Satira 2.0

VUseum 46 *

Un ex-collaboratore di Spinoza.it, Gaspare Bitetto, attuale coordinatore del sito satirico Diecimila.me, ci guida all’esplorazione della nuova satira “social”: storia, dinamiche, prospettive.

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Da Spinoza.it a Diecimila.me: la satira da web raccontata da Gaspare Bitetto

di Fabio Barbera (Agoravox, 29 giugno 2013)

Salve Gaspare, parliamo della satira 2.0, quella da web e partiamo proprio da chi ha dato il via a quel tipo di satira: Spinoza.it. Come, quando e perché nasce l’idea e l’esigenza di una satira social come quella di Spinoza.

Esigenza mi sembra un termine eccessivo. All’epoca nessuno ne sentiva il bisogno: è semplicemente successo, e per molti versi è stato un fenomeno che è letteralmente esploso in mano a chi, alla fine del 2008 (è questo più o meno l’anno del big bang), ha pensato di avventurarsi in un territorio che in Italia era piuttosto inesplorato. Il precursore della satira come la conosciamo oggi, che tu definisci “social”, è senza dubbio Daniele Luttazzi. Proprio alla fine del 2008, Luttazzi iniziò a tenere su Il Manifesto una piccola rubrica intitolata “Ultim’ora”, su internet ce ne sono ancora delle tracce, specie sui gruppi usenet. “Ultim’ora” era composta da tre o quattro battute (o “one-liners”) che commentavano in maniera più o meno surreale i fatti del giorno. La rubrica ebbe un discreto successo, anche se durò solo pochi mesi, d’altra parte fu d’ispirazione per molti dei suoi fan, all’epoca tantissimi, che iniziarono a giocare sull’idea, replicando il formato sui loro blog. Tra questi blog c’è stato Spinoza.it, che dal 2005 fino alla fine del 2008, come puoi vedere negli archivi del sito, era qualcosa di completamente diverso. A far sì che si accendesse la miccia di Spinoza fu la grande partecipazione collettiva che ne conseguì, dopo che il primo nucleo di autori iniziò a collaborare quotidianamente al materiale che veniva pubblicato nei post. Dopo qualche mese dall’apertura del forum di Spinoza – siamo all’inizio 2009 – si creò un gruppo di utenti assidui e molto affiatati che, nei primissimi mesi, aveva preso il nome di “Zona VIP”. Erano loro (o meglio, eravamo noi) a scrivere tutto il materiale, a fare il cosiddetto “laboratorio”: una discussione e rielaborazione critica dei materiali proposti (in un costante labor limae e raffinamento) e a diffondere i post per primi sui social network, non solo Facebook, che all’epoca era ancora un fenomeno in divenire, ma anche OKNotizie, di Virgilio/Alice, che era già molto affermato e permetteva di ottenere anche decine di migliaia di accessi al giorno. Da lì fu tutta una serie di eventi che portò Spinoza a cavalcare numerose onde fino ad offrirgli la notorietà di cui può godere oggi.

Si può definire citizen satira, quella che (come l’informazione on-line) parte direttamente dai lettori?

Mettiamo in chiaro una cosa: la parola “satira”, negli ultimi 4 anni, è stata usata a sproposito tante di quelle volte che ormai ha smesso di avere un vero significato. Perché diciamolo, scrivere delle battute non significa fare della satira, nemmeno se in quelle battute si parla dei quattro famigerati temi luttazziani che qualunque presunto “autore satirico” sa citarti a menadito: “politica, sesso, religione e morte”. Non è sufficiente usare 140 caratteri per fare satira (ed è una delle cose più difficili da far comprendere al “citizen”), perché nel 99% dei casi manca un qualunque tipo di approfondimento della notizia, spessissimo ci si limita ad aggiungere una battuta come chiusa ad un titolo di Repubblica (o di un qualunque altro quotidiano), spesso non leggendo o considerando nemmeno il contenuto dell’articolo. Si tratta di un mero esercizio di stile, molte volte stupido e con risultati inquietanti, che però, fatto contemporaneamente da migliaia di persone, ricrea esattamente quel meccanismo per cui se metti 100 scimmie di fronte a delle macchine per scrivere, con buona probabilità riuscirai comunque ad ottenere l’Otello di Shakespeare. E’ dal filtraggio e dalla scrematura di migliaia di oneliners che spesso se ne riescono ad ottenere una ventina che, se messe nel giusto ordine, permettono di ottenere un prodotto finito di discreta qualità.

In passato Spinoza.it poteva contare su poche decine di autori più o meno preparati che, con maggiore cognizione di causa, sceglievano temi importanti e provavano a svilupparli assieme al resto del forum. Adesso c’è un’enorme orda di “citizen” che collabora ad un simil-progetto collettivo senza alcun fine politico o sociale (che è quello che dovrebbe essere alla base della satira), ma perlopiù perché “stare su Spinoza.it fa figo”. L’ebbrezza di vedere una propria battuta selezionata, magari rimbalzata su Il Fatto Quotidiano, potersene bullare con gli amici; forse sono queste le cose che spingono attualmente gli iscritti di Spinoza.it a scrivere. Gli stessi gestori continuano a raccogliere e pubblicare il materiale per forza d’inerzia e per cavalcare in maniera quasi cabarettistica l’onda delle news principali del momento. Non a caso, se presti attenzione, ti accorgerai che non appena muore qualcuno di famoso o Berlusconi dice una cazzata, o il PD dimostra la sua inutilità, l’intera rete si riempie di pseudo-battute sul tema. Allo stesso modo ti accorgerai che raramente si vedono affrontare temi più rilevanti, che magari richiederebbero un minimo di studio per essere affrontati in maniera degna, e mi riferisco ai problemi di disoccupazione o economici, o a qualunque altra cosa richieda più di 30 secondi per essere letta e capita. Si tratta di umorismo mordi e fuggi, non c’è più discussione o informazione. E’ come se l’informazione online, con la quale vorresti fare un paragone, si limitasse a dare notizia di cose che sanno già tutti, riducendo la quantità d’informazione a zero. Il “citizen” rientra nello stereotipo dell’italiano medio, che diventa esperto di vela quando c’è l’America’s Cup, di tennis quando c’è Wimbledon, di cucina quando c’è Masterchef e di satira quando “satira” diventa nient’altro che un termine figo a cui attaccarsi. E tutto questo crea un rumore enorme, sotto al quale rimane sommerso chi magari prova a fare satira sul serio. E ce ne sono pochi, come pochi ce n’erano prima che diventasse un deprimente fenomeno di massa.

Stai offrendo un’analisi lucida del fenomeno sincera e tutt’altro che acritica. Approfondiamo: tornando allo strumento più che al contenuto, come funzionano le dinamiche di quel sito?

Le dinamiche di Spinoza.it sono semplici: decine di migliaia di persone accumulano le loro battute su un forum, una trentina di “staffer” le leggono e segnalano quelle che ritengono migliori, i criteri secondo cui decidono che una sia migliore dell’altra sono del tutto soggettivi e opinabili. Alla fine si ottiene un semilavorato che Stefano Andreoli rivede (o stravolge) e poi pubblica. Questa almeno era la dinamica standard fino ad un anno fa. Non credo comunque che sia cambiata negli ultimi tempi. Lo staff ha continui cambiamenti di formazione e ricicli, dovuti perlopiù a contese personali tra staffer. L’umore del gruppo ha sempre oscillato su periodi trimestrali; in genere l’andamento è sempre stato: uscita del libro a maggio (tutti felici), scazzi estivi (rotture nel gruppo), riordino autunnale e vittoria della blogfest (tutti felici), scazzi invernali (nuove rotture). Andando avanti così, avrai notato che i nomi degli staffer di oggi sono quasi tutti diversi rispetto a quelli che c’erano del 2009, se ne sono salvati giusto una manciata. La grande differenza tra il gruppo iniziale e il gruppo di oggi è che agli inizi Spinoza era un blog come tanti, e il gruppo ha fatto in modo che diventasse qualcosa di molto, molto bello; mentre adesso lo staff è quasi completamente formato da gente che è arrivata successivamente (quando Spinoza era già stato timbrato come “figo”) e che ora raccolgono i frutti del lavoro che ha fatto gente che, ormai, ha preferito prendere altre strade.

Rischi di querela, minacce di denuncia, ritorsioni o incazzature dal potere colpito dalla vostra satira, è capitato?

Qualcosa negli anni è successo. Foppa Pedretti, ad esempio, o la Ferrero, hanno minacciato denunce che, però, non sono mai arrivate. Il vero potere, quello politico, per dire, non ha mai mosso un dito contro Spinoza, per il semplice motivo che Spinoza non ha mai pubblicato una singola verità scomoda che non fosse già nota a tutti e pubblicata su un qualsiasi quotidiano. Si sono indispettiti molto di più i fan di Michael Jackson, per esempio, o di Simoncelli, quando uscirono i post sulla loro morte. Alla gente piace sbraitare e litigare per motivi inutili, su internet è anche facile, basta starsene seduti davanti al PC, quindi si mette in conto che queste cose succedano. Da questo punto di vista Spinoza è innocuo.

Tornando a Spinoza in pochi anni è diventato un vero e proprio fenomeno. La satira on-line adesso si è sviluppata e ramificata: c’è Waxen, Umore Maligno, Prugna, Viva la satira, Cacaonline. E’ un sistema virale capace di scherzare proprio su tutto?

Waxen non è un blog di satira, è il mio tumblr personale. Ci scrivo sopra quello che mi passa per la testa, ci pubblico qualche foto, cerco di renderlo piacevole e divertente, ma senza troppo impegno, è un mio modo di scaricare il logorio della vita moderna. Ho scritto anche della satira, ma non è la mia principale occupazione. Prugna e Cacaonline non li conosco (anche se vedo che del primo sei all’ufficio stampa, quindi proverò a farmi una cultura nei prossimi giorni). Umore Maligno è una mia vecchia conoscenza, ci hanno partecipato diversi autori del gruppo storico di Spinoza, alcuni molto bravi, altri del tutto incapaci, ma nell’insieme poteva avere grandi potenzialità. Purtroppo hanno preferito scegliere una “linea editoriale” che poco aveva a che fare con la satira, se non a tratti, diventando una sorta di blog di haters ad ogni costo e senza alcuna ragione. Quando poi hanno esagerato, rischiando grosso con un’interrogazione parlamentare su un loro post che ridicolizzava i portatori di handicap, hanno ritirato gli stendardi, il gruppo si è spaccato e adesso alcuni di loro non so bene che fine abbiano fatto, quello che è rimasto è un relitto che probabilmente non decollerà più come avrebbe potuto fare. Viva la satira non la considero nemmeno: era una pagina facebook che aggregava materiale di ogni tipo e che non seguo più ormai da molto tempo. Sono comunque tutte varie espressioni di come si cavalca un’onda di successo e che, se siamo fortunati, prima o poi si spegnerà. Si può scherzare su tutto, indubbiamente, ma quello che conta sono i risultati. Per farti un paragone: si può anche cucinare di tutto, ma questo non significa che, alla fine, quello che viene fuori sia un piatto a 3 stelle Michelin, o buono da mangiare, o addirittura commestibile. Doug Stanhope diceva che certe volte parlare col pubblico è come indicare del cibo ad una folla di gente che sta morendo di fame, ma se la folla preferisce prendere quel cibo e ficcarselo nelle orecchie a puro scopo di intrattenimento, senza mangiarne nemmeno un po’ ed ottenere un po’ di nutrimento, allora continuerà a morire di fame. Figuriamoci se non si indica nemmeno del cibo. Potrei citarti anche Makkox, che spesso ha ripetuto che a forza di sentir ripetere un motivetto, alla fine diventano tutti capaci di fischiettarlo, ma per quanto il motivetto possa essere originale, dopo un po’ finisce comunque per stancare. Bisogna trovare nuove forme, nuovi metodi espressivi. C’è chi ci sta provando, solo il tempo potrà dirci se ci riusciremo.

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Aggiornamento 2014

#MIA14: Premio come Miglior Sito di Satira e Miglior Battuta: Lercio.it

Lercio ringrazia DL

 


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