La quarta necessità

 

Alcune recensioni al graphic novel di Luttazzi La quarta necessità, illustrato da Massimo Giacon. L’ultima, pubblicata su Panorama.it (Mondadori), glissa sul vero scoop giornalistico del libro, i collegamenti grotteschi dello scandalo Casati con Berlusconi/Previti e con il capo BR Mario Moretti.


Francesco Boille (Internazionale, 31.1.2012)

Da teatrino di cartapesta a levigata caramella pop: è davvero un’italietta in stile Bagaglino, la trasmissione diventata parodia-simulacro della satira politica e sociale, quella che viene ripercorsa da Giacon e Luttazzi nel loro primo esperimento fumettistico in comune. Usano come prisma le vicende di un personaggio del tutto di fantasia, dai tempi del fascismo fino a quelli recenti. Ripercorrendo il progressivo depauperamento del carattere nazionale si passano in rassegna molte miserie del nostro provincialismo. Il protagonista e il microcosmo in cui si muove sono il paradigma di quella vacuità italiana che, già negli anni sessanta, Federico Fellini con La dolce vita e Michelangelo Antonioni con La notte (entrambi cosceneggiati da Ennio Flaiano) avevano immaginato sprofondare nella cupezza, perdendo quella forma d’innocenza che ancora permeava la società. Nