiono articoli-articolesse di corriere.it e repubblica.it frutto di un copia & incolla riarrangiato dal Financial Times. Metodo fast(o)dioso.” Lettere a Dagospia, 11 apr 2013) o addirittura presi da siti come Dagospia. Da che pulpito! Né va dimenticato il loro continuo uso non autorizzato di contenuti web altrui per lucrare col clickbaiting sui propri siti web, malcostume che ha scatenato una vibrante protesta mediatica dei creators/youtubers italiani.

CV82iQiWcAACsME

Ipocriti meno noti, ma che “furono fra i principali attori” (così scrive Pietro Minto su Link.it) del killeraggio contro Luttazzi, i prodi del blog Comedy Subs, capitanato da Roberto Ragone, a.k.a. ReRosso. Il sito chiedeva “donazioni” per l’attività non autorizzata di sottotitolazione di video di comici USA/UK:

donazione comedysubs

Ipocriti, infine, sono tutti i bloggers che hanno partecipato al killeraggio web dando a Luttazzi del ladro, ma da anni scaricano gratis video, film e musica da Torrent, YouTube, YouPorn, Cineblog, Pirate Streaming…

21) “Perché allora Luttazzi è scappato dalle Iene?”  Falso. Non è “scappato”, ha rifiutato un abuso. Innanzitutto le Iene, accusandolo ingiustamente, pretendevano spiegazioni che Luttazzi aveva già dato: nel 2001 in tv, dal 2003 sul blog, e in un’intervista al Fatto e a GQ due mesi prima. Rispondendo, Luttazzi avrebbe accettato il frame imposto: “Ti hanno smascherato, adesso difenditi”. Un frame falso, diffamatorio. Qui un post documentato mostra con quali metodi le Iene manipolano i fatti per colpire i propri bersagli.

Ma soprattutto: le interviste vanno chieste, non imposte. Un’intervista imposta è un interrogatorio. Le Iene però non sono una forza di polizia o un giudice: a che titolo impongono interrogatori alla gente? Luttazzi ha fatto bene a rifiutare l’abuso delle Iene: era violenza privata, un reato. 

Su Repubblica del 21 aprile 2017, a proposito di un’imboscata tv a Grillo, cui Grillo si sottrasse, Michele Serra riprende proprio questi concetti e scrive: “Inseguire una persona per la strada con la telecamera in mano non è “chiedere un’intervista”. È imporla. (…) La facoltà di non rispondere è concessa da parecchie giurisdizioni, dunque può ben esserlo nel campo dell’informazione, il cui ruolo inquirente non è altrettanto codificato. (…) Riconosco alla preda il diritto di fuga, e parteggio per istinto, prima ancora che per ragionamento, per la sua libertà di sottrarsi, di non esserci, di riservare ad altri luoghi e altri momenti il suo diritto di replica.” Ecco: sarebbe stato molto bello se queste stesse considerazioni Serra le avesse fatte anni fa, quando le Iene di Berlusconi organizzarono il killeraggio video di Luttazzi. Uno degli episodi più schifosi della tv italiana: il pestaggio mediatico contro il comico che un mese prima aveva fatto da Santoro uno dei più bei monologhi di satira politica antiberlusconiana mai visti in Italia. Ah già: era un monologo anche contro la connivenza del PD (“seconda fase”). Luttazzi andava punito, quindi nessuno lo difese. Che Paese di vigliacchi.

22) “Molti fan hanno scritto di essere delusi.”  Ovvio. Molti sono stati tratti in inganno, e a questo mirava la diffamazione. Ma accaddero anche fatti inquietanti: nei giorni dello “scoop” contro Luttazzi, alcuni diffamatori si finsero “ex-fan delusi” per alimentare la polemica e spammarono i blog che parlavano della vicenda, anche i blog più piccoli, usando Google Search (dati Analytics). Molti denunciarono azioni di spamming diffamatorio:

Schermata 2015-10-12 a 10.58.23

I fan che seguivano il suo blog, invece, sapevano da anni dei suoi metodi intertestuali e si sono indignati per la diffamazione ai danni di Luttazzi.

23) “Luttazzi però si è messo su un piedistallo.” Falso. Luttazzi ha scritto più volte che il pubblico, quando cerca un guru senza macchia, sbaglia. Non è Grillo, per fortuna. E’ un artista, uno dei migliori fra i satirici italiani (vedi il suo monologo stellare a Raiperunanotte).

24) “Se è diffamazione, perché allora Luttazzi non querela?”  Spiega Luttazzi (2015): “Non posso farmi carico dell’istruzione artistica di un’intera Nazione. Se uno non coglie, o travisa con malizia, peggio per lui, ho altro da fare. Né sto lì a querelare l’ignoranza e la stupidità: progetto troppo vasto.” Del resto, avrebbe potuto farlo solo contro ignoti, visto che le accuse web sono tutte anonime. Però perché nascondersi nell’anonimato, se sei certo dell’accusa? Guarda caso, i giornali non scrissero “Noi accusiamo” (querela) ma “La Rete accusa”, in modo vigliacco, per evitare la querela di Luttazzi. Chi lo ha accusato non aveva né la competenza, né i titoli per farlo. Ed era in malafede.

Così è stato diffamato impunemente uno dei pochi artisti liberi che in questi anni abbia attaccato con ferocia Berlusconi, la Chiesa, il PD, Confindustria, il potere finanziario e altri poteri forti, compreso quello giornalistico, facendo nomi e cognomi, senza compromessi. Luttazzi non ha mai leccato il culo ai potenti: è uno dei pochi ad averne avuto le palle e a pagarne le conseguenze, in questo Paese di paraculi.

25) “Però Luttazzi ha scritto, in una mail al blogger Ntvox, che collaborava a Comedy Central/HBO.” Questo lo scrive l’anonimo Ntvox, ma non c’è alcuna prova che la mail sia vera, completa, non decontestualizzata e non manipolata. Ntvox sostiene anche di aver scritto decine e decine di mail a Luttazzi. Se davvero così è stato, va ricordato allora che Luttazzi, pur essendo sempre stato disponibile a rispondere ai fan, è anche uno che non sopporta i pedanti e si divertiva a prenderli in giro, se non leggevano il suo blog dove c’era già la risposta che cercavano. Lo ha fatto anche con i Wu Ming . Come reagisce invece il pedante moralista Ntvox quando qualcuno lo contesta e gli fa domande? Così: “Hai espresso il tuo parere parecchio. Non ho il tempo (né la voglia) di rispondere ad ogni punto. Apri un blog, fai quel che cazzo ti pare. E’  l’ultimo commento che ti pubblico. Mi hai stancato.” (My Voice, June 15, 2010 at 5:05 PM)

Ma prendiamo per buono lo scambio di e-mail pubblicato da Ntvox (in questo caso, Ntvox avrebbe commesso due reati: Art.616 c.p. e Art.93 della legge n.633/1941). Sul suo blog, Ntvox afferma che nel 2006 Luttazzi non gli scrisse della “caccia al tesoro”. Ebbene, Ntvox sapeva eccome dell’esistenza della “caccia al tesoro” quando dal 2006 comincia a inviare e-mail su e-mail a Luttazzi per chiedere spiegazioni fingendo di essere all’oscuro della faccenda. E’ Ntvox stesso a rivelarlo. Nel 2007 Luttazzi gli risponde: “Caro Tyuuen, da anni organizzo per i fan (lo spiego sul blog) una caccia al tesoro. Consiste nello scoprire battute e poesie di celebri autori americani che inserisco qua e là nei miei libri/monologhi. Chi scopre i riferimenti vince un libro o un cd. Gli ultimi due vincitori sono stati Davide Prevarin (il tema era Chris Rock) e Mauro Madeddu (Bill Hicks). Con internet, il riferimento di solito viene scoperto subito, ma non sempre. La citazione di una poesia di e.e.cummings (inserita in Adenoidi nel ’94) è stata individuata solo nel 2001! Mi diverto così. :-)” E Ntvox (cioè Tyyuen) replica: “Sì e fui proprio io anni fa ad individuare la citazione di Cummings, peraltro.” QUINDI, PER SUA STESSA AMMISSIONE, NTVOX SAPEVA DELLA CACCIA AL TESORO ALMENO DAL 2001! Ma dal 2006 comincia a bombardare Luttazzi di e-mail, facendo lo gnorri, per poi montare “il caso plagi”.

