Huffington Post su Luttazzi

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Bell’articolo di Massimo Razzi dell’Huffington Post su Luttazzi. Tratta di satira e potere, ma il titolista prende la solita scorciatoia e titola strumentalmente “Luttazzi vs Grillo”. Nel gennaio 2006 Luttazzi chiuse il suo blog per impedirne ogni deriva populistica. Lo riaprì due anni dopo per denunciare la cancellazione pretestuosa di Decameron.

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Luttazzi vs Grillo

di Massimo Razzi (6/10/12)

Beppe Grillo non è stato l’unico comico italiano a gestire un blog di successo. Più o meno nello stesso periodo (il blog di Grillo nasce nel gennaio del 2005) anche Daniele Luttazzi cominciò a scrivere i suoi pensieri e le sue critiche al sistema raccogliendo molto consenso (centomila utenti unici alla settimana) e un buon numero di seguaci anche se in misura inferiore al successo del comico genovese.Ma il 24 gennaio del 2006, con un’intervista a Giovanni Gagliardi, su Repubblica.it, Luttazzi annunciò la chiusura del suo blog. Nel farlo disse parole, per certi versi profetiche:

“La forma blog tende a creare un fenomeno massa più leader. Tende a dare potere a chi gestisce la vicenda e a condizionare i contenuti e il modo in cui questi vengono ricevuti. E siccome la satira è contro il potere, si uccide la satira dandole potere. Nel momento in cui il blog fa questo, indipendentemente dalla tua volontà, a quel punto è opportuno chiudere il blog. Io dico sempre: la vita preme, quindi è opportuno chiudere e uscire. Se la tv è un narcotico, il blog può essere un ipnotico potentissimo, siamo rinchiusi nelle nostre casette e non facciamo nulla. Conviene spegnere e uscire e incidere nel reale. E’ molto meglio”.

Gagliardi gli chiese se in questo ragionamento ci fosse una punta polemica nei confronti di Grillo, e Luttazzi rispose così:

“E’ una cosa che mi chiedono sempre i giornalisti perché cercano gli scontri tra persone ed è una cosa che io non sopporto. Io me ne sono accorto per me e su di me che il potere del blog diventava una lusinga. E questo non va bene. D’altra parte Beppe intervistato da un sito web sulla mia vicenda ha detto ‘magari il suo blog non funziona’. In realtà funziona benissimo. Ma questa è la logica del numero che io ho notato, contro la quale mi batto. Il blog andava benissimo, ci vuole una certa forza per chiudere una cosa del genere…”

Il ragionamento di Luttazzi, riletto a sei anni di distanza e visto cosa è diventato il blog di Grillo, è tanto preveggente da far accapponare la pelle. Si può essere d’accordo o meno su quello che Grillo scrive, ma non si può negare che il fenomeno “massa più leader” paventato da Luttazzi è esattamente quello a cui abbiamo assistito. Compresa la nascita del Movimento 5 Stelle anch’esso rispettabilissimo per i contenuti che agita e per i voti che prende ma che, prima o poi (forse più prima che poi, a giudicare da quello che sta accadendo al suo interno) dovrà fare i conti con il peccato originale della sua nascita. E’ inutile affermare che il Movimento 5 Stelle riconosce a Grillo solo il ruolo di portavoce. Quando qualcuno (Tavolazzi, Favia, forse anche Pizzarotti che ha firmato l’appello di Repubblica sulla legge anticorruzione contro il parere di Beppe Grillo) ha provato a mettere in pratica questa affermazione, si è visto come è andata a finire. Movimenti e partiti nascono per definizione dalle idee di più persone che si mettono insieme da pari e da pari eleggono i loro leader. Chi ha seguito strade diverse ha spesso fatto fini ingloriose e i leader hanno pagato di persona. In Italia abbiamo la pericolosa tendenza a creare questi rapporti “malati” in cui i leader stanno sul piedistallo e le masse li osannano coprendo di contumelie chi osa dissentire. Il partito berlusconiano è di questo tipo (e la crisi, infatti, avviene al momento dell’inevitabile tramonto del leader e della successione), il Movimento 5 Stelle ha in sé potenzialità diverse, ma anche alcuni problemi simili. Mi sa che Luttazzi aveva letto bene il futuro: quando la satira scende in lizza nella battaglia per il potere, non c’è più niente da ridere.

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