Transcreare un nuovo tipo di umorismo: il caso di Daniele Luttazzi

 

Pubblichiamo un estratto dal pregevole saggio pubblicato su CULTUS, the Journal of Intercultural Mediation and Communication, TRANSCREATION AND THE PROFESSIONS, Volume 7, 2014.

Transcreare un nuovo tipo di umorismo: il caso di Daniele Luttazzi

M. Cristina Caimotto (Università di Torino)

Introduzione

“Uno dei test più sicuri è il modo con cui un poeta prende a prestito. I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano; i cattivi poeti sfigurano ciò che prendono, e i buoni poeti lo trasformano in qualcosa di migliore, o almeno di differente. Il buon poeta fonde il suo furto in un’unità emotiva che è unica, del tutto diversa da quella cui ha attinto; il cattivo poeta lo getta dentro qualcosa che non ha coesione. Un buon poeta di solito prende da autori lontani nel tempo, o di altra lingua, o di diverso interesse.”

T.S. Eliot, Il bosco sacro, 1920

Il presente contributo è stato ispirato dal caso di una presunta infrazione del copyright internazionale di cui ampiamente si discusse in Italia nel 2010. I temi sollevati da questo caso mostrano che le contraddizioni delle leggi sul copyright sono tuttora una realtà.

Il contributo illustra dapprima il lavoro di Venuti sulla produzione di Iginio Ugo Tarchetti, un autore italiano del 19° secolo che scrisse proprie opere e – allo stesso tempo – plagiarizzò, imitò e riscrisse testi inglesi da lui tradotti –o transcreati – in italiano. A Tarchetti va attribuito il merito di aver introdotto il racconto “gotico” in Italia e, come spiega Venuti (1995), i suoi lavori furono un veicolo importante per l’introduzione di nuovi elementi culturali, specialmente in termini di consapevolezza politica. Il suo caso è usato qui come riflessione sul lavoro di un artista italiano contemporaneo, Daniele Luttazzi, che, come questo contributo dimostrerà, ha molti punti in comune con Tarchetti.

Il contributo mostra le contraddizioni delle leggi sul copyright e la nozione di “esterizzazione” (Venuti), che è fondamentale per comprendere il ruolo che Tarchetti e Luttazzi hanno interpretato in campi diversi. Poi discute il ruolo della traduzione nel rimodellare il canone nazionale e quale influenza possa avere sulla cultura locale, specialmente in termini di agenda politica. Le reazioni di chi contribuì a creare lo scandalo e i commenti pubblicati sui social networks sono usati qui per analizzare il modo in cui la maggior parte dei non-esperti concepisce la pratica della traduzione, che, come ci si aspetta, può essere molto diverso da come gli esperti di Translation Studies intendono il lavoro del traduttore.

Copyright e traduzione

La Costituzione americana (art.I, sez.8) dichiara che “Il Congresso avrà il potere (…) di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, assicurando per tempi limitati ad autori e inventori il diritto esclusivo ai propri rispettivi scritti e scoperte”. Molti studiosi argomentano che questa posizione – non dissimile dalle leggi sul copyright di molte altre nazioni (1) – è problematica (Basalamah, 2001).

In più, le leggi sul copyright implicano che possa esistere l’originalità completa e che la linea che separa i lavori originali dall’imitazione e dal plagio possa essera tracciata. Ma, come fa notare Burns (1980), fra imitazione e traduzione intervengono altre categorie (oltre alla contraffazione): parodia, adattamento, collaborazione, citazione, allusione, diversi codici di attribuzione, espressione di materiale comune, narrazione mnemonica (chi non potrebbe estendere questa lista?).

Molte leggi sul copyright includono la categoria dell’opera derivata: ma continuano a basarsi sulla separazione netta fra lavori originali e imitativi, che in realtà può dimostrarsi essere più complessa di quanto ci si aspetti.

Traendo spunto dall’opera di Schleiermacher, Venuti (1995) spiega che una traduzione esterizzante mira a “mandare all’estero il lettore” e a registrare la differenza, linguistica e culturale, che divide il bersaglio dalla fonte. L’azione di tradurre un testo attraverso pratiche di esterizzazione è un modo per modificare i canoni domestici e mettere in discussione lo status quo. Venuti afferma che, insieme con poche altre traduzioni italiane di racconti “gotici”, la traduzione di Tarchetti diede inizio a un cambiamento che portò a una significativa riforma del canone. Venuti dimostra inoltre che c’è una forte correlazione tra le traduzioni esterizzanti e la dissidenza: entrambi i nostri artisti sono stati considerati dissidenti dai loro contemporanei.

Il termine transcreazione indica il processo di traduzione creativa, di solito opera di poeti. A partire dal lavoro di Lefèvre (1975), McClure (1991) esamina le strategie migliori per valutare le traduzioni di poesie, e spiega che la transcreazione è una forma di imitazione ravvicinata che cerca di conservare gli elementi legati a una cultura. Così, ciò che lui chiama “fedeltà verbale” può essere di minore importanza se ciò che viene tradotto è “un’intera concezione della poesia e un intero set di pratiche poetiche”. Ecco perché la nozione di transcreazione può dimostrarsi utile nell’analisi dell’opera di Luttazzi, anche se i suoi lavori non sono poesie.

Criticare i borghesi

Tarchetti apparteneva alla Scapigliatura, una sottocultura bohémien milanese. Come spiega Venuti (1998), Tarchetti “mirava a sconvolgere la borghesia italiana, rifiutando il buon senso e la decenza per esplorare il sogno e la pazzia, la violenza e la sessualità aberrante, violando le convenzioni sociali e immaginando mondi fantastici dove veniva denunciata e sfidata la disuguaglianza sociale.”

Tarchetti fu il primo in Italia a cimentarsi nel racconto “gotico”, tramite l’appropriazione di testi stranieri. Adattò, riprodusse, tradusse e plagiarizzò testi di scrittori come Hoffman, Poe, Nerval, Gautier e Erckmann-Chatrian. Queste pratiche del discorso – che possono essere riunite sotto l’etichetta “transcreazione” – ebbero una funzione politica nel mettere in discussione relazioni sociali gerarchiche e ideologie. I racconti “gotici” di Tarchetti dimostrano che forme di appropriazione quali la traduzione possono operare come interventi politici (Venuti, 1992).

E’ precisamente su questo concetto di intervento politico attraverso l’appropriazione, sotto forma di traduzione esterizzante, che è tracciato un parallelismo tra Tarchetti e Luttazzi. I loro punti in comune possono essere introdotti dalla lettura delle loro stesse parole:

Non va dimenticato che l’Italia, unica al mondo, possiede una guida ai bordelli, che i nostri romanzi licenziosi sono riprodotti e sono popolari anche in Francia, che gli uomini che li scrivono godono di ogni diritto civile e di pubblica ammirazione, e appartengono per lo più alla stampa periodica, [mentre] la circolazione di ogni testo politico opposto ai principi del governo, ma conforme a quelli dell’umanità e del progresso, è immediatamente impedita (Tarchetti, 1865).

La satira pare scomparsa perché non è più ammessa in tv nella forma libera che le è propria. In questo modo le tolgono impatto. E’ un fenomeno solo italiano, che rende il nostro Paese una provincia asfittica e poco democratica. La satira in tv fa picchi di ascolto, ma non la si vuole. Quindi il problema è politico. Il punto è il controllo delle idee. Loro vogliono poter censurare quelle che non condividono. Ma così non è più satira. (…) Lo scandalo della satira non è nei termini indecenti, ma nel fatto che la sua libertà espressiva corrode i nostri pregiudizi. I pregiudizi rassicurano. La satira no. (Luttazzi, 2009)

I due autori credono nella necessità di proteggere la democrazia e incontrano problemi simili dovuti alla censura – il secondo romanzo di Tarchetti causò polemiche sulla stampa e copie vennero pubblicamente date alle fiamme (Venuti, 1995). Entrambi criticano ciò che considerano la vera volgarità del loro Paese, cioè l’ipocrisia e l’ignoranza borghesi. Entrambi introducono un nuovo genere (racconti gotici e umorismo dark) e facendo questo sovvertono valori borghesi. Come spiega Venuti (1995), la traduzione esterizzante è una pratica culturale dissidente: include culture straniere che sono state escluse a causa della loro stessa opposizione ai valori dominanti. Entrambi gli autori conoscono bene l’inglese e hanno importato il proprio stile da fonti anglo-americane, tramite una varietà di trasformazioni culturali che includono transcreazione, imitazione e plagiarismo. Entrambi hanno lavorato come traduttori: Luttazzi ha tradotto tre libri di Woody Allen e Tarchetti romanzi inglesi, fra cui Our Mutual Friend di Dickens. Seguendo Venuti, possiamo dire che la forza del loro intervento nell’influenzare il canone e la cultura italiani risiede paradossalmente nelle loro strategie di imitazione, riscrittura e plagiarismo:

Il testo di Tarchetti deterritorrializza il discorso narrativo borghese che dominava la cultura italiana proprio perché era plagiarismo nel dialetto comune, perché si presentava non tanto come un racconto gotico originale, ma come un racconto gotico scritto originalmente nell’italiano del realismo manzoniano. (Venuti, 1995)

Umorismo dark e politica

Secondo Simpson (2003), chi è senza potere usa l’umorismo per opporre resistenza contro il discorso ideologicamente insidioso; e l’umorismo ha una funzione particolare come meccanismo di solidarietà sociale che aiuta a sostenere le comunità sottoposte a repressione da istituzioni e individui dominanti. Il sottogenere dell’umorismo dark spesso mira a indurre nel suo pubblico una riflessione su temi contemporanei. Per Breton, Swift fu l’iniziatore del genere. Bucaria (2009) spiega che l’umorismo dark è tipicamente escluso dalla comicità italiana e, infatti, nelle traduzioni la sua presenza viene spesso spostata in secondo piano e abbassata di tono (cfr anche Pavesi & Malinverno, 2000).

Gli spettacoli di Luttazzi presentarono al grosso pubblico un tipo di umorismo che molte persone non avevano mai incontrato prima. La presenza di una forte influenza anglo-americana sul suo stile è sempre stata evidente e trasparente alla minoranza che ha familiarità con tali fonti, e i suoi show televisivi erano dichiaratamente basati sul Late Show di David Letterman (Sansa, 2010). Nella versione, culturalmente adattatta, di un joke di George Carlin, Luttazzi inserisce il proprio tocco nella conclusione. Invece di tradurre “Dio ti ama…e ha bisogno dei tuoi soldi!”, Luttazzi dice che Dio ha bisogno del tuo “otto per mille”, la percentuale delle tasse annuali che gli italiani possono scegliere di donare alla Chiesa Cattolica. Così un joke contro la religione in generale è trasformato da Luttazzi in un joke contro il Vaticano e i suoi interessi economici nelle norme tributarie italiane.

Come spiega Venuti a proposito di Tarchetti, se il joke di Luttazzi fosse stato presentato come traduzione/adattamento di un joke straniero, avrebbe perso la sua forza, mentre il fatto che sia presentato come la creazione di un artista italiano lo rende più efficace per la sua influenza sul canone italiano della satira. Osserviamo due tendenze: esterizzazione, già discussa, e domesticazione, che Luttazzi impiega per trasformare la battuta finale in qualcosa di rilevante per l’italiano paga-tasse.

Tutto il dibattito sollevato dall’accusa di plagio è stato possibile perché il processo di transcreazione o l’arricchimento che Luttazzi ha portato alla comicità italiana con l’umorismo dark non sono stati considerati altrettanto creativi, ma solo una serie di atti di furto di jokes non-anonimi. *

* In Inghilterra, il caso è stato raccontato dal website Chortle, descritto come “la guida alla comicità in Gran Bretagna”; negli USA, dal programma tv di Keith Holbermann su Msnbc. Il comico Emo Philips ne ha parlato sulla sua pagina Facebook. Gli autori da cui Luttazzi ha attinto (o i loro eredi) non hanno intrapreso alcuna azione legale contro di lui.

Reazioni e opinioni sulla traduzione

L’analisi accademica di Venuti sull’opera di Tarchetti fornisce approfondimenti sulla storia del copyright e dei temi legati alla traduzione che non si trovano nelle migliaia di parole scritte dai fan per criticare o difendere Luttazzi. I commenti rivelano l’opinione diffusa che non ci sia differenza fra copiare e tradurre, e che l’atto di tradurre e adattare a un pubblico non sia in sé creativo. Lo stesso accade quando i jokes sono ricontestualizzati, ovvero presi da altri e uniti insieme all’interno di un testo originale per creare un nuovo show. Quello che è interessante dal nostro punto di vista è che il dibattito non incluse l’opinione che la traduzione era essa stessa un atto creativo: ennesima dimostrazione di come le leggi sul copyright contribuiscano a tenere ai margini le pratiche della traduzione e della transcreazione. Come spiega Venuti (1998), secondo le leggi sul copyright “una traduzione non può essere che una rappresentazione di secondo grado, sempre imitativa, non genuina, o semplicemente falsa”.

Inoltre, chi attaccò Luttazzi sostenne che “lui si lamenta sempre se un altro comico italiano usa i suoi jokes” e, in particolare, Luttazzi criticò Bonolis, un presentatore televisivo, per aver ripetuto in tv un joke dal suo monologo, che poi risultò ripreso da Carlin. Ma come sottolinea Venuti (1998), “una traduzione, nel momento in cui è scritta in una lingua diversa per un pubblico diverso, non limita il mercato potenziale del testo straniero nella propria lingua e nella propria cultura.” Luttazzi non danneggiò il mercato potenziale di Carlin, ma Bonolis danneggiò il mercato potenziale di Luttazzi ripetendo in tv il joke di Luttazzi. In più, rispetto a Luttazzi, che in quel periodo lavorava solo in teatro (grazie all’editto bulgaro di Berlusconi, datore di lavoro di Bonolis, N.d.R), Bonolis aveva accesso a un pubblico italiano molto più ampio.

Conclusione

Il caso di Luttazzi mostra agli studiosi di traduzione come il pubblico spesso non consideri la traduzione un’attività creativa, ma una semplice pratica di “copia e incolla”.

La produzione di Luttazzi è un esempio del modo in cui la transcreazione di autori stranieri possa essere impiegata come strumento per criticare e mettere in discussione certi modi di pensare e certe posizioni della cultura bersaglio, e per influenzare il canone domestico.

 

Bibliografia

Basalamah, S. 2001. “The Thorn of Translation in the Side of the Law: Toward Ethical Copyright and Translation Rights”. In A. Pym (Ed.) The Translator -The Return to Ethics Vol 7, n. 2, pp. 155-168.

Breton, A. 1966. Anthologie de l’Humour Noir. Montreuil: Pauvert.

Bruns, G. L. 1980. “The Originality of Texts in a Manuscript Culture”. Comparative Literature, Vol. 32, No. 2 (Spring, 1980), Duke University Press, pp. 113-129.

Bucaria, C. 2009. Dark Humour as a Culture-Specific Phenomenon: A Study in Audiovisual Translation. Saarbrucken: VDM Verlag.

Eliot, T. S. 1920. The Sacred Wood: essays on poetry and criticism. London: Methuen.

Lefèvre, A. 1975. Translating Poetry: Seven Strategies and a Blueprint. Approaches to Translation Studies, No.3. Amsterdam.

Luttazzi, D. 2009. La guerra civile fredda. Milano: Feltrinelli.

McClure, J. D. 1991. “Translation and Transcreation in the Castalian Period,” Studies inScottish Literature: Vol.26: Iss. 1.

Pavesi, M. & Malinverno, A. L. 2000. “Usi del turpiloquio nella traduzione filmica”. C. Taylor (Ed.) Tradurre il cinema: atti del Convegno organizzato da G. Soria e C. Taylor, 29-30 novembre 1996, Trieste: Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Interpretazione e della Traduzione, pp. 75- 90.

Sansa, F. 2010. “Luttazzi: copio e lo faccio apposta”. Il Fatto Quotidiano 12.06.2010, http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/ blog.aspx?id_blog= 96578&id_blogdoc=2498289&yy=2010&mm=06&dd= 12&title=luttaz zi_copio_e_lo_faccio_app (consulted 03.07.2010).

Simpson, P. 2003. On the discourse of satire: towards a stylistic model of satirical humour. Amsterdam: Benjamins.

Venuti, L. 1992. “I.U. Tarchetti’s Politics of Translation; or a Plagiarism of Mary Shelley” in L. Venuti (Ed.) Rethinking Translation: Discourse, Subjectivity, Ideology. London: Routledge, pp. 196-230.

—-. 1995. The Translator’s invisibility: A History of Translation. London: Routledge.

—-. 1998. The Scandals of Translation, Towards an Ethic of Difference. London: Routledge.

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