26) “Però Luttazzi si è inventato mail a Comedy Central/HBO”. Falso. Come risulta dalle mail pubblicate dal blog Ntvox, Luttazzi si riferiva a scambi di mail con autori di serie tv USA. Fatto mai smentito.

27) “Però Luttazzi si è inventato una lettera al Late Night”. Falso. Luttazzi ha detto di aver scritto a Bill Scheft, head writer del Late Night, non di aver ricevuto risposte da Bill Scheft. Gli rispose la redazione. Luttazzi, accortosi della cosa, ha tolto quindi il riferimento a Scheft dal post dove ne parlava, per evitare ogni equivoco in proposito. La stranezza è che Scheft risponde al blogger Ntvox scrivendo “I am not and have never been the head writer of the Letterman show”. Però nel suo sito ufficiale c’è scritto “He served as head monologue writer for the Late Show until 2004”.

28) “Perché Luttazzi, dal 2009, non fa più teatro?” Perché la censura tv funziona. Se non vai in tv, i teatri smettono di chiamarti. Se non vai in tv, meno gente va a teatro. Luttazzi ha spiegato in diverse interviste che tornerà in teatro dopo il ritorno in tv, e che tornerà in tv se il contratto gli darà vera libertà di satira. Nonostante continui a ricevere offerte importanti per rientrare in video, e nonostante gli convenga accettare, Luttazzi rifiuta sempre, se non viene garantita, a lui e a noi, il pubblico, libertà di satira.

29) Perché chi ha accusato Luttazzi di plagio ha sbagliato?” A parte le falsità e la diffamazione, chi ha accusato Luttazzi di plagio ha commesso un errore di ragionamento piuttosto diffuso: la petizione di principio. Nella petizione di principio, il ragionamento non dimostra nulla, ma si limita a ripetere la premessa. Il modello di questo ragionamento errato (fallacia argomentativa, paralogismo, sofisma) è:

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi ha retrodatato il post del 2005).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

Ma, qualunque comportamento di Luttazzi venga usato come termine B, il plagio non è dimostrato.

Altri esempi di petizione di principio:

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi è stato smascherato).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi ha copiato più di 5000 battute).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi è disonesto).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (la caccia al tesoro è una scusa).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi si è lamentato di Bonolis per una battuta che era di Carlin).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (i comici stranieri si sono infuriati).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

A) Quello di Luttazzi è plagio.
B) Infatti (Luttazzi è scappato dalle Iene).
C) Quindi quello di Luttazzi è plagio.

Eccetera.

I diffamatori partono dal presupposto che Luttazzi sia colpevole. Le battute sono simili all’originale? Allora ha plagiato! Sono diverse? Allora le ha peggiorate. Non spiega? Allora è reticente. Spiega? Allora si erge a intellettuale.

Ma il plagio non è sufficiente affermarlo: va dimostrato. Per questo serve competenza. Per questo Luttazzi ha spiegato tecnicamente (con argomenti di linguistica e di semantica del testo) perché non si tratti di plagio. Dire che quello di Luttazzi è plagio perché tale spiegazione è una supercazzola, è, ancora una volta, una petizione di principio.

30) “Luttazzi la sua voce comica non ce l’ha mai fatta sentire. Io faccio il comico e ogni spettacolo che scrivo esprime la mia visione del mondo e di me stesso in chiave satirica. Chi vede i miei spettacoli conosce una parte di me, esasperata ma vera, perché mi sforzo di non prendere mai per il culo il pubblico.”  E qui casca l’asino.  La “voce comica” di Luttazzi non la sentirai mai, proprio perché dare l’illusione di esprimere se stessi e far conoscere una parte di sé è, questa sì, una presa in giro: è poetica romantica, ormai superata da più di un secolo, con tutto il suo pseudo-discorso dell’io e dell’originalità dell’autore.

Luttazzi, al contrario, è un situazionista post-moderno: a teatro, con tempi comici mostruosi, sfrutta il ritmo forsennato del monologo per espandere la sua maschera, svuotare immagini e suoni ed escludere se stesso, mandando a casa burattini e burattinai. Per Luttazzi, “la satira deve essere contro ogni potere, anche contro il potere della satira” (2006). Se sali sul palco a “esprimere te stesso”, sei ancora dentro il discorso del potere. Originalità, io, proprio mondo, autorialità, potere: Luttazzi mostra che per fare satira occorre sovvertire tutto questo schema e i suoi pregiudizi anacronistici. Prima di accusarlo in nome della propria ignoranza da ripetenti, meglio studiare quello che Luttazzi ha teorizzato e poi messo in pratica:

Il comico (e questa, in ultimo, è la sua moralità) non deve far altro che dire sì allo spirito umoristico, ovvero dire sì alla retorica universale che anima la vita. Non deve opporre ostacoli a questa cosa, l’ostacolo maggiore essendo se stesso, il proprio logos.(…) Il logos (la parola, la voce) impone una metafisica della presenza: X è se stesso. Il testo scritto invece evoca di continuo uno scarto, un non-detto, una indipendenza dal soggetto, una différance: X oscilla fra se stesso e qualcos’altro. Identità, presenza, verità partecipano così di una indeterminazione. Ritroviamo qui, in forma filosofica, il principio di Heisenberg, già anticipato nel ‘700 dall’estetica di Addison e dal Tristram Shandy di Sterne, che tanto piaceva a Nietzsche. (…) In scena, un comico deve semplicemente essere un tramite perché la comicità si manifesti. Il tuo corpo diventa spossessato, in scena non sei più tu, lo scarto diventa evidente, il logos va in frantumi, l’inconscio si sprigiona e – sorpresa – è una vibrazione piacevole. La tecnica dell’attor comico non consiste che nel ritiro della sua volontà, nel diventare una marionetta manovrata da tre figure: comicità, motto di spirito, umorismo. (Lepidezze Postribolari, 2007)

Quella di Luttazzi è una novità assoluta nel panorama satirico: che io sappia, non ci sono altri satirici a proporre analisi così lucide del nesso “io-potere” e ad assumersi la responsabilità del suo superamento, anche a costo di incomprensioni e di killeraggi mediatici. Si prenda ad esempio l’uso del leggio, anche questo denigrato dai critici improvvisati: Luttazzi, che all’inizio recitava con facilità monologhi di due ore mandati a memoria, adesso mostra il testo scritto per sottolineare il suo distacco dalla “metafisica della presenza” che il logos (parola, voce) impone sempre. Luttazzi va in scena non per interpretare un personaggio, o per “esprimere se stesso”, o per imporre il proprio carisma: non va in scena, insomma, per fare un discorso di potere. Al pubblico del Paladozza di Bologna che lo stava applaudendo con grande foga durante Rai per una notte, Luttazzi prontamente ricordò: “Attenti, è così che ha cominciato Hitler”. Il suo uso di citazioni, calchi e parodie ha la stessa funzione anti-logos. “Tutto si tiene”.

La risata è ciò che proviene solo dalla retorica, ciò che possiamo solo ricevere e non diviene mai nostra proprietà, ciò che possiamo mediare ma non diviene mai nostra sostanza. Così la risata rimane sempre nella retorica anche quando noi la mediamo. E’ la retorica che la comunica a noi, nonostante noi. (…) La risata esige in ogni caso da noi la rinuncia a noi stessi, al nostro sofisticare e criticare, alla nostra certezza. La risata non chiarisce punto per punto. Essa ci inonda: ciò costituisce la sua essenza. Essa rappresenta molto di più di quanto possa accogliere il singolo. (…) La retorica possiede tutta la comicità e la dona al clown, il clown vuole partecipare tutta la comicità perché egli l’ha ricevuta con tale sovrabbondanza. (…) Conoscere la retorica vuol dire rinunciare al proprio punto di vista, mantenersi libero affinchè la retorica si faccia conoscere nella misura in cui vuole. (…) Non si conosce la retorica se si pone fra essa e il proprio io se stessi. (…) Si può comandare solo nell’obbedienza. (Dogmatica sperimentale del comico, 2007)

E così torniamo all’inizio. Scrive Luttazzi: “Non si ride dei contenuti di una battuta, ma della tecnica retorica. È la tecnica a far scattare la risata.” (Lepidezze postribolari, 2007) Si può forse “plagiare” la retorica? Luttazzi ha tutte le ragioni quando dice di volere critici all’altezza.

Advertisements
%d bloggers like this: