Luttazzi: poetica e prassi

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Luttazzi dichiarò in modo esplicito la propria poetica quando disse, in un’intervista del 2007 a proposito di School is boring, “La mia poetica è quella di John Zorn: includere tutto quello che mi piace e che non voglio perdere.”

Un’elaborazione più articolata della poetica di Luttazzi è nascosta nel suo blog all’interno del node 285, uno dei tanti dedicati alla “caccia al tesoro”: col tempo vennero aggiunti a quello principale, il node 144, il cui testo, via via aggiornato, restò nel blog dal 2003 al 2011. Ebbene, il node 285 sulla caccia al tesoro è a sua volta una caccia al tesoro. La X sulla mappa che indica dove scavare è la data assurda del post: 9 giugno 2005, circa quattro mesi prima dell’apertura ufficiale del blog.

node 285 dettaglio

Incuriositi, percorriamo a ritroso il Web Archive e scopriamo che nel 2007 il node 285 si riferiva a questo post:

MySpace

Cliccando su Find me on MySpace!, ecco il forziere: l’homepage MySpace di Luttazzi.

Myspace 27:2:07

La scheda informativa è firmata “Chicca Repaci, GQ”, verosimilmente uno degli eteronimi luttazziani. Il testo, dietro il velo autoironico,  è un vero e proprio manifesto di poetica, davvero prezioso per comprendere motivazioni e prassi artistiche di Luttazzi:

Myspace 27:2:07 a

Stravagante, brillante, divertente, eccentrico, il comico Daniele Luttazzi è stato elogiato per la sua resistenza a ogni tipo di convenzione e per non aver mai scritto una sola battuta che scendesse a compromessi.
Luttazzi è uno smitizzatore impietoso di tutte le illusioni, comprese le sue.
E’ un ribelle che prende in giro ciò che non può tollerare, specie ciò che viene considerato saggio e maturo.
Come altri scrittori comici, Luttazzi si aspetta poco da suoi simili e ancora meno da se stesso.
Crede nella trasformazione della realtà attraverso l’arte.
E’ uno scettico per il quale lo scetticismo stesso sembra un atteggiamento assurdo che lui si sente costretto ogni volta a sovvertire.
La sua filosofia cerca di fare a meno dell’assoluto e della prospettiva di un completamento, non ha fondamenta e non desidera alcun tetto.
Il suo senso di rispettabilità non è sviluppato: deride perché diffida della stabilità del mondo.
Intransigentemente originale e spietato, si affida a eccesso e iconoclastia per mettere alla gogna il razionalismo analitico, che gli sembra soffocante.
Luttazzi è un noto provocatore che sta allegramente spargendo indizi che portano da nessuna parte: ama ricordarci che nel momento in cui affrontiamo il caos – vale a dire, la cruda realtà- cerchiamo indizi di ordine, pattern, significato.
La risposta di Luttazzi a ogni domanda è sì, e no: gli piace per quanto possibile contraddire se stesso.
La forma e la perfezione forniscono un rifugio contro il caos del crudo istinto, ma Luttazzi li sente come vincoli intollerabili e come una violenza contro la nostra stessa natura.
E’ attratto dall’innocenza, dal volgare, dall’infantile, dal senza censure, da tutto ciò che è reale e vitale.
Il bizzarro si accorda con la sua comicità, le sue esplosioni e le sue digressioni maniacali sono proclami di un rifiuto a rendere le cose troppo perfette e coerenti.
Eppure Luttazzi si muove attraverso il mondo come se la realtà stessa avesse in serbo per lui qualche sorpresa imprevedibile: questa è grazia.
La sua caratteristica più sorprendente è il suo carisma. Luttazzi ha questa qualità meravigliosa che quando sei con lui ti senti arricchita dalla sua presenza, e quando se ne va ti senti impoverita”. (Chicca Repaci, GQ)

Dopo qualche mese, il tempo necessario ad attirare un numero sufficiente di visitatori, l’homepage sferrava un attacco a Murdoch, padrone di MySpace, per l’appoggio dato dai suoi media alla guerra “criminale e illegale” di Bush in Iraq che aveva causato tante vittime innocenti:

Myspace 7:11:07

“In tutto il mondo, i media di Rupert Murdoch sostengono la guerra criminale e illegale di Bush in Iraq. Sì, Murdoch, il proprietario di myspace. State alla larga. Questo myspace è macchiato di sangue.”

La prassi di Luttazzi è situazionista: “Il mio metodo satirico consiste nell’espormi in prima persona per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti.” (Luttazzi 2010). Si tratta di opporsi contro chi cospira in favore dell’ordine costituito. Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. (G.Debord)

Il suo “Discorsetto di inizio anno” (2 gennaio 2006) è emblematico nel chiarire i rapporti fra la sua attività satirica e il potere: “Su questo blog ( nella chat, nelle lettere ) alcuni di voi ultimemente invocano un mio aiuto su decisioni politiche (movimenti di controinfo, lotte ecc.) ed elettorali ( chi votare? ). Addirittura c’è anche chi ha pensato di coinvolgermi per usare la mia notorietà come “testimonial” durante azioni sul territorio.Io diffido della massa e del suo bisogno di un capogruppo, di un leader. Strano che accada sul web: la rete è orizzontale e interconnessa. Sono i partiti politici ad avere una struttura piramidale top-down. Per un cybernauta, la pretesa dei leader di ergersi a capo dovrebbe essere irritante. Figuriamoci fomentarla. Eppure.

La satira, per definizione, è contro il potere. Contro ogni potere. E’ una combinazione di ribellione e irriverenza e mancanza di rispetto per l’autorità.

Come si uccide la satira? Dandole potere. Per questo l’attenzione che i media riservano alla satira va temuta come una malattia incurabile. O come un elogio di Marcello Dell’Utri.

(Daria Bignardi:-Chi stima fra i giovani giornalisti?–   Dell’Utri:-Luca Sofri e Filippo Facci.-)

Un autore satirico deve saper resistere alla tentazione del potere. Certo, ogni battuta contiene una piccola verità, è questa che ci fa sorridere; ma se cominci a pensare che il tuo compito di autore satirico sia quello di “dire la verità”, hai già ceduto alla tentazione del potere.

A poco a poco, quasi senza accorgertene, ti dimentichi della satira e finisci per concentrarti sulla “denuncia”. Che fra l’altro è un giochino più facile ( la satira è un’arte, la denuncia la sanno fare tutti ) e dà soddisfazioni più grossolane.

Mammamaria, in chat, ha commentato:-Daniele non è un leader.- Alcuni hanno obiettato, altri convenuto. A nessuno è venuta in mente la terza ipotesi: che in realtà c’è chi non vuole esserlo, un leader.

E’ una lusinga ( quella del potere ) che identificai quando l’Espresso mise la mia foto in copertina all’epoca di Satyricon e a cui cerco di resistere il più possibile. ( Oggi mi ha cercato Conti del Corriere della Sera. Non risponderò. )

La satira è esercizio di libertà. La libertà è qualcosa che tu hai già, non sono altri a dartela. Per questo, nessuno può vantarsene (come fa sempre Berlusconi:-Nelle mie reti c’è la massima libertà!-). Per questo ha commesso un grosso errore chi è andato da Celentano a farsi dare il microfono.

La libertà al massimo possono togliertela. Foucault, il pensatore del potere, sottolineava come il potere si nutra proprio della libertà degli uomini.

A un leader viene riconosciuta di solito una eccellenza particolare, fra i cui connotati uno dei più importanti è l’assenza di contraddizioni. -E’ senza macchia!-

La satira, che è libertà, è il contrario: la sua forza è proprio la contraddizione, il riconoscere che la natura umana è contraddittoria. E’ la lezione di Lenny Bruce: un autore satirico non è migliore dei suoi bersagli. Nessuno è senza macchia. Quando Bruce attaccava il card. Spellman, gli strali erano un tutt’uno col racconto della propria miseria umana, ne erano il sottotesto costante.

Come direbbe Foucalt, non esiste un fuori dal potere.

Ma anche se non siamo padroni di noi fino in fondo, possiamo cercare di resistere al dominio. Chi crede di essere migliore; e addita il malcostume altrui con piglio da Savonarola; e accetta investiture popolari (la “democrazia dal basso”, massì); e si fa leader; e lascia che l’establishment dell’informazione lo tratti come tale; chi accetta tutto questo ha già ceduto alla tentazione del potere.

Talia, dea della comicità, dopo un po’ lo abbandona. Alla lunga, il satiro potente finisce nella polvere, come tutti i potenti.

Il vostro compito? Aiutare me, e gli altri che potrebbero cascarci, a non cedere a questa lusinga. La satira dev’essere contro ogni potere, anche contro il potere della satira.

Il card. Spellman è morto, Lenny Bruce vive.

(Ho provato questo discorsetto per tre settimane davanti al mio cane. Per cui quando ho finito non applaudite. Venite qui ad annusarmi il pacco.)”

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