Analisi del joke

i71

Nel mini-manuale di istruzioni della sua Palestra di satira (2009), Luttazzi scrive: “Dai miei piccoli esperimenti live su battute di comici famosi ho scoperto che basta spostare una parola in un certo modo e la battuta diventa molto più forte.” In libri, interviste e blog, Luttazzi ha indicato precisi riferimenti teorici relativi ai suoi esperimenti sulla comicità: Lenny Bruce (“la comicità è tragedia più tempo”, “io faccio parte della corruzione che metto alla berlina”), Woody Allen (la tecnica del joke, la struttura del monologo), Freud (il motto di spirito), Kraus/Valentin (la risata verde), Bachtin/ Kayser/Sheinberg (il grottesco), Lewis Carroll (i livelli di lettura), Jakobson (condensazione e spostamento), Fo (la differenza fra sfottò e satira), Nabokov (“accarezzate i particolari”; patternshigher cribbing; l’intertestualità; i quattro tipi di traduzione), Borges (il Pierre Menard; neppure Omero era originale“; “ogni scrittore crea i suoi precursori”; “l’originale è infedele alla traduzione”), Genette/Kristeva/Butor/Toker/Cancogni (le tecniche dell’autoriflessività: intertestualità e intratestualità), il Gruppo di Liegi (le isotopie), Bely (“ogni romanzo è un gioco a nascondino con il lettore”), Pessoa (gli eteronimi), Sterne (la digressione, l’accumulazione, la citazione nascosta), Cesare Brandi (“Nessuna parola è uguale a se stessa, in due contesti diversi”),  Dorothy Parker (il rapporto fra umorista e pubblico), Debord (il détournement, la società dello spettacolo), McLuhan (le leggi dei media), Chomsky (la manipolazione dell’opinione pubblica), Lakoff (il “framing”), Luntz (la comunicazione simbolica), Virilio (l’amministrazione della paura pubblica; la dromologia), Foucault (l’archeologia del sapere e del potere; il panopticon).

Le istruzioni della Palestra sono una grande miniera di informazioni sui meccanismi e sulla filosofia del joke studiati da Luttazzi:

“(…) La risata scatta non per l’idea, ma per la tecnica della battuta. Una battuta è un racconto in miniatura in cui distinguiamo una trama (il plot) e una sceneggiatura (la struttura). Il plot contiene una risata latente che solo la struttura fa esplodere. Infatti la parafrasi di una battuta (cioè il plot senza la struttura) non fa ridere. La struttura di una battuta è il meccanismo a orologeria che modula il fluire del tempo narrativo rendendolo sorprendente. Esistono vari meccanismi, ciascuno composto da tante rotelline: fra queste, una delle principali è l’esattezza del dettaglio. Come la sintesi a scapito del ritmo è un errore, così la sintesi a scapito dell’esattezza. (…) In un altro meccanismo, la rotellina nevralgica è l’allusione. (…)”

“(…) Sul piano culturale, il luogo comune “L’idea è la stessa” diventa ideologia piccolo-borghese, coi suoi retaggi romantici sull’unicità dell’ispirazione artistica. Nell’arte, originalità (Picasso, Mozart, Bill Hicks) e miglioramento (Picasso che rifà Velasquez, Mozart che rifà Vivaldi, Bill Hicks che rifà Lenny Bruce) sono valori equipollenti. E’ il modo (l’integrazione di plot e struttura) a fare la differenza. L’amore contrastato fra due giovani (plot) con una certa struttura diventa Shakespeare (Giulietta e Romeo), con un’altra diventa una battuta (Un ragazzo incontra una ragazza, il ragazzo perde la ragazza, il ragazzo diventa una ragazza.). (…)”

“(… ) Divertenti si nasce. Sapere la tecnica non è sufficiente. Comunque, cinque princìpi valgono in tutti i casi: brevità, esattezza, semplicità, sorpresa, ritmo. (…) Cosa dà lo spunto per una battuta? Il tuo modo di vedere le cose. E questo non si può insegnare, mi spiace.”

In una nota a Lolito (2013), Luttazzi scrive: “A percepire le somiglianze generiche sono capaci tutti. Per notare le differenze in ciò che è simile, e le somiglianze in ciò che è differente, occorre essere morfologi esperti.” Replicando a una polemica di Repubblica (2007), Luttazzi precisava: “La battuta su Ferrara è mia ed è originale perché il significato di quella battuta è mio ed è originale. Una battuta è più della somma dei suoi componenti. Uffa.”

Le differenze in ciò che è simile

Nelle sue analisi testuali, Luttazzi insiste sul valore del contesto. Nel suo blog (2010) ha spiegato perché due battute dal testo quasi identico facciano ridere per due motivi diversi, quindi siano due battute diverse:

“Il testo di una battuta è solo uno dei tre elementi che la caratterizzano come joke. Una battuta è un micro-racconto e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica. Prendiamo ad esempio la battuta di Emo Philips: La gente mi si avvicina e mi dice:”Emo, davvero la gente ti si avvicina?” Questo enunciato è una battuta perché:

1. la battuta “Emo, davvero la gente ti si avvicina?” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi dice:”

2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.

Questo joke viene recitato dal comedian Emo Philips con una prosodia rallentata e goffa, gli occhi spalancati e una gestualità bizzarra; i capelli arruffati e gli abiti strambi completano il contesto comunicativo creato dal comedian (effetti semantici del contesto ristretto). Tale contesto aumenta la ridondanza informativa dell’enunciato: la battuta assolve la funzione comica [sono strambo]. L’insulto è verso il comedian. (E’ il cosiddetto “comico di carattere”). Terminata la battuta, la risata del pubblico è immediata.

Se però si cambia il contesto comunicativo (es: comedian satirico, stile realistico, prosodia rapida che passa subito alla frase successiva, abito e gesti normali) il pubblico ride con qualche secondo di ritardo, interrompendo la frase successiva del comedian. La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ]. (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.) Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica: 
[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] = comicità; 
[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] = motto di spirito. Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico). Viene così confermata, al livello più profondo, la diversità fra le due battute dell’esperimento, nonostante il testo praticamente identico.

Se si considera che le variazioni possono vertere inoltre su ampiezza degli scarti (basta sostituire una parola che attivi isotopie più distanti e l’effetto comico aumenta), sulle figure delle sostanze dell’espressione , sulle figure delle forme dell’espressione, sulle figure della forma del contenuto (nuclei, indizi, informanti: luoghi, oggetti, gesti), sulle figure del tempo, sugli orientamenti semantici del testo, sull’ordine emotivo delle parole eccetera, si capirà perché è più semplice dire “Luttazzi copia!” Un po’ di competenza però non guasterebbe, per diffamazioni oltre una certa portata.”

Sullo stesso joke di Philips (People come up to me and say, “Emo, do people really come up to you?” Well, I don’t know.) Luttazzi ha sperimentato almeno due variazioni:

a) Spesso la gente mi si avvicina per chiedermi: “Prof. Fontecedro, la gente davvero le si avvicina?”. Dopo un po’ la cosa perde di interesse. (Cosmico, p. 51)

b) A volte la gente mi si avvicina per strada e mi chiede: “Daniele, davvero a volte la gente ti si avvicina per strada e ti chiede?” Sì. Altre volte ecc. (Decameron, 1^ puntata)

Riprendendo la spiegazione di Luttazzi e la sua distinzione freudiana dei jokes in comici, spiritosi e umoristici (Torino, Fiera del libro 2004, conferenza sulle sue traduzioni di Woody Allen), si può dire che la versione (a) è comico di carattere, come in Philips, ma la funzione comica cambia: [sono un cinico] = umorismo. La versione (b) è invece l’apostrofe di insulto al pubblico già spiegata da Luttazzi: [ho idee pericolose] = motto di spirito.

In sintesi, delle tre varianti, quella di Philips è la comica, le due di Luttazzi sono l’umoristica e la spiritosa.

Nelle note di Lolito, Luttazzi scrive: “La versione ottenuta con la riattivazione del processo creativo acquista una propria individualità, è una nuova stesura: diventa un testo complementare, ‘il lavoro completo essendo la totalità delle due varianti che orbitano insieme’ (E.Klosty Beaujour, 1995). (…) La riscrittura è un’esegesi del testo di partenza. (…) La gioia di scoprire le allusioni oblique e le citazioni nascoste, e i patterns di senso da esse creato, ricrea nel lettore l’inesauribile gioia del contatto fra la mente e il mondo, la gioia della consapevolezza. Attraverso questa, l’autore rende generosamente partecipe il lettore della gioia della creazione.”

I “patterns di senso” sono creati non dalla citazione in sè, ma dal suo rapporto col testo e con altri testi/altri autori. Una nota di Lolito (2013) spiega: “E’ il contesto a rendere divertente ogni cosa. Per dirla con Knight, ‘non sono le parti, che importano, ma la loro combinazione’. Shade ribadirà: ‘Non il testo, ma la texture.‘”

Analizzare il singolo joke è quindi limitare l’analisi solo a una parte del suo significato. Luttazzi mostra come vada fatta in modo compiuto anche questa analisi parziale.

Le somiglianze in ciò che è differente

Luttazzi (Torino 2004) approfondisce ulteriormente l’analisi dei jokes. Come ha dimostrato che due battute dal testo quasi identico possono essere due battute diverse, mostra che due battute diverse possono essere in realtà la stessa battuta:

(…) E’ possibile ipotizzare una nuova scienza, una sorta di topologia comica, che analizzi le proprietà delle gag comiche che si conservano per omeomorfismi. Faccio un  esempio: dal punto di vista della topologia comica, una mucca e un flauto sono identici. In Stardust memories, Charlotte Rampling regala a Woody Allen un flauto.

WA: Grazie, è magnifico. E…suonerà il Concerto per flauto di Mozart?
CR:  Devi farlo tu.
WA:  Oh, io devo farlo…Vuoi dire che lui non…

Gag visiva omologa: nel film Go west!, Buster Keaton s’avvicina a una mucca per mungerla. Siede su uno sgabello, infila il secchio sotto le mammelle e aspetta.

La versione retorica sarebbe:

-La mucca darà il latte?
-Devi farlo tu.
-Oh, io devo farlo…Vuoi dire che lei non…

Con inversione:

-Dove vai così di corsa?
-Dall’analista. Se arrivo in ritardo, quello comincia senza di me.”

Fa parte della topologia comica l’analisi delle tecniche retoriche e delle formule comiche. Luttazzi parla delle formule nell’introduzione della sua Palestra e ne propone una come esercizio: “X è talmente (aggettivo) che (esagerazione)”. In merito, Luttazzi ricorda i precedenti illustri del Cyrano di Bergerac e di Johnny Carson e conclude: “David Letterman porta avanti la nobile tradizione: l’altra sera, commentando la cerimonia del premio Tony per il teatro, ha detto: Una cerimonia talmente lunga che alla fine Godot è arrivato.”  La cassetta degli attrezzi di ogni comico contiene formule comiche da usare secondo necessità. La loro quantità è proporzionale al sapere del comico. Anche in questo senso, “più sai, più ti diverti”.

