Wu Ming 1 cyberbullo

25 febbraio 2015. Sul blog Giap, Wu Ming 1 racconta la presentazione, in quel di Bologna, del nuovo libro di Loredana Lipperini. Scrive Wu Ming 1:

Conosco Loredana e le voglio bene da vent’anni e quei vent’anni sono distillati qui dentro (…). Per una manciata di anni, dal 2008 al 2012, sono stato tra i pochissimi a sapere che l’autrice di letteratura fantastica Lara Manni, la sfortunata Lara Manni che è morta troppo presto, era un eteronimo di Loredana. Leggere, ricordare la fine di Lara, mi ha riportato alla mente la squallida campagna diffamatoria, il branco di cani e cagne rabbiose che aggredì Loredana tre anni fa.”

Antefatto: quando, tre anni fa, un critico/blogger scoprì che “Lara Manni” era in realtà la Lipperini, i fan di “Lara Manni” tacciarono la Lipperini di disonestà intellettuale, accusandola 1) di essersi spacciata per un’esordiente, scoperta dal più influente agente letterario italiano; 2) di aver creato un account Facebook dove faceva credere di essere una trentenne reale e dove interagiva come tale con i fan; 3) di avere un blog dove, appoggiata dai Wu Ming, conduceva battaglie culturali in parallelo a quelle del blog della Lipperini; 4) di aver dato interviste come Lara Manni, dichiarando che quello era il suo vero nome; 5) di aver partecipato alle stesse discussioni su aNobii con entrambe le identità. Insomma, la comunità dei fan di “Lara Manni” si sentì presa in giro e le polemiche si fecero pesanti. “Lara Manni” cessò di scrivere.

Lette le parole di Wu Ming 1, un’utente del collettivo Panopticon, kikkam, memore di un altro celebre linciaggio mediatico, quello del 2010 contro Luttazzi, cui parteciparono i Wu Ming, invia a Wu Ming 1 il seguente commento:

1

Wu Ming 1, dopo pochi minuti, replica stizzito:

2

Il link di Wu Ming 1 è a un loro post del 2010 : kikkam prova subito a rispondere nel merito, ma il suo accesso a Giap è stato bloccato. Allora crea un account kikkam2 e invia queste righe:

“E io ti linko questo che commenta il vostro post in dettaglio e magari ti è sfuggito: http://goo.gl/hT9XLl  Vorrei farti notare che non parli di “pulsioni profonde” per l’amica, coinvolta in un caso analogo di presunto “tradimento dei fan”. Questo blog aggiornato 2015, invece, smonta coi fatti tutte le balle -una per una- del killeraggio 2010 con cui abbindolarono te e tanti altri: http://goo.gl/b6rb7v

SORPRESA SORPRESA: WU MING 1  NON PUBBLICA QUESTA REPLICA . Dopo un’oretta, però, torna sul luogo del delitto, parla di OT e SBROCCA. Scrive:

3

Come si vede, per “non perdere tempo” Wu Ming 1 sta riciclando le vecchie balle del killeraggio 2010 e, non pago, sfida kikkam a denunciarlo. Subito dopo, però, come fecero i giornalisti paraculi nel 2010 per evitare querele, ripropone il video e il blog anonimi che diffamarono Luttazzi taroccando i fatti con i metodi spiegati  QUI  ai punti 1, 2, 3 e 8. All’epoca era possibile solo una denuncia contro ignoti. Oggi, cinque anni dopo, nessuna denuncia è più possibile. Come i giornalisti 2010, Wu Ming 1 2015 fa il bullo col culo degli altri.

Quanto all’ascoltare in tribunale le routines di Carlin e Hicks, è già successo. Nel 2007 La7 chiuse Decameron e querelò Luttazzi, sostenendo fra l’altro, sulla scorta di una analoga campagna diffamatoria (ce ne fu una anche nel 2001 per Satyricon: mascariare l’eretico è l’estrema ratio per tappargli la bocca), che Luttazzi avesse plagiato Bill Hicks. Sentenza 2012: la battuta di Luttazzi NON ERA PLAGIO, e La7 ha dovuto risarcire Luttazzi con 1 milione e 200 mila euro.

Sulle letture comparate, Wu Ming 1 può imparare tanto da questa analisi dei jokes luttazziani scritta da gente che sul tema è più informata di lui.

Interviene un lettore di Giap. Anche lui disinformato dal killeraggio 2010 (i rilievi di Wu Ming 1 infatti NON SONO AFFATTO “sostanzialmente corretti” come dice), li invita comunque ad aggiornarsi:

4

Alle 9.36, Wu Ming 1 gli risponde parlando di “supercazzole”. Come può essere lo stesso Wu Ming 1 che il 10 giugno 2010, a una hater che gli aveva scritto “Le grandi discussioni sociologiche che fanno i Wu Ming sinceramente sono cavolate…”  replicò “Questi sì sono argomenti! Buona gogna a tutti.” Questo blog continuamente aggiornato, che Wu Ming 1 si ostina a ignorare, ha risposto a tutti i dubbi e a tutte le domande sollevate ad arte dal killeraggio 2010. “Se questo non interessa, e si preferisce rimanere sempre ai blocchi di partenza, amen”, replicò Wu Ming 1 2010 a chi continuava a parlare di “plagi” senza approfondire il discorso. Oggi,  invece, Wu Ming 1 posa a tediato e fa addirittura la paternale:

5

Wu Ming 1 non ha letto Lolito e Bloom, che sono *anche* repliche “alte” alla polemica pretestuosa del 2010, ma sentenzia ad minchiam e chiude i commenti per “rispetto” dei suoi lettori. Fossi un suo lettore, mi sentirei più rispettato se Wu Ming 1 raccontasse la verità intera sulla vicenda, invece di riciclare la mezza verità del video e del blog anonimi, incompetenti e taroccati. In quei libri troverebbe anche, in coda, interessanti saggi di Luttazzi su traduzione, parodia, allusione, gioco di parole, intertestualità.

Quanto al suo pistolotto moralistico (“ripartire come se nulla fosse, continuando a sostenere contro ogni evidenza di aver avuto ragione, è un ripartire per modo di dire“), lasciamo rispondere Wu Ming 1 2010: “Scusa, qualcuno ti ha chiesto di perdonare Luttazzi? Non mi pare, almeno non in questo thread. Il “perdono” è un concetto para-religioso che io personalmente aborro.” (Wu Ming 1, 11 giugno 2010 alle 11:16 am)

Sempre alle 9.36, compare su Twitter un apro-chiudo parentesi che ovviamente non dice della censura di Wu Ming 1 a kikkam. Segue questo scambio con noi:

6

Con ciò, l’irascibile/presuntuoso/ottuso Wu Ming 1 2015 (o chi per lui) evapora.

REPETITA IUVANT

Le balle del killeraggio 2010, riciclate dallo spicciativo Vishinsky della bassa ferrarese, sono TUTTE smontate in dettaglio QUI. Lo stesso documento spiega perché quelli di Luttazzi non siano plagi, nè dal punto di vista letterario né da quello legale. Non a caso, nessun comico USA/UK ha querelato Luttazzi, nonostante la massiccia campagna stampa internazionale mirasse anche a questo. Non ha senso, quindi, parlare di copyright e di fantomatiche “ore di materiale complessivo“.  E solo un censore furbetto può parlare di “solfa” quando qualcuno gli dimostra che si trattò di diffamazione. A Wu Ming 1 non interessa sapere come stanno davvero le cose, nonostante kikkam gli abbia linkato i post necessari a comprenderle. Non gli interessa che i dati di fatto rendano giustizia a Luttazzi. E’ questa la parte più triste. Cinque anni fa, l’infallibile Wu Ming 1 emise la sua sentenza frettolosa (“Luttazzi è in malafede, Luttazzi ha torto“) sulla base di un blog e di un video anonimi, che taroccavano maliziosamente i dati di fatto per dare a Luttazzi del disonesto. Ci cascarono in tanti, compresi i Wu Ming, come raccontato QUI.  Ma Wu Ming 1 se ne frega, non verifica, parla ancora di “supercazzole”. Farebbe lo stesso, se invece di Luttazzi si trattasse dell’amica Lipperini? *

Nel 2010, a un certo punto del killeraggio, una lettrice di Giap rivolse a Wu Ming 1 tre semplici domande. Scrisse:

Wu Ming 1, non capisco. Prima scrivi: “Credo che Luttazzi debba produrre una riflessione sul comico di quelle che sa scrivere lui, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotto all’immagine di lui che ora rischia di affermarsi.” Poi, dopo che Luttazzi ha spiegato tecnicamente alcune battute “copiate” e il processo (sempre tecnico) che c’è dietro il suo lavoro, scrivi:“Sul suo blog Luttazzi va sempre più a fondo in difese a colpi di fumisterie ultra-tecniche, con un uso intimidatorio del linguaggio “alto”.” Allora, ti domando: 1) Come deve essere scritto questo saggio sul comico? Con quale linguaggio? Quello “alto” non va bene? E perché no? Vogliamo approfondire la questione oppure no? 2) Quello che ha scritto Luttazzi riguardo la tecnica è “vero” o no? Tu dici che sono fumisterie. Bene, “Perché?”, io ti domando. Il tuo è un giudizio d’effetto, ma non nel merito. Un po’ troppo facile, liquidare il tutto in questo modo. Non trovi? Quindi, le cose scritte da Luttazzi riguardo la sua tecnica sono “giuste” oppure no? E se non sono “giuste”, perché no? 3) Oppure: l’immagine del topolino era funzionale al meccanismo (spiegato poco sopra) che lui utilizza? Dove ce l’hai visto il disprezzo verso tutto, scusa? Attenzione a “dipingere” l’avversario secondo la nostra idea. (Malombra, 14 giugno 2010 alle 12:42 pm)

E’ IL PUNTO CRUCIALE DELL’INTERA QUESTIONE, MA WU MING 1, colto in castagna da Malombra, NON SA REPLICARE AGLI ARGOMENTI TECNICI DI LUTTAZZI, QUINDI *CAMBIA DISCORSO*, ATTACCANDO LA PERSONA (sì, il nostro Wu Ming 1 si difende con la vecchia fallacia dell’argomento ad hominem):

@ Malombra, mancando l’autocritica, mancando l’umiltà, mancando ogni riferimento a come si è comportato in Rete negli ultimi mesi, può metterci tutto il vocabolario “tecnico” che vuole, può attingere al pozzo della sua sapienza semiotica, ma non servirà a nulla. Nel pozzo c’è caduto dentro, e ha pareti di vetro. Da giorni non fa che imbellettare e rendere più “sinuosa” (leggi: contorta) la vecchia scusa delle “migliorie” che già mi propinò in quella mail del 2004. Era oggettivamente falsa allora, per quella “routine” specifica, come è falsa oggi per il 99% delle battute che Luttazzi ha utilizzato pari pari spacciandole per sue, e mettendoci il copyright, e attaccando chi le riutilizzava a sua volta, e negando l’evidenza, e mentendo ripetutamente al riguardo, e se questo non è disprezzo non so cos’altro possa essere definito tale. Fine. (Wu Ming 1, 14 giugno 2010 alle 1:33 pm)

Il novello VISHINSKY vuole autocritica, vuole umiltà, vuole che il reo confessi, perché secondo lui ha mentito oggettivamente e ripetutamente! Perché si è macchiato di disprezzo!

La realtà è che Luttazzi non sopporta i pedanti, e da bravo situazionista lascia agli imbecilli le loro virgolette. Nel 2004 prese per il culo il pedante Wu Ming 1 alla grande, e Wu Ming 1 dopo sei anni è ancora lì che non si capacita. I pedanti sono proprio permalosi!

INTERVIENE QUINDI WU MING 2 E ANCHE LUI CAMBIA DISCORSO:

@Malombra: Le tue tre domande mi sembrano malposte perché il punto non è il plagio, la copia, il remix. Le risposte tecniche non colgono il bersaglio perché la questione è relazionale, molto prima che semiotica. (Wu Ming 2, 14 giugno 2010 alle 2:40 pm)

CIOE’, DOPO QUATTRO GIORNI CHE SU GIAP E LIPPERATURA I DETRATTORI LINCIANO LUTTAZZI ACCUSANDOLO DI PLAGIO, NON APPENA LUTTAZZI SPIEGA *TECNICAMENTE* PERCHE’ NON E’ PLAGIO, LA QUESTIONE DIVENTA “RELAZIONALE”. MA SE LA RELAZIONE SI E’ ROTTA PERCHE’ I FAN, DISINFORMATI AD ARTE, HANNO CREDUTO CHE LUTTAZZI FOSSE UN PLAGIATORE, OGNI QUESTIONE “RELAZIONALE” SPARIREBBE, NON APPENA I FAN SCOPRISSERO CHE LUTTAZZI IN REALTA’ E’ NEL GIUSTO. LA RISPOSTA DI LUTTAZZI HA COLTO IL BERSAGLIO ALLA PERFEZIONE E WU MING 2 SI E’ INCARTATO.

Malombra se ne accorge, per cui ribadisce il punto:

Io ho domandato se, dopo la spiegazione di Luttazzi dal punto di vista tecnico, la “battuta” (con tutte le sue varianti) risultasse sempre “copiata”. Wu Ming 1, vedo che non riusciamo a capirci. Forse per colpa mia. Me ne dispiace. (Il video l’ho visto tutto. Il blog l’ho letto da cima a fondo e seguo questa faccenda da anni. Ho la patente per parlarne?) Wu Ming 2, io sto parlando esclusivamente della questione tecnica. Quindi, parlando di tecnica, ripeto, rimane “copiata” o no? Saluti (Malombra, 14 giugno 2010 alle 3:53 pm)

E finalmente Wu Ming 2 lo ammette:

@Malombra: direi che ci siamo capiti. Tu vuoi discutere sulla questione originale/copia, a prescindere dal fatto, anche per te assodato, che Luttazi si è/si sta comportando nel peggiore dei modi rispetto alla sua comunità e non solo. Perfetto. Sono con un piede sull’uscio, quindi non ti rispondo adesso: ma hai ragione, la questione del copiare è comunque interessante, e non è del tutto conclusa. (Wu Ming 2, 14 giugno 2010 alle 4:04 pm)

I Wu Ming adesso hanno un problema: la spiegazione tecnica di Luttazzi è ineccepibile. Luttazzi, attraverso la prassi sul palco, studia da anni il rapporto che unisce le variazioni testuali a livello “macro” (scandagliate dalle teorie narratologiche, da quelle sulla semantica del testo e da quelle sulla transtestualità) con quelle a livello “micro” (per le quali ricorre alle teorie semiotiche del gruppo di Liegi). L’analisi sulla versione quasi identica della battuta di Emo Philips è un breve resoconto dei suoi esperimenti sul palco.

Un’ora dopo, Wu Ming 1 cerca di entrare nel merito. Purtroppo, gli esce solo un’opinione ostile, non suffragata né da alcuna teoria né da alcuna prassi:

@Malombra Sì, (la battuta) rimane fondamentalmente la stessa, o meglio: ne diventa una versione più banale, perché alla base non c’è un vero lavoro di ricontestualizzazione e gli interventi sono tutti sugli “optionals” e non sul nucleo comico. (Wu Ming 1, 14 giugno 2010 alle 4:43 pm)

L’analisi approfondita di Luttazzi, invece, spiega esattamente perché accada il contrario. Altro che “versione più banale”! L’accenno di Wu Ming 1 al “nucleo comico”, poi, è da dilettante. Wu Ming 1, come la maggior parte dei bloggers che parteciparono al killeraggio 2010, non se ne intende. A proposito di *ricontestualizzazione*, lasciamo la replica a questo recente saggio accademico  che spiega l’arte nuova di Luttazzi a chi è rimasto indietro come Wu Ming 1.

CONCLUSIONE

E’ ridicolo che proprio Wu Ming 1, dei Wu Ming ex-Luther Blissett,  lasci che la Rete condanni Luttazzi usando un concetto di “plagio” del 1800. Nel 2007 qualcuno scrisse: “Luttazzi non ha mai fatto mistero di attingere, rielaborando battute e intuizioni, al patrimonio della stand-up comedy americana. (…) In una “Lezione sulla comicità” del 2004 spiegò che il suo obiettivo è definire una “topologia della risata”, cioè capire quali sono gli elementi-base della comicità che sopravvivono se spostati da un contesto a un altro. Qualche anno fa (2004) notai una sua ricontestualizzazione all’Italia di un’immagine già usata da George Carlin. Luttazzi mi rispose: “[Il materiale di Carlin] lo trovo ingegnoso, ma troppo buffonesco. E’ come se alle sue battute mancasse sempre qualcosa. E’ quello che ho fatto col paragrafo in cui lui descrive come disfarsi dei criminali. Preso così, non mi fa ridere. Ci aggiungo di mio lo scopo di risanare il disavanzo pubblico ed ecco che la sua battuta monca (secondo me, ovviamente) diventa completa e mi fa ridere. E’ una variazione sul tema: lui è Bach, io Goldberg.” Questa è la sua attitudine, e ci vogliono metodo e sapienza per fare variazioni di questo tipo. I tentativi di ridurle a mero “plagio” sono abbastanza goffi, e fatti da persone tendenzialmente incolte, le stesse che da giorni petano giudizi su cosa sia satira e cosa no senza aver mai dedicato alla questione nemmeno lo 0,0000000001% del tempo e dei neuroni che ci ha dedicato Luttazzi.”

Durante il killeraggio 2010, lo stesso qualcuno scrisse:

“Temo si possa arrecare un danno irreparabile a un artista che è ben più complesso di quanto appaia in questa polemica, un artista che è anche traduttore (superlativo il lavoro fatto su Woody Allen), teorico dell’umorismo (di livello altissimo la “lezione” tenuta nel 2004 al Salone del Libro di Torino) e della satira (si veda il suo mini-saggio “Mentana a Elm Street” ), animale da palcoscenico, musicista etc. Appiattire Luttazzi sul plagio di battute è ingiusto e pericoloso. (…)  Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla. La cosiddetta “originalità” dell’opera – concetto del resto molto ambiguo – può essere amplificata dal riutilizzo anziché sminuita, ad esempio se non c’è soltanto un copia-incolla ma anche una ri-contestualizzazione.”

E ancora:

“Vedo che Luttazzi è diventato il Male, e nella contesa tra Bene e Male ci si deve schierare per forza, è bianco vs. nero, a chiunque cercherà di discernere, di distinguere, verrà intimato: “Basta chiacchiere, fatti da parte, dobbiamo eliminare il Male!”. E il Male verrà distrutto, e tutti saranno contenti e soddisfatti.”

Ebbene, chi è il qualcuno che scrisse tutto questo? Wu Ming 1. Che, insieme alla sua band, così teorizzava di remix e citazione in questa intervista del 2008.

Ma l’11 giugno, il giorno dopo l’inizio dell’orgia dionisiaca/carnevalesca/cannibalistica, Wu Ming 1 il citazionista situazionista remixer ha un tracollo. Luttazzi non si comporta come Wu Ming 1 desidera (“Luttazzi ha agito in modo incoerente e supponente“) e Wu Ming 1, di colpo, si fa Vishynsky. Ricorrendo a psicologismi d’accatto per sostenere l’accusa, scrive: “E’ pulsione di morte. Una forma di suicidio. Luttazzi desidera annullarsi, estinguersi, finire nel nulla. Con le sue azioni e reazioni ha chiesto alla Rete (il genio nella lampada) di essere sbranato. La Rete ha esaudito il desiderio. (…) Sul suo blog Luttazzi va sempre più a fondo in difese a colpi di fumisterie ultra-tecniche, con un uso intimidatorio del linguaggio “alto”. Arriva a dire che “il pubblico è il topolino che metto nel mio labirinto”. Terribile. Ne esce il ritratto di un uomo che disprezza tutto, a cominciare da se stesso. Un uomo schiacciato sotto il peso della sua “corazza caratteriale”. La corazza è il personaggio Daniele Luttazzi; applicandovi uno stetoscopio,  forse sentiremmo Daniele Fabbri urlare: – Vi prego, fatemi uscire di qui!- (…) C’è chi lo difende a prescindere perché “sta dalla parte giusta”. Sotto questo aspetto, agghiacciante l’articolo di Roberto Faenza su “Il Fatto Quotidiano”, un giornale che a questo punto, almeno ai miei occhi, perde ogni credibilità a priori anche su altre questioni.”

All’implacabile Purgante Staliniano, che ha già deciso la condanna sulla base di una delazione basata sul falso, non viene neppure in mente che Luttazzi, fra i primi a denunciare il perverso meccanismo Panopticon della Rete, e il dispositivo fascinazione/folla col satirico che si fa messia, abbia reagito al linciaggio facendo quello che fa da sempre: divertirsi a provocare con sapienza pedagogica. La prassi di Luttazzi è questa. Scrive nel 2010: “Il mio metodo satirico consiste nell’espormi in prima persona per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti. Si tratta di opporsi contro chi cospira in favore dell’ordine costituito. ‘Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo.’ (G.Debord)La sua lucidità di analisi e di azione rende il suo lavoro talmente abbacinante che Wu Ming 1 ne è ancora frastornato dopo cinque anni. Wu Ming 1 non riesce a credere che, come il trickster della leggenda,  LUTTAZZI LO FA APPOSTA. Wu Ming 1 non riesce a credere che c’è chi difende Luttazzi perché conosce la vicenda nella sua interezza e quindi sa che Luttazzi non ha imbrogliato proprio nessuno.

Il confuso Wu Ming 1 che nel 2010 si chiedeva “quale molla abbia spinto Luttazzi” dovrebbe leggere cosa scrisse Luttazzi  nel 2006, quando chiuse il suo blog per la prima volta. E’ già tutto lì, compresa la sua posizione in merito al rapporto fra public figure e pubblico, su cui tanto si lambiccò Wu Ming 1 2010. Luttazzi teorizza in pubblico e in pubblico agisce. Chiosa dal 2010 Wu Ming 2:

Quanto peso ha, nella reazione contro Luttazzi, l’investimento morboso che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? Non sarà che parte del problema sta anche in questo?  Svariati commenti, qui e in giro, mettono al bando gli intellettualismi, i sociologismi, la retorica e chiedono che si parli pane al pane (come se questa non fosse retorica). “Luttazzi ha rubato, punto, tutto il resto è fuffa, vaffanculo.” Si rendono conto, questi “semplificatori”, che il loro linguaggio è lo stesso della Lega e della destra più becera? In una parola: del fascismo? (Wu Ming 2, 11 giugno 2010 alle 7:31 am)

Wu Ming 4 2010 aggiunge due considerazioni:

1) i messia sono sempre un gran pacco;
2) chi prova a sottrarsi alla logica tiranno/messia viene tacciato di incoerenza o equilibrismo solo perché tiene posizioni più complesse.
C’è un grande desiderio si semplificazione, come riscontra il mio socio WM2, che è segno dei tempi, e un’insofferenza generalizzata per la complessità e l’articolazione di qualunque discorso.  (Wu Ming 4, 11 giugno 2010 alle 8:22 am)

Chiede dunque Malombra 2010: “Cosa deve fare, in questa Italia, un artista ‘schierato’, per non finire nell’immaginario collettivo come un paladino?”

La risposta è nel profilo MySpace di Luttazzi 2007: “Luttazzi è uno smitizzatore impietoso di tutte le illusioni, comprese le sue. E’ un ribelle che prende in giro ciò che non può tollerare, specie ciò che viene considerato saggio e maturo. Come altri scrittori comici, Luttazzi si aspetta poco da suoi simili e ancora meno da se stesso. Crede nella trasformazione della realtà attraverso l’arte. E’ uno scettico per il quale lo scetticismo stesso sembra un atteggiamento assurdo che lui si sente costretto ogni volta a sovvertire. La sua filosofia cerca di fare a meno dell’assoluto e della prospettiva di un completamento, non ha fondamenta e non desidera alcun tetto. Il suo senso di rispettabilità non è sviluppato: deride perché diffida della stabilità del mondo. Intransigentemente originale e spietato, si affida a eccesso e iconoclastia per mettere alla gogna il razionalismo analitico, che gli sembra soffocante. Luttazzi è un noto provocatore che sta allegramente spargendo indizi che portano da nessuna parte: ama ricordarci che nel momento in cui affrontiamo il caos – vale a dire, la cruda realtà- cerchiamo indizi di ordine, pattern, significato. La risposta di Luttazzi a ogni domanda è sì, e no: gli piace per quanto possibile contraddire se stesso. La forma e la perfezione forniscono un rifugio contro il caos del crudo istinto, ma Luttazzi li sente come vincoli intollerabili e come una violenza contro la nostra stessa natura. E’ attratto dall’innocenza, dal volgare, dall’infantile, dal senza censure, da tutto ciò che è reale e vitale. Il bizzarro si accorda con la sua comicità, le sue esplosioni e le sue digressioni maniacali sono proclami di un rifiuto a rendere le cose troppo perfette e coerenti. Eppure Luttazzi si muove attraverso il mondo come se la realtà stessa avesse in serbo per lui qualche sorpresa imprevedibile: questa è grazia.” (Chicca Repaci, GQ)

Conclude Wu Ming 2 2010:

Vedo un altro pericoloso idolo aggirarsi per queste stanze: I FATTI. Non a caso, cavallo di battaglia di un altro eroe senza macchia. I fatti. Vanno appurati, certo. Ma una volta appurati, è l’interpretazione che fa la differenza. Nei tribunali si ha sempre a che fare con prove e con racconti, testimonianze, arringhe. Le prove da sole sono sempre insufficienti.” (Wu Ming 2, 11 giugno 2010 alle 2:03 pm)

***

A questo punto viene da chiedersi COSA davvero conoscesse, di Luttazzi, Wu Ming 1, quando intervenne a sproposito nel killeraggio 2010, dando manforte alla canea. Aveva visto i suoi monologhi a teatro? Aveva letto i post sul suo blog? Ne aveva seguito le discussioni in chat, specie quelle su caccia al tesoro e comici USA? Aveva letto i suoi libri, in particolare i due con l’appendice teorica, Lepidezze postribolari e Bollito Misto con mostarda? Risponde Wu Ming 1: “Non ho tempo, non ho gran parte dei libri di Luttazzi, e sono costretto a fidarmi della comunità di fan e dell’intelligenza collettiva che fa capo a quel sito.” (15/6/2010) Ah, ecco. Questo spiega tante cose.

***

Appendice

Il Giardino dei Giusti Commenti 

Nel giugno 2010, alcuni bloggers seppero mantenere lucidità di giudizio e non si fecero trascinare nel gioco al massacro. Eccoli. 

La questione posta da WM4 e WM1 è interessante: in Luttazzi gli ex-fan vedevano solo un comico? O qualcosa di più? E ora che dovrebbe fare a loro avviso? Uscire da Munster e farsi trafiggere dalle armate di Von Waldeck? La mia piccola opinione: sono un grande ammiratore di Luttazzi. Rubo tutto quello che posso per intortare le ragazze. Non funziona quasi mai. A parte quella “so leccare l’ombelico. Dall’interno”. La lista dei ‘plagi’ è online da tempo, un paio d’anni, e i suoi fan già ne erano a conoscenza. Io l’ho letta a suo tempo e non mi ha sconvolto. E’ il teatro, è l’arte. E ricordo di aver pensato: meno male che Daniele ha portato al pubblico italiano certe chicche. E dietro c’è un non piccolo lavoro di limatura e adattamento per renderle più fruibili, a volte migliori (come quella su Ferrara nella vasca da bagno). La lista è un lavoro bello e appassionante, una vera miniera, ma il traguardo mi sfugge. La maggior parte di ciò che è riportato si vede che è rielaborato. Per alcuni questo è plagio e scorrettezza, per altri no. Per me almeno, è una cosa comune nell’arte. Anche l’articolo della Fornario sull’Unità, sembra abbia scoperto tutto oggi… se già sapevi che Luttazzi prendeva da altri, che differenza fanno 40 battute o 4000? Su una carriera come la sua, poi. E’ il suo modo di fare, e ci lavora anche su, e non mi sento preso in giro quando magari scarico (perchè è il modo più semplice e meno costoso) gli spettacoli di Carlin o Hicks sottotitolati dai fan e ritrovo le sue battute. Non penso che prende i miei soldi per libri e spettacoli in modo disonesto. Mi sentirei davvero tradito e schifato se avesse abbassato la testa per tornare in Rai, dove guadagnava miliardi. Probabilmente avrebbe continuato a farmi ridere come un matto, ma ogni risata avrebbe avuto un terribile retrogusto. No, non l’avrei giustificato.

Sulle idee originali poi, potremmo stare a parlarne per ore. Sarebbe come lagnarsi che Tarantino non fa mai ‘niente di suo’, e peggio non cita nei credits tutti i film da cui prende (sai che palle, tra l’altro). Capisco che sulle battute c’è una sensibilità diversa, sono piccole e veloci, quindi si pensa subito ad un copiare e basta senza rielaborare. La battuta su Berlusconi che fa depilare le vagine alle escort così sembrano minorenni io l’ho sentita anni fa (l’idea almeno): era un film porno (ma tra adulti eh!). Vengono in mente, poi si cerca di dirle con buona tecnica per far passare il messaggio: il rapporto Berlusconi/Noemi/Escort. Se l’avesse riproposta la domenica dopo la Littizzetto a che tempo che fa, tale e quale, allora sì che sarebbe stato copiare. Sia l’idea, che la tecnica, che il ‘messaggio’ (o piccola ‘poesia’) che comunica è identica.

Detto questo, sul rapporto coi fan: io seguo il suo blog dalla versione slow: cioè una paginetta bruttarella in flash senza commenti. Poi la piattaforma drupal, i commenti liberi, la chat e la successiva moderazione dovuta non alle accuse di plagio, che non c’erano ancora, bensì a gente che invadeva uno spazio personale e privato per spammare su signoraggio eccetera. Una chiusura e una moderazione legittima, a mio avviso. Ricordo di aver partecipato ad una chat con lui presente mentre commentavamo la puntata di un programma Rai (non ricordo se era Vespa). E questo anni prima delle web-dirette della Guzzanti o di Travaglio. Non è voluto diventare un altro Grillo, è rimasto lontano dalla comunità di fan come forse, secondo me, un artista deve fare. O quantomeno è suo diritto (che dire della copertina de L’espresso nel post-Satyricon “Vota Luttazzi!” a ridosso delle elezioni? Rimase defilato e continuò a ’sgobbare’). Col tempo e con l’accesso di sempre più persone alla rete lui ha eretto uno schermo. Forse come essere umano non sopporta i fan o i discepoli. Non lo so, non lo conosco. E non vorrei mai saperlo. E’ un peccato che ora ci sia una sollevazione di tanti suoi “ex-fan” che non si sa cosa cerchino. Forse che in ognuno di noi si imponga l’immagine di lui come ‘il più grande plagiatore della comicità italiana”. Bah, se non ci fosse stato Luttazzi, in questi ultimi 15 anni, se non si fosse comportato come si è comportato dopo l’editto bulgaro, io sarei molto molto più scoraggiato per il mio futuro (ho 26 anni). E non è un politico, ma un artista. Un’ultima cosa: per ora (almeno per ora) l’unico libro che fu davvero accusato di plagio, Va’ dove ti porta il clito, non compare mai nella lista, ironico no? (Lorenzo, 10 giugno 2010 alle 7:11 pm)

@Lorenzo, bell’intervento! Anche secondo me molto di quello che è riportato nella lista è rielaborato. La battuta sulle vagine depilate è sintatticamente identica a quella di un altro comico, tranne per una parola “minorenne” al posto di “dodicenne”. Per chi conosce l’originale, quella parola “minorenne” pesa di più perché si accorge della differenza tra le due versioni (non è solo un adattamento all’età di Noemi). Di conseguenza pesa di più il giudizio dell’autore satirico sul referente di quella battuta, il nostro mr B, che si deduce solo dal contesto. Secondo me non è un lavoro da poco questo. Luttazzi mi piace perché colgo queste cose solo dopo molti ascolti. Ogni volta qualcosa di diverso, una nuova allusione, una nuova battuta. Succede solo a me? Mi sbaglio? Credo che il lavoro della lista se per alcuni aspetti è lodevole, per altri rimane anche superficiale perché mette tutto assieme, non distingue e segue solo il criterio della similarità sintattica tra battute senza tenere conto della semantica. Occorre distinguere (si distingue anche tra diversi tipi di omicidio!). Stesso discorso per il video dove il contesto della battute è spesso stato tagliato e quindi si perde il senso. (Marco, 10 giugno 2010 alle 8:13 pm)

Non posso dire di stimare le persone che mitizzano un individuo, che elevano a ‘modello di vita’ qualcuno che non ha mai preteso di esserlo, e poi, alla prima incrinazione dell’immagine perfetta che si erano creati, rimangono sconvolti, ribaltano le loro prospettive e lo trascinano nel fango con godimento. Non mi sono mai innamorata di Luttazzi, e per questo non posso essere delusa dalla sua imperfezione. (Amelia, 10 giugno 2010 alle 1:58 pm)

A Luttazzi sarò sempre grato per una lezione sull’umorismo che ha tenuto a Napoli in una Feltrinelli. (gianni, 10 giugno 2010 alle 9:13 am)

Appurato il corposo attingere da altri autori, tutto ciò cmq non mi porta a dire che è un artista vuoto. Penso che la sua personalità sia definitissima, e che i pezzi che pure ha riportato potevano benissimo essere suoi perché le scelte dei brani calzano perfettamente nel loro contesto e a nessuno sarebbe mai potuto venire in mente che erano estranei. E questo penso sia già un discreto talento. Di tutto ciò che si può dire di Luttazzi, sicuramente non si può dire che la sua personalità e il suo vissuto siano indefiniti o non traspaiano. Conosco artisti che creano sculture con oggetti riciclati, spesso pezzi di loro stesse opere. Eppure ognuna è un’opera nuova a sé stante ed è riconscibile come frutto del suo autore, se ha una personalità. (Cristiano, 10 giugno 2010 alle 2:23 pm)

Non entro nel contesto, so però che il retroterra culturale è quello che fa le persone, l’intelligenza e il respiro dei contenuti è dato anche dalla capacità di prendere da fuori e rielaborare. Secondo me bisogna ragionare sul concetto di “plagio” e fare una riflessione su cosa pensiamo sia lecito o meno dire, che è già stato detto.  (Francesca Sanzo, 10 giugno 2010 alle 2:29 pm)

Io continuerò a seguirlo, perché come comico mi fa ridere (quando assisto a un suo monologo non sto a contare le citazioni -più o meno esplicite- che contiene, ma quando mi capita di scovarne una è un piacere dentro il piacere), e lo apprezzo e rispetto come intellettuale. (Giacomo,  10 giugno 2010 alle 3:29 pm)

Io so solo che Luttazzi mi fa rotolare dal ridere da vent’anni. Dio lo benedica!!! Le sue lezioni sul sesso sono la roba più divertente che abbiano mai passato in questa tv filocattolica del cazzo!!! Copia? E chissenefrega! Che paese di ipocritini e voltagabbana del cazzo, non se ne può più! Excuse my French. (claudia, 11 giugno 2010 alle 9:40 pm)

Innanzitutto, una battuta funziona per il suo meccanismo: intervenire su testo, contesto e/o interpretazione non è cosa da poco, nè sanno farlo tutti. Battuta sulla mosca: Testo: cambiare “falena” con “mosca” e togliere “quando” rende la battuta più efficace, fa più ridere. Contesto: Luttazzi cita quella battuta come PREMESSA per la battuta vera:  “Di tutto il monologo, questa è l’unica battuta che vi ricorderete.” E in effetti a teatro il boato è lì. Dopo una premessa su satira e banalità tv. La battuta cioè è un pretesto per dire altro. (E infatti Bonolis in tv non disse le battute del monologo su Berlusconi, ma questa! Previsione azzeccata.) Interpretazione: Luttazzi fa ridere coi gesti che SEGUONO la battuta. Dallo spunto di Carlin, ricava alla fine tre risate maggiori. Questo non è irrilevante come pensi. Nell’arte, originalità e miglioramento sono due criteri equipollenti. C’è il valore dell’originale. E quello del miglioramento (esempio “alto”: “Giulietta e Romeo” di Shakespeare è il miglioramento definitivo di almeno 50 versioni precedenti della STESSA storia). L’arte procede per modifiche successive: la tradizione viene continuamente riscritta. Luttazzi fa quello che hanno fatto Lenny Bruce, George Carlin, Woody Allen, Bill Hicks e TUTTI gli altri prima di lui. Tu non lo sai e così Luttazzi ti sembra strano. Ma è così che funziona. E quando Luttazzi si incazza, è perchè dicono in tv sue battute senza alcun lavoro su di esse. E’ plagio. Bonolis ad esempio non disse la battuta di Carlin, ma riprodusse esattamente il lavoro di Luttazzi dopo averlo visto a teatro una settimana prima. Fra l’altro, nel periodo in cui Luttazzi non poteva andare in tv. Bello, no? Idem gli altri ( Iene, Grillo, Benigni ecc. ) che così gli bruciano il repertorio. Luttazzi non lavora su battute di comici italiani proprio per evitare questo. Da ultimo: è quanto meno ingeneroso ridurre l’opera omnia di Luttazzi alla riscrittura del lavoro altrui. Una/due battute su 400 pagine zeppe di battute dimostra che Luttazzi non ha bisogno di stratagemmi per scrivere un libro: ma considera la comicità un’arte e vuole mostrarcene i meandri. E’ l’idea di fondo della caccia al tesoro. Una pedagogia di cui dovremmo essergli grati, invece di fornire argomenti a chi lo odia per quello che dice, e gli tappa la bocca, e lo infanga, e lo toglie dalla tv. Il problema non è Luttazzi, siamo noi. Citazione, riscrittura, calco, variazione sul tema sono pratiche legittime. Tutti lo fanno perchè è così che funziona e non può essere altrimenti. Ma qui noi ci concentriamo solo su Luttazzi e finiamo per dare un quadro distorto dell’arte. Siamo bravissimi a notare i riferimenti di Luttazzi a Carlin, Izzard o Lenny Bruce. Ma ci fermiamo qui, invece di fare lo stesso con Carlin (la cui produzione è in pratica tutta una enorme variazione sul monologo “Semantica” di Lenny Bruce), con Izzard (che si riferisce di continuo al suo idolo Michael Palin e ai Monthy Python) e con Lenny Bruce (i cui monologhi e la cui tecnica ricalcano quelli di Joe Ancis, un comico che conosco perchè Luttazzi ne parla nell’introduzione al libro di Bruce). Luttazzi ha una competenza vera sull’argomento, noi no. Le nostre osservazioni sono parziali. O facciamo il lavoro completo (verifica di tutti i riferimenti oltre il primo grado, prima di incolpare Luttazzi di chissà che) oppure è meglio evitare la banalità. Non solo perchè risulta dilettantesco, ma soprattutto perchè abbiamo visto in questi giorni come giornalisti senza scrupoli possono distorcere certe informazioni per diffamare Luttazzi. Non mi sembra davvero il caso di fornire altre munizioni a quei bastardi. Luttazzi si diverte a riscrivere a modo suo la tradizione, migliorandola con modifiche chirurgiche. I grandi fanno così. Mi viene in mente Picasso che rifà Velasquez (modifiche molto evidenti) e Braque (i due quadri sono identici). Perchè lo fanno? Perchè l’arte si nutre dell’arte. Luttazzi scrive migliaia di battute, non ha bisogno di “copiare”. Lo fa per dare indizi sulla materia nobile della satira e testarne le possibilità. Altri hanno fatto il paragone (giusto) col jazz. Se un trombettista inserisce una frase di Miles Davis nel suo assolo, solo un profano pensa: “Questa l’ha copiata da Miles Davis! Perchè non l’ha dichiarato?” Il fan invece riconosce la citazione, ne assapora le modifiche, che più sono minime più sono preziose, e gode della strizzatina d’occhio. E’ ARTE! Smettetela con queste considerazioni piccolo-borghesi. Quando scoprirete che Mozart “copia” Vivaldi, cosa fate? Vi sparate? (giulietta, 19 febbraio 2008 alle 12:13 am)

***

NOTA: il cambio da “falena” a “mosca”, spiegò Luttazzi, aggiunge un elemento comico che manca nella battuta di Carlin: il suono “k”. Ma i bloggers ignoranti si fecero beffe di questa osservazione e dell’invito di Luttazzi a guardare il film di Neil Simon The Sunshine Boys, dove un vecchio comico di vaudeville spiegava proprio questo attrezzo del mestiere, il suono “k”: 

Fifty-seven years in this business, you learn a few things. You know what words are funny and which words are not funny. Alka Seltzer is funny. You say “Alka Seltzer”, you get a laugh . . . Words with “k” in them are funny. Casey Stengel, that’s a funny name. Robert Taylor is not funny. Cupcake is funny. Tomato is not funny. Cookie is funny. Cucumber is funny. Car keys. Cleveland . . . Cleveland is funny. Maryland is not funny. Then, there’s chicken. Chicken is funny. Pickle is funny.”

(Cinquantasette anni in questo mestiere, impari qualcosa. Sai quali parole sono divertenti e quali parole non sono divertenti. Alka Seltzer è divertente. Dici “Alka Seltzer”, prendi una risata…Le parole con “k” sono divertenti. Casey Stengel, ecco un nome divertente. Robert Taylor non è divertente. Cupcake è divertente. Tomato non è divertente. Cookie è divertente. Cucumber è divertente. Car keys. Cleveland… Cleveland è divertente. Maryland non è divertente. Poi c’è chicken. Chicken è divertente. Pickle è divertente.)

***

Non importa molto chi io sia, perchè penserei le stesse cose anche se facessi un altro mestiere, invece di fare (come posso) lo stesso lavoro di DL (certamente meno bene). A me fate un po’ paura. Potrei rintronarvi con considerazioni tecniche sul cosa, come e perchè, ma francamente chi se ne frega. E’ che sono spaventato dalla mole di lavoro che fate e non ne capisco lo scopo. C’è un uomo. Fa un lavoro e lo fa bene. Lo fa con un coraggio sovraumano. Paga un prezzo spaventoso per questo coraggio, basta vedere il numero della date che scende di tourneè in tourneè (o come stratacazzo si scrive) quando poteva benissimo rimanere a fare il cazzone con la Gialappa e i miliardi. Sceglie il metodo più duro e puro, il più rischioso, quello che in Italia non sceglie nessuno. Lo stand up “freddo”, quello in cui vai su con il tuo nome e cognome, quello in cui ti permetti di essere chi sei davvero col rischio di risultare antipatico (e in fin dei conti sembra stare antipatico a molti fra voi… e confesso candidamente che sta antipatico a me! E neanche poco…) e vi/ci dice delle cose. Cose che nessun altro ci avrebbe detto. Cose che non avremmo mai scoperto. E invece di ascoltarle, gli fate le pulci. Da autore, capisco perfettamente il discorso sulla battuta di George Carlin. Sei lì, stai scrivendo quel pezzo e hai bisogno di quel mattone, hai bisogno di una battuta fortissima, ma assolutamente scema, assolutamente inutile, preziosa nella sua primordialità. E non ti viene. Ma ti serve, perchè dopo ne hai un’altra, amarissima, profonda, talmente disarmante che non ti fa ridere. Io l’ho sentito dal vivo quel pezzo e mi ricordo bene. Quando è arrivata la chiusa sul fatto che non ci sarebbe rimasto altro, non ho riso. Perchè questo è l’umorismo, a questo serve. Inizia a solleticare le tue sinapsi, ti rende di nuovo innocente con la purezza catartica del riso, dell’innocenza, dell’apertura di cuore e mente. E quando sei pronto ti sbatte in faccia la verità. E la verità non ti fa ridere, perchè non ti sorprende. Era solo lì da vedere, ma nascosta dal tuo ego. Dal tuo sentirti “alto” e “colto” perchè sei a vedere Luttazzi, perchè capisci le battute, a volte ne prevedi qualcuna, perchè riconosci i pezzi di Bill Hicks. Eppure alla fine c’è qualcosa per cui ti rimane quella battuta. Comunque. Per quanto tu sia arrabbiato con Berlusconi. Per quanto tu sia raffinato. Mosche e scoreggie. George Carlin è il diavolo. O un angelo che ci svela che stupido giocattolo siamo. E DL te ne rende consapevole.

Questo, fidatevi, vale quaranta battute di Bill Hicks sulla droga. Vale il prezzo del biglietto. E credo che valga per DL il fatto che qualche anno fa faceva i miliardi con una parrucca da donna e la guida tv e ora gira con due monovolume e si vede attaccato da chiunque per qualsiasi cosa. E francamente trovo ingeneroso che gli facciate la punta alle matite. Ma soprattutto lo trovo folle. DL non genera danno economico a nessuno, perchè nessun tribunale italiano lo condannerebbe. In Italia nessuno ha mai vinto una causa simile, nemmeno l’università americana che fece causa al gabibbo… Oltretutto quella roba qui rimarrebbe sconosciuta. E’ sempre esistito fra i comici il concetto di “piazza”, sia in Italia che in America. Se tu lavori su una piazza dove il tuo collega non può arrivare, la battuta è del primo che se la prende. Perchè? Perchè è un LAVORO e devi campare. In questo paese è un lavoro che paga bene solo se ti vesti da scemo e ripeti stupidi versacci sul palco di un programma televisivo o se hai l’agente giusto che ti impone dove non avresti nessun diritto di stare, da nessun punto di vista. Se invece ti mantiene il pubblico quello vero, quello che paga e che capisce (quelli come voi, per intenderci, non il pubblico televisivo) lo devi far ridere. E se esiste una battuta al mondo che sulla tua piazza non c’è o la prendi tu (che magari la tratti con rispetto, che come fa DL comunque fai i nomi di quelli che ti piacciono e segnali i loro lavori… perchè immagino che tre quarti di questi nomi li abbiate sentiti per la prima volta in vita vostra per voce o penna di DL… almeno per me è così) o la prende qualcun altro e magari la massacra. Capisco che da “cultori” pensiate che i battutisti siano tutti eroi senza macchia e senza paura, ma sono uomini come voi. Con le loro debolezze, le loro insicurezze, anche le loro vanità. Se davvero DL è Giulietta, allora concentratevi sul pezzo della battuta di Carlin, perchè il senso del discorso è tutto lì. Luttazzi non è uno che racconta barzellette o fa routine paleontologiche tipo le parole crociate. Luttazzi fa dei monologhi complessi, ricchi, coraggiosi, arguti e divertentissimi. E’ teatro di narrazione della miglior specie, è Teatro con la T maiuscola, quello che è morto per definizione (e cazzo se il teatro è morto…), quello in cui un essere umano assume un ruolo quasi sciamanico, entra dentro di voi e riesce a parlare a qualcosa di speciale. Insomma, in ogni spettacolo di Luttazzi il tutto è molto, molto di più della somma delle parti. DL è l’opera di sè stesso (e non in senso dispregiativo come si diceva di Norman Mailer…), ogni singolo istante della sua vita, nel suo ruolo di recalcitrante ostracizzato, nella sua antipatia, nel suo rifiutare la falsa modestia, una delle più vili e striscianti insidie della nostra epoca.

Se davvero pensate che uno spettacolo di DL sia semplicemente una sequela di battute più o meno azzeccate, se pensate di poter individuare a uno a uno i mattoni e concludere che comunque assieme non formino una cattedrale (avete letto Ferdydurke di Gombrowicz? Secondo me Woody Allen sì…), c’è qualcosa di profondamente preoccupante in voi. Per prima cosa lo zelo da difensori del Graal. Non c’è nessuna purezza nei comici. I più grandi sono stati uomini profondamente sbagliati, uomini che (se ne esistessero) si potrebbero definire cattivi. Woody Allen sta con la figlia adottiva di sua moglie. Non benissimo, no? Jerry Lewis beh… cazzo, se ne ha fatte… Chaplin… Bruce, il Dio dei comici, davvero, ma un tossico. E un uomo difficile e con una spiccata tendenza all’autolesionismo. Hicks altro bell’elemento… Belushi… Domattina sono ancora qua a fare nomi. Posso dire per compensare che Gino Bramieri era un signore, ma vi ha mai fatto ridere?

Uno dei punti fondamentali per diventare adulti e uomini è uccidere i vostri idoli. Toglierli dal piedistallo. Comprenderli, amarli. Per quello che fanno, per come lo fanno, per il coraggio che dimostrano, per le persone confuse, arrabbiate e fragili che sono, ma che non si arrendono. E arrivano a fare cose straordinarie. A passare giornate a limare un gesto, una battuta. Anche una battuta di altri. Convivendo con il terrore che non arriverà. Che forse sarà troppo vicina a un’altra. Che forse la posizione del corpo nella pausa non è quella giusta. Angoscia pura. Paura. Fatica. E il dubbio perenne che chi cazzo te lo fa fare… C’è gente che ama così tanto la comicità da farsi sbattimenti mostruosi (a proposito, spero che quello che ha sul suo sito i monologhi di Hicks e compagnia (ReRosso, uno dei più accaniti nella campagna diffamatoria contro Luttazzi, ndr) paghi i diritti, altrimenti non è molto coerente…) e invece di affrontare la battaglia e provarci (e sappiate che sono tempi difficilissimi non solo per come sta la nostra Tv, che il fatto che tanta gente regali roba comunque carina come Spinoza per noi è un bel problema, perchè non è che c’è tanta gente in giro che riconosca la differenza fra cento battute buone e due battute davvero ottime, soprattutto se sono scritte su un monitor e non sparate da un palco) perdono giornate a fare le pulci a lui. Boh… Posso essere perplesso? Cosa sono le battute? Arte? No, francamente non credo. Il Teatro è arte. Hicks è arte. Carlin. Pryor. Luttazzi. Spinoza è l’evoluzione internet delle formiche di Gino e Michele. E francamente niente mi ha mai fatto girare i coglioni come le Formiche. Smontata e decontestualizzata la battuta non è più nulla, diventa solo una grottesca coccarda da appuntare sul bavero della propria arguzia, da mostrare come un bon mot da salotto del settecento francese, non ha un contenuto se non “ehi, sono davvero un tipetto tutto pepe”. Per questo Luttazzi nella sua palestra detta regole precise, categorie, tempi. Perchè così, per quanto a più mani, il testo ha una forma precisa, argomenti precisi (l’attualità), uniformità. Un testo a più mani, ma un testo. Come testi rimangono comunque quelli di Luttazzi. Una pentatonica è una pentatonica, il cremisi è il cremisi, un triangolo è un triangolo, un mattone è un mattone. Una battuta è una battuta. Se sei uno che sale sul palco per fare dieci battute e ne rubi cinque sei un ladro. Se sei uno che sale sul palco come Luttazzi a prendersi tutti i rischi del mondo, le denunce del mondo, i vaffanculo e le risatine alle spalle del mondo, a fare due ore di sangue e sudore per risvegliare qualcosa nei suoi spettatori, per mantenere vivo lo spirito sano che permette al bambino di dire che il re è nudo e permette a noi di non impazzire e di non morire ogni giorno (e nel noi sono incluso io spettatore e voi) nello schifo della vita sociale, culturale, politica e morale di questo paese, puoi rubare tutte le cazzo di battute che vuoi. Almeno le mie. Bonolis invece no. E non credo di dovervi spiegare perchè.

Siate generosi. Siate comprensivi. Siate liberi. Non avete bisogno di supereroi. Avete bisogno di amici. E per quanto nevrotico possa essere (non lo conosco e non presto attenzione alle chiacchiere), per quante battute possa aver citato o rubato, per quanto scostante possa apparire, in Daniele Luttazzi voi avete un amico. L’amico che vi ha prestato i cd di Emo Philips, l’amico che vi ha fatto notare qualcosa che era sotto i vostri occhi, l’amico che ha fatto spettacoli bellissimi e spettacoli meno bellissimi, ma un amico. Lucido, spietato, generoso, spigoloso, onesto. Onesto nel dire quello che pensa e pazienza se parte di quelle cose le ha già dette qualcun altro. Vuol dire che non è matto e non è solo e quindi non siamo soli neanche noi. Se davvero pensate che una battuta possa valere più dell’uomo che la dice, del modo in cui la dice, del contesto in cui la dice, del testo in cui la dice, del prezzo che paga per poterla dire, siete su un crinale davvero orrendo. Se ti devo spiegare qualcosa, devo non farlo perchè qualcun altro ha detto le stesse cose prima? Perchè Luttazzi fa teatro, non è Bonolis. E’ catartico, catotico (o come stratacazzo…), necessario.

Lo trovate contraddittorio? Io no, ma anche se fosse, non è Batman. E’ un essere umano e un comico. Di quelli bravi. Se pensate che si possa fare quel mestiere e poi tornare a casa, mettere a letto i figli e poi guardare Chiambretti siete fuori strada. Per fare i comici a quel livello serve soprattutto una cosa: sensibilità. Tanta. Dolorosa, fastidiosa, difficile da gestire. Vuol dire essere sempre infuriato, arrabbiato, malinconico, spesso triste. Ma devi stare in piedi. E per stare in piedi hai bisogno di farti forza in tanti modi, anche di vedere certe cose a modo tuo, in un modo che gli altri non comprendono. E credo che sia questo il caso. Non perderei un nanosecondo a cercare di capire quanto Luttazzi sia onesto nelle sue spiegazioni. C’è la luna e voi guardate il dito. Anzi, lo sporco sotto l’unghia del dito. Beh, probabilmente è merda, perchè Luttazzi ama pulirsi il culo con le mani, ma quella di fianco è la luna, per Dio.

Piantatela con sta roba, non perchè faccia male a lui (ha ricevuto un paperbilione di querele, non credo che stramazzerà per due post su un blog…), ma perchè fa male a voi. Parcellizzate testi di due ore l’uno per cosa? Perchè avete bisogno che Luttazzi sia uno jedi? Ma non vi basta quello che è? Volete fare i duri e puri, accomodatevi. Io lo sono (ma per pigrizia, mi basta quanto lavoro, non passerei mai il mio tempo libero a vedere ogni cazzo di monologo di chiunque…), ma c’è un problema: sono tanto meno bravo di Luttazzi. E non sono fra gli scarsi, fidatevi. Se mettendo assieme anche roba di altri, mettessi assieme due o tre fra i suoi spettacoli che mi hanno letteralmente riconciliato col creato, lo farei. E lo fareste anche voi. E’ oratoria. E’ retorica. E’ teatro. E’ Shakespeare. E’ la razza umana o quel poco di buono che c’è in lei. E’ come diceva Paolo Rossi nel meraviglioso finale del suo Romeo e Giulietta “quello spirito immortale che attraversa i secoli e che ci rende umani”. Non è una gara a chi scrive più battute buone. Quella roba esiste già e si chiama “la sai l’ultima?”.

E soprattutto: se anche la sera con gli amici riesco a trovare due o tre minuti di quella pasta, con quel ritmo, quella veemenza, due o tre battute buone sullo stesso argomento che escono con i tempi giusti, non c’entra una beata mazza con il farlo su un palco. E’ come scoreggiare e suonare bene My Funny Valentine… C’è della tecnica, ma soprattutto tanto fegato lì dentro…

Siate generosi, comprensivi, scrivete le vostre battute, i vostri monologhi, le vostre storie. Portateli in giro, regalateli agli amici, fate proselitismo delle cose che vi piacciono, aprite blog, fondate teatri di quartiere, diventate stand up comedians famosi nel mondo. Ricordatevi che la famosa battaglia fra l’intelligenza e il progresso e le forze oscure che vogliono fermare la storia non è fra positivisti (capitalisti) e totalitariti (comunisti e religioni assolute), ma è fra noi (persone dotate di sensibilità, intelligenza e di conseguenza senso dell’umorismo) e chi pensa che Ezio Greggio sia un comico. In alto i cuori e amate i vostri simili. Non sono molti. Fra quelli Daniele Luttazzi occupa un posto molto speciale. Ha lati sgradevoli, ma non sono neanche lontanamente paragonabili a tutto quanto di bello e necessario fa.

Piuttosto ricordatevi che le battute non sono altro che mattoni per rappresentare plasticamente, con un discorso, un’idea, in senso strettamente platonico. Usate pure quelle degli altri (perchè di tante, tante, tante non si stabilirà mai la paternità…) ma usatele per qualcosa che non sia il sembrare il più figo. (beh, a meno che non ci siano in giro menne di straordinaria rilevanza storica…) Ma non esiste e non dovrebbe esistere niente che sia semplicemente “ridere”. Non esiste guardare qualcosa che sia “mi faccio quattro risate”. Chi guarda Zelig guarda prima di ogni altra cosa la narrazione di un gruppo di amici che ce l’ha fatta, si vuole tanto bene e vuole tanto bene al pubblico e tutto è tanto bello e spensierato e allegro. Chi guarda Colorado guarda il funerale vichingo della comicità o almeno così mi pare di aver capito, con la razza umana che cancella l’evoluzione e punta dritto a tornare battere, ma in un drakkar fumante.

Non esiste niente che sia solo “spettacolo”, c’è sempre e comunque un discorso. Perchè quando non lo vedete è perchè ci siete dentro e ne siete parte (questo è ESATTAMENTE il caso di Avatar, che non è in alcun modo innocente evasione… Innocente evasione è pisciare sulla ruota della macchina di un altro, a 700 milioni di dollari di budget vuol dire fare ruote di piscio e convincere la gente a leccarle…).

Avete uno che vi tratta da adulti, che vi sfida, che usa il meglio. Piantatela di rompergli le palle e cercate di seguirne l’esempio. Anzi, no. E’ veramente un lavoro di merda e ti logora i nervi, gli organi interni e la vita affettiva. Cercate di imitarne lo spirito. Divertitevi, amate, ridete, vivete. E ricordatevi che il torto maggiore che potete fare a un comico è prendere sul serio lui e non prendere sul serio ciò che dice. Che è esattamente quanto state facendo qua. Immagino e spero che ci sia un forum con pagine e pagine di riflessioni e commenti sull’ultimo (splendido, duro) libro di Luttazzi. Quelle servono, queste no. Queste vogliono solo attribuire patenti di santità a cui nessuno che fa questo mestiere aspira. Grazie a Dio, siamo peccatori. (questa è mia? O l’ha detta qualcun altro? O è in fin dei conti la vecchia e classica “Dio perdona, è il suo mestiere” rivista, perché come quella punta sul paradosso che se quel Dio esiste non siamo responsabili delle nostre azioni e quindi neanche del fatto di essere santi o peccatori? Ma soprattutto: chi se ne frega? Ho scritto milleduecento righe per dire tutt’altro e davvero state leggendo un’inutile digressione su una battuta? )

Nel momento in cui qualcuno inizia a controllare uno per uno gli spettacoli delle possibili fonti, per quanto il lavoro sia gradevole (cosa che per altro ho sempre rilevato) è un lavoro che ha uno scopo che mi spaventa: sputtanare qualcuno. Perché parliamoci chiaro: nessun tribunale lo condannerà mai. Per quanto sia importante ristabilire la verità storica (ma le battute sono storia? o sono tecniche?), noi ci giocheremmo l’unico che in Italia fa stand up a certi livelli e l’unico che diffonde certo materiale che, non contiamoci balle, per il pubblico italiano rimarrebbe ostico: per la barriera della lingua e dei costumi, del ritmo, delle posizioni, della mimica (a proposito, peccato che nessuno noti il lavoro che Luttazzi fa per importare nel suo mondo le battute di Chris Rock… Difficile immaginare due comedian più lontani…).Vero, non ha mai fatto i nomi di Philips o di Schimmel, ma ne ha fatti altri. Ha fatto molto per la diffusione del mito di Bruce in Italia per esempio.

Io se guardo Emo Philips non rido. Odio il suo falsetto, detesto la sua maschera, non mi piace il tempo da scemo del villaggio. Ma forse è giusto che le battute di Emo rimangano patrimonio degli eletti che possono apprezzare l’originale… Siamo a questo?  Tu su quel punto sei irremovibile? Padronissimo. Però fai un piacere, fatti vent’anni di palco e metti insieme la delivery di Luttazzi. Perchè di quelle battute un sacco di persone in questo paese hanno bisogno e se non c’è qualcuno che gliele porta in modo fruibile, non gli arriveranno mai. E da autore e da essere umano, credo che il sapere debba circolare. Sul resto:

1) dimentichi un dettaglio: la quantità di querele e guai (e spese) che Luttazzi ha affrontato per altri motivi. E le umiliazioni pubbliche e private. E l’isolamento. Non so se riuscirei a scrivere battute con richieste danni per svariati milioni di euro. Forse tu sì.

2) non penso che nessuno sia al di là delle critiche. Penso che ci sia bisogno di un motivo per distruggere un uomo, cosa che voi valutate di fare. Penso inoltre che le Opere siano molto più importanti degli autori. E che le persone stiano su tutt’altro piano. Valuta tu cosa comporterebbe sui tre piani.

Vorrei chiarire una cosa: non credo ce la possiate fare. Non credo che Ricci dedicherà del tempo al suo programma a un’operazione che puzzerebbe di manganello e che gli costerebbe ascolti. Non penso che per altro al pubblico di Striscia freghi poi molto di Luttazzi. Mi preoccupa invece che abbiate un’intezione simile.

3) state criticando un uomo. Quando la questione dovrebbe essere il suo spettacolo. E’ un inganno, come un mago che usa il trucco di un altro? Ma se il trucco funziona e io mi emoziono e quell’emozione vale 40 euro, dov’è il danno?

4) non capisco perchè a voi interessi punire una persona, davvero. Parlo di opere. E nel 2010, DL, la sua carriera, le sue scelte, le sua cause, l’editto bulgaro, la censura, i suoi testi e i testi non suoi, sono un’opera. Il video di sback, le risposte, tutto verissimo. Ma quella è una persona e francamente non avendo idea di cosa sia subire un editto dal tuo presidente del consiglio e spendere centinaia di migliaia di euro di avvocati in pochi anni, faccio fatica a giudicarla. E in ogni caso non mi compete: giudico il LuttazziOpera o anche l’opera di Luttazzi. Ripeto: non sono preoccupato per lui, sono allarmato dal vostro zelo censorio. Che alla scena italiana non può portare niente di buono. (Anonymous, 26 gennaio 2010 alle 9:22 pm)

***

Se il ‘fan’ in quanto ‘fanatico’ è una persona che ha scelto di amare qualcuno o qualcosa eleggendolo a simulacro di perfezione, reputandolo irrazionalmente un modello ideale a partire unicamente da alcune sue qualità positive (es. “Mi fa ridere, è contro berlusconi, ergo rappresenta il Giusto”), se il fan è uno che si inventa un mito di purezza che si incrina inevitabilmente al primo errore, se il fan è quello che non può perdonare al suo simbolo di aver macchiato la sua infantile rappresentazione, e allora sceglie una lapidazione purificatrice, se è tutte queste cose, allora il fan è senza dubbio un idiota, ma di sicuro non è utile. (Amelia, 10 giugno 2010 alle 9:14 pm)

Se ricordate, Luttazzi praticamente “chiuse” il blog (non scrisse più niente) per credo un paio d’anni? O forse meno, non ricordo precisamente, proprio perché disse che la gente stava cominciando a prenderlo troppo come un riferimento e quindi stava diventando un centro di potere, come Grillo. E dato che la satira è contro il potere, per poter continuare a farla coerentemente, sparì per un certo periodo. Questa è un esempio di una nobiltà e di una coerenza, secondo me, che lui ha. Io posso tollerare il riuso di testi di altri grandi per dar loro nuova vita, riesco anche a cogliere il senso di quando lui parla di bruciare le battute se le copi: chiaramente avviene se due stanno sulla stessa piazza. E cmq con Grillo e Benigni non si lamentò più di tanto, anzi, diceva che tutto sommato vuol dire che le hanno ritenute degne (del loro genio, ndr). (Cristiano, 11 giugno 2010 alle 10:30 am)

Molti post, sotto sotto, sembrano incentrati sul tema “Era il mio eroe e mi ha tradito, ora voglio soddisfazione”. Questo è sbagliato perchè Luttazzi è il primo ad essersi estratto da quella posizione. (Jack, 11 giugno 2010 alle 12:14 pm)

Ahimé, Jack, alcuni post mi sembrano andare anche oltre. Il tentativo di ragionare sulla relazione tra acritica ammirazione, creazione del simbolo, caduta dell’idolo, etc. vengono tacciati di essere “intellettualismi” e “discorsi da salotto”. Addirittura il plagio teatrale viene metaforicamente equiparato all’omicidio… Ecco, questo è il Paese reale, ed evidentemente travalica i confini politici di Lega Nord e Berlusconi. (Wu Ming 4, 11 giugno 2010 alle 12:25 pm)

Chi prova a ragionare, anziché prendere subito posto da un lato o dall’altro, fa ‘intellettualismi’, dice ‘aria fritta’, ma il suo unico scopo è sviare l’attenzione dalle colpe di Luttazzi, l’infame che si è macchiato di ipocrisia e in questo modo ha creato uno scompenso a quei tanti che avevano deciso che dovesse essere immune da errori, e che ora ritengono sprecate le loro risate ai suoi spettacoli. La pena che costoro hanno scelto di infliggergli sarà l’ostracizzazione e, naturalmente, il rifiuto del perdono, a meno di un pentimento, che essi richiedono come manco il Commendatore a Don Giovanni. Perché è colpa sua se loro l’amavano, diamine! Brian di Nazareth farebbe, davvero, bene a tutti. (Amelia, 11 giugno 2010 alle 1:05 pm)

Io Luttazzi l’ho visto l’anno scorso a teatro e mi è parso che in qualche modo Luttazzi ci odiasse tutti e volesse farci mangiare la merda a noi. Che volesse farci capire che facevamo schifo come lui che mangiava la merda, insomma. E tutti ridevano e a Luttazzi un po’ faceva piacere e un po’ schifo. A me è parsa vera avanguardia, però sono uscito dal teatro odiando tutti. (Gregorio Magini, 12 giugno 2010 alle 3:04 am)

Appena si prova a muovere un piede non a difesa di Luttazzi (di cui frega poco a me), ma del senso comune, si viene presi d’assalto da un esercito di “sfanboys”… Alcuni dei quali parrebbero anche in cerca di pubblicità (chi l’avrebbe detto??) (Dario, 11 giugno 2010 alle 4:39 pm)

@Filippo Giardina  “Se un ciclista vince il tour ma si scopre che era dopato qualcuno si metterebbe a filosofeggiare? 
Immaginate che il plagio nel mondo dei comici è come il doping per i ciclisti“. Ma anche nel ciclismo non è così semplice: intanto nessuno brocco per quanto dopato può vincere un tour, quindi sono i campioni dopati quelli che vincono e che creano le contraddizioni, cioè a quelli forti ci si affeziona e poi dopo chissà che succede. Penso che sia impossibile e per un artista e per uno spettatore evitare la fase dell’innamoramento, più è bravo il primo più lo adorerà il secondo. (paperinoramone, 11 giugno 2010 alle 1:45 pm)

@Filippo Giardina  Come si fa a fare 4.000 km. in bici in venti giorni a 45 km. all’ora di media? E’ ovvio, bisogna passare dal farmacista. A qualcuno interesserebbe vedere un tour de france corso a 30 km/h, o gare olimpiche vinte con tempi due secondi sopra i record attuali? Certo che no. I fan esigono il doping, ma vogliono che il dopato sia ucciso. E’ lecito interrogarsi sul marciume al fondo di tale meccanismo, di un simile rapporto? E facendolo, si giustifica la pratica del doping? Che, tra l’altro, uccide chi ne fa uso? Sì, è vero, si sta parlando d’altro. Il dopato è già stato ucciso. La sua morte dà una soddisfazione intensa, ma di breve durata. non siete già stufi? Avanti il prossimo, il circo continua, il meccanismo è intatto. Questo per me è, in senso antropologico, il fascismo. Sono sicuro che a piazzale Loreto, a smembrare il corpo del duce, fossero molti di più gli ex fascisti che non gli antifascisti della prima ora. (luca, 11 giugno 2010 alle 2:09 pm)

@Paolo Burini Ma quale “più grande bluff della storia”?! Il più grande bluff della storia sono quelli che si definiscono “autori” e invece si mettono solamente a fare i saputelli con Luttazzi, senza nemmeno identificare dove e come agisca chirurgicamente per migliorare le battute di Hicks, Carlin, Schimmel che cita. Poi, cari i miei nuovi autori, ho letto in un commento una riflessione sulla battuta di Relentless “Ho bisogno di dormire 8 ore al giorno. E 10 di notte”. Be’, c’è chi ha scritto in un libro del 2007 questa battuta: “Io ho bisogno di dormire almeno 13 ore al giorno. Più la notte.” Non è forse la stessa battuta di Hicks? Indovinate chi l’ha scritta! Paolo Burini.

E ancora: “C’era Eleonora Ceredi, una veterofemminista, una marsupiale, con la sigaretta sempre accesa fra le labbra. Le grandi labbra”. ( Luttazzi in Adenoidi )
Paolo Burini, Conversazioni Etiliche: “So leggere le labbra. Le piccole labbra.”

E quest’altra:
“BURROUGHS:-Quanti anni hai, figliolo?
IO:-Diciannove.
BURROUGHS:-Solo?! Io alla tua età ne avevo già ventitré!
IO:-Questa battuta è così vecchia che risale al cinema muto.”

Non è forse usare una battuta come pretesto per la vera battuta? Non è la stessa cosa che fa Luttazzi con la mosca di George Carlin? E soprattutto, di chi è quella battuta? Di Wright, mia, di Burini, di Luttazzi? Come diceva Troisi, una battuta è come una poesia, non è di chi la scrive, è di chi gli serve. Invece di perder tempo a segnalare plagi che non ci sono, perché non vi mettete seriamente a indagare il minuzioso lavoro che Luttazzi fa su ogni singola battuta? Non vedo il punto di diffamare Luttazzi quando i suoi accusatori si comportano nel suo stesso identico modo. Così si diventa soltanto ridicoli. (Flywheel, 23 febbraio 2010 alle 2:02 pm)

@ GG “si tratta del più grande plagiaro che la comicità italiana abbia mai avuto.”
 Hai fatto uno studio comparativo?
 E chi è il secondo classificato? Non abbiamo la minima idea di quante ne abbiano copiate gli altri comici italiani, e a chi, quindi sulla base di quali raffronti ti sbilanci a dire che “è il più grande plagiario etc.”? (Wu Ming 1, 10 giugno 2010 alle 3:56 pm)

@Francesco, prima di indossare anche tu la maschera della morte, ti invito a leggere un po’ di studi di letterature comparate e di chiarirti le idee sul significato di citazione, plagio, montaggio, collage, centone, riproduzione etc. Chi critica deve essere all’altezza di farlo. Buona fortuna.
@Paolo, nessuno dice che hai la coscienza sporca, dico soltanto che applichi due pesi e due misure tra il tuo modo di rifare una battuta e il modo di Luttazzi di rifarla. Hai segnalato un joke di Groucho Marx e uno vagamente simile di Luttazzi come battuta a tuo dire (e sbagli) copiata. Trovo mille volte più simile la tua sul disco della Joplin rispetto a quella di Luttazzi sul disco di Carboni. E tu dici:-Non è assolutamente la stessa. La differenza è uguale a quella che passa tra il joke di Seinfeld sul deodorante ascellare e quello di Luttazzi sulla mutanda profumata. E sei sempre tu che l’hai segnalata, senza nemmeno riflettere sul se e perché fosse stata modificata. Stessissimo discorso sul gatto domestico/gatto *castrato* di Maher/Luttazzi. Vi ergete a paladini del bene, ma fate parte dello stesso mondo che volete mettere alla berlina. Bruce ci vedeva lungo. (r3kroy, 10 giugno 2010 alle 5:35 pm)

Martedì avevo scritto a Daniele una mail. Gli citavo un mio intervento sul blog di ntvox in cui facevo l’esempio di Elio e le storie tese e Frank Zappa (lì il mio nick è guzru), e lui l’ha trovato calzante. Se tra di voi ci sono fan degli elii, pensateci: loro fanno un uso abnorme di parti prese di sana pianta da altri, a volte volutamente senza la minima elaborazione se non la collocazione. Se le riconosci bene, sennò i pezzi hanno valore in sé. E’ fatto di proposito. E questo diverte tantissimo i fan (le fave) che vanno a caccia di queste citazioni. Se capisci le citazioni ti senti parte del gioco. Se lo dicessero loro rovinerebbero tutto e questa cosa crea la sensazione di un legame esclusivo (”tra di noi ci capiamo…”). Non mi sembra molto diverso da quello che qui accade. Ma a questo punto, dice nella mail, qualsiasi cosa lui dicesse ora sembrerebbe una scusa. Ed entrare nel merito significa riempire molte pagine di spiegazioni (e aggiungo io: spiegazioni di scelte arbitrarie e quindi sempre opinabili: circolo vizioso). (Cristiano, 11 giugno 2010 alle 4:26 pm)

Mi stupisco che si menzionino i credits proprio in un ambiente che ha fatto della diffusione di idee e concetti senza passare per il copyright un cavallo di battaglia importante. Il plagio è materia di diritto e la questione si sarebbe dovuta discutere da quella prospettiva, e non con le guerre sante degli ex fan delusi e trasformati in boia, che sono le bestie più feroci. [Anche nel rock si vedono robe di questo tipo, prima amore folle e poi odio dichiarato; citerei il caso da manuale dei Guns’n’Roses che furono il mito di una generazione di sedicenni, i quali una volta quali scoperto che i riff non erano altro che rivisitazioni dei Led Zeppelin, da ventenni li rinnegarono in massa (senza poi sapere che gran parte del repertorio degli stessi LZ è un bluff, e senza crediti!!)]. (claudia boscolo, 13 giugno 2010 alle 5:48 pm)

Difendo Luttazzi. Primo perché mi è simpatico. Secondo perché è un antifascista e pur essendo merce appetibile per il dittatore mediatico Silvio B. non si è lasciato comprare e questo nell’Italia di oggi vale molto. Terzo perché non sono un suo fan. Copiare, citare, rimettere in atto non è pratica nuova nell’arte scenica. La genialità, se con questa parola ambigua si vuole indicare la specificità di Luttazzi, non sta tanto nei testi usati ( poco importa se originali o no) ma nei temi decisi e nella “maschera” attraverso cui sono agiti. Ciò che fa funzionare la macchina Luttazzi è la politicità delle scelte e la ferocia dell’esecuzione. Che i fan si sentano smarriti e traditi è il solito problema dell’amante che ricerca se stesso nell’amato. La tensione amorosa contiene in sé le ragioni del suo fallimento. Il fan, dell’uno , dell’altro, ha sempre torto, perché delega all’altro la responsabilità della sua felicità e compie lui stesso il gesto più colpevole, che è quello di illudere la realtà. Le nostre idee sono sempre degli altri. Non è nelle idee che si da l’originalità artistica ma, lo ripeto, nella “maschera”. Luttazzi non è incorso in problemi legali di copyright ma è andato alla gogna mediatica. In questo caso la legge è al di sopra della morale umana, che in questo caso suona confusa e debole. La cosa che comunque a questo punto diventa più “interessante” è come i blog, attraverso commenti, post e via dicendo, diventino sede di un processo popolare fatto senza la presenza dell’imputato, e non richiesto da nessun accusatore legale. Non ti sembra che sia un po’ troppo? Non ti sembra che a pisciare di fuori siano proprio gli accusatori, a questo punto, a gratis e senza un contraddittorio reale e che a preoccupare debba essere questo “inaudito” nuovo ruolo della rete? (Ruolo già preconizzato da Luttazzi nel 2006 con le sue riflessioni sul Web come Panopticon più micidiale di quello di Bentham, ndrMi sembra a questo punto che il processo sia in corso. E quando il processo si fa senza la presenza dell’imputato e di un avvocato difensore, ripeto, assomiglia più a un linciaggio. Per farvi sorgere qualche dubbio potreste leggere un articolo interessante sulla datazione dei post-caccia al tesoro qui. In questo blog (Giap, ndr) l’aria è da processo del popolo e se non era vostra intenzione distruggere la persona, a torto o a ragione, lo state comunque facendo, scandagliando, in modo anche gratuito, la psicologia dell’uomo. Ricordatevi che una persona quando viene accusata ha il diritto di non rispondere, di prendere tempo, di capire. Qui invece si chiedono risposte a furia di “cazzotti sul muso” e comunque il verdetto finale sembra che ci sia già. (cosimok, 13 giugno 2010 alle 6:05 pm)

La scelta politica di Luttazzi di radicale rottura con il sistema info-editoriale berlusconiano rimane giusta. Che questo possa comportare un transfert pericoloso è un altro discorso, esiste il rischio evidente di una berlusconizzazione dell’anti-berlusconismo ma mi sembra paradossale attaccare chi fa delle scelte in prima persona. Troppo comodo. (Saint-Just, 11 giugno 2010 alle 3:54 pm)

A proposito di citazioni e incrostazioni varie, io ricordo la battuta ‘dio prima li fa impazzire e poi li perde’ come shakespeariana. Un mio amico mi ha corretto dicendo che è un detto latino dalle molteplici e antichissime fonti, che semmmai Shakespeare avrebbe utilizzato disinvoltamente come faceva spesso. Non voglio ovviamente creare dei parallelismi, volevo solo precisare. (valeria, 12 giugno 2010 alle 10:51 am)

Sergio Leone (uno dei registi che più amo) è stato condannato per aver plagiato Kurosawa, poiché il plot di “Per un pugno di dollari” era uguale a quello di “Yojimbo”. Ma una cosa è copiare un trama interamente altro è fare una citazione. E comunque nessuno si sogna nemmeno lontanamente di sminuire Leone come regista. Prendiamo invece Tarantino: Kill Bill contiene citazioni continue al cinema di Hong Kong e a decine di altri film CHE NON VENGONO MAI CITATI ESPLICITAMENTE E CHE SOLO UNA PICCOLA PARTE DEL PUBBLICO CONOSCE. Eppure non c’è plagio! Cosa voglio dire con questo? Che io ho ragione e tu hai torto? No, voglio solo dire che nessuno dei due ha le competenze e che la faccenda non può essere archiviata con superficialità. (unnomeacaso, 14 giugno 2010 alle 2:56 pm)

@ unnomeacaso Sono d’accordo con te. Lo stesso esempio che porti si potrebbe fare coi Jethro Tull: Ian Anderson ha saccheggiato il repertorio di Bach. Poi è stato scoperto. Cosa hanno fatto i fan, una volta appreso che il loro dio non aveva MAI INVENTATO NIENTE? Hanno cominciato a sputtanarlo? NO. Si sono goduti il rimando, e per loro si è aperto il mondo nuovo di Bach. Luttazzi ha sempre ammesso di ispirarsi.  Se il vostro obiettivo è rovinare Luttazzi (ho letto cose tipo “coinvolgiamo il gabibbo” o “spero venga denunciato”) allora è tutto chiaro. Se invece la vostra è davvero una “indagine”, allora perché non impegnarsi a smontare le controrepliche di Luttazzi? Ne sareste in grado? Quello di sentirsi traditi è un modo di pensare che va di pari passo con quello di stigmatizzare il Fatto quotidiano: molti di voi avevano un’immagine IDEALIZZATA del Fatto quotidiano e di Luttazzi. Eravate stati “agganciati emotivamente”, e ora siete delusi e rancorosi. Non intendo condannare l’autore del blog, che comunque ammette di aver cominciato a fare le pulci al lavoro di Luttazzi proprio per la caccia al tesoro (ne hai vinta una, no?). Il tuo lavoro è encomiabile, ma porterà molte persone a dimenticarsi degli scritti autentici di Luttazzi, delle sue analisi politiche originali. Poi, non capisco perchè sminuite la “burla” che Luttazzi consciamente ha rifilato ai critici letterari d’Italia. Non potete dire che Luttazzi copiasse senza cogizione di ciò che faceva. Citando Luttazzi (sperando che questa volta ntoskrnl lo pubblichi) “Il traguardo parodistico sommo è indicato da Borges: Pierre Menard che ricopia parola per parola il Don Chisciotte. Con la stessa finezza, Sterne confonde copia e originale mettendo in bocca a Tristram Shandy una tirata contro il plagio che plagiava un passo dell’ Anatomia della melanconia di Burton, passaggio che Burton aveva a sua volta plagiato da Jovius“. (Lepidezze Postribolari, 2007, pag. 334) Scrisse anche “se faccio il calco di una battuta su George W. Bush che Carlin aveva fatto su Bush padre, chi conosce Carlin capisce il significato della citazione: tale padre tale figlio”. Questo per me è un punto a suo favore. Spero basti a farti capire che Luttazzi “copia” sì, ma scientemente e scientificamente. e ne aveva anche parlato, in più occasioni. Il tuo lavoro di censimento delle battute pronunciate da altri prima di lui è sicuramente meritorio, e pone sotto una nuova luce il suo lavoro. Una luce non necessariamente negativa. p.s. qualcuno di voi conosce Dylan Dog? Lo sapete che il 90% delle storie è “plagiato” (come direbbe Ntvox) da racconti di Stephen King o altri romanzi dell’orrore? E ovviamente non sono citate le fonti nei crediti… Quando l’ho scoperto, non mi è venuto in mente di denunciare Tiziano Sclavi, o di chiamare Stephen King, come una quattordicenne vendicativa. Mi sono “goduto il rimando”, come con i Jethro Tull e come con Luttazzi. L’arte è una continua variazione sul tema. Se non capite questo non se ne esce. (tuttuner, 14 giugno 2010 alle 5:50 pm)

***

Assistere ad un processo mi dà sempre un senso di disagio. Da un lato c’è l’imputato, “il reo” , dall’altro la Legge, che si affida alla Morale, che si affida alla Cultura, che si affida al Potere. In mezzo i funzionari, con i loro ruoli (accusatori, difensori, giudici). Istintivamente, per una forma di identificazione con la specie umana l’imputato ai miei occhi perde i suoi tratti distintivi di chi agisce un crimine e diventa l’Uomo. Il reato si stempera nell’umanità generica del “reo” e si dimentica di sé. Assistere ad un processo del popolo, come questo, e lo dico senza gusto per la polemica, mi da un senso di disagio ancora maggiore. L’assenza del Teatro Istituzionale, con le sue regole rituali ed esorcizzanti, accresce, ai miei occhi, l’Umanita del “reo” e mette a nudo la “disumanità” del Potere Giudicante. La Sostanza del Giudizio senza la Forma rivela più forte la sua vocazione alla crudeltà. In questo la Rete afferma la sua propensione all’impersonale, e cioè al culto, e al suo rovescio che è il linciaggio. 

Ne è la prova la conclusione catartica e di sapore religioso che chiude il processo: l’invito alla confessione, da più parti evocato come momento che libera dal male e redime. Viene spontaneo il confronto con il cristianesimo e la sua fase medievale di confessione pubblica e collettiva. Quello che dice qui Wu Ming 1: “E io chiedo solo a questo artista di sfondare il personaggio (che a questo punto ha rotto i coglioni) e mostrarsi a noi, finalmente. Debole, contradditorio, disposto a ricominciare. Ridimensionato ma vivo. Sarei davvero felice di assistere a una scena del genere.” o ancora qui Wu Ming 1: “Gli sono arrivati tanti segnali e consigli, molti (a partire da noi, e sappiamo che ci legge) gli hanno detto: – Sforzati, sputa i rospi, liberati da questo peso e mostrati responsabile. Salva quello che può essere salvato. E invece un cazzo.” Lo chiede anche Giovanni evangelista: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:8-9). Quello che Wu Ming 1 dice qui, “se solo quelle contraddizioni e debolezze le avesse fatte trasparire, se la corazza del suo personaggio avesse avuto *davvero* qualche crepa, oggi non saremmo qui a parlarne in questo modo. Invece erano sempre enunciate retoricamente (“sono uno stronzo” etc.) e mai sviluppate. Pensa alla differenza con comici americani come Richard Pryor, che facevano ridere (spesso amaramente) tematizzando la loro autentica sofferenza, i loro traumi e contraddizioni, e così hanno rivoluzionato lo stand-up” lo dice, anche se in altri termini, uno scrittore cattolico come John Fante in Aspetta Primavera Bandini:  “Usciva dal confessionale, diceva la penitenza a denti serrati e pugni stretti, collo rigido, promettendo con l’anima e con il corpo che da quel momento in poi si sarebbe conservato puro. Si sentiva invadere da una gran tenerezza, cullare da una carezza, rinfrescare dalla brezza, accarezzare dalla dolcezza. Usciva dalla chiesa come in un sogno, e camminava come in sogno, e se in giro non c’era nessuno, arrivava perfino a baciare il tronco di un albero, a succhiare un filo d’erba, a mandare baci al cielo, a toccare le pietre fredde della chiesa con dita magiche, con una pace nel cuore paragonabile solo a quella che provava nell’atto di sorbire una tazza di cioccolato, una battuta vincente al baseball, a una vetrina illuminata da mandare in frantumi con una sassata, all’ipnosi tipica degli attimi che precedono immediatamente il sonno”.

Con ciò, invito a riflettere, più che su ciò che ha spinto Luttazzi a fare ciò che ha fatto, sulle pulsioni profonde che hanno determinato “l’orgia accusatoria” (a torto o a ragione poco importa), sulla dinamica di un processo collettivo fuori dalla forma giuridica, sulla cattolicità inconscia di certe posizioni. Lo ripeto: a darmi il senso dell’orrore non è “l’individuo ( in questo caso pubblico e quindi impersonale) che sbaglia” ma la collettività della Rete che accanendosi sull’individuo pubblico massacra quello privato. E la sofferenza privata è tutto un altro carnevale.

Il rischio è inoltre la tendenza prevalentemente conformista della collettività.  

@Giovanni R. Certo che l’imputato va giudicato ma in tribunale. Se qui non c’è nessun tribunale perchè si scovano, producono, ammassano prove? Chi è il pubblico accusatore, dove sono gli avvocati difensori? Che la confessione sia “un laicissimo atto di responsabilità” avrei seri dubbi. Se ti interessa l’argomento leggi se non l’hai già fatto La confessione come genere letterario di Maria Zambrano. La confessione ha una complessità ben maggiore della semplificazione illuminista. (cosimok, 16 giugno 2010 alle 5:09 pm)

 ***

@ WuMing1  1) Tu imputi a Luttazzi l’ignoranza del suo pubblico. Non è colpa sua se tu non conoscevi il materiale americano: io lo conoscevo e me la sono goduta. A me le citazioni sono sempre state chiare, e l’alterazione del contesto pure. I temi e il tono di Hicks o di Carlin sono completamente diversi da quelli di Luttazzi, così come il sottotesto delle battute citate. Gli esempi che Luttazzi fa sul suo blog sono illuminanti a proposito, ma se ne potrebbero fare altri.

2) Trovo particolarmente buffo che tu citi l’espressione “sulle spalle dei giganti”, visto che eseguendo una semplicissima ricerca su google avresti scoperto che è esattamente l’espressione che usa Luttazzi per descrivere il suo lavoro. La trovi, tra l’altro, qui.

3) Il resto delle tue obiezioni si rivolge alla persona Luttazzi. “Ha fatto i soldi”, “ha sviluppato un’ossessione proprietaria”. Non mi risulta che quando Picasso rifece Braque regalò il quadro, e via dicendo. Anche alla fine dei vostri libri c’è il fantomatico simbolino, anche voi siete citazionisti: ma le citazioni che mettete voi sono “riconoscibili”. Anche secondo Luttazzi le sue citazioni sono riconoscibili. Ma riconoscibili da chi? Qual è il metro con il quale si misura la riconoscibilità? Quello dei “nitpickers”? (Gente che ti ha costretto ad una postilla per spiegare un post). Il lettore medio? Il vostro lettore medio? Il lettore medio nazionale? Perché se è questo il metro, guardate che i prossimi ad essere accusati di plagio sarete voi. Buona fortuna.

4) Luttazzi sarà ipocrita e contradditorio, ma questo cosa c’entra? Prima poni l’accento sul meccanismo autocannibalistico del fan che prima divinizza l’oggetto delle sue attenzioni e poi lo sbrana e poi ti metti sullo stesso piano? In che modo “l’infantilismo” di Luttazzi inficia il valore dell’opera? La risposta è semplice: in nessuno. (pussyveronique85, 17 giugno 2010 alle 5:16 pm)

***

Caro Daniele,
 io non rinnego nessuna delle risate che mi sono fatta guardando i tuoi spettacoli e leggendo i tuoi libri. Non vedo perché non crederti: in decenni che ti seguo non mi hai mai dato motivo di dubitare di quel che dici – varrà pur qualcosa. E poi senza di te ora non saprei cosa significa proctologo. Ma a parte questo.
 Non rinnego nulla perché so che ogni risata è nata dalla riflessione cui mi ha condotto il tuo punto di vista sulla realtà, e perché so che è quello il nucleo imprescindibile dei tuoi spettacoli. E perché so che è stato anche grazie alla tua satira se sono riuscita a liberarmi da molti tabù, alcuni dei quali mi condizionavano (mio malgrado) non poco e odiosamente. Ciò che non so, a questo punto, è di che cosa ridessero quelli che ora si indignano e non sanno più chi sei.
 È un messaggio breve ma sentito. Insomma, è un grazie, te lo devo nella porca Geenna di questi giorni.

Un abbraccio,
 Sara

P.S. = Mosca fa più ridere di falena. (SarMa, 13 giugno 2010 alle 14:12)

Ciao Daniele, 
ti scrivo solo per potermi vantare di averti scritto.
 in occasione di questa nuova ondata di critiche volevo anche farti sapere che io non sono fra i presunti “fan delusi”, se esistono, 
e che mi ricordo sempre la tua frase “più sai, più ridi”. keep pushing. p.s. 
ho aperto un gruppo su facebook, fermo, fermo, lo so.
 si chiama “Con Luttazzi Contro il Branco”,
 è la prima volta che faccio una cosa del genere,
e in effetti dopo mi sono sentito un coglioncello multimediale.
  ma avevo del tempo libero.
 se ti da noia fammelo sapere, ho il sospetto che i tronati tecnologici pro possano fare danni quanto i tronati tecnologici contro. Ciao.
 (jackbakunin, 14 giugno 2010 alle 09:42)

Immagino solo quanto ti stia divertendo a doverti difendere da quello che viene rappresentato come il tuo pubblico.
 Certo che se io non avessi studiato “Logica e interpretazione giuridica” (strutturalismo & co.) mi sarebbe stato di gran lunga più difficile capire questo articolo, ma tant’è, se di questo c’è bisogno. p.s. tanto non ti (né mi) fregano! (Michele23anni, 14 giugno 2010 alle 08:42)

Arrivo un po’ in ritardo sulla recente polemica che ha coinvolto Daniele Luttazzi e i suoi presunti plagi. Tra i molti articoli dedicati alla questione, quello di Repubblica mi lascia particolarmente perplesso, per il tono generale e per la chiusa sulle “scuse che non stanno arrivando”.
 Luttazzi, naturalmente, sa difendersi benissimo da solo, e lo ha fatto eloquentemente. Nondimeno, vorrei esprimere qualche parola di solidarietà per un artista i cui strali satirici e, più in generale, la cui intelligenza non si sono mai sottratti al confronto dialettico più serrato, alle disamine sull’arte e sulla manipolazione dei linguaggi che stanno alla base dei suoi meccanismi.
 Luttazzi, negli anni, ha saputo costruire un sistema dialettico/artistico il cui valore complessivo è sotto gli occhi di chiunque abbia abbastanza cervello e buona fede per accorgersene.
 Quello di Luttazzi è un universo artistico complesso, stratificato, e come tale esige di essere apprezzato e giudicato nell’insieme dei suoi riferimenti culturali, del suo contesto d’insieme come dei suoi rimandi puntuali. E’ stupida e riduttiva questa pretesa di fare “tana” all’artista, nel modo becero con cui è stata artatamente montata la polemica a mezzo stampa.
 Critici, semiologi e giornalisti dovrebbero sapere che quello dell’intertestualità è uno dei campi di ricerca più complessi di tutta l’arte moderna, dalla letteratura latina in poi. In questo senso, l’arte di Luttazzi parla per lui, in qualcosa che va ben oltre l’anagrafe delle singole battute (peraltro assolutamente trasparente, mi pare).
 Ho la sensazione che i detrattori di Luttazzi abbiano infine trovato un eccellente sistema per avere la loro meschina rivincita sugli schiaffi intellettuali ricevuti nel corso degli anni da Daniele, complice il pressapochismo del giudizio medio dell’opinione pubblica, sul quale si può sempre contare.
 Una cosa triste quasi quanto le reazioni della massa dei “fans delusi” (ammesso che siano veri) e che conferma, una volta di più, il dsgraziato bisogno, tutto italiano, di creare degli idoli da mettere sull’altare e da gettare nella polvere con la stessa disarmante facilità. Amen. (trafalmadoriano, 14 giugno 2010 alle 16:13)

ma “e ‘sti cazzi” posso dirlo? O plagio qualcuno? (maddler,  14 giugno 2010 alle 19:40)

Caro Daniele,
 se ti fossi limitato a partecipare ai NoBday oggi usciresti in Dvd allegato con L’Espresso.
 Ma hai rotto le palle anche a De Benedetti parlando dei Progetti Sorgenia, al Pd di Veltroni (e Soros; individuando la natura reazionaria e classista del progetto), hai contestato i coloni del web della Casaleggio ed hai mantenuto lucidità morale e intellettuale di fronte all’avanzata di una nuova forma di egemonia: l’opinione pubblica indotta dal populismo web, che oggi infatti è incanalata dentro un’emozione negativa di massa rivolta contro la tua persona. 
Ecco qui il nuovo potere post-berlusconiano (pur in tardo-berlusconismo, già attivo) con cui avremo a che fare nei prossimi anni, un potere liquido, anonimo e di massa, disarticolato eppure verticistico (come le primarie americane), che oggi si manifesta in Italia per la prima volta nelle sue forme più intolleranti e fascistiche.
 E che esso ti percepisca come un nemico da “distruggere” mediante sputtanamento mediatico (così come per il caso Braibanti, non si ricordano altri laidi processi sommari gestiti dalla Comunicazione per il concetto inesistente in arte di “plagio”) dimostra solo la tua integrità, la tua forza e la loro miseria. Avanti così. 
(davidenota, 13 giugno 2010 alle 22:46)

Cito da M. Borch-Jacobsen in “Lacan, il maestro assoluto” (Einaudi 1999):
Lacan, in sostanza, fu un autodidatta di genio, vale a dire un prodigioso assimilatore: permeabile ad ogni influenza, abile nel cogliere le somiglianze e le analogie tra i domini più diversi – ed anche incredibilmente agile nell’appropriarsi del pensiero altrui. L’autodidatta, è cosa nota, non deve nulla a nessuno, non perchè debba tutto a se stesso, ma perchè piuttosto deve tutto a tutti. In che modo, allora, lo si potrebbe accusare di plagio, dato che elimina alla base l’idea stessa di proprietà intellettuale?
”Il simbolo è di tutti”, dichiara Lacan a proposito di un caso di plagiarismo fantasmatico analizzato da Ernst Kris: “Per un analista affrontare la questione del plagiarismo nel registro simbolico deve essere innanzitutto centrato sull’idea che il plagio non esiste. Non c’è proprietà simbolica”. (…) Questa tesi deve essere presa sul serio, perchè è alla base del famoso “stile” di Lacan, fatto di continue citazioni e allusioni. (“Lo stile è l’uomo”, ricordava …) La tesi che io porto avanti è quella che discorso della satira e discorso dell’analista abbiano molti punti in comune. E in ogni caso mi sembrava un buon modo per manifestarti il mio sostegno! Ricordo perfettamente di aver sentito e letto delle tue citazioni nascoste da quando ti seguo, cioè da secoli, altro che 2005… (misia1703, 13 giugno 2010 alle 15:49)

Eduardo diceva “il teatro è di chi se lo prende”, secondo me tu sei un genio anche per le tue citazioni. Il fatto che sia un attore di Centovetrine e che rosichi quando ti vedo sul palco c’entra poco…. (massimilianovado, 28 giugno 2010 alle 23:38)

L’ignoranza generale e diffusa è sempre piu’ alarmante. Come tanti pesci corrono dietro alla pastura che butta il pescatore, così l’opinione publica segue l’assurda campagna contro di te messa in atto dalla macchina dell’informazione (o disinformazione per meglio dire). Se fossimo in una società “normale” e “razionale” ti darebbero una cattedra o una laurea Honoris Causa, ma siamo in un periodo di pura barbarie e ti tocca subire queste offese gratuite ed infondate. Chi ti segue, chi è tuo fan, sa benissimo la serietà con cui lavori ed il tuo modus operandi ed avrai sempre il loro appoggio.
 Chi ti accusa è, ad andar bene, un ignorante che sa solo assomigliare al prossimo ed unirsi al “coro” o al “gregge” e non ha mai visto nè un tuo spettacolo, nè letto un tuo libro. Dopo le querele le epurazioni ed ogni sorta di discriminazione che hai subito ti tocca anche questa! L’unica cosa che posso fare è testimoniarti la mia solidarietà ed il mio totale appoggio, oltre ad un ammirazione per il tuo lavoro che parte dai tempi di “tabloid” e che si è accresciuta nel tempo! Tieni duro e continua a regalarci risate isteriche, di rabbia e di gusto come solo tu sai fare. Un tuo ammiratore (J.J.Berco, 13 giugno 2010 alle 13:46)

Caro Daniele,
 chi ti segue con passione da anni (credo dalla prima edizione del superlativo “Adenoidi”) ricorda alla perfezione il gioco della “Caccia Al Tesoro”. Per gli altri, mi viene alla mente un verso di De Musset: “Io non li disprezzo, li conosco. Ve ne sono pochi pessimi, molti vigliacchi e tanti indifferenti.” I vigliacchi s’inventano il caso e postano un video, gli indifferenti accorrono con l’illusione di avere una piccola cosa di cui sparlare… E i pessimi? Quelli sono impegnati a querelarti, e puntualmente perdono. Lo sappiamo. Ti volevo esprimere la mia solidarietà, ecco tutto. Continuerò a seguirti; tu, ne sono sicuro, continuerai a stupirmi… Stabbène! Luca Maroldo (NoExistenz101,  11 giugno 2010 alle 22:32)

L’invidia è viscida:
 joni mitchell: “Dylan è un plagiario” Sei in ottima compagnia. Magari non arriverai ad essere candidato per il nobel, ma nella storia della satira italiana ci sei già.
 Ciao, continua cosi
  (alexxx, 11 giugno 2010 alle 12:14)

Caro Daniele, 
avrei voluto dirti scriverti fin da quando ho scoperto questa polemica inutile e vergognosa, mesi fa. Voglio ringraziarti per tutte le risate che mi hai regalato, dalla mia adolescenza ad oggi. E voglio dirti che tempo fa, quando hai postato il pezzo di Seinfeld sulla morte di Carlin, ho cercato George su YouTube: sentire il pezzo sull’Invisible Man (che adesso ti accusano di avere “copiato”) mi ha fatto sentire bene, come se per un attimo fossi entrato nel tuo mondo.
 Mi era già capitato, ascoltando Zappa e sentendo una frase da Sketches of Spain, o guardando i tableux vivants di Pasolini e riconoscendo il quadro. Ma non sono io a doverti spiegare perché hai ragione: io volevo solo dirti grazie. (a.lagrua, 11 giugno 2010 alle 10:04)

Solo una piccola testimonianza. Ho conosciuto Daniele una dozzina di anni fa.
 Dopo aver assistito ad un suo spettacolo (Tabloid – al Teatro Parioli), mi sono riconosciuta nel suo lavoro ed ho cominciato a scrivere.
 Quando gli ho chiesto di leggere le mie battute, mi ha risposto che avrebbe preferito evitare, perché il meccanismo comico di una, magari particolarmente riuscita, sarebbe potuto riemergere, in un secondo momento, senza che lui ne avesse consapevolezza.
 Rifiutare è stato il modo migliore per rispettare il mio lavoro e la sua stessa creatività; non certo un alibi per non prestarmi attenzione: Daniele ha sempre dedicato a me, come alle altre persone che gli si presentavano, tempo e ascolto, con gentilezza.
 Credo ci sia una differenza evidente tra citazione, allusione e plagio.
Un grande autore è sotto gli occhi di tutti e riprenderne il lavoro è citazione, spesso omaggio.
Un esordiente, invece, è nell’ombra e non si può difendere. 
In questa evidente, abnorme differenza, credo risieda la correttezza di Daniele. (ValMadlene, 10 giugno 2010 alle 22:40)

Bella Daniele. Sono un tuo fan, e tale rimango mentre guardo con disappunto queste polemiche inutili circa il tuo lavoro. E per disappunto intendo che li guardo come potrei guardare il cane della mia vicina che cerca di scoparsi la mia gamba sinistra. Polemiche sterili, certi giornalisti dell’Unità adesso si riempiono la bocca di nomi di comici ammerigani che non avrebbero MAI conosciuto in 200 vite. Per altro, ti dirò, a me pare che tu non abbia mai nascosto la tua passione per certi personaggi (chris rock, bill hicks ecc ecc) né che tu abbia mai negato di aver preso spunto anche in modi espliciti dai loro monologhi. Due anni fa, grazie alla tua celebre battuta su focaccione-ferrara, ho conosciuto hicks, quindi parte della mia cultura satirica di questi ultimi anni la devo a te e tanto mi basta per continuare a considerarti l’ottimo comico che sei sempre stato. Bisognerebbe chiedere a quelli dell’Unità e ai vari neo-nati espertoni di satira cosa intendano esattamente per “originalità” perché, d’accordo con quanto dice Wu Ming: “Da che mondo è mondo esistono pratiche di “riutilizzo” artistico di elementi presi da opere precedenti: citazione, omaggio, détournement, cut-up, parodia etc. La presenza in un’opera di tali elementi non implica alcuna “svalutazione” dell’opera stessa, altrimenti dovremmo dire che La terra desolata di Eliot (praticamente un grande collage di citazioni) non vale nulla.” Sai cosa ti dico? ti ricordi quando Bucknasty (7yearwinter) fece screzio con Repubblica per la storia della tua battuta su Ferrara? La risposta fu “2girls1cup” per i giornalisti di Repubblica.it. Quindi mi sa che è meglio se cominci a preparare tazze di merda da distribuire, perchè un sacco di gente si è prenotata per questo lauto pranzo!! Continua cosi Luttaz. Sei sempre nei nostri cuori. E un po anche nelle nostre mutande! Per dirla come direbbero i Deftones, Be quiet and drive far away. (1AkA0,  10 giugno 2010 alle 11:13)

Ciao Daniele, io sono d’accordo con te. La pratica della citazione non è affatto da demonizzare, tantissimi grandi artisti lo fanno e lo hanno fatto, a partire dal campo musicale (questo è il mio campo di studi specifico) quando nel Rinascimento e poi successivamente venivano scritte dai più grandi maestri messe parodie e messe parafrasi, mottetti, che riprendevano in tutto o in parte opere già scritte da altri. Si potrebbe citare anche la pratica moderna del remix o delle cover, che puntano a dare un’interpretazione personale di materiale musicale già esistente, adattandola al proprio temperamento e alla propria situazione culturale. Lo stesso jazz ha usato per molto tempo gli standard, ovvero citazioni di melodie provenienti soprattutto dal musical.
Insomma, tutto questo per dire che non devi essere te a palesare quando riprendi battute di altri, ma deve essere chi ti ascolta a capirlo, perché a nessun musicista è stato mai chiesto da dove ha ripreso quella melodia o di chi era quella canzone.
 Ciao Daniele, non vedo l’ora di poterti rivedere alla tv. (giova1982, 10 giugno 2010 alle 11:03)

***

Luttazzi parla a Raiperunanotte mostrando lo schifo con cui conviviamo e guarda un po’ il caso… dopo qualche settimana salta fuori un video per smerdarlo. Lo hanno già fatto, l’ultima volta nel 2007, e lo rifaranno ogni qualvolta gli farà comodo buttare fumo negli occhi… la cosa divertente anche se un po’ patetica è che qualcuno ci caschi ancora. (misia, 10 giugno 2010)

Prima che partano linciaggio e lapidazione del Luttazzi, vorrei ricordare sommessamente che: 1) Shakespeare rielaborava narrazioni precedente. L’Amleto è la traduzione in inglese di una della saghe danesi di Snorri Sturluson. 2) Woody Allen ha preso di peso pagine del primo Philip Roth (Portnoy) e le ha portate al cinema. 3) Ombre Rosse è, per molti versi, una rivisitazione in chiave western del Boule de Suif di Maupassant. In nessuno dei casi (e potremmo citarne un altro migliaio) l’autore ha mai dichiarato l’ispirazione originale (o come direbbero gli spietati giustizialisti: il plagio). Io credo soprattutto per non disturbare la sorpresa ed il divertimento del lettore/spettatore. E poi che i comici si rubino allegramente le battute è tradizione antica, chiedere a Ruzante, a Goldoni, a Peppino de Filippo, a Totò. E adesso mi permetto di invitare tutti, per favore, a riporre le torce e i forconi. (paolovirzì, 10 giugno 2010)

Evidentemente è un concetto difficile da far accettare alla corte di tribunale della quale qui molti sembrano desiderare di far parte. Comunque, se il punto di vista è per forza questo, allora è vero: gli artisti son gente un po’ immorale. I comici han sempre rubato, specie per fame, ritenendo che le migliori battute non appartengono a nessuno e appartengono a tutti, a chi le sa dire, a chi sa far ridere gli altri. Infatti probabilmente andrebbe perseguito Shakespeare (copiava, copiava, altro che rielaborare, e lo faceva alla grande). All’epoca dei comici vaganti, oltre a non esserci youtube, ed il web a linkare i loro contenuti, non c’eran nemmeno testi scritti, ma canovacci e zibaldoni tramandati oralmente e i guitti se la vedevano tra di loro con una bella scazzottata. Adesso è invece è così, c’è il popolo del web, i suoi tribunali, e amen. Mi dispiace per Luttazzi, che non conosco, e del quale ignoro le battute contestate. Mi fa piacere però che qualcuno, solitario, abbia citato Picasso, uno dei ladri più geniali. Always steal from the best. Per rubare, specie in modo non pacchiano, serve ingegno e maestria. Saluti. (paolovirzì, 10 giugno 2010)

Luttazzi ha sempre detto di riprendere quelle battute da altri autori satirici. Lo ha detto sul suo blog, nei suoi libri, a teatro (testimone diretto). Lo ha detto pure a Decameron, l’ultimo suo programma televisivo. Lo ha detto. Perché alcuni di voi (compreso l’autore del pezzo sul Post) continuano a dire che avrebbe dovuto dirlo? Lo ha detto. Bonolis e Grillo no (per dirne due che avete citato). Hanno copiato la battuta senza dire “questa è di Luttazzi”. Hanno sbagliato. Luttazzi invece lo ha detto. Ecco perché a mio modesto parere non si è comportato male. Detto questo, sia Bonolis che Grillo (sempre per stare sugli esempi che avete citato) hanno altro repertorio che evidentemente piace a molti, così come le battute in questione sono solo una parte infinitesimale del repertorio di Luttazzi. (Zagor, giugno 2010)

A prescindere dal fatto che ricordo benissimo che Daniele Luttazzi ha sempre sostenuto di praticare l’arte della citazione non dichiarata, cosa scritta sulla colonna dx del suo blog da tempo immemore, che gli è servita a difendersi dalle accuse di chi lo trova scomodo (come a Travaglio raccontare sempre fatti ripresi da tutti ma mettendoli insieme con coerenza) e che chiunque sia sottoposto a una campagna di disprezzo di tale portata senza aver fatto nulla di penalmente rilevante merita ogni solidarietà, a prescindere da tutto ciò si può anche criticare Luttazzi. Ma non si può prescindere affatto da questi fatti, sono i più rilevanti attorno a cui s’impernia ogni discorso su come, cosa e dove si possa spingere la riproposizione di idee altrui in arte. Detto questo, il discorso mi pare chiuso. L’arte “è riscrivere sempre la stessa storia” e chiunque frequenti qualche idea oltre ai preconcetti sa benissimo che quelle non si presentano con il marchio d’autore e, infatti, chiunque con le idee ci lavori, anche producendone di nuove, ovvero di nuove composizioni di vecchie idee (come gran parte di ogni arte e scienza), esercitando cioè quel processo creativo che è “applicazione di forme di alcuni contesti ad altri contesti trasformandone le relazioni”. Alcune idee possono essere riprese in toto, altre reinterpretate o mutate di poco o di molto, talvolta quel tanto che trasforma l’essenza aleatorie dell’idea stessa, che non per niente è proprio un concetto e tutto ciò è arte, sviluppo, produzione di qualcosa di nuovo. In arte si riprendono sempre in parte cose altrui, ma quando le si mescola o le si trasforma non si nominano mai tutti: non è possibile e non è nemmeno importante. Nei saggi, che spesso parlano di quel che ha detto quel tale riguardo a ciò che ha detto e fatto quel talaltro, è molto più importante nominare precisamente le fonti, che comportano una serie corposa di note a fondo pagina e a fine capitolo o libro; ma ve lo immaginate uno spettacolo comico che si interrompe a ogni sketch annunciando “idea ripresa/citazione satirica/rifacimento del verso/quant’altro alla tal frase o azione di quel tale”? O alla fine di ogni scena? O dello spettacolo? Che due palle!  Davvero: io non mi permetto di dichiararmi in grado di sindacare su cosa sia satira, umorismo e del valore di ogni loro espressione; ma almeno fino a de la Rochefoucauld ci arrivo, dunque so benissimo che “un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo” e i vecchi che “danno buoni consigli perché non possono più dare il cattivo esempio” sono due sue precise traduzioni in italiano, una delle quali infilata in un album di idee totalmente riprese e anch’esse più o meno direttamente tradotte da un famoso poeta americano, questo giustamente nominato, ci mancherebbe. Lo so ma non mi permetto di criticare De André per questo, ma mica perché è il mostro sacro: perché ha fatto bene e ci mancherebbe! Non lo so, ma in un’intervista o libro dove parla delle sue influenze e debiti, lo può anche aver detto, ma se mi riempiva gli album di dichiarazioni sulle fonti mi pareva di ascoltare la conferenza del critico sull’artista, non l’artista. Senza contare che siamo nel 2000 passato, signori, e qui bisognerebbe riferirsi a chi ne è consapevole, anche se il fatto che possano imperversare critiche e delusioni nei confronti di Luttazzi me ne fa dubitare. La citazione è ormai da secoli elemento portante dell’arte e di ogni discussione in ogni sua forma e valore. Per dire, il libro forse più famoso fra gli intellettuali del ‘900 è stato l’Ulisse di Joyce; l’ho persa, ma ricordo ancora che la mia copia era corredata di un corposo libro aggiuntivo tutto di note, la maggior parte di rifermenti e citazioni non dichiarate nel testo. Ancora, prendiamo Stravinskij, per molti considerati coltissimi il più grande musicista del medesimo secolo, ne ha fatto un’arte del far citazioni – Il tema dell’Oedipus Rex (storia scopiazzata da un greco di cui non ricordo il nome) è ripreso dalla Traviata di Verdi, no dico, altro che le zuppe di Warhol per certi versi. Ma in musica i casi imperversano, è pieno di brani che son fatti di insiemi di temi d’altri brani senza essere plagi, senza che dovunque si debbano citare come nel Jazz gli ideatori originali. E non si pensi di obiettare che appunto, ci sono grandi casi di plagi, in musica: proprio la differenza in tal campo, anche accettando i brevetti e le proprietà intellettuali come attualmente normate, spiegano chiaramente perché Luttazzi non ha fatto addirittura nulla di cui possa essere accusato, oltre che nulla di ingiusto. Da Shakespeare – di cui non avremmo, nel suo caso, gran parte dell’opera, con le attuali leggi sul diritto d’autore – a Borges, da Moby a Zelig, da Caravaggio a Picasso (e si possono fare tutti gli esempi ma sarebbe palloso e i nomi son presi praticamente a caso perché i manuali di storia dell’arte, della letteratura e di tutto esistono e riferiscono abbondantemente, ma consiglierei di vedere se ne parla Dario Fo, premio nobel per la letteratura per certi motivi), questo è fare arte. Oggi poi, dopo il postmoderno, i riferimenti incrociati sono fondamentali (trovo geniale davvero l’accusa di plagio a Bonolis su una battuta plagiata – che certo l’autore spera qualcuno sia abbastanza “colto” da cogliere, visto che la cosa è molto più succosa di una scoreggia d’insetto). Se questo delude qualcuno al punto da restar deluso da Luttazzi, allora auguriamogli di non scoprire mai chi era il dio Mitra o, se è ateo, di trovare qualcuno che lo incolli per ore a beccar tutte le citazioni non dichiarate e i “plagi”, che so, di Matrix. Se poi la discussione si deve fare sulla qualità degli spettacoli di Luttazzi, di come quella percentuale di battute d’altra origine da lui tradotte senza menzionarne sempre gli autori (per motivi magari discutibili, ma dichiarati ed espliciti da prima che scoppiasse il caso) si integra con omogeneità nel suo spettacolo o risulta un’interpolazione mal riuscita, la si faccia. Ma non mi pare che questa discussione possa sfociare in acccuse di indegnità o di comportamenti scorretti. Primo non c’è niente di sbagliato in quel che ha fatto Luttazzi, a meno che non abbia fatto crimini contro la proprietà intellettuale (del cui valore discuterei, ma che è molto rispettata nella nostra società), ma questo sarebbe tutto da dimostrare, non bastano certo queste battute, direi: anzi, la presa per il culo al quadrato ci sta tutta, io non sento rotto il vincolo di fiducia da uno cui chiedo battute, non bibliografie. Secondo, se anche lo si trovasse sbagliato (per motivi che ritengo sbagliati) perché Luttazzi? Forse che De Andrè ha dichiarato tutte le sue fonti? Forse che mi cambia qualcosa rispetto a lui sapere che quei versi sono di de la Rochefoucauld? Non lo so, ma scommetto che se si andasse a spulciare in gran parte dei repertori, si scoprirebbero molti più grandi artisti come Luttazzi che non dei che creano universi dal nulla. Per fare un altro esempio, ma sono innumerevoli, mi ricordo che amavo tremendamente un verso di Eliot, “guarda, quelle sono perle che furono i suoi occhi”, finché un bel giorno non li ritrovai in Shakespeare; cosa che dette spessore, che mi fece capire più cose. E chissà che Shakespeare non l’avesse presa da qualche altro scrittore, o pescata in riva al mare da un marinaio. Son cose in più che interessano gli eruditi e i cultori dei generi. Non truffe e imbrogli per cui processare chi ci ricorda chi andrebbe processato, e quali processi fanno sì che ci si freghi con le nostre mani nella vita di tutti i giorni. A maggior ragione, lo ribadisco, se le citazioni hanno un senso, oltre a una funzione importante di tutela e di sputtanamento dei censori (da cui Luttazzi è da molto aggredito per davvero, non per interposta persona) e sono inserite all’interno di un contesto nuovo da una parte e con una funzione metasatirica addirittura apertamente premessa e dichiarata. Per certi motivi ci sta eccome; ad esempio, non voglio dire se le frasi che ho messo fra virgolette sono di qualche autore o no (e può darsi che nemmeno lo sappia, che ne sapete?), ma in questo caso ha senso e valore lasciarle così, senza dirlo, per dire con ciò qualcosa di molto più importante a chi critica Luttazzi per motivi assurdi: “Quella di parola è una facoltà indifesa e spesso, perciò, orrendamente abusata proprio dalle menti più deboli”. (efraim, 10 giugno 2010)

Prima di tutto bisogna capire se si tratta di un furto, caso nel quale Luttazzi ha tutta la responsabilità legale, anche se nel caso ho i miei dubbi, per tanti motivi, va bene. Visto che s’implora il garantismo anche nei confronti di qualcuno che non si fa processare per un reato di corruzione quando il corrotto è già stato condannato, aspetterei prima di tutto di vedere se Luttazzi sarà incriminato e condannato. Perché starei pur certo che, se c’è qualcosa d’illegale in ciò che ha fatto (ma appunto ho i miei grossi dubbi) sarà di certo incriminato e pagherà per questo, anche se queste battute sono ufficialmente e dimostratamente più di una volta servite proprio a dimostrare (con le critiche di chi lo voleva censurare) che la sua era satira ben accetta nei paesi civili e non volgarità. Fatto questo che non può apparire irrilevante a nessuno, credo, anzi: dimostra empiricamente con fatti di cronaca che quello che Luttazzi dice di aver voluto fare, con l’inserzione di battute di cui non citava l’autore, l’ha fatto davvero ed è servito egregiamente. Poi si continua anche a voler discutere di stile e di qualità, perché questo sono i discorsi su come si integrano le battute altrui all’interno dell’opera del grande comico (chissà da dove l’ha copiato il monologo di raiperunanotte, comunque complimenti alle sue capacità di ricercatore, per quelli che sono i miei gusti è qualcosa che si muove nel regno della perfezione, anche se non sono un esperto, come era vedere Yuri Chechi, per dire). Se uno li ha visti, questi video incriminati, ha visto in effetti cose un po’ diverse (oppure probabilmente è il classico rancoroso che non capisce perché la battuta del simpaticone detta da lui non fa ridere nessuno), come dice anche l’articolo di partenza qui. E ha trovato solo quelle senza tutto il resto, nel video corposo. Ma mi risulta, in base ai calcoli dei peggiori detrattori, delusi o non saprei come definirli, che il massimo ipotizzato di battute prese da altri sia il 30%, mica da uno solo, da molti, e spesso significativamente rimodellate e ricontestualizzate con un lavoro di cui probabilmente chiunque di noi sarebbe incapace, anche disponendo della traduzione e delle dritte di Gino e Michele, di tirar fuori qualche risatina alla festa parrocchiale. Sia come sia, una percentuale del genere, per di più presa da diversi autori, è infima. Se un jazzista reinterpeta interamente il tema di un altro, fa bene a citarlo come autore (ed è prassi), ma se infila che so, quello di Jean Pierre o di ‘Round Midnight in un altro contesto, o anche se fa una sfilza di temi dello stesso autore tutti di fila, non lo cita già più. E nel jazz si fanno belli delle citazioni – è una musica per eruditi che leggono le bibliografie molto di più di quanto non lo sia, infatti, giustamente, il pubblico di un De André o di un Luttazzi. Poi proprio quella frase così incriminata, fatta accusando Bonolis di avergli rubato la battuta proprio con una presa da un altro (chissà poi se Bonolis l’ha mai fatto davvero), mi sembra davvero una presa per il culo geniale, certo una metapresaperilculo, ma non siam più nell’800, che coinvolge il pubblico e l’autore stesso. Certo che ci ha presi per il culo. Ma è proprio il suo lavoro e l’ha fatto in modo illuminante, trovo, facendomi anche ridere di me stesso e delle mie certezze. L’ho visto il video, come qualche spettacolo di Luttazzi, e mi pare di aver ragioni, ottime, per stimare e amare lui come De André – magari ragioni non condivisibili da tutti, ma mi pare migliori di distinguo basati sul “ma dai, lui in fondo ha solo rubato a un morto”. Non sono furti. Sono trasposizioni, rielaborazioni, interpretazioni. Giusto citare le fonti, in certi contesti, ma non in uno spettacolo leggero. Se poi non ha pagato dei diritti, che li paghi o vada in prigione, ma finché nessuno l’incrimina s’aspetti a condannarlo, no? Perché l’ultima questione, su cui si è tutti d’accordo, da Luttazzi ai suoi detrattori, è che l’inventiva vada ricompensata prima di tutto all’inventore, ma personalmente non vado pazzo per questa difesa a oltranza della proprietà intellettuale. Pensare cosa comporta rispettarla mi atterrisce. Personalmente, sapere che Shakespeare non avrebbe potuto far molto di quel che ha fatto, mi atterrisce di più che sapere se i suoi eredi ricevono i diritti per le citazioni della Tempesta. A me non piace e non trovo giusto che, supponiamo, se voglio scrivere una storia con Winnie The Pooh non posso, posso solo metterci Cappuccetto Rosso perché balblabla. Comunque sia, il grado di aggressione nei confronti di ciò che ha fatto Luttazzi è assolutamente spropositato, oltre ad essere sbagliato. Se anche fosse giusto – e ribadisco che non c’è motivo di pensarlo – anche perché uno sketch può essere identico, ma uno spettacolo non è uno sketch, quasi dimenticavo, ma dovrebbe essere ovvio – si tratterebbe di un fatto tanto marginale: “diceva che copiava delle battute, ma non avevo ascoltato o comunque non pensavo così tante e preferisco gli originali e/o ci tengo a essere informato pedissequamente sulle bibliografie e/o sono un esperto e uno strenuo sostenitore delle leggi sulla libertà intellettuale talmente grande da avere la certezza assoluta e l’obbligo morale di adoperarmi per veder Luttazzi condannato per qualcosa che ha sempre dichiarato di fare (per ottimi motivi come dimostrato dai fatti) ma che non avevo capito bene, come si è permesso?” Se anche fosse giusto, o più probabilmente legale, ma come si fa a mettere Mangano sullo stesso piano di un’omissione di dichiarazione sulle fonti? Non è che a riservare la propria indignazione per una cosuccia del genere si cerchi di far passare il messaggio che anche i più puliti hanno la rogna per non stare più a criticare le grandi carogne che fanno qualcosa di forse peggiore che non renderci edotti su ogni singola fonte mentre ci godiamo uno spettacolo? Quest’ultima probabilmente non è mia, devo appurare se e chi l’ha detta prima, o posso adoperarne il buonsenso anche senza saper la provenienza? (efraim, 10 giugno 2010)

Mi scuso, ma trovo esageratamente contorto sostenere che rispondere circostanziatamente a delle accuse sia indice di malafede. Allora, se uno non è d’accordo, dovrebbe dimostrarsi superiore al fango che vede sparso in giro e tacere, dunque lasciare il massacro procedere indisturbato? Tirare poi in mezzo Brecht all’affermazione di qualcosa del genere mi pare sinceramente – davvero – molto ma molto peggio che non citar delle fonti. Comunque ricapitoliamo: ci sono due tipi di questioni, mi pare. Una legale e una etica. Quella legale riguarda i diritti di proprietà intellettuale così come normati dalle leggi nazionali e internazionali. In tal campo non sono un esperto e nemmeno m’interessa sapere nulla al riguardo (personalmente, ritengo le idee dei mezzi di produzione e trovo deleteria la proprietà privata di tali mezzi, per cui sono dell’avviso per cui “le mie idee non sono mie, ma di chiunque ha l’ardire di pensarle“). Sono però certo, anche se solo per motivi di tipo induttivo, che se Luttazzi ha fatto qualcosa di illegale – e anche se no, se appena appena è possibile, come dimostrano le querele e accuse da cui si è difeso anche grazie a queste citazioni nascoste (no, dico!)- sarà incriminato ed eventualmente condannato. Non credo che i padroni del mondo giudopalestinesiplutomassonicomunistifroci possano difenderlo. Ho forti dubbi del fatto che sia possibile incriminarlo (perché molti diritti valgono solo per una nazione e mi dicono che per i comici si tende a far così, perché tale e tanta sarebbe la maestria richiesta alla traduzione per farla rimaner ridicola che il problema, ironia della sorte, non si porrebbe, perché poi ci vogliono delle quote di scopiazzature molto corpose e ben motivate – mi pare non abbian condannato nemmeno Faletti, nonostante le prove fossero scchiaccianti e non accampasse difese – e per qualche altro dubbio che non conta più di tanto, vista la mia ignoranza in materia). L’altra questione, molto più importante, è se ha fatto qualcosa di eticamente sbagliato. Cosa ben diversa (esistono leggi ingiuste, no?). Da questo punto di vista le cose sono più sfuggenti, ma alcuni paletti mi pare si possano mettere: a) è scorretto accusare qualcuno di aver fatto in maniera truffaldina e di nascosto qualcosa che ha sempre dichiarato di fare (saran stati modificati, quei post, ma me li ricordo chiari nei loro contenuti ben prima dello scoppio del caso) 2) è scorretto accusare qualcuno di aver fatto qualcosa per motivazioni bieche e truffaldine quando quel qualcuno ha addotto motivazioni nobili e valide – sputtanare chi lo attacca dimostrando che vengono accusate di oscenità non satirica battute di satiri di fama internazionale – che, per quanto la cosa appaia assurda in teoria, si sono già rivelate concretamente utili precisamente per i motivi addotti. 3) è assurdo indignarsi con un comico perché non cita le molteplici fonti cui attinge in spettacoli comici, non in saggi sulla satira; anche se non valessero le prime due argomentazioni – ma valgono assai – e Luttazzi fosse solo un povero paraculo non perseguitato da nessuno e non bisognoso di difendersi dalle aggressioni del maggiore impero mediatico direttamente asservito a una parte politica precisa della storia occidentale del dopoguerra, un tale livello di indignazione e rabbia sarebbe assolutamente spropositato (qui non mi riferisco a lei Larry, che non pare affatto un estimatore di Luttazzi che ora si sente tradito, ma a costoro). Non dico per quel di cui si macchiano coloro che lo criticano e alimentano dando grande visibilità ed eco alle critiche (facendo pensare più alla caccia alle streghe di stampo maccartista, dati editti bulgari, reiterazioni dei medesimi e dintorni): perché proprio qui non si tratta di copie di spettacoli, ma di sketches, riadattati e trasformati, come giustamente fa notare Marco Simoni nell’articolo, e non si fa accademia, ma spettacolo – se mai pure interpolazioni del genere andassero segnalate alla SIAE per legge (a me pare assurdo ma tant’è), avrebbe potuto anche farlo ed essere in regola senza per questo dover dichiarare nei manifesti: “spettacolo di e con, con ai minuti tot e tot battute riprese, tradotte e reinterpretata di tizio e ai minuti tot e tot di caio, per tacer del sempronio – e nello spettacolo ciò è più che invalso, dal novecento è addirittura forse al centro dell’arte (come per esempio la meta-satira della sparata contro il plagio fatta proprio su una battuta trasformata, ma di chiara origine altrui, con infiniti livelli di lettura, tutti impliciti per chi non riconosce la citazione – non che a me facciano impazzire queste cose da eruditi per cui, per apprezzare Joyce o Stravinskij, devi conoscere la storia della letteratura e della musica meglio di loro, grandi eruditi; cosa che può valere pure per Luttazzi, ok, se si è dei professionisti del settore e dei critici che debbono valutarne l’originalità e le paternità, ma che sinceramente mi lascia freddo, visto che ci cerco al massimo di che ridere). Tutto ciò basterebbe, ma non ce n’è bisogno, se non per avanzare l’ipotesi che dietro questa campagna contro Luttazzi ci sia altro rispetto alla delusione di alcuni fan; quello che conta sono i punti (1) e (2) che, se sono veri, e lo sono incontrovertibilmente, dimostrano che Luttazzi non aveva meno ragioni di De André o Eliot per riprendere battute altrui e inserirle fra le proprie senza nominare le origini, ma molte di più e molto migliori: ottime, direi. Ma il punto è soprattutto che Luttazzi lo ha detto. Lo ha detto chiaro e tondo pubblicamente e ricordo personalmente di averlo letto. Infila battute altrui nei suoi spettacoli. Si può discutere se per questo debba pagar dei diritti, ma non si può dire che non l’abbia sempre detto. Non solo, ha anche addotto una forte motivazione per farlo: dimostrare a chi lo critica che quello che dice nei suoi spettacoli è satira della miglior fatta, con la quale la si può facilmente confondere mentre la si vuol far passare per mera volgarità. Uno può anche ritenere non valida questa motivazione, ma nessuno può dire che non è fondata, visto che è già successo che attaccassero la volgarità di Luttazzi e lui dimostrasse che stavano aggredendo la battuta di un indiscusso grande autore satirico statunitense – dando anche degli ignoranti ai suoi accusatori e, implicitamente, invitando tutti a conoscere i repertorio. Ovviamente, perché la cosa funzioni, non può dichiararlo quali sono le battute altrui, né possono essere pochissime, perché sarebbe difficile che gli aggressori del Foglio o del Giornale citino proprio quelle e così sputtanarli. Più dichiarato di così! L’ha spiegata e adoperata come difesa in un contesto dove le aggressioni nei suoi confronti sono molteplici ed efficaci (di sicuro non è perché non avrebbe un pubblico che non si vede più in tv). Perché uno imbrogli, deve almeno non dire quello che fa e Luttazzi ci si è addirittura pubblicamente difeso! Non avevi sentito? Volevi che passasse in sovrimpressione la fonte delle scenette durante? Liberissimo di non apprezzare lo spettacolo e di non godertelo accorgendoti che non fa per te, ma uno che fa quello che dice di fare non sta imbrogliando nessuno, neanche chi non sente che dice di farlo o non gli piace quello che dice. P.S. Riguardo a me, non ho alcun rapporto con Luttazzi, tranne aver una volta mandato delle battute alla sua palestra (dove Non sono state pubblicate). Mi preoccupa molto però che argomenti come questi, che ritengo sbagliati per i motivi suddetti, si facciano strada fra coloro che possono dirsi delusi da Luttazzi. Il suo pubblico è mediamente più avvertito e consapevole, informato e attento alle manipolazioni mediatiche. Mi sbaglierò, ma finché qualcuno non mi spiega perché dichiarare di fare una cosa e farla è imbrogliare e tradire, la trovo una confusione grave. E mi fa temere che possano passare anche argomenti peggiori dopo questo. Un po’ come nella poesia di Brecht: vennero a prendere questi e quelli e io non feci nulla, ecco, ho paura che se vengono a prendere Luttazzi oggi, a parte che non è giusto, poi sarà il turno di qualcun altro che non si omologa, così da essere costretti a essere omologati, se non vogliamo che vengano a prendere anche noi. P.P.S. Ho letto il link (a Camilloblog, il post del fogliante Christian Rocca, ndr) ma lì non si può commentare; dico solo che mi pare una ricostruzione davvero parzialotta, a partire dal fatto che si ammette che “la caccia al tesoro” è essa stessa un’abitudine invalsa, come se questo non contasse nulla. Poi che questo Christian Rocca accusasse già Luttazzi ai tempi, può anche essere, non dubito, potrebbe anche esser stata notata la cosa anche prima che la dichiarasse, ma resta il fatto che l’utilità estrema che tali battute hanno avuto nel difendersi dalle aggressioni sulla sua volgarità dimostra come i motivi che adduce per tali “plagi” sono più che buoni, validissimi. Lo sono a posteriori? Ancor peggiori le aggressioni subite allora, nel caso, e lungimirante Luttazzi, no? Luttazzi non ha mica ragione per forza, ha ragione se ha dichiarato di fare questo prima che scoppiasse lo scandalo – se glie l’ha fatto dire questo signor Rocca tanto di cappello, allora faceva proprio bene a insistere che lo riconoscesse, come ha fatto già da parecchi anni in ogni caso. E ha ragione se ha delle ragioni per fare quello che ha fatto e, appunto, ne ha di ottime perché l’inserzione di queste battute altrui nei suoi spettacoli (oltre ad avere un valore e una portata di originalità e qualità artistiche che spero sia chiaro che non c’entrano) è appunto servita a fare proprio quello che diceva, difendendosi pubblicamente dichiarandolo e così sputtanando chi lo accusava. Cosa almeno altrettanto documentata, mi pare. Trovo indegno che lo si aggredisca e si creino moti di sdegno fingendo che non abbia dichiarato apertamente di fare quello che fa per motivi la cui validità è stata dimostrata proprio da chi in quelle trappole è caduto. Con la funzione di autotutela per cui Luttazzi ha dichiarato di inserire queste battute, dimostrando di farlo nei fatti difendendosi dalle accuse del Foglio e smerdandoli. (efraim, 10 giugno 2010)

Non so dove siano i “fan” delusi di Luttazzi… io sono una fan (ancora) orgogliosa… anch’io in cerca di qualcuno che vada al punto della complessa questione, con civiltà e argomentazioni logiche. Anche a me era venuto in mente Faber… Io non avrei saputo nulla di spoon river, nè l’avrei potuto apprezzare se non passando dall’interesse per De Andrè… (dico l’interesse e non l’ascolto casuale alla radio) … allo stesso modo non avrei mai conosciuto quei comici e non avrei apprezzato le loro battute se non mi fossero state raccontate da Daniele Luttazzi, che – testimonio e sono pronta a farlo in tribunale – L’HA SEMPRE DICHIARATO!! Ha sempre paragonato i suoi monologhi a una composizione Jazz, piena di citazioni che in pochi possono riconoscere. Che differenza c’è tra una battuta e una melodia? Non lo so. Vogliamo misurarle con il metro depositato a Parigi? Le fonti Luttazzi le ha dichiarate, mi piacerebbe fare un video che lo provi ma non ne sarei capace… io me lo ricordo e questo mi basta per sapere che PER ME non è plagio. Un piccolo aneddoto personale che spero non annoi: l’anno scorso mi è capitato di dover parlare a un piccolo convegno e nella relazione ho utilizzato alcune frasi della professoressa Pincopalla, con cui collaboro e che insegna all’università. Naturalmente ho introdotto il mio intervento dichiarando di avere utilizzato quelle lezioni, e ringraziandola per questo. Qualcuno adesso potrebbe fare un video affiancando me che parlo al convegno e la prof.ssa Pincopalla all’università, facendomi passare per scorretta. Di fronte a un tale video le reazioni si dividerebbero: chi non mi conosce penserebbe che ho plagiato quelle lezioni per prendermene merito e grana, chi mi conosce bene, e quindi sa che non sono una ladra, si chiederebbe “CHI ha fatto questo video?” “perchè?” Forse sono ingenua e mi toccherà pentirmene, ma tengo a ribadire che Luttazzi non l’ha detto a me in un orecchio, l’ha detto, scritto e pubblicato. Se dovrà pagare la siae la pagherà ma l’etica non coincide con la siae. Ultimissima cosa: credo che se a qualcuno venisse in mente di fare un video su ciascuno di noi per screditarci, mostrandoci meschini, ci riuscirebbe… (misia, 10 giugno 2010)

@larry 1) il confine fra citazione e plagio è davvero labile, direi arbitrario, nonché ampiamente attraversato in ogni senso da molti dei più grandi artisti di sempre. 2) SOPRATTUTTO dichiarare da anni di fare una cosa (anche questa storia della retrodatazione dei post, che tutti date per buona, ma dove sono le fonti? Non è che copiate affermazioni fondate come un discorso di Ferrara? E siamo in tanti a ricordarcelo comunque da parecchi anni, saremo tutti pazzi?) e farla, dicendo di farla per un motivo che si dimostra effettivamente incredibilmente valido non è truffare, imbrogliare e tradire. Se non rispondi a questi argomenti e accusi chi li sostiene di essere in malafede, mi spiace, ma stai proiettando la tua moralità su chi attacchi.
@piri Non sono l’avvocato di Luttazzi e non mi paga nessuno per dire nulla di quello che dico – insisto per amor del vero e basta, ma avanza. (efraim, 10 giugno 2010)

Il fascismo, culturale, antropologico, è l’unico attuale collante della nazione. Di questo, B. è la sintesi mirabile. Simulacro che regge un simulacro/paese. Da questo, i suoi odiatori, me incluso, sappiano di non essere immuni, ma parte, ciascuno per il suo. Non siamo mai stati cittadini. Non abbiamo mai fatto una rivoluzione, non credo ne faremo mai. Ci piace il riot, la jacquerie, non cambiare qualcosa in profondità. troppo abituati, per secoli, ai re, o al papa re, come sudditi plebei ci piace vedere ogni tanto rotolare una testa, sputarci sopra e poi tornare a casa contenti. siamo il popolo più anti-illuminista dell’occidente. B. siamo noi. avremo modo di accorgercene quando cadrà. Nel frattempo godiamoci l’esecuzione di Luttazzi. (luca, 11 giugno 2010 alle 10:05 am)

C’è una tendenza molto attuale e pericolosa ad assolutizzare il sapere collettivo (anche detto effetto Wikipedia) ovvero l’assunto secondo cui la Rete è talmente perfetta, democratica e accessibile che, qualsiasi sia l’opinione diffusa, questa sia necessariamente il frutto di un processo di filtraggio interno e di oggettivazione progressiva e sia dunque quella giusta e vera. Come se le persone, in Rete, non fossero oggetto di suggestioni, errori o semplice malafede come accade in tutti gli altri ambiti. Ecco: questo assunto, che parte da Wikipedia e arriva dritto dritto alle farneticanti ipotesi di democrazia diretta generalizzata tramite voto elettronico, è di una pericolosità senza precedenti. Provate a scrivere qualcosa anche solo cautamente in difesa di Luttazzi su… chessò… YouTube… sarete sommersi da insulti dopo 10 minuti. Nel regno della libertà assoluta che Internet prometteva di essere, tutte queste certezze, queste verità collettive, questo Termidoro elettronico a me fa paura. (Eucalyptus, 9 giugno 2010, 12:57:22)

L’immagine del “Genio” non è come quella del “paladino”. Ad esempio, “i geni” sono solitari, contraddittori, malvagi, sadici, deboli, ecc I “paladini” si presentano senza contraddizioni che li possano macchiare, nobili, forti, ecc. Il problema, secondo me, è che qualsiasi figura -forte- in Italia (Paese dove la classe politica non è un modello di riferimento) viene scambiato per “un paladino”, quando invece paladino non è (e Luttazzi si è sempre presentato come “uno stronzo in un paese di stronzi e puttanieri”).  Da La guerra civile fredda: “Al circo Massimo, Veltroni disse: – L’Italia è migliore di chi la governa. –NON E’ VERO! L’Italia è un Paese di stronzi! E sono la maggioranza. Come lo so? Perché anche io sono uno stronzo. E al governo voglio un figlio di buona donna. Che stia dalla parte giusta, cioè dei più deboli, ma un figlio di buona donna.” (Malombra, 15 giugno 2010 alle 11 pm)

I “manganelli” contro i nemici scomodi (si, purtroppo esistono anche i nemici comodi) non vengono usati solo sulla carta stampata di famiglia ma anche in rete. Evidentemente non è bastato oscurare Luttazzi, l’ordine è distruggerlo … (spumador, il Post, 2011)

Si è creato lo scandalo per dare a Luttazzi del disonesto. Quando poi si è scoperto che Luttazzi aveva detto quello che faceva anni prima dello “scoop”, e per ottimi motivi, l’hanno accusato di “retrodatare” i post. Indovinate un po’? Anche quest’accusa era falsa. Lo spiega un esperto informatico qui.  (karlobra, il Post, 2014)

***

Purtroppo, passati questi 5 anni, abbiamo visto cosa abbiamo davvero perso: una voce satirica, forte e autoriale. Abbiamo guadagnato un Crozza – che, con tutta la simpatia del mondo, non è un comico satirico. E’ bravo, canta bene, ma rimane SOLO uno show man che fa sfottò – che copia le battute (lo sapevate? mmmh … mi sa di no: e non le copia da grandi comici americani facendo un lavoro certosino di traduzione e contestualizzazione, ma da comici anonimi (per esempio da quelli che “frequentavano” la palestra che Luttazzi aveva sul blog). A chi dice che Luttazzi abbia guadagnato immeritatamente i soldi che ha fatto, dico solo di provare a fare lo stesso lavoro filologico che ci ha proposto lui. Perciò, senza YouTube, senza sottotitoli in italiano, prendere, tradurre e inserire in un contesto satirico contemporaneo, non è un cosa “da furbi” o da “ladri”.  Credetemi – oppure chiedete ad un qualsiasi traduttore: ci vogliono due palle così. Io semmai, riconosco a Luttazzi il merito di avermi fatto conoscere Carlin, Hicks ecc… grazie al post che pubblicò sul suo blog chiamato “Caccia al tesoro” mi pare, vecchio del 2005 o antecedente addirittura, dove svelava i vari omaggi e citazioni e “riscritture”. Detto questo, rimane lucidissimo e veritiero l’accostamento di Wu Ming 4 al mito di Dioniso smembrato. Spero comunque prima di morire di poterlo rivedere in teatro.  (Francesco, 16 febbraio 2015 alle 12:29 pm)

***

* DIVERTISSEMENT

Un Wu Ming distopico commenta il caso Lipperini/Manni

Loredana Lipperini divorata dai suoi fan, che nel distruggerla pèrdono una parte di se stessi. E’ il suicidio di una comunità, un rituale auto-cannibalistico. Anzi, no, un carnevale, nel senso bachtiniano. Quando descrisse la dinamica del carnevale, del mondo che si rovescia, Bachtin aveva in mente le purghe staliniane: un giorno eri membro del comitato centrale, potente, riverito; il giorno dopo eri processato da traditore e finivi morto o nel gulag. Il carnevale scarica tensioni, realizza temporanee catarsi, ma non contesta il funzionamento del potere, anzi, ne rafforza i meccanismi. Questo carnevale ci insegnerà qualcosa solo se non ci accontenteremo del lavacro, del sacrificio, di veder punita la rea. Occorre precisare: rea non tanto di aver creato un eteronimo, quanto di averlo fatto in modo ambiguo e di avere più volte eluso la questione, reagendo con vittimismo, spocchia e aggressività e conducendo una disgraziata “guerriglia” sul web.

Dire che Loredana Lipperini ha sbagliato non può essere la conclusione, ma l’apertura di un discorso più vasto. La malafede, parola usata da molti, non è spiegazione sufficiente. Non ci soddisfa dire che una “è in malafede”, vorremmo sapere da cosa nasce la malafede, perché ha preso quella forma e non altre. Sono in gioco pulsioni profonde. Ipotizziamo che, all’inizio, la Lipperini intendesse omaggiare i suoi idoli letterari, poi sia entrata in un vortice che ha cambiato la natura di quell’impersonazione. La Lipperini è a sua volta una fan, e i fan si riappropriano della cultura che amano. Solo che non ci fanno soldi sopra, e soprattutto non ingannano i propri fan. Ecco il fulcro del biasimo. Che però, appunto, non basta. Chiediamoci cosa sia successo nella testa e nel cuore di una donna, e ragioniamo sui rapporti tra artista e pubblico, ruolo della scrittrice e comunità dei fan.

Loredana poteva fare coming out, aprirsi, rispondere davvero ai dubbi. Avrebbe sofferto, ma meno di quanto soffre ora. L’incapacità di gestire questa storia ha radici in certi “vizi” della Lipperini blogger, limiti nell’uso della rete, e soprattutto problemi nel costruire un rapporto trasparente coi fan. Loredana ha percepito questi ultimi come una minaccia; a loro volta, essi si sono impuntati e dal farle le pulci son passati a farle pelo e contropelo, se non addirittura lo scalpo.

Di sicuro, se c’è stato un deficit di fiducia in questo frangente, significa che c’era già prima, latente ma operante. C’era una distanza colma di non-detti. Esisteva una comunità dei fan di Loredana Lipperini? Forse no. Forse il singolo estimatore la ammirava per conto proprio e qualcosa impediva il formarsi di rapporti orizzontali e reciproci. Forse, per paradosso, una comunità di (ex-)fan esiste soltanto ora: quando i fan hanno deciso di farsi comunità, è stato perché la figura di Loredana Lipperini non li convinceva più e hanno deciso di contestarla.

Quanto peso ha, in questa vicenda, l’investimento che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? Ciò è malsano, perché porta a vedere nell’artista, se non un messia, almeno un incorruttibile paladino, senza le sane contraddizioni dei comuni mortali. Una scrittrice si finge un’altra, viene “sgamata” e viene additata come nemico pubblico. Non esiste nulla del genere fuori d’Italia.

La Lipperini pianga se stessa, ok, ma un rapporto sbagliato si costruisce in due. Se c’è qualcosa che ostacola l’interrogarsi, è il modo in cui la Rete si trasforma in “macchina ammazzacattivi”. Non c’entra l’intento iniziale di chi – giustamente! – ha fatto le pulci a Loredana. Parliamo di un dispositivo che una volta avviato opera in modo inesorabile. Il punto non è chi inizia, ma quanti proseguono e come. Lo vediamo sui social network: tardiva voglia di gridare in coro, di unirsi alla folla per attaccare chi è già attaccata, chi è già stata individuata come “folk devil”, e tutto ciò dalla comodità del proprio tinello, soli di fronte a uno schermo, senza vere assunzioni di responsabilità. Se la cosa era partita come dinamica di intelligenza collettiva, ora prosegue con una mentalità da crociata, resa dei conti finale, raddrizzamento dell’assetto del mondo. Assetto azzoppato dalla nequizia di… chi? Di una scrittrice che ha millantato un’identità. In rete c’è pure chi si rammarica per aver letto quei libri. Si fa il processo al godimento di ieri: se non si può più godere oggi, vuol dire che non si doveva godere nemmeno prima. “La miseria del presente ha valore retroattivo” (Karl Kraus).

Loredana Lipperini è un’artista complessa e poliedrica. Le sue mosse fanno incazzare, ma stiamo attenti a non dipingerla come una delinquente. Può ancora uscirne? Boh. Forse la sua è pulsione di morte. Ha chiesto alla Rete di essere sbranata, la Rete esaudisce il desiderio. E forse i desideri erano tre:

1) voglio fare letteratura;
2) voglio far letteratura come Pessoa;
3) voglio morire.

Forse l’ignominia è una forma di gloria. Forse è il finale che, inconsciamente, si era preparata da tempo. Quello che si sta profilando è la caduta di un idolo, una sorta di baccanale dionisiaco in cui la dea verrà fatta a brani e divorato. Nessuno osi rallegrarsi di questo.

Per un po’ la Lipperini continuerà a vivacchiare, a camminare sull’orlo dell’abisso. In fondo c’è chi la difende a prescindere, senza farsi nemmeno una domanda. C’è un nome per questo atteggiamento: FAMILISMO AMORALE, è il rovescio speculare del linciaggio, ed è ciò su cui si fonda il Paese. Voglio dire: tutti quelli che oggi la difendono acriticamente e superficialmente – tanto non costa niente, è solo la fatica di un click e non comporta alcuna responsabilità – poi li spendono i soldi per comprare il suo nuovo libro?

Credo che la Lipperini debba produrre una riflessione sulla letteratura di quelle che sa scrivere lei, una riflessione che non rifugga l’autocritica. Deve esprimersi col cuore in mano, facendo leva sulla completezza d’artista che ha dimostrato in questi anni. In nome di quella completezza e con un’affermazione di dignità, ricordi che non può essere ridotta all’immagine di lei che ora rischia di affermarsi. Ai nitpickers mi sentirei di dire questo: “you made your point“. Avete dimostrato quello che volevate dimostrare. Non accanitevi. Non peccate d’orgoglio. Lasciate una via d’uscita tra la verità e la demolizione di un’artista. Date a Loredana la possibilità di imparare da questa storia e usarla per crescere.

Advertisements