Luttazzi copia! ovvero Tecnica della diffamazione moderna per ingenui veri e tonti finti

Luttazzi copia! ovvero Tecnica della diffamazione moderna per ingenui veri e tonti finti (15 ott 2010)

Quanto accanimento, ragazzi! Finirò per montarmi la testa.

Intrighi degli stati combattenti

2005: racconto su questo blog il gioco che da anni conduco con i fan, unaCaccia al tesoro, di cui illustro modi (citazioni da trovare) e motivazioni (stratagemma di Lenny Bruce).

2007: il Foglio commenta la chiusura di Decameron accennando alla Caccia al tesoro: il fatto è noto.

2008: compare su internet un blog anonimo che mi diffama elencando “i plagi di Luttazzi”;

si tratta in realtà di citazioni per la Caccia al tesoro, di calchi e di riscritture con variazioni, ammonticchiati alla rinfusa come in un ossario, a impressionare i bimbi: ma non sono plagi;

citazioni nascoste, calchi e riscritture con variazioni sono, infatti, tecniche legittime, che si imparano frequentando i Grandi (Chaplin, Totò, Lenny Bruce, Woody Allen, Plauto, Shakespeare, Moliere, Mozart, Rossini, Puccini, John Zorn, Picasso, Joyce, Nabokov, Beckett, Barth, Barthelme, Pynchon…).

2010: due mesi dopo il mio successo a Raiperunanotte, che è andato di traverso a molti, qualcuno fa partire la rappresaglia postando su Youtube un video diffamatorio che mostra quelli che il blog del 2008 definiva “i plagi di Luttazzi”;

ovviamente il videobiscotto non spiega che sul web la notizia delle battute citate l’ho data io, senza nascondere nulla, 5 anni prima (per questo è diffamazione: se infatti titoli “Caccia al tesoro, ecco quelle che ho trovato”, la diffamazione sparisce; ma con lei, la notizia);

invece, con questa menzogna fondamentale, la notizia diventa appetitosa (“Luttazzi è disonesto!”);

il video anonimo e diffamatorio viene inviato a centinaia di siti web, giornalistici e non;

il Giornale.it si butta a pesce sulla notizia appetitosa, subito imitato da altri quotidiani che abboccano, fra cui l’Unità e Repubblica: la notizia è troppo ghiotta per non farne una scorpacciata;

paraculissimi, titolano “La Rete smaschera Luttazzi”: è una balla, la Rete non ha smascherato una cippa, ma in tal modo possono sparare la notizia appetitosa al riparo da querele;

non verificano la notizia appetitosa prima di stamparla, nè indagano sugli anonimi diffamatori;

pretendono invece da me spiegazioni che sono sul mio blog da 5 anni: una disinformazione che mi colloca automaticamente, senza alcun motivo, sulla scena del crimine.

Insomma, un bocconcino alla Kafka; ed esistono destini più infausti. Ribadisco lo stesso come stanno le cose in due interviste esclusive: al Fatto quotidiano (giugno) e a GQ (luglio);

scrivo anche un post sul blog (“Luttazzi smascherato!”) che non lasci dubbi agli insaziabili;

ma sono tempi che tutto serve, anche una vigliaccata, a far salsiccia;

e così, a fine agosto, arrivano i rinforzi: un equipaggio delle Iene mi fa una imboscata in spiaggia;

domande coatte, cui ho già risposto ampiamente;

ovvero ci fanno;

senonchè nessuno può impormi trattamenti, tanto meno degli scagnozzi di Berlusconi;

non sono la loro scimmietta, non ho commercio con chi disprezzo, e la deportazione mediatica è violenza privata: non mi resta che andarmene, lasciandoli alle loro vite insensate.

A settembre, ItaliaUno vince la propria riluttanza e manda in onda il basso servizio delle Iene sulla notizia appetitosa: l’attribuiscono anche qui alla anonima Rete per evitare querele, e pretendono le solite spiegazioni che ho già dato, così da farmi passare in automatico dalla parte del torto eccetera eccetera.

E’ un mestiere anche questo.

Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. (G.Debord)

L’abuso dell’anonimato in Rete per confezionare attacchi diffamatori (che poi giornali, tv e web amplificheranno con colpevole disinvoltura senza assumersene la responsabilità) mette ogni preda ambita alla mercé dei mascalzoni di turno.

ciao Daniele, ehm non vorrei disturbare di ‘sti tempi,

ma volevo accennarti un fatterello: ho un piccolo blog, aperto dall’estate scorsa, di solito ha poche visite (uso Analytics e ahimé lo so); infatti l’unica a commentare, pur rimanendo per lo + anonima, era sempre stata la mia fidanzata, finché ho scritto un post sul maccartismo contro di te: ebbene, per la prima volta ho ricevuto ben 2 commenti – e critici- di nuovi visitatori…e mi è parso un po’ strano. Da Analytics ho visto che le visite (6) son state generate da “google” con la parola “luttazzi” e “daniele luttazzi”, con – penso – l’opzione di ricerca sui risultati + recenti. Mi sono perciò immaginato un commando che va in giro a cercare le voci discordi a questa ennesima campagna d’odio, un po’ alla Pio Pompa o Tavaroli. Be’ volevo fartelo sapere. Resisti! 18 Giu 2010 – 01:45

Se la stampa frettolosa fa i lettori ciechi, il web, il suo anonimato, e la sua memoria indelebile favoriscono i linciaggi: dei perfetti ignoranti, incappucciati e mossi da veleno, non fanno in tempo a sputacchiare le loro sentenze dilettantesche che subito si avanzano sgomitando i volontari per le ronde. C’è chi parte con torce, chi con forconi, mentre un altro ha già ingrassato il cappio; e come si irritano, tutti, se non ti spicci a metterci dentro il collo. Comunque vada, la macchia rimarrà sul web per sempre, con buona pace di Beccaria.Youtube come lettera scarlatta.

Fiesta!

Il mio metodo satirico consiste nell’espormi in prima persona per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti. L’agenda di ogni artista, d’altronde, è sempre un’architettura diintenzioni. La sottigliezza intellettuale impone perciò al critico l’esplorazione dei dettagli, delle peculiarità, delle circostanze causali: un esperto non si fa largo con la ruspa, né si inoltra bendato sui cornicioni. L’impossibilità di spiegazioni superficiali alle questioni artistiche diventa però un vantaggio per chi diffama. Se tu dai risposte tecniche sull’arte della satira, replicano che non ci capiscono nulla (incolpano te della propria ignoranza: una fallacia da selvaggi, ma suggestiona i fessi) oppure sublimano lo scorno nello sfottò (che è l’asilo dei balilla); se invece dai risposte puntuali, replicano spostando l’accusa e affastellando gli incidenti: prima, Luttazzi è volgare. (No, quella è satira, e vi dimostro che non avete i titoli per giudicare: siete così incompetenti che non vi accorgete neppure della grande satira americana che vi sbatto apposta sotto gli occhi.) Poi, ah, ma allora Luttazzi copia! (Lo faccio apposta, come ho scritto nel blog anni prima di ogni presunto scoop, e questo ennesimo attacco dimostra la necessità dello stratagemma: pensarmi inconsapevole è forse il maggior torto di tutta la baldraccata.) Poi, ecco, Luttazzi è un bugiardo, quel post è retrodatato! (No, quello è un aggiornamento. In archivio c’è l’originale del 2005.) Infine, eh, però Luttazzi ha rimproverato Bonolis di avergli copiato una battuta che in realtà era di Carlin. (No, di aver bruciato in tv la mia versione di quella battuta, di cui puoi apprezzare la funzione solo se non la espianti dal monologo.)

Come sgomberi le macerie, la fiesta ricomincia:

On. Enzo Carra (UDC): “Ricordo che dalla televisione alcuni comici sono stati liquidati, messi da parte, per aver bestemmiato. Uno è stato Luttazzi.” (RaiNews, 1 ottobre 2010)

Maria Grazia Cucinotta: “A Raiperunanotte c’era un signore, Luttazzi, che ha preso in giro tutti gli italiani, una cosa molto offensiva e volgarissima di cui mi vergogno.“ (RadioDue, 5 ottobre 2010)

Tutto questo accanimento per un monologo di 15 minuti sull’inculata! Che Paese di repressi. La prossima volta mi toccherà fare di peggio.

p.s.: la generosità con cui molti di voi, durante l’ordalia, hanno cercato di spiegare ai densi l’ambaradan, vi fa onore e mi commuove, ma non è saggia: chi ha la testa dura è perso in partenza, non lo convincerete mai. Il metodo dei diffamatori è non sentir ragioni e ripetere la litania: sanno che chi è sveglio, dopo un po’ comunque si stufa e gli lascia campo libero, mentre la calunnia è un gas che intontisce gli sprovveduti con facilità. L’alternativa sarebbe postare su tutto il web senza interloquire, a batteria, come fanno loro; ma i birboni sono un contingente nevrotico che ha un obbiettivo e del tempo da perdere; voi, per fortuna, avete di meglio da fare che replicare ai trolls. Usare l’URL di questo post come risposta rapida sarà un fanculo più che sufficiente. A bientot!

° ° ° ° °

Luttazzi smascherato! (10 giugno 2010)

Continua la saga di “Luttazzi copia” sulla scorta di un video anonimo che “smaschera i plagi di Luttazzi”. Notizia succosa, come no; ma inesistente. Il video in questione è diffamatorio. Infatti non scopre nulla che io non abbia già detto da anni. Ad esempio su questo blog:

www.danieleluttazzi.it/node/285 *

www.danieleluttazzi.it/node/324

Chi adesso finge di “scoprire” una cosa che “Luttazzi tiene nascosta” diffama consapevolmente, per ovvi motivi.

* Ai malfidati giallisti in erba che hanno preferito interpretare un aggiornamento redazionale come prova di chissà quale misfatto, offro il seguente passito da meditazione, direttamente dall’archivio:

www.danieleluttazzi.it/node/144

Il gioco della Caccia al Tesoro è proprio il modo con cui ho dichiarato pubblicamente (prima di qualunque fantomatica “scoperta”) lo Stratagemma di Lenny Bruce (lo trovate nel libro “Lenny Bruce!” di Albert Goldman) che ho adottato come difesa dalle querele miliardarie e dagli attacchi della stampa. Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell’accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi “pieni di insulti e volgarità”, però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito. In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira. Anche gli attacchi della stampa vengono respinti così, e lo si è visto col caso Decameron e la battuta su Ferrara, che alludeva a un celebre monologo di Bill Hicks.**

Si ripetono. Qualche giorno fa, il Giornale, che ha sempre scritto che la mia non è satira ma volgarità, si accorge che le battute volgari erano di famosi satirici USA. Invece di ammettere “Ooops, è vero, siamo incompetenti, quella era satira, non volgarità” rigirano la frittata: “Guardate: Luttazzi copia!”

Io lo faccio apposta. Mi diverto così.

** In quella occasione, Il Foglio parlò della Caccia al Tesoro in un articolo che difendeva la santità di Ferrara dandomi addosso coi soliti argomenti, tanto per cambiare. I giornalisti li leggono, i giornali?

Il Fatto quotidiano, pubblicando la mia intervista, ha giustamente sintetizzato la parte più tecnica delle mie risposte. La riporto qui.

(…) Estrapolare battute da un testo dicendo “Sono simili, quindi è plagio” è una solenne baggianata. Primo, perché non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive. La battuta di Carlin, citata da me, serve da antitesi come esempio di battuta che la tv trasmetterebbe tranquillamente, a differenza della satira politica del resto del monologo. Nuova risata. Secondo, perché quello che fa scattare la risata non è tanto il contenuto della battuta, come si crede ingenuamente, ma la tecnica. Infatti quando un giornalista fa la parafrasi di una battuta, la risata non scatta. Ogni modifica tecnica, anche minima, può quindi migliorare una battuta. Ecco perché, se sai che il suono “k” è particolarmente comico (come spiega Neil Simon: “Cocomero fa ridere. Pomodoro non fa ridere.”) ti basta sostituire “mosca” a “falena” per potenziare di gran lunga l’effetto. Quando, nel film sul comico di vaudeville Eddie Foy, James Cagney dice a Bob Hope:”Ehi, questa battuta l’ho detta prima io!”, Bob Hope replica:”Ma io l’ho detta meglio.” Originalità e miglioramento sono valori equipollenti, nell’arte. Terzo, perché il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke. (Mi scuso per i tecnicismi che seguono, ma sono necessari.) Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica. Prendiamo ad esempio la battuta di Emo PhilipsLa gente mi si avvicina e mi dice:”Emo, davvero la gente ti si avvicina?” Questo enunciato è una battuta perché:

1. la battuta “-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi chiede:”

2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.

Questo joke viene recitato dal comedian Emo Philips con una prosodia rallentata e goffa, gli occhi spalancati e una gestualità bizzarra; i capelli arruffati e gli abiti strambi completano il contesto comunicativo creato dal comedian (effetti semantici del contesto ristretto). Tale contesto aumenta la ridondanza informativa dell’enunciato: la battuta assolve la funzione comica [sono strambo] L’insulto è verso il comedian. (E’ il cosiddetto “comico di carattere”). Terminata la battuta, la risata del pubblico è immediata.

Se però si cambia il contesto comunicativo (es: comedian satirico, stile realistico, prosodia rapida che passa subito alla frase successiva, abito e gesti normali) il pubblico ride con qualche secondo di ritardo, interrompendo la frase successiva del comedian. La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ]. (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.) Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica:

[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] (=comicità)

[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] (=motto di spirito)

Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico). Viene così confermata, al livello più profondo, la diversità fra le due battute dell’esperimento, nonostante il testo praticamente identico.

Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione , sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei, indizi, informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo, sull’ordine emotivo delle parole eccetera, si capirà perché è più semplice dire “Luttazzi copia!” Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni oltre una certa portata.

Non eri tu che a Radio Deejay avevi detto: “Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro”.

Infatti. Per questo, quando le cito, ci lavoro su per i miei studi. Il pubblico è il topolino che metto nel labirinto.

Clinton ammise di aver sbagliato. Berlusconi nega sempre. Scegli la strada del Cavaliere?

Non posso permettermelo, non conosco Ghedini.

Advertisements