° ° ° ° °

Contributi teorici in Rete

In Rete non mancano i contributi teorici su Luttazzi ispirati alle sue ricerche. Nel suo post iniziale sulla “caccia al tesoro” (2003), Luttazzi parla di “scherzi” e “allusioni segrete”. Esempio di scherzo: in Bollito misto Luttazzi cita il Levitico a proposito del divieto di mangiare aragoste ma, se uno va a controllare, il testo biblico in quel punto parla di gonorrea. Esempio di allusione segreta: in Adenoidi, la frase assurda che Oscar Sancisi usa per rimorchiare (“Ti ha mai detto nessuno che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose?“) in realtà è una poesia di e.e. cummings.

Allusioni segrete

In un Forum su Luttazzi, Samil (2009) distingue, fra le citazioni luttazziane, sei sottoclassi. Tre riguardano le finalità:

1) quelle riprese paro paro per fare da X sulla mappa che conduce al tesoro
2) quelle per zittire i suoi detrattori
3) quelle da esperimento

Tre riguardano i meccanismi:

A) quelle che cambiano il bersaglio della battuta perché è diverso l’animus dell’attore/personaggio
B) quelle che instaurano un parallelismo fra due soggetti, uno della battuta di partenza e uno dell’attualità italiana, a dare un giudizio satirico su quest’ultimo
C) quelle che riprendono la struttura di un’altra battuta

La classificazione si fonda su informazioni date da Luttazzi stesso in blog e libri:

1) post sulla caccia al tesoro
2) post sulla caccia al tesoro
3) Lepidezze postribolari e istruzioni della Palestra

A) mail di spiegazioni tecniche ai fan, post su ruoli attanziali e funzioni comiche
B) Lepidezze postribolari
C) istruzioni della Palestra.

Le sottoclassi sono utili per l’analisi, ma andrebbe precisato che una citazione di Luttazzi fa sempre parte di diverse sottoclassi contemporaneamente. Ad esempio la sua versione della battuta di Philips appartiene alle sottoclassi 1, 2, 3 e A. Una citazione non è mai semplicemente ripresa “paro paro”.

Inoltre la sottoclasse C (“battute che riprendono la struttura di un’altra battuta”) comprende in effetti tutte le battute di tutti i comici poiché le tecniche retoriche della battuta sono in numero limitato (durante una conferenza a Napoli, Luttazzi disse di averne contate duecento e qualcosa). Dal punto di vista formale, cioè, una battuta riprende sempre la struttura retorica di qualche battuta precedente. Ovvero tutti i comici citano, anche quando credono di essere “originali”. Chi ne è inconsapevole perde il controllo sugli effetti semantici dell’intertestualità.

Qui Bill Hicks cita Lenny Bruce:

“If Jesus had been killed twenty years ago, Catholic school children would be wearing little electric chairs around their necks instead of crosses.”
 Lenny Bruce

“A lot of Christians wear crosses around their necks. You think when Jesus comes back he ever wants to see a fucking cross? It’s kinda like going up to Jackie Onassis with a little sniper rifle pendant. ”Hey Jackie, just thinking of John.”” Bill Hicks

Benigni riprende l’idea in Tuttobenigni e dice che la madonna potrebbe aversene a male del fatto che i cristiani si segnano con la croce, perchè questo potrebbe ricordare alla donna il modo cruento in cui è morto il figlio. Continua Benigni: “Sarebbe come andare dalla madre di uno morto impiccato dicendole ‘Buongiorno Signora!!!’ (Qui Benigni dà uno strattone a un cappio invisibile e simula un’impiccagione.).

La versione di Luttazzi: “I cristiani si fanno il segno della croce in memoria di Gesù, morto crocefisso. Sono fortunati che non l’hanno impalato.”

Un altro esempio è la celebre battuta attribuita a Churchill:

“An empty taxi arrived at 10 Downing Street, and when the door was opened, Atlee got out.” Winston Churchill

“Arrivò, fermandosi davanti all’entrata di Montecitorio, una grossa macchina blu. L’autista, rapidamente, corse a spalancare la portiera posteriore di destra. Non ne scese nessuno. Era Nicolazzi.” (Fortebraccio)

“Una volta hanno visto arrivare un taxi a Montecitorio, si è aperta la portiera e non ne è sceso nessuno. Era Casini.” (Benigni, Tuttobenigni 96)

“Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno: era Matteo Renzi.” (Beppe Grillo)

1) Quelle riprese paro paro

Samil (2009): “Se si prendessero The Comedy of Errors di Shakespeare e I due gemelli veneziani di Goldoni, si potrebbe benissimo dire che i due autori non sono altro che dei ciarlatani che spacciano come loro un’opera che in realtà è di Plauto (Menaechmi). Di più, usando lo stesso metro che si è usato con Luttazzi, si potrebbe dire che i due hanno approfittato del fatto che la maggior parte del loro pubblico non conoscesse l’opera originale dell’autore latino. (…) Shakespeare non avvisava il pubblico prima di mettere in scena le sue commedie dicendo: “Guardate che The Comedy of Errors è basata su Menaechmi e su Amphitruo di Plauto, oltre a trama e personaggi ci sono pure dialoghi uguali.” (…) Shakespeare ci guadagnava in fama ma nessuno si è mai sognato di alzarsi e dirgli: ‘Sei un copione, questo è Plauto!’ (…) Luttazzi venera il suo pubblico. Quando gli ho comunicato di aver trovato delle battute e gli ho chiesto spiegazioni tecniche me le ha date. Ho verificato le cose che mi ha detto e ho trovato riscontri effettivi. (…) A me manca il commento luttazziano alle beghe quotidiane. In giro ormai è pieno di emuli che, pur nella loro “originalità”, non riusciranno mai ad essere all’altezza.”

A loro volta, I Menecmi plautini derivavano dalla commedia I simili di Posidippo e l’Anfitrione da un’opera mitologica greca dallo stesso titolo. Anfitrione è stato riscritto, fra gli altri, da Molière e da Giraudoux, che intitolò la sua versione Amphitruo 38 perchè a partire dall’antichità era la 38^ riscrittura dell’opera.

Tengu86 (2008): “Riflettevo su quanto diceva Samil…Non avevo pensato al fatto di Shakespeare e Plauto, ma effettivamente è vero, nessuno minimizza Shakespeare perchè si ispira a Plauto e nessuno minimizza Plauto per il suo ispirarsi a commediografi greci a lui precedenti. Oppure, se pensiamo alle favole di La Fontaine, che non faceva altro che narrare diversamente le favole di Esopo e Fedro, avremo un altro esempio di questo assunto. Oppure pensiamo al Faust, che originariamente deriva da leggende popolari tedesche e che poi è stato rielaborato da molti autori, di prosa e lirici, tra cui Christopher Marlowe, Goethe e Wagner. Ognuno si ispirava ad un racconto di base ampliandolo, ma certamente avranno incorporato elementi di autori che prima di loro hanno interpretato lo stesso racconto. Anche nella moda, per fare un altro esempio, c’è la stessa cosa. Mia madre spesso dice vedendo qualche servizio di moda al tg che cose simili a quelle mostrate si portavano nei ’50/’60/’70 e cosi via. Lo stilista ha rielaborato modelli preesistenti. Quindi è certamente importante, nel processo creativo, la paternità delle idee (anche se andando all’indietro si può scoprire con sorpresa che c’era qualcuno che l’ha pensata prima, gli argomenti sono fondamentalmente quelli del sottotitolo di Decameron: politica, sesso, religione e morte e anche i topoi narrativi sono limitati), ma bisogna tener conto che della realtà della rielaborazione nei processi creativi di modelli preesistenti e quindi è importante il “modo” e lo “stile”. Solo che a questo punto decade tutto l’impianto “X ha copiato Luttazzi”, perchè quello potrebbe giustificarsi con lo stesso argomento usato da DL.”

La conclusione di Tengu86 è sbagliata perché paragona due cose diverse. Come viene spiegato qui, Luttazzi si lamenta non perché gliele “copiano”, ma perché gliele “bruciano” in tv dopo avergliele sentite dire a teatro. Un comico (italiano o straniero) potrebbe dunque lamentarsi di Luttazzi solo se Luttazzi dicesse in tv una battuta che quel comico non ha ancora detto in tv, bruciandogliela, ma questo Luttazzi non l’ha mai fatto. Luttazzi lavora su materiali di repertorio già attribuiti. Infatti è facile risalire alle “fonti”. E’ il divertimento della “caccia al tesoro”, di cui i diffamatori hanno mistificato il senso per dare a Luttazzi del disonesto.

Samil (2010): “Luttazzi ha più volte detto di essere un situazionista. Non a caso è grazie a questa affermazione se alcuni utenti del forum hanno poi conosciuto Debord (…) Oggi, proprio mentre rileggevo alcuni passi de La società dello spettacolo, mi sono imbattuto in questo:

207  Le idee migliorano. Il senso delle parole vi partecipa. Il plagio è necessario. Il progresso lo implica. Esso stringe da presso la frase di un autore, si serve delle sue espressioni, cancella un’idea falsa, la sostituisce con l’idea giusta.

208  Il détournement è il contrario della citazione, dell’autorità teorica sempre falsificata per il solo fatto di essere divenuta citazione; frammento strappato dal suo contesto, dal suo movimento, e in definitiva dalla sua epoca in quanto riferimento globale come dall’opzione precisa che essa era all’interno di questo riferimento, esattamente riconosciuto o misconosciuto. Il détournement è il linguaggio fluido dell’anti-ideologia. Esso appare nella comunicazione che sa di non poter pretendere di detenere alcuna garanzia in se stessa e definitivamente. Esso è, al grado più alto, il linguaggio che nessun riferimento al passato e al di sopra della critica può confermare; mentre è al contrario la sua coerenza, in se stesso e con i fatti praticabili, che può confermare il vecchio nucleo di verità che esso restituisce. Il détournement non ha fondato la sua causa su nulla di esterno alla sua pura verità come critica presente.

“Per farla breve. L’alterazione del senso è il fine ultimo del “plagio” di Luttazzi. Lo ha detto lui stesso, più volte. Alterazione la cui difficoltà aumenta nel caso delle battute riportate “paro paro”. Luttazzi esprime idee e concetti anche per mezzo di battute altrui. Ricontestualizza, paragona, stravolge, ribalta, trasforma le idee altrui. Luttazzi non usa la citazione ma il détournement. Luttazzi non sta scrivendo un testo scientifico ma un testo umoristico. A che servono quindi le note? Quando Luttazzi vuole citare lo fa. In genere non si tratta di parti del testo comico. L’esempio è nei libri (LGCF nella parte su religioni e carnevale) o nei monologhi (a memoria ricordo il “Berlusconi – Bis Luscus” attribuito ad Augias). (…) Personalmente, quando scrissi a Luttazzi chiedendo spiegazioni su alcune battute di Maher e Carlin, lui mi rispose: caccia al tesoro. Quando però successivamente gli chiesi “perché”, esprimendo il mio interesse e curiosità per quel mondo, Daniele non si fece scrupolo a darmi tutte le spiegazioni del caso. Mi fece notare le differenze, mi parlò del MODUS e soprattutto mi spiegò perché lo faceva. Per questo ho sempre riposto fiducia nella sua controtesi. Con il tempo e con qualche lettura in più alle spalle, ho cominciato a comprendere meglio la sua spiegazione. Luttazzi non mi ha mai detto: “vatti a leggere Debord a pag.x, studia i classici della satira greca e latina, raggiungi il mio livello e poi parliamo”. Troppo facile e di nessuna utilità. Però, a poco a poco, anche seguendo qualche input dato da lui, ho cercato di comprendere quella sua spiegazione. E al momento la ritengo ancora valida.” (…)  La citazione di Debord (…) la trovo importante perché ha confermato che quelle che potevano sembrare farneticazioni circa il MODO e l’INTENZIONE hanno valide argomentazioni alle spalle. Senza dimenticare il riferimento a Borges e a ciò a cui alludeva nel suo racconto Pierre Menard, Autore del Quixote.

Bollita (2010): “A sostegno di ciò vorrei aggiungere un ulteriore tesi di Debord: ‘Nella fase di guerra civile in cui ci troviamo, l’arte e la creazione in generale dovrebbero servire esclusivamente motivi partigiani, e ciò è necessario per finirla con qualsiasi nozione di proprietà privata in queste aree. Détournement è la libera appropriazione delle creazioni altrui. Détournement è decontestualizzazione. Va da sé che uno non è limitato al correggere lavori esistenti o integrare diversi frammenti di lavori scaduti in una nuova opera: si può altresì alterare il significato di questi frammenti in qualunque modo, lasciando gli imbecilli al loro profuso mantenimento delle virgolette.'”

Già nel 2008 bmf1 aveva suggerito il collegamento: “Faccio un osservazione en passant: un artista può legittimamente assumere un pubblico ideale colto ed esperto. Come ha sprezzatamente osservato Guy Debord “non farò alcuna concessione al pubblico… nulla di importante è mai stato comunicato avendo riguardo del pubblico”.

HJ (2009) analizza la versione luttazziana di una routine di Philips (“You know when you are in bed at night and your house starts making noises you don’t hear during the daytime, wierd noises, scary noises like (fa un fischio) or ‘Grrrr’ or ‘Emo I’m going to kill you…’ I remember that song: (canta) “Whenever I feel afraid, I whistle a happy tune” and I started to whistle (fischia). And I felt a hand around my neck and a voice said: ‘Thanks, I thought I’d never find you in the dark’.” Luttazzi: “Perché mi fa paura il buio. Specie quando sento quei rumori spaventosi che si sentono di notte al buio. Rumori tipo Uuuuuuuuuh! Oppure Grrrrrowl! Oppure Daniele, ti uccideròòòòò! Di solito, in questi casi, per darmi coraggio mi metto a fischiettare un motivetto di Tony Renis (fischietta Quando quando quando. Le ultime note, dalla paura, escono stonate.) Ed è a questo punto, in genere, che sento una mano umida sul collo e una voce che mi dice: ‘Grazie. Non t’avrei mai trovato, al buio’. da Benvenuti in Italia, p.151) e sottolinea che la canzoncina scelta da Luttazzi è una battuta nella battuta, in quanto alla fine il mostro arriva davvero.

2) Quelle per zittire i suoi detrattori

Quando Repubblica.it (2007) strumentalizzò contro Luttazzi un post del blogger 7yearwinter che analizzava la battuta di Decameron su Ferrara, Luttazzi gli scrisse: “Tranquillo, Buck! Sei bravissimo e sai di cosa parli. Quelli invece sono esperti nell’arte di intrafottere. Vediamo dove arrivano. Pensa però che figura ci fanno adesso Aldo Grasso & Co., prontissimi a sostenere, dall’alto della loro saggezza, che la mia non è satira. Neanche quella di Bill Hicks o di Rabelais? Il tuo détournement digitale* è poi un colpo di genio. Complimenti! Ciao. D “

* Détournement digitale: Repubblica.it, dopo averne strumentalizzato i contenuti, rinviava al post del blogger; questi sostituì al post un link. Ci volle un’oretta perché Repubblica.it si accorgesse che il link rinviava i suoi lettori alla scena di un film in cui una ragazza defecava in faccia a un’altra ragazza. Il collegamento venne rimosso.

HJ (2009) sulla battuta di Luttazzi contro Ferrara: “Lo scarto fra la versione di Hicks e quella di Luttazzi in Decameron è notevole. Daniele richiama la vasca e il piscio per ‘linkare’ alla battuta di Hicks contro il neo-con e pro-life Rush Limbaugh. Il senso è fare un’allusione: Ferrara è il Limbaugh italiano (che è incredibilmente vero. Se qui c’è qualcuno che copia è proprio Ferrara). La battuta detta da Daniele si collega alla guerra in Iraq e alle foto delle sevizie sessuali nel carcere di Abu Graib, all’epoca ancora d’attualità. Luttazzi, infatti, mette nella vasca il principale difensore dell’intervento italiano nella guerra in iraq, con Berlusconi e i più ‘sporchi’ dei suoi collaboratori attorno. Tra la semplice battuta di Hicks, che adesso posso collocare in una dimensione fascistoide perché Hicks dava a Limbaugh del gay con tono dispregiativo, e quella di Daniele (che non denigrerebbe mai i gay), c’è tutto un universo di differenza. Hicks usa lo shock di quella immagine per far ridere dando a Limbaugh del gay (discutibile, ma solo ai giorni nostri) e far riflettere sulle più bieche idee portate avanti dai repubblicani durante la presidenza Reagan e quella di Bush padre (e che purtroppo sono vive tutt’oggi e anzi in Italia sono d’attualità). Luttazzi, invece, ci va giù di grottesco satirico. Lo shock di quell’immagine richiama direttamente Abu Graib. Si ride amaro tutto il tempo della battuta. La battuta ha come premessa i dati della guerra in Iraq. L’allusione su Ferrara è solo la parte più piccola del senso di quella routine. In Hicks invece è il cuore della battuta.”

Luttazzi (2006): “Già alla seconda puntata il capostruttura di RaiDue Azzolini mi disse che era meglio togliere una battuta dal monologo iniziale, quella in cui, commentando la tesi di un teologo secondo cui “Dio è donna”, dicevo: ”Dio non è donna. Se Dio fosse donna, lo sperma saprebbe di nutella.” (citazione da Linda Smith, ndr.) (…) Mi impuntai: non puoi fare un programma satirico se tagli le battute più spinose. Azzolini mi passò il direttore, Carlo Freccero, cui spettava l’ultima parola. Esposi il mio punto di vista: per un autore satirico, la religione è uno dei tanti pregiudizi. La satira sulla religione non offende le persone, solo i loro pregiudizi. Togliere quella battuta sarebbe stato un atto di censura. Censura delle mie idee sulla religione. Freccero mi diede ragione e la battuta andò in onda. Se ne deduce che è meglio per l’autore satirico se i direttori tv non sono integralisti, ma situazionisti.”

3) Quelle da esperimento
A) Quelle che cambiano il bersaglio della battuta perché è diverso l’animus dell’attore/personaggio 

Wu Ming 1 (2007): “Luttazzi non ha mai fatto mistero di attingere, rielaborando battute e intuizioni, al patrimonio della stand-up comedy americana. (…) In una “Lezione sulla comicità” del 2004 spiegò che il suo obiettivo è definire una “topologia della risata”, cioè capire quali sono gli elementi-base della comicità che sopravvivono se spostati da un contesto a un altro. Qualche anno fa (2004) notai una sua ri-contestualizzazione all’Italia di un’immagine già usata da George Carlin. Luttazzi mi rispose: “[Il materiale di Carlin] lo trovo ingegnoso, ma troppo buffonesco. E’ come se alle sue battute mancasse sempre qualcosa. E’ quello che ho fatto col paragrafo in cui lui descrive come disfarsi dei criminali. Preso così, non mi fa ridere. Ci aggiungo di mio lo scopo di risanare il disavanzo pubblico ed ecco che la sua battuta monca (secondo me, ovviamente) diventa completa e mi fa ridere. E’ una variazione sul tema: lui è Bach, io Goldberg.” Questa è la sua attitudine, e ci vogliono metodo e sapienza per fare variazioni di questo tipo. I tentativi di ridurle a mero “plagio” sono abbastanza goffi, e fatti da persone tendenzialmente incolte, le stesse che da giorni petano giudizi su cosa sia satira e cosa no senza aver mai dedicato alla questione nemmeno lo 0,0000000001% del tempo e dei neuroni che ci ha dedicato Luttazzi.”

HJ (2010): “Che il pubblico sia un suo ‘topolino da laboratorio’ traspare anche da alcune dichiarazioni nella lezione all’Università di Trieste 2004: “Avete mai notato che quanto tu sei nell’acqua… quando tu metti una matita nell’acqua, sembra spezzata? Avete notato? Metti una matita in un bicchiere, sembra spezzata. È il motivo per cui non faccio mai il bagno senza slip. Vai!” [RISATE. APPLAUSI] Questa, questa – scusami – questa, questa era nuovissima. Quindi l’ho provata su di voi, mi avete fatto da cavie di un esperimento. Devo dire che è riuscito.” Ebbene, questa è la rielaborazione (inedita nei libri) di DL di un joke di Steven Wright, raccontato almeno dal 1999: “You know when you put a stick in the water, it looks like it’s bent but it really isn’t? That’s why I don’t take baths.” In questo caso, stante il fatto che non sono madrelingua inglese ma ne ho una buona conoscenza, la versione di DL è migliorativa. L’immagine di Wright non è perfettamente a fuoco (manca, in effetti a mio parere, un naked nella punchline), quella di DL lo è di più (senza slip). (…) La battuta di Wright sottintende anche che lui NON SI LAVA. Wright quindi si presenta come un outsider, a livello di maschera comica; DL risulta invece un priapico satiro.” (Cambio di ruolo attanziale e funzione comica: da comico a spiritoso.)

Luttazzi aggiunge un “Vai!” alla fine della battuta: una sottolineatura auto-riflessiva con cui si dimostra pienamente consapevole dei tempi di reazione del pubblico. Il pubblico ride al primo livello, ma ripensando allo scambio potrebbe capire che la battuta di Wright ha subìto un cambiamento di significato, diventando una meta-battuta. Luttazzi ha creato l’occasione per una seconda risata.

HJ (2010), a proposito della citazione di e.e.cummings (Adenoidi 1994) che Luttazzi trasforma in un joke: “Con la citazione di cummings, DL porta a compimento il percorso di avvicinamento al linguaggio beckettiano e (per l’appunto) cummingsiano che aveva iniziato Lenny Bruce. Per approfondire:

Carroll, N. 1999. Horror and Humor. The Journal of Aesthetics and Art Criticism. 57.2: 145-160.
Cureton, R.D. 1979. E.E. Cummings: A Study of the Poetic Use of Deviant Morphology. Poetics Today. 1.1/2: 213-244
Davies, I. 1989. Lenny Bruce: Hyperrealism and the Death of Jewish Tragic. Social Text. 22: 92-114.”

HJ prosegue riportando una spiegazione comparsa sul blog di Luttazzi all’indomani delle polemiche per Decameron: “La caccia al tesoro è attiva dai tempi di ‘Adenoidi’, quando presi una poesia di e.e.cummings e la trasformai in battuta solo cambiando il tono con cui era detta (“ti ha mai detto nessuno / che la voce dei tuoi occhi / è più profonda di tutte le rose?”). Il vincitore se ne è accorto l’anno scorso, ovvero dopo 12 anni! Meglio tardi che mai. Faccio tutto questo per dimostrare la mia tesi secondo cui le sfumature comiche che una battuta può assumere sono infinite. Basta uno scarto minimo. Più piccolo è lo scarto, maggiore è la finezza. Il vertice è il Pierre Menard di Borges, che scrive una parodia del Don Chisciotte copiando letteralmente il testo. Noi stand up comedians siamo una consorteria, simile a quella dei maghi. Abbiamo una tradizione segreta che tramandiamo. E’ il nostro racket. Ciascuno aggiorna (e migliora, secondo lui) il repertorio dei giganti che l’hanno preceduto. E’ commedia dell’arte. (…) Cambiare il testo, il contesto e la prosodia fa cambiare IL SIGNIFICATO della battuta, ovvero il motivo per cui uno ride.

“Ebbene,” commenta HJ “questa conclusione è condivisibilissima, e anzi condivisa sia dagli approcci comparatisti, sia dalle teorizzazioni sul postmoderno, sia dalla filosofia del détournement di Debord. La tesi 207 della Società dello spettacolo sottolinea già da sé che il détournement deve operare attraverso la sostituzione di un’idea con un’altra ed il plagio è necessario nella misura in cui serve a dire altro, a significare altro. Debord usa un détournement già nella tesi 1 della Società, sviando Marx; e nella stessa tesi 207 ‘plagia’ Lautréamont (…) Ed in effetti DL ha puntato sempre sulle variazioni sul tema come argomento e prassi nella comicità. Ora, di variationes ne abbiamo osservata, e continuo a trattare la battuta dei 5-anni-6 come tale, l’allusione al numero di “Get out of my garden” come tale, il giudizio ‘tale padre tale figlio’ dato dalla riproposizione, ai tempi di Bush jr, della battuta di Hicks su Bush sr come tale; se vogliamo anche le ricuciture di Carlin e Hicks come tali (per non parlare del bathtub joke). Ma mi pare che una grossa quantità di altri riproponimenti non abbia variazione di significato.”

Qui HJ 2010 sembra non ricordare Samil 2009 (classificazione delle citazioni secondo le motivazioni). Ma HJ 2009 scriveva: “Si può rilevare come il materiale citato senza evidenti miglioramenti siano le routine più famose di comici famosi (negli USA). Sarebbe assurdo volersi “approriare” di tale materiale, in quanto è conosciutissimo nel mondo dell’umorismo. C’è quindi da pensare che o DL è pazzo; o fa quello che fa cum grano salis: per difendersi dalle accuse di volgarità e per citare, alludere a un mondo che il fruitore potrà andare a trovare, se mosso dalla curiosità e se risolve l’indovinello allusivo: la caccia al tesoro. 1. il joke su Ferrara in una vasca da bagno, allusione a quello di Hicks su Limbaugh: ottimo argomento per chi parlava di ‘insulto e non satira’; 2. il racconto Questa notte è per sempre, letto a Genova. Che non fosse cattivo gusto ma satira grottesca di ottima fatta era testimoniato dal fatto che quanto raccontato era un’espansione e allusione di uno degli hoax più famosi della rivista The Realist, di P. Krassner: risposta pronta a tutti quelli che parlavano di cattivo gusto etc.”

Anche qui Luttazzi dà riferimenti precisi. Come si chiama la società che produce i suoi spettacoli? Krassner entertainment.

HJ (2010) sulla variazione di un celebre joke di Philips: “Once I saw this guy on a bridge about to jump. I said, “Don’t do it!” He said, “Nobody loves me.” I said, “God loves you. Do you believe in God?” He said, “Yes.” I said, “Are you a Christian or a Jew?” He said, “A Christian.” I said, “Me, too! Protestant or Catholic?” He said, “Protestant.” I said, “Me, too! What franchise?” He said, “Baptist.” I said, “Me, too! Northern Baptist or Southern Baptist?” He said, “Northern Baptist.” I said, “Me, too! Northern Conservative Baptist or Northern Liberal Baptist?” He said, “Northern Conservative Baptist.” I said, “Me, too! Northern Conservative Baptist Great Lakes Region, or Northern Conservative Baptist Eastern Region?” He said, “Northern Conservative Baptist Great Lakes Region.” I said, “Me, too!” Northern Conservative†Baptist Great Lakes Region Council of 1879, or Northern Conservative Baptist Great Lakes Region Council of 1912?” He said, “Northern Conservative Baptist Great Lakes Region Council of 1912.” I said, “Die, heretic!” And I pushed him over.

Luttazzi: “Daniele, cosa sta succedendo nella ex Jugoslavia? (Curzio, Lepanto) Non lo so, ma credo non avrà mai fine. Almeno a giudicare da una scena cui ho assistito tre anni fa a Pale, vicino a Sarajevo. un soldato chiedeva a un civile minacciandolo con un mitra: “Sei slavo?”. “Sì.” “Anch’io. Serbo o albanese?” “Serbo.” “Anch’io. Serbo ortodosso o serbo musulmano?” “Ortodosso.” “Anch’io. Serbo ortodosso patriarchista o nestoriano?” “Patriarchista.” “Anch’io. Serbo ortodosso patriarchista del nord o del sud?” “Del nord.” “Anch’io. Serbo ortodosso patriarchista del nord conservatore o liberale?” “Conservatore.” “Anch’io. Serbo ortodosso patriarchista del nord conservatore della regione est o della regione ovest?” “Regione est.” “Anch’io. Serbo ortodosso patriarchista del nord conservatore della regione est secondo la regola approvata nel ’52 o quella del ’74?” “’74” “Aaah, muori, straniero!” Non avrà mai fine.”

“A mio parere è una citazione legittima: cambia il contesto, cambia l’intento, cambia l’enunciato. Il meccanismo è lo stesso, ma Luttazzi lo adopera per farne una battuta nuova, e la risata finale è amara perché si collega a fatti tragicamente di attualità. Quella di Philips è più generica, quindi il pubblico mantiene un maggiore distacco. Il miglioramento c’è tutto.” (Sottoclasse 4: cambio da comico a spiritoso. Sottoclasse C: stessa struttura.)

Samil (2009) confronta la famosa routine di Carlin sulla religione con la versione di Luttazzi:

Carlin: “Religion easily has the greatest bullshit story ever told. Think about it. Religion has actually convinced people that there’s an invisible man living in the sky who watches everything you do, every minute of every day. And the invisible man has a special list of ten things he does not want you to do. And if you do any of these ten things, he has a special place, full of fire and smoke and burning and torture and anguish, where he will send you to live and suffer and burn and choke and scream and cry forever and ever ’til the end of time! But He loves you. He loves you, and He needs money! He always needs money! He’s all-powerful, all-perfect, all-knowing, and all-wise, somehow just can’t handle money! Religion takes in billions of dollars, they pay no taxes, and they always need a little more. Now, you talk about a good bullshit story. Holy Shit! (…) I decided to look around for something else to worship. Something I could really count on. And immediately, I thought of the sun. Happened like that. Overnight I became a sun-worshipper. Well, not overnight, you can’t see the sun at night. But first thing the next morning, I became a sun-worshipper. Several reasons. First of all, I can see the sun, okay? Unlike some other gods I could mention, I can actually see the sun. I’m big on that. If I can see something, I don’t know, it kind of helps the credibility along, you know? So everyday I can see the sun, as it gives me everything I need; heat, light, food, flowers in the park, reflections on the lake, an occasional skin cancer, but hey. At least there are no crucifixions, and we’re not setting people on fire simply because they don’t agree with us. Sun worship is fairly simple. There’s no mystery, no miracles, no pageantry, no one asks for money, there are no songs to learn, and we don’t have a special building where we all gather once a week to compare clothing. (…) So to get around a lot of this, I decided to worship the sun. But, as I said, I don’t pray to the sun. You know who I pray to? Joe Pesci. Two reasons: First of all, I think he’s a good actor, okay? To me, that counts. Second, he looks like a guy who can get things done. Joe Pesci doesn’t fuck around. In fact, Joe Pesci came through on a couple of things that God was having trouble with. (…) In fact, I’m gonna put it this way. If there is a God, may he strike this audience dead! See? Nothing happened. Nothing happened? Everybody’s okay? All right, tell you what, I’ll raise the stakes a little bit. If there is a God, may he strike me dead. See? Nothing happened, oh, wait, I’ve got a little cramp in my leg. And my balls hurt. Plus, I’m blind. I’m blind, oh, now I’m okay again, must have been Joe Pesci, huh? God Bless Joe Pesci. Thank you all very much. Joe Bless You!”

Luttazzi:  “Le religioni monoteiste sono davvero ridicole. Convincono le persone che c’è davvero un uomo invisibile nel cielo. Che sorveglia quello che fai tutti i giorni minuto per minuto. E questo uomo invisibile ha una lista speciale di dieci cose che non vuole che tu faccia. E ha una memoria di ferro. E se fai qualcuna di queste dieci cose, lui ha un posto pieno di fiamme dove ti manda a bruciare e soffrire e urlare e carbonizzarti per l’eternità. Ma lui ti ama. Ti ama e ha bisogno del tuo otto per mille. E’ onnipotente, ma ha bisogno di una parte delle tue tasse. Volete la prova che Dio non c’è? Se Dio esiste, che vi fulmini all’istante! [silenzio] Oh, siete morti tutti! [risate] Oh, siete risorti! Appena ho capito che Dio non c’è, mi sono dato da fare per cercare una divinità più credibile. L’ho trovata. Monica Bellucci. Sono diventato un adoratore di Monica Bellucci. Per vari motivi. Innanzi tutto: riesco a vederla. C’è. Secondo motivo: adorarla è relativamente semplice. Non ci sono storie gotiche di crocifissioni, miracoli, misteri, né canti da imparare. né si deve andare una volta alla settimana in un edificio tutti insieme a confrontare i nostri vestiti della domenica. Terzo ed ultimo: lei non ti chiede di pregarla. Questo mi piace. Dimostra di essere sicura di sé e di non essere vanitosa. a differenza di un altro Dio di mia conoscenza.”

Questa la sua analisi: “Ad un primo sguardo si nota subito che la routine di Luttazzi è molto più corta di quella di Carlin. Luttazzi ha tagliato tutto il superfluo (a suo avviso) dal celeberrimo pezzo del maestro (credo proprio che Luttazzi rispetti e ammiri profondamente Carlin). Colpendo uno dei punti sensibili del pubblico italico come la religione cattolica, il riprendere parola per parola la routine risponde alla spiegazione della difesa dalle accuse di “non fare satira”. Tutti i pezzi più “delicati” di Luttazzi contengono routines o jokes famosi. Difatti, quando qualche parruccone lo attaccò all’epoca di Satyricon, Daniele fece vedere che la battuta incriminata veniva da Carlin o Hicks (c’era un intervista dove lo raccontava).

“Ma andiamo ancora oltre. So che molti non sono convinti della spiegazione sulla difesa legale. Ok. E naturalmente anche la spiegazione che la battuta è ripresa parola per parola per fungere da indizio per la caccia al tesoro, lascia molti dubbiosi. Anche io personalmente la pensavo così. Per questo gli scrissi la prima volta. Luttazzi, in una ampia e argomentata email, mi spiegò alcune cose sui suoi esperimenti e sui suoi studi. Come ha anche scritto nelle note tecniche della palestra, secondo Luttazzi ci sono due elementi che non vanno mai sottovalutati nelle espressioni artistiche (e la satira è arte. Molti dovrebbero farsene una ragione). Uno è il MODO, ossia la tecnica retorica, l’altro è L’INTENZIONE, cioè il mondo mentale dell’artista. Se cambiano questi due elementi cambia anche il senso di una battuta pur rimanendo essa identica. La prima volta che Daniele mi ha rivelato questa cosa mi sono detto: andiamo un po’ a vedere… Prendiamo il pezzo più controverso di questa routine. Non possiamo fare un paragone se prima non ci chiediamo: chi è l’attore? Carlin, è un anarchico. Sempre critico verso il sistema, sempre pronto a puntare il dito sulle storture e le contraddizioni dei poteri forti. Come la chiesa. Chi è Luttazzi? Daniele si definisce un umanista razionalista. Oltre a svelare le contraddizioni (come tutti i satirici), Daniele cerca di sgonfiare la pomposità di certi stupidi tabù come ad esempio la fede religiosa. Lui in questo pezzo, punta il dito non contro il potere della chiesa, ma contro il fedele che si lascia abbindolare dal potere della fede religiosa.”

“Carlin con la battuta finale della routine “He loves you, and He needs money!”, delinea lo stereotipo della chiesa arraffona. Daniele, invece, con “Ti ama e ha bisogno del tuo otto per mille” fa notare come l’oggetto della satira sia il cittadino che si lascia abbindolare e versa il suo 8×1000 con le tasse. Naturalmente, in un paese come l’Italia, la versione di Luttazzi ha un effetto molto più dirompente di quella di Carlin. Nella versione originale lo spettatore riderebbe solo dei risaputi mal costumi clericali. Con Luttazzi invece ride, ma gli sale il magone perché si rende conto di essere lui stesso il bersaglio della satira.”

“Riguardo al MODUS o tecnica retorica, la rielaborazione di Daniele si basa sulle [sue] regole dell’umorismo (brevità, esattezza, semplicità, sorpresa, ritmo). Prende un pezzo sacro della satira USA e la plasma per farne una sua versione. Toglie, sposta, lima e aggiunge in base ai suoi gusti e alla sua conoscenza tecnica. Comparando le due routine io ho notato il perfezionamento. E stiamo parlando di Carlin! Uno che sulla tecnica e sulla retorica la sa lunga quanto Luttazzi.”

ReRosso (2009) obietta: “L’8×1000 sarà pure un grilletto, ma la pistola è di Carlin.”

Samil risponde: “Non sottovalutare il “grilletto”. Ti ho già spiegato perché è così importante. Con una sola cosa ha cambiato l’oggetto di una routine. Non è affatto semplice. Ribadisco: una battuta è più della somma delle sue componenti. (…) Carlin attacca il potere della chiesa. Luttazzi attacca il potere della fede religiosa.”

Sempre Samil (2009): “Sto solo approfittando dell’occasione per comunicare, a chi ha un vero interesse sull’argomento, che Daniele ha fornito le spiegazioni per interpretare quello che ha fatto. Ovvio che non ha fatto un proclama. La prima cosa che risponde è sempre “la caccia al tesoro” e la “difesa legale”. Però quando capisce che si trova davanti a dei veri curiosi e appassionati del genere, non ha remore a spiegare i frutti dei suoi anni di studi. (…) Ho cercato di verificare battuta per battuta (non è certo facile o fattibile in una settimana), le spiegazioni e le note tecniche spiegate da Daniele e devo dire che le ho trovate plausibili. Quando avevo dubbi comunicavo la mia interpretazione direttamente a Daniele e lui mi diceva se era corretta o meno e in cosa sbagliavo. Ho imparato cose meravigliose e incredibili che non avrei mai creduto. Dubito che avrei ricevuto le stesse spiegazioni se mi fossi posto in maniera diversa nei confronti di Daniele.”

bmf1 (2010) esamina la relazione fra una battuta di Robert Schimmel e la versione di Luttazzi: “Una delle differenze che mi ha colpito di più è nel pezzo di Schimmel sul dialogo con la padre-figlia (zio-nipotina in Luttazzi, anche questo un miglioramento notevole) su come nascono i bambini. Dopo la prima risposta della bimba, Schimmel ribatte subito con “Do you know how the sperm meets the egg?”, sprecando tutta la tensione della scena. Luttazzi invece mantiene la tensione in modo magistrale: inizia con un tono di complimento alla bambina, fa una pausa, e passa ad un’espressione “morbosa” (riguardate come usa i muscoli facciali per il cambio di espressione, è qualcosa di magistrale!) e le chiede: “Eee.. lo sai, come fa il semino (muscoli facciali, pausa, risata del pubblico) … a raggiungere l’uovo?” Nel pezzo di Schimmel non c’e’ risata in quel punto, ma solo nella punchline finale sulla prostituzione. Non solo, la risata piu’ potente non è quella finale, ma proprio questa sulla “morbosità” della domanda dello zio. Poi rivedendo il pezzo si nota come i due personaggi padre-figlia sono interpretati in modo piatto da Schimmel, si distinguono a malapena. Luttazzi li caratterizza in modo molto piu’ elaborato, sia nel tono di voce che nelle espressioni/gesti (cambia faccia ad ogni sillaba!). Cosi’ si ride di entrambi i personaggi, sia del candore delle battute della nipotina che della malizia dello zio. Non c’e’ paragone, Luttazzi ha traformato un pezzo che non era niente di speciale in un concentrato di finezze, un capolavoro.”

filolif (2010) confronta Philips e Luttazzi:

I say “It’s a horrible ugly blob of pure evil that sucks the souls of men into a vortex of sin and degradation”. He said “No, the ink blot over there, this is a photo of my wife you’re looking at!” (Emo Philips)

E Gonzalo: “Oh, quella invece mi sembra un vomitevole groviglio di pura ignominia che succhia con animale dissolutezza la linfa vitale di un cavallo, in un gorgo tenebroso di malvagità e depravazione”. E lo psichiatra: “No, questa macchia d’inchiostro. Quella è una foto di mia moglie fatta di nascosto col tele”. (Daniele Luttazzi)

Luttazzi rifà la battuta di Emo, portandola ad un più alto livello di perversione:
sucks -> succhia con animale dissolutezza
the souls -> la linfa vitale
sucks the souls of men (fellatio) -> succhia con animale dissolutezza la linfa vitale di un cavallo (fellatio zoofila)
vortex -> gorgo tenebroso
this is a photo of my wife -> Quella è una foto di mia moglia fatta di nascosto col tele (qui in più c’è il voyeurismo dello psichiatra)”

HJ (2009) confronta Carlin e Luttazzi: “La prima allusione che posso cogliere in ordine di tempo è in Sesso con Luttazzi (1994):

Esistono cinque fatti poco noti sulle scoregge:
1) Le scoregge sono merda senza massa.
2) Esistono cinque tipi di scoregge: quella sonora e piena, quella doppia, quella sottile e compressa, quella umida e quella larga e soffice. Le donne producono di solito scoregge umide.
3) Più silenziose sono, più puzzano. Lo dimostra l’esperimento di Carnap: se si fa una scoreggia rumorosa in una camera insonorizzata, puzza di più.
4) Le scoregge degli altri hanno cattivo odore, le tue invece no, puzzano giuste. Ne fai una (pròot!), la annusi (sniff!), e dici: “Mmm, però!”.
5) Le scoregge hanno una identità. Se due persone sono a letto, e una delle due scoreggia, tutt’è due sanno chi è stato.

“Bene, la 4 è un’allusione a una joke di Carlin, parte della routine ‘Fart’: D’you ever notice that your own farts smell ok? (Sniffs) ‘see, that’s fairly decent. Si tratta, come dico, di un’allusione, perché inserita in un contesto più ampio, e ricava probabilmente qualche altra risata in più dal ritmo triadico che si instaura con i borborigmi pròot e sniff e il saliente “Mmm, però!” Insomma, se il sottotesto carliniano è, per me, evidente nel difficile aggettivo avverbiale “puzzano giuste”, che traduce quasi alla lettera lo “smell ok” americano; in questo caso è chiaramente invocabile il miglioramento tecnico. Ma c’è di più. Ciò che mi colpisce è che questa routine inizia con l’altra battuta: Farts are shit without the mess (le scoregge sono merda senza tutto il casino conseguente) e credo che non sia campato in aria ipotizzare che Luttazzi abbia alluso a questa battuta nel numero (1) sopra, sfruttando le somiglianza fonetica delle due parole! Quello sopra era un pezzo facile, nel senso che erano evidenti tratti di imitatio ma anche di variatio.”

bmf1 (giugno 2010): “Alcuni fan americani di Emo si sono sorpresi di come Luttazzi sia riuscito ad adattare sul suo personaggio comici inconciliabili tra loro! (Che e’ lo stesso apprezzamento che Ferriar faceva a Sterne*). Jodi Bitterman: ‘Stealing from all those different comedians must have made for quite the disjointed style of comedy!’ Sherry Dedman: ‘Especially one that includes both Lewis Black AND Steve Martin – I think medical intervention would be compulsory to survive….’ Un’ulteriore prova dell’abilita’ di Luttazzi come script doctor. Cit.: Un comico e’ tanto più bravo quanto più abbraccia questo spettro comico ampio.”

* Sterne, indicato da Luttazzi come un maestro, incorporò nel Tristram Shandy molti brani presi verbatim da testi di Robert Burton, Francis Bacon, Rabelais e tanti altri, riarrangiandoli per ottenerne nuovi significati. Tristram Shandy fu molto elogiato per la sua originalità. Il primo ad accorgersi dei prestiti fu il poeta John Ferriar, che li giudicò positivamente: “If [the reader’s] opinion of Sterne’s learning and originality be lessened by the perusal, he must, at least, admire the dexterity and the good taste with which he has incorporated in his work so many passages, written with very different views by their respective authors.”
Nel 19° secolo, critici ostili a Sterne per altri motivi usarono le scoperte di Ferriar allo scopo di diffamare Sterne, sostenendo che fosse artisticamente disonesto e accusandolo di plagio.

Un lettore di Pubblico (2013): “Da vecchio fan, faccio notare che Luttazzi non ha copiato affatto la celeberrima battuta da Hicks, come sostieni con leggerezza, ma l’ha riscritta apportando una modifica sostanziale.

1) Jim Fixx ha un attacco cardiaco e muore. Mentre fa jogging. Ah ah ah! C’è un dio.” (Bill Hicks, 1990)

2) Keith Richards è sopravvissuto a Jim Fixx, il fanatico americano inventore del jogging, morto di infarto mentre faceva jogging. Dio esiste! (Luttazzi, 2001)

“Il monologo di Bill Hicks attacca Jim Fixx, lo prende in giro per aver scritto un libro sul jogging e alla fine Hicks, fumatore incallito, si compiace che Fixx sia morto. Il suo “Ah ah ah. C’è un dio.” è un esempio tipico di ciò che Luttazzi, in un suo famoso saggio, definì “sfottò fascistoide”. Luttazzi, invece, parlando di droghe e Keith Richards, riprende elementi del famoso monologo di Hicks per trasformare lo sfottò fascistoide in una battuta satirica. Il suo “Dio esiste” non si compiace affatto della morte di Fixx, ma è un commento sarcastico sull’ironia della sorte e su Dio che la permette.”

B) Quelle che usa per fare un parallelismo fra due soggetti, uno della battuta di partenza e uno dell’attualità italiana, e dare così un giudizio satirico su quest’ultimo

In Lepidezze postribolari (maggio 2007) Luttazzi scrive: “Mi piace usare, a commento ironico su un argomento, battute famose di comici leggendari. Se, parlando di George Bush figlio, uso una battuta di Bill Hicks su George Bush padre, chi se ne accorge coglie al volo il mio giudizio sulla vicenda Iraq: tale padre, tale figlio. E quella battuta assume un significato nuovo, non è più quella di partenza. Più sai, più ti diverti.”

C) Quelle che riprendono la struttura di un’altra battuta

Poiché le tecniche retoriche della battuta sono in numero limitato, in realtà tutte le battute di tutti i comici riprendono la struttura retorica di una battuta precedente. Ovvero ogni comico cita, anche se ne è inconsapevole. Il comico inconsapevole non controlla gli aspetti semantici dell’intertestualità.

° ° ° ° °

Dal punto di vista del comparatista

di HJ (4/12/09)

1. Quelli di Luttazzi (=DL) si possono definire tecnicamente dei metatesti, cioè, nella più recente prospettiva delle letterature comparate, modi/modelli attraverso cui due testi (quello di partenza, o prototesto; e quello di arrivo, il metatesto appunto) sono collegati.

Secondo l’analisi di Popovic (1976), esistono molte tipologie di metatesto, che vanno dalla parodia alla citazione alla traduzione, distribuiti sullo schema seguente (ibid.:232):

metatxt

( ”Tendentious transcription. A metatextual operation of literary education realized on the principle of reproductive relation to the prototext. Tendentious transcription is a maximally similar modern to the protopattern, which can have various degrees, such as the document of the prototext, its transcription and the adaptation of the prototext.” (de Zepetnek 1998:240). Popovic insiste in modo interessante sul fatto che dal punto di vista del lettore alcuni testi sembrano essere autonomi pur non essendolo: ciò accade soprattutto con tutte le forme di educazione letteraria, come il retelling o la traduzione. Alcune tematiche di educazione del gusto attraverso la citazione dei comedians USA sono rintracciabili in modo chiaro nella poetica di DL.)

Nella trafila che da Autore(1)-Testo-Fruitore(1) porta, attraverso un Autore(2), al Metatesto-Fruitore(2), per identificare correttamente il tipo di metatesto si usano diversi parametri: semantici, stilistici, inerenti alla portata testuale e spazio-temporali.

La (a) somiglianza semantica procede su un continuum che ha ai vertici il rapporto token:token (a ogni segno del prototesto corrisponde un segno del metatesto, come nel plagio o nella trascrizione tendenziosa*) da una parte e token:type dall’altra (qui si modellano le qualità generali del prototesto nel metatesto, come nella parodia).

Lo (b) stile dell’Autore(2) deve riflettrsi nel metatesto acché questo non sia soltanto una copia del prototesto. A questo riguardo sono interessanti le seguenti considerazioni: “A reader may perceive a certain textual element of the metatext as a quotation, identifiable in this context, or as a concealed ‘indirect’ allusion. In the latter case the allusion is felt by the receiver [fruitore supra, H J] to be an alien element in the semantics of the text, but he is not able to identify it” (ibid.:228).

Per (c) textual scope s’intende la quantità di prototesto usato dall’Autore(2): si va quindi dalla citazione minima alla decostruzione totale di un testo (parodia).

La (d) dimensione spazio-temporale è naturalmente importante per comparare due testi prodotti da un simile modello astratto.

Nell’analisi dei testi che seguiranno, tralasceremo i punti (c) e (d). Questo perché (c) varia da metatesto a metatesto: la problematica plagio-allusione riguarda soltanto jokes (shaggy dog jokes o one-lines), peranto lo scope sarà sempre limitato. In nessuno dei casi si parla di parodia (categoria che sarà più giustamente usata per VDTPiC, o per alcuni racconti di Aden.). Quanto a (d), la distanza spazio-temporale tra i fruitori americani ed italiani è ridotta, benché si articoli in (almeno) una decina d’anni e in moltissimi chilometri: la Western Way of Life abbraccia infatti entrambe le società, in un clima, possiamo ormai dire, di vera globalizzazione (o glocalizzazione, in certi casi).

Sul parametro (b), la questione è – secondo me – controversa. Vi sono diverse interviste nelle quali DL si lamenta che compilatori di antologie umoristiche (come Gino e Michele) attribuiscano erroneamente alcune battute nelle loro antologie. E questo nonostante che chi abbia a che fare con la comicità dovrebbe essere capace di “indovinare” il padre di una battuta dallo stile della stessa. Il problema è che oggi anche il Fruitore più smaliziato è abituato allo stile-Luttazzi come lo si conosce dai testi che vanno da Barr. in poi. È in questi testi, però, che si verifica la più massiccia introduzione degli indizi della sua ‘caccia al tesoro’, sicché il Fruitore difficilmente può individuare l’elemento alieno rispetto allo stile-Luttazzi in un suo testo, in quanto tale stile è variegatissimo proprio perché modellato su tante comicità diverse, data la reinterpretazione di molti altri comici americani. Se si volesse trovare una cifra propria di DL, si dovrebbe forse far ricorso all’umorismo surreale di Aden. o al meccanismo domanda-risposta (che lui ha portato alla ribalta) che inizia con ScL. (…)

2. Questa sezione esamina il parametro (a) sulla scorta delle categorie dedotte dall’immagine presentata sopra. Nell’opera di DL, troviamo tutto lo spettro descritto da Popovic.

Posizione controversa nei confronti del prototesto

i. Parodia nascosta: l’ormai celeberrima citazione di e.e. cummings in Aden. o quella, variata, di Amadeus Voldben (1992), Un’arte di vivere, p.43, in Sat., p.150. La prima è più interessante, in quanto la parodia si ottiene con una citazione verbatim semplicemente innestata in un altro co-testo (comico): il massimo, per me, dell’acume parodico.

ii. Critica polemica evidente attraverso la parodia: VDTPiC.

Posizione positiva verso il prototesto

i. Allusione con citazione: Sat., p.23: “Questa è più che una tragedia. È una farsa di Totò […]”

ii. Allusione semplice: “Le restano tre giorni di vita. Ma non consecutivi” (Barracuda Live) / SW: I said, “Hey, the sign says you’re open 24 hours.” He said, “Not in a row.”

iii. traduzione: le traduzioni delle prose di Woody Allen

iv. criptomnesia o allusione insconscia: Otto Soglow e i 203 anni in Locuste / Testamentum porcelli

(i) e (iii) sono metatesti che apertamente dichiarano il loro prototesto, mentre in (ii) e (iv), per diversi motivi, è nascosto.  (…)

3. Se la lettura fin qui data è corretta, e la categoria (iii) non pone problemi di sorta, possiamo addentrarci nella questione nucleare di questo post, ossia la presenza di possibili metatesti luttazziani che riproducano il testo/joke completamente (“as a whole”), approvandone totalmente la finalità (“affermative”), ma nascondendone l’autore (“concealed”). La differenza tra plagio e traduzione corre dunque sulla linea tracciata dalla categoria del concealing, mentre quella tra plagio e imitatio è segnata – a mio modo di vedere – dal parametro che sopra abbiamo indicato con (a) e che può riassumersi sotto l’etichetta di (dis)uguaglianza semantica (cioè di senso, nella sua accezione più ampia).

Nell’umorismo, aggiunta di senso può anche voler dire ricavare una risata in più nel joketelling, cambiare butt di una battuta simile (usando magari una diversa categoria umoristica tra le tre principali: satira, comicità, cinismo) o contaminare la battuta con altre suggestioni, talvolta dettate proprio da altri comici.

Casi di questo tipo, secondo me, possono trovarsi nell’opera di DL:

(v.a) Quest’estate sono andato in Svezia con una mia amica che aveva un fuoristrada. Il viaggio era lungo, ma ci davamo il cambio alla guida ogni tre metri e mezzo. Avevamo una sola cassetta nello stereo. Non ricordo quale. La località di villeggiatura era orribile. I negozi di souvenir vendevano cartoline di altri posti. È una di quelle località che hanno due sole stagioni: inverno e lavori in corso. In compenso gli asciugamani dell’albergo erano così gonfi e soffici che alla partenza ho fatto fatica a chiudere la valigia. (Cap., 125-6)

In (v.a), il grassetto indica le parti prese da altri comedians, il tondo indica le parti luttazziane. Di seguito, gli originali citati:

Last summer I drove cross-country with a friend of mine, we split the driving, we switched every half a mile. The all way across we only had one cassette tape to listen to. I can’t remember what it was. (SW, I Have a Pony, 1987)

What a hotel! The towels were so fluffy I could hardly close my suitcase. (Harry Youngman, 500 All-Time Greatest One-Liners, Pinnacle Books, 1981.)

Alcune battute possiedono un quid significativo in più, come lo switch tra DL e Hicks per la battuta della ‘vasca da bagno’ (plus spiegato da DL sul blog); o come quello spiegato da Samil, che indagava le differenze (e le somiglianze) riscontrate tra DL e GC, nella routine dell’ ‘Invisible Man’.

Anche la battuta famosa su Berlusconi (‘che a 5 anni ne aveva già 6’), presa da SW, mette alla berlina l’ego del Pres. del Cons. (battuta satirica), laddove quella di Wright prendeva in giro la stupidità del suo ‘vecchio’ (battuta comica).

Ma vi sono anche altri jokes che non hanno nulla in più dell’originale, e anzi sembrano proprio presentare quel parallelismo token:token del §1. Alcuni esempi per i quali si può parlare di traduzione con autore originale omesso:

(v.c) Cap., p. 103: Se Barbie è davvero così popolare, perché gli amici bisogna comprarglieli?

SW: If Barbie is so popular, why do you have to buy her friends?

Rebecca, 129. Non ci sono mai. Per cui ho capito che mi serve una donna davvero speciale. O: tante donne normali.

BH: It’s a hard life for anyone to comprehend. It’s really going to take one very special woman. Or a lot of average women. 

In alcuni casi, infine, è il prototesto a contenere qualche risata in più, attraverso tecniche comiche irriproducibili nel metatesto:

18. Non che i miei genitori non fossero protettivi. A loro modo lo erano. Quando attraversavo la strada, piazzavano scommesse.

My parents were very protective. I couldn’t even cross the street without them getting all excited, and placing bets. (EP) (la punch-line è preceduta dal dilogismo ‘excited’)

Cap., p. 163: Le disse: “Come va?”. E lei: “Hai i calzini di colore diverso”. E lui: “Per me sono uguali perché li scelgo in base allo spessore”.

