Luttazzi – Satira, censura e informazione (Univ. di Trieste, 2004)

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Nel 2004, Luttazzi fu invitato dagli universitari di Trieste a parlare di “Satira, censura e informazione”. Queste le tracce audio dell’incontro (grazie a pineneandcbd).

Traccia 1

Introduzione. “Le notizie sull’economia di questo Paese sono talmente brutte che il Tg1 di Mimun fa sempre più fatica a nasconderle.”

Traccia 2

La censura da Baudo. La legge razzista Bossi-Fini e la Chiesa. La legge Gasparri. “Fini: ‘Nel mio partito non c’è posto per i razzisti.’ Si vede che sono al completo.” La coprofagia.

Traccia 3

Processi penali e civili. Come riconoscere un censore: “Sono contrario alla censura, ma.” Intimidazione. Satira e sfottò. Antonio Ricci, Striscia la notizia, Fiorello, Saccà. Censurano non la battuta satirica, ma il fatto ricordato dalla battuta satirica. La querela da 120 miliardi.

Traccia 4

L’esordio. “L’ultima volta che ho cercato di togliermi la vita è stato cinque minuti fa.” Teatro Sistina. Arbore. La prima censura: Rai 2, “Fate il vostro gioco” (1988). La mordacchia socialista. Il metodo. Battuta sul caso Mongini, il primo caso di pedofilia in Italia. “Posso iscriverla al partito socialista?” Seconda censura: Tele Montecarlo, “Banane” (1989). Marzullo intervista Hitler e Gesù di Nazareth. “Le imitazioni tv solleticano solo il livello superficiale, non quello profondo.” “Ero ricchissimo, ma non mi conosceva nessuno.” Vaime. Magazine 3. Sesso con Luttazzi. Lo smegma. Bere il mestruo, mangiare lo sperma. La tv è corpo. La tv, per come è fatta, induce il bisogno dell’integrità corporea. La comicità del muto. Clownerie religiosa, cerimonie apotropaiche. Mario Landolfi (AN). “La satira informa, deforma e fa quel cazzo che le pare.”

Traccia 5

La mordacchia s’accompagna sempre alla disinformazione di regime. Genova, I dialoghi platonici. Mauro Mazza (AN). Il Giornale. Il Messaggero. I nemici alle spalle: la Repubblica. Il grottesco. L’assassinio Moro. Il Rigoletto. Il Piccolo censura Dario Fo. Francesco Merlo e l’argomento dei bastardi: confondere il post hoc col propter hoc. L’invasione degli ultracorpi. Paolo Guzzanti.

Traccia 6

Domande degli studenti. L’accusa di volgarità. Lenny Bruce. “Ciò che è volgare è la violenza.” Nel comico, il comico si impone con una sua evidenza. “Per l’autore satirico, la merda è ciò che per l’alchimista era la pietra filosofale.” Due modi per tapparti la bocca: “Sei volgare. Non fai ridere.” “Un autore satirico obbedisce alla satira.” Aneddoto del samurai. L’autore satirico come samurai. “Le querele servono a tapparti la bocca e a intimidire gli altri comici.

Traccia 7

Lavorare a Mediaset. “Se ti hanno pagato, non è che ti hanno anche comprato.” Mai dire Gol. Tabloid. Barracuda: l’intervista a Martelli. Giorgio Gori. Lo spartiacque per gli autori di sinistra a Mediaset: “2001, mia intervista a Travaglio sulle amicizie mafiose di Berlusconi“. Mangano, Dell’Utri. Murdoch. Sky. “Valutare le cose di volta in volta, si fa guerriglia. Ma il giudizio dev’essere netto.

Traccia 8

Sabina e Corrado Guzzanti. Il genere del monologo. La metaformosi di Sabina in D’Alema. Strumentalizzazioni. “Il problema del comico è il controllo.” Risultati della censura di destra. McLuhan. Le quattro leggi dei media. Berlusconi e Rutelli. “Il 33% degli italiani è analfabeta.” Iva Zanicchi. “Il suffragio universale forse andrebbe rivisto.” Il voto degli italiani all’estero. Piccolo test all’elettore. La Rai è il primo sintomo. “Oh, my God!” La cosa triste degli imbonitori. “Sperare in esiti infausti della liposuzione non conviene. (risate) Mi vengono così!”

Traccia 9

Accordo Tronchetti Provera/Berlusconi. Ti dicono: “Non ci interessa.” Lo special su Canal Jimmy. Gino & Michele. Dylan Dog. Bruciare battute. Bonolis. Il consesso nobile dei comici. Maurizio Milani. Grillo e la battuta sul papa col Parkinson. “Da Grillo lo accetti anche, perché è un genio.” “Se te la copia Benigni, sei onorato. E’ un diploma che ti dà.” L’incontro con Bonolis per “Domenica In”.

***

La Traccia 9

di Danto (9/3/2015)

La Traccia 9 contiene la prova della strumentalizzazione operata dal killeraggio del 2010. I detrattori tentarono di dare a Luttazzi del disonesto sostenendo, fra gli altri argomenti pretestuosi, che Luttazzi, se da una parte si lamentava dei furti di proprie battute, dall’altra copiava comici USA. La Traccia 9 chiarisce la questione una volta per tutte. Luttazzi è contro i colleghi italiani che, copiandogli le battute in tv, gliele “bruciano”, cioè le rendono conosciute al vasto pubblico, rovinando l’effetto quando lui le dice a teatro (dove è confinato a causa dell’editto bulgaro e di ostracismi vari). Luttazzi parla dunque in termini di “piazza”, concetto ben noto a chi fa spettacolo: non devi rubare il repertorio di un comico che opera nella tua stessa piazza, perché così facendo gli “bruci” il materiale, rendendolo inservibile. Questa regola vale in tutto il mondo: Bill Hicks si lamentava di Denis Leary perché Leary gli copiava il repertorio negli stessi teatri dove avrebbe recitato Hicks.

Questo non è in contraddizione, quindi, con la pratica intertestuale luttazziana della transcreazione da autori USA/UK. “Luttazzi non danneggiò il mercato potenziale di Carlin, ma Bonolis danneggiò il mercato potenziale di Luttazzi ripetendo in tv il joke di Luttazzi. In più, rispetto a Luttazzi, che in quel periodo lavorava solo in teatro, Bonolis aveva accesso a un pubblico italiano molto più ampio.” (M.Cristina Caimotto, Transcreare un nuovo tipo di umorismo: il caso Daniele Luttazzi , 2014)

Tanto è vero che Luttazzi non “brucia” battute ai colleghi, come invece fanno in molti con lui (Rossi, Littizzetto, le Iene, Gene Gnocchi, Bertolino, Cornacchione, Grillo, eccetera). Luttazzi lavora su materiali di repertorio già attribuiti. Infatti è facile risalire alle “fonti”. E’ il divertimento della “caccia al tesoro”, di cui i diffamatori hanno mistificato il senso per dare a Luttazzi del disonesto.

Un conto è Paolo Rossi che copia Lenny Bruce (cfr. il joke “Quando si fa sesso, tutti dicono:’Vengo, vengo, vengo’. Ma da dove vengono?“), un altro conto è Paolo Rossi che copia Luttazzi in tv da Fazio (cfr. il joke sulla pillola del giorno dopo). Nel primo caso è transcreazione, una pratica legittima, nel secondo è  bruciare il repertorio di un collega sulla stessa “piazza”. QUESTO non si fa.

La deontologia del satirico 

Luttazzi, in testi e interviste, ha affrontato a più riprese il tema della deontologia di chi fa satira. Possiamo estrapolarne tre princìpi, una guida utile a chiunque faccia satira o scriva di satira:

1) chi fa satira propone battute che fanno ridere lui.

2) chi fa satira non deve copiare il repertorio di un collega sulla stessa “piazza”.

3) chi fa satira non deve strumentalizzare il pubblico e il suo consenso.

Piccolo commento ai 3 princìpi deontologici

Il Primo principio blocca sul nascere ogni tentativo di censura/denigrazione che usi l’argomento “quel comico non fa ridere“. Spiega infatti Luttazzi: “Io scrivo cose che fanno ridere me. Posso sperare che piacciano a un pubblico. Ma non possiamo mai saperlo se mi chiudono la bocca.” (2008)

Il Secondo principio descrive lo spazio creativo di chi fa satira: puoi rubare a tutti, ma non a un collega sulla tua stessa piazza. Spiega Luttazzi: “Se, parlando di George Bush figlio, uso una battuta di Bill Hicks su George Bush padre, chi se ne accorge coglie al volo il mio giudizio sulla vicenda Iraq: tale padre, tale figlio. E quella battuta assume un significato nuovo, non è più quella di partenza. Più sai, più ti diverti.” (2007)

Il Terzo principio, se da una parte esprime un profondo rispetto per il pubblico e lo difende dal potere della satira, dall’altra mette in guardia il satirico da derive populiste, come quella che ha travolto Grillo. Spiega Luttazzi: “Quando il pubblico si rivolge a te come a un guru senza macchia, o come a un leader che è lì a indicarti la verità e la via, sbaglia e gli va detto. In questo Paese, i demagoghi attecchiscono troppo facilmente, coi risultati che vediamo e da cui la storia del secolo scorso pare non averci immunizzato. Il mio punto di riferimento è Lenny Bruce. Diceva: ‘Io faccio parte della corruzione che metto alla berlina.’ Un atteggiamento molto più sano.” (2009)

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