I said: “D’you live around here often?” She said “You’re wearing two different color socks” I said “Yes, but to me it is the same ‘cause I go by thickness”. (SW, I Have a Pony) (La prima frase contiene una gag cinica, facendo presumere che la persona incontrata sia una barbona.)

Testi di Daniele Luttazzi consultati:

Aden. = Adenoidi, Rizzoli, Milano, 1999.
Barr. = Barracuda, Mondadori, Milano, 1999.
Benv. = Benvenuti in Italia, Feltrinelli, Milano, 2002.
Cap. = Capolavori, Feltrinelli, Milano, 2002.
Lep. = Lepidezze Postibolari, Feltrinelli, Milano, 2006.
Sat. = Satyricon, Mondadori, Milano, 2001.
ScL = Sesso con Luttazzi, Comix, Milano, 1994.
VDTPiC = Va’ dove ti porta il clito, Comix, Milano, 1994.

Riferimenti:

de Zepetnek, S.T., 1998. Comparative Literature: Theory, Method, Application. Amsterdam and Atlanta, GA: Rodopi.
Popovic, A., 1976. “Aspects of Metatext”. Canadian Review of Comparative Literature, 33: 225-235.

° ° ° ° °

HJ (2009) propone di fare la ricerca delle fonti anche con altri comici USA. Scopre che Robert Schimmel, in un brano citato poi da Luttazzi, pratica sia l’allusione (“in Airlines, RS prima esegue una variatio su una celeberrima e citatissima routine di George Carlin:  ‘In the event of a loss of cabin pressure a small mask will drop from the cieling, put it on and breathe normally. That doesn’t save you, it’s just to make sure you don’t smell everybody else’s shit in their pants all the way down.’) che la citazione parola per parola (“e poco dopo cita quasi verbatim un’altra parte della stessa routine: ‘In the event of a water landing… Water landing? Or crashing into the fuckin’ ocean!'”). 

Schimmel allude anche a Woody Allen (WA: “When making love…when making love…in an effort…to prolong…the moment of ecstacy…I think of baseball players. All right, now you know. The two of us are making love violently, she’s digging it, I figure I better start thinking of ballplayers quickly. So I figure it’s one out, the ninth, the Giants are up. Mays lines a single to right, he takes second on a wild pitch. Now she is digging her nails into my neck. I decided to pinch-hit for McCovey. Alou pops out. Haller singles, Mays holds third. Now I got a first-and-third situation. Two out, the Giants are behind one run. I don’t know whether to squeeze or steal. She’s been in the shower for ten minutes, already. This is too…I can’t tell you anymore, this is too personal. The Giants won.”

RS: “Remember when I was growing up, my dad said “Think about baseball when you do it [il sesso], this’ll prolong it.” That’s nice! Ok, it’s the bottom of the 9th, bases loaded, 2 outs, 2 strikes and THERE’S A FINGER IN MY ASS!” 

HJ mostra altre variazioni:

“An oxygen mask will drop down in front of you. Place the mask over your face and breathe normally. Well, I have no problem with that: I always breathe normally when I’m in a 600 miles an hour uncontrolled vertical diving. I also shit normally. RIGHT IN MY PANTS!” (Carlin)

“In the event of a loss of cabin pressure a small mask will drop from the ceiling, put it on and breathe normally. That doesn’t save you, it’s just to make sure you don’t smell everybody else’s shit in their pants all the way down.” (Schimmel)

Caro Daniele, a cosa servono le maschere dell’ossigeno negli aerei? (Davide, Roma) Sono utili quando l’aereo precipita. Servono a soffocare le urla di panico.” (Luttazzi)

Di queste due

I was walking over tonight, I saw some young couple in the horse-and-carriage riding by. It looks real romantic. It’s like 25 bucks, you smell on horse farts for half an hour. Clip clop, clip clop, clip, prrr prrrr prrrr. – Yeah, we’ll get out here! (Schimmel)

E’ pieno di turisti. Mentre venivo qua ho visto una coppia di sposini giapponesi in luna di miele su una botticella in giro per Roma. Molto romantico. Quarantamila lire per annusare mezz’ora di scorregge di cavallo. Molto romantico. (Luttazzi)

HJ ricorda un antecedente ad entrambe: “il racconto ‘La passeggiata’, contenuto nel Manuale di conversazione di Achille Campanile, dove una coppia scoppiata cerca di riallacciare il proprio rapporto su una carrozzella trainata da un cavallo… rumoroso.”

Tirdni (blog di Repubblica, 13 giugno 2010): “Uno a caso: Chris Rock in questa battuta su Jerry Lewis dallo spettacolo Bigger and Blacker: “Frank Sinatra: morto. Dean Martin: morto. Sammy Davis: morto. Jerry Lewis ha la testa piena di capelli neri.” Vediamo se sapete di chi è l’originale… Ah, ma allora Chris Rock copia? Oh mio dio ne abbiamo scoperto un altro…”

° ° ° ° °

Retorica, semiotica generativa e antropologia dell’immaginario

Un’analisi molto interessante è quella proposta da Creosoto (2009) per la versione luttazziana (sottoclasse 3AC) di una celeberrima battuta di Margareth Smith:  My uncle Sammy was an angry man. He had printed on his tombstone: “What are you looking at?”

Creosoto (2009): La traduzione letterale è: Mio zio Sammy era un uomo arrabbiato. Ha fatto incidere sulla sua lapide: “Cosa hai da guardare? 

La versione di Luttazzi: Mio nonno era un duro. Un vero duro. Sulla sua lapide c’è scritto: “Cazzo guardi?”

Al solito, qualcuno ha sentenziato: “La battuta è la stessa.” Nient’affatto. Poichè a far scattare la risata è la tecnica, Luttazzi prende la battuta della Smith e ne fa diventare esplosiva l’allotopia (|insulto| vs |pensiero elevato|) attraverso sette modifiche narrative (non considerando quelle pragmatiche relative a tipo di comedian e delivery, e quelle di genere relative al discorso maschile/femminile) che cambiano la natura del joke:

Secondo la retorica

1) sintesi. La brevità è l’anima di una battuta. “Mio zio Sammy”/ “mio nonno”, “ha fatto incidere”/“c’è scritto”, “cos’hai da guardare?”/“cazzo guardi?”: la sintesi di Luttazzi è migliore.

2) ritmo. La battuta della Smith è a due tempi, la versione di Luttazzi ne ha tre: il ritmo comico di Luttazzi è migliore.

3) chiusa. “Cazzo guardi” è una formula più espressiva rispetto a “Cos’hai da guardare”. La chiusa di Luttazzi è migliore.

4) presenza. Lo zio Sammy è solo “un uomo arrabbiato” che “ha fatto incidere” la sua frase finale sulla lapide: l’ennesimo, generico brontolio di un brontolone ormai defunto. Invece il nonno è “un vero duro” che, grazie alla sintesi frastica, diventa un tutt’uno con il suo “Cazzo guardi?”: Luttazzi migliora l’effetto retorico di presenza del personaggio.

 

Secondo la semiotica generativa

5) fabula. La battuta sul nonno “duro” conclude un brano in cui Luttazzi parla della propria pavidità. Il personaggio del nonno risulta potenziato dal contrasto col personaggio Luttazzi. Il desiderio di essere come il nonno crea un asse attanziale Soggetto/Oggetto (Luttazzi/carattere duro) ben delineato, che manca del tutto nella Smith. La fabula di Luttazzi è migliore.

6) performanza. Mentre quello dello zio arrabbiato è statico comico di carattere, la comicità del nonno duro diventa una vittoria sulla morte, cui partecipiamo con la nostra risata. Luttazzi migliora la performanza dell’attante.

Secondo l’antropologia dell’immaginario

 7) struttura e regime. A livello archetipico, sintesi frastica, nuova chiusa e nuove scelte lessicali (duro, vero duro, lapide, cazzo) costituiscono una costellazione isotopica pertinente con il simbolo “fallo eretto”. Luttazzi accentua la dominante posturale dell’immagine: il morto è ancora vivo. Siamo in piena antitesi: l’immagine appartiene al regime diurno. Queste suggestioni analogiche sono del tutto assenti nella battuta della Smith. La sua immagine dello zio, arrabbiato come un bambino, è un’eufemizzazione (|tomba| è |culla|) e appartiene al regime notturno.

Riassumendo: le due versioni del joke hanno grammatica narrativa e struttura discorsiva diverse. Anche l’isotopia profonda (|fallo eretto| in Luttazzi, |culla| in Smith) è diversa, conformemente alla differenza di genere fra i due comedians. Le due battute, quindi, appartengono a due diverse strutture dell’immaginario (|eroica| in Luttazzi, |mistica| in Smith) e a due regimi diversi (|diurno| in Luttazzi, |notturno| in Smith). Assolvono inoltre due funzioni comiche diverse: spiritosa ([ho idee pericolose]) in Luttazzi, comica ([sono un bambino]) in Smith. Pertanto NON SONO AFFATTO “la stessa battuta”. *

* Le tre versioni del joke di Emo Philips, come spiega Luttazzi, assolvono una funzione comica diversa (spiritosa e umoristica in Luttazzi, comica in Philips) soprattutto a cause di modifiche pragmatiche. Pur appartenendo alla stessa struttura dell’immaginario (|drammatica|), hanno grammatica narrativa (enunciati narrativi, attanti, modalità, ruoli attanziali) e struttura discorsiva (ruoli tematici, attori, spazializzazione, temporalizzazione) simili, ma non identiche.

°°°°°

La prova a contrario

Che in Italia lo “stratagemma Bruce” sia per Luttazzi una necessità è dimostrato a contrario dall’esperimento di un blogger che si ispirò alle ricerche sociologiche di Milgram (studi sull’autorità, sul condizionamento sociale, eccetera): chi è ostile a Luttazzi ride alle sue battute satiriche, se non sa che sono di Luttazzi. Viene in mente il commento di Luttazzi all’ostile Aldo Grasso: “Neanche Bill Hicks è divertente?”

Il Piccolo Chimico della Satira

di Michele Coscia, Five Obstructions (30.10.2009)

Negli ultimi giorni mi sono dilettato con un piccolo innocuo esperimento. I mattoncini di questo esperimento sono due: la palestra del blog di Luttazzi e Facebook.

Della palestra di Luttazzi ho già parlato qualche settimana fa, in occasione del post “celebrativo” di Baaria. Riassumendo si tratta di un’iniziativa attraverso cui Luttazzi pone delle regole per addestrare i muscoli satirici degli italiani pubblicando poi le migliori battute che gli arrivano. Che c’entra questo esperimento e la satira in generale con Five Obstructions? C’entra in quanto sapete bene che amo parlare non solo (a sproposito) del cinema, ma (sempre a sproposito) di tutte le arti espressive in generale, che ne abbia o meno le competenze. E La palestra di Luttazzi è un ottimo posto dove stare e farsi quattro risate.

Non essendo in grado di farne parte in maniera attiva (ho provato a buttare giù due o tre battute, ma facevano schifo) ho deciso comunque di volermela ridere sotto i baffi alle spalle dei miei ignari topolini da laboratorio. Ho deciso quindi di pubblicare su Facebook le battute migliori che leggevo nella palestra, omettendo volutamente autore e provenienza. Battute accuratamente scelte in proporzioni uguali tra quelle politiche contro destra e sinistra, e neutre (politicamente parlando). Una par condicio autoimposta. Qual era lo scopo? Semplicemente buttare il sasso e vedere la reazione nello stagno. Anche perché in questo stagno le acque le conoscevo bene, dato che essendo il mio vicinato su Facebook bene o male sapevo benissimo usi e costumi della stragrande maggioranza delle persone. Oltre all’inevitabilmente influente orientamento politico.

L’idea basilare è vedere come reagisce la gente di fronte a qualcosa di scombussolante come la satira senza avere il paraocchio del pregiudizio di conoscerne la provenienza. E’ innegabile infatti che Luttazzi o lo si ama o lo si odia. Personalmente lo amo, perchè in lui trovo una cultura e una consapevolezza filosofica del suo ruolo che ha dell’ammirevole. Per fare satira questo apparato culturale non mi pare necessario. Non so quanto ce l’abbia un Guzzanti o chi altri. Però in Luttazzi è un pizzico di pepe (spesso al culo ;) ) che rende il tutto più saporito. Più vicino anche allo stimolo intellettuale. Non starò qui a riportare delle dettagliate ed esatte statistiche di tutte le reazioni che queste battute hanno provocato. Già lo devo fare per il lavoro vero, figuriamoci quanta voglia ne ho per il mio “lavoro” da critico. Però è curioso notare quei due o tre casi che ti colpiscono.

Come le battute “neutre” o anche solo un po’ più politicamente maliziose che fanno ridere anche quei due o tre che so essere di una destra dura e pura. Come dire che anche loro non lo sanno, ma la satira li fa ridere, insospettabilmente. Ed è solo una certa sovrastruttura maliziosa che gli impedisce di divertirsi davvero a smontare e capovolgere tutto per il solo gusto di farlo. Che gli impedisce di ridere se prima non controllano la provenienza della battuta come se fosse la data di scadenza. “Luttazzi? Butta via”.

Oppure la feroce autocritica che la sequenza di battute sul PD ha scatenato in un gruppo che so essere di una tentennante sinistra. Come dire che c’è in giro un sacco di gente che comunque riesce ad andare oltre la risata e a portare almeno un contributo di riflessione dietro l’umorismo. Altri invece non l’hanno nemmeno fatto (mi sono persino preso del berlusconiano, figuriamoci! :D ). E comunque i miei amici del tentennismo erano i soli a ridere in egual porzioni tra battute destre, mancine e neutre. Altro segno che esiste davvero quella categoria di persone, come i frequentatori della palestra, che sanno vivere senza la sovrastruttura oppressiva. Che non viene dal partito, o da qualcuno, ma solo da una non-cultura dell’isolamento figlia della certezza di essere nella migliore delle situazioni possibile. Che sta da entrambe le parti: ascoltando spesso le persone si sentono mancini esprimere opinioni disinformate e dialetticalmente acrobatiche solo per un partito preso kontro (chissà che cosa).

Curioso come in pochissimi abbiano notato che prima di queste battute non avevo pubblicato nulla nello stato di facebook (o meglio: nulla di anche solo somigliante). E strano anche che gli unici che si sono insospettiti hanno pensato a spinoza.it. Sito divertente e ben fatto, ma le cui battute troppo spesso assomigliano proprio a quelle volutamente scartate dalla pubblicazione nella palestra. Nessuno ha pensato a Luttazzi. Segno che l’ostracismo bulgaro ha davvero funzionato alla grande, relegando questo esempio di dirompente satira all’oblìo anche per un bel mucchio di persone che, in fondo in fondo, quando vengono messe a contatto col suo stile si divertono. Spero vivamente che i tempi cambino.

Al prossimo esperimento, lettori!

Saluti,

Michele

PS: Tragicomica scoperta mentre gironzolavo nel web qua e là durante la stesura del post. Andate su wikipedia alla voce “Satira”: http://it.wikipedia.org/wiki/Satira. Si legge

Questa voce o sezione di letteratura è ritenuta non neutraleMotivoLa voce si rifà eccessivamente alle visioni del comico Luttazzi, e presenta solo la satira antireligiosa parlando indefinitamente di censura

A chi dovrei chiedere della satira? A un muratore?

° ° ° ° °

Altri due fan postarono sul blog di Luttazzi esperimenti analoghi:

1

Qualche anno fa avevo anche io fatto un piccolo test piu’ o meno simile a quello raccontato da Michele. Appena era uscito l’album, avevo fatto ascoltare il brano Money for Dope ad alcuni amici con chiare idee di destra, omettendo volutamente i dati relativi all’artista. Era terribilmente interessante osservare come i giudizi positivi raccolti diventassero critiche non appena mettevo le persone davanti all’autore. E se magari prima avevano apprezzato la voce, di colpo, ora, “non sa cantare”. Ed il brano diventa meno interessante di come l’avevano accolto. (giuseppe)

2
Questo esperimento lo avevo già provato con mio padre, rideva di gusto alle “MIE” battute, poi quando sapeva di chi erano… scattava un “ah… ” e quasi una dissociazione da se stesso. Mi sono sempre chiesto che tipo di effetto fosse…
(Antonio Silvestro)

Di Mikk il 30 Ott 2009 – 00:02

° ° ° ° °

Due obiezioni

Samil (2009) sull’accusa che Luttazzi non abbia mai parlato dei comici che cita: “Daniele ha sempre parlato di Bruce, Carlin, Allen e Hicks. Degli altri molto meno. Ma questi che sono i suoi cardini, ne ha parlato spessissimo. E se te lo diciamo noi che lo seguiamo da anni in tutto quello che fa, puoi crederci. Io stesso ho cominciato a guardare i monologhi di questi artisti e a comprare i loro libri (in lingua) già diversi anni fa. (…) Io e altri fans qui del forum conosciamo Hicks, Carlin & C. da molto tempo. E solo grazie alle interviste di Luttazzi.”

HJ (2009) conferma: “Quanto alla promozione di Carlin, Hicks e compagnia, è ingiusto dire che DL non abbia fatto nulla. Anche prescindendo dalle interviste da lui rilasciate, che non tutti sono obbligati a sentire, nei suoi libri ci sono parti in cui parla di questi comici (penso a Lepidezze Postribolari, ad esempio); e non dimentichiamoci che proprio DL scrisse l’introduzione all’unico libro di Lenny Bruce tradotto in italiano e ritradusse Woody Allen. Direi che di roba ne ha fatta parecchia!” (…) Su questo forum, quasi tutti gli utenti hanno conosciuto o – quantomeno – approfondito i grandi standup comendians americani grazie a DL. Io sono uno di questi (“utenti che hanno conosciuto”, non “grandi standup comedians” ). Chi sa, magari anche tu! (Facendo qualche conticino: 195 utenti registrati, togliamo i cloni e coloro che hanno solo dato uno sguardo, facciamo minimo 50-60 persone che hanno scoperto Hicks Carlin Rock grazie a DL. Fa’ un paragone con coloro che li hanno scoperti grazie a Lionello o Ricci). Ebbene, se così è, in qualche modo (magari a rischio di perdere la tua stima; magari spingendomi ad approfondire ancora di più certi discorsi; magari diventando un vero e proprio beniamino per altri), DL ha comunque raggiunto il suo scopo. Stimolare la nostra curiosità, stimolare il nostro senso critico e approfondire ciò che a DL sta molto a cuore: (che cos’è) la comicità. (…) Coloro che seguono DL sanno da un po’ il suo modo di usare la comicità USA: se seguono il blog avranno letto della caccia al tesoro, o della polemica sulla battuta ‘di Hicks’ su Giuliano Ferrara. Se si aspettano che DL linki gli spettacoli di Carlin o di Wright o di Schimmel cascano male. Trovo giusto che sia anche il singolo che debba scovarsi certe cose (citazioni) e rifletterci su, metabolizzarle (“Questa battuta è bella, non è tutta di DL, è di Emo Philips; vediamo su amazon che c’è di questo Emo Philips!”). Sapere, conoscere, implica anche che sia chi vuole conoscere che faccia un po’ di fatica per andare incontro al sapere, che faccia un po’ di sforzo mentale per conoscere. Se no, ti accontenterai sempre della pappetta pronta che ti danno alle elementari (per es.: post di DL sul suo blog, e quello è vangelo), e senso critico: zero.

cerry1986 (2010): “Tuttavia, se come dici le battute fossore una evidente strizzata d’occhio ai fans allora perchè lo stesso Luttazzi sostiene che non è così dicendo che vi è una caccia al tesoro (che presuppone che le battute siano nascoste) in atto?

Samil: “Credo che se le avesse rese di pubblico dominio subito dopo la prima segnalazione si sarebbe perso il bello del gioco. Inoltre è una caccia se tu senti per primo Luttazzi e poi ritrovi l’originale in Carlin, Hicks, Allen e gli altri. Diventa una strizzata d’occhio se tu già conoscevi i suddetti comici e poi senti che Luttazzi li “cita”. Purtroppo con Luttazzi mi è sempre capitato la prima situazione (dato che lo seguo con assiduità dal 1998), però con gli americani mi è capitato spesso di sentire Murphy “citare” Pryor, o Rock “citare” Murphy che “cita” Pryor. Oppure film in cui il protagonista dice una battuta famosa di Allen o Carlin. Lì si che percepisci la strizzatina d’occhio.”

° ° ° ° °

Un’ultima considerazione

L’analisi del joke non deve far dimenticare la cosa più importante. “La satira non è ‘scrivere battute’. Scrivere battute è solo sudoku. La satira è quello che ci fai con quelle battute. La satira è satira solo quando sovverte lo schema concettuale comune. Cioè ideologie e pregiudizi.” (Luttazzi, intervista 2013)

Nella stessa intervista, Luttazzi esamina due di questi pregiudizi:

1) “quello del realismo referenziale, cioè credere che il senso della parola “gatto” sia l’animale reale gatto. Chi crede questo, pensa che una parola abbia lo stesso senso in tutti i contesti in cui è usata. È assurdo. Il rapporto tra parola e mondo non è diretto. A interagire con il mondo sono le pratiche umane, le tecniche, sistemi di convenzioni che sono implementati socialmente perché servono a certi scopi. A queste attività servono parole ed espressioni e così l’uomo crea il linguaggio. Il contenuto delle parole quindi non è né la realtà (realismo referenziale) né le nostre idee della realtà (idealismo) ma la pratica. Il senso di una parola (o di una proposizione) è la funzione che svolge all’interno di una pratica. Due frasi identiche. in contesti diversi, hanno due funzioni diverse e quindi sono due frasi diverse.”

2) “quello dell’autore originale. Come spiega Borges, neppure Omero è originale. Non esiste l’Adamo letterario. Joyce diceva di essere più che contento di passare alla storia come un “paste and scissor man”, uomo colla e forbici, uomo copia e incolla. Per scrivere Ada, Nabokov attinge da Chateaubriand fino ad arrivare a quello che il senso comune considera plagio.”

L’uso della citazione sovverte i due pregiudizi del realismo referenziale e dell’autore originale ed è a tutti gli effetti satira luttazziana che ha per bersaglio il “lettore piccolo-borghese e la sua ideologia, coi suoi retaggi romantici sull’unicità dell’ispirazione artistica”.

 

Advertisements
%d bloggers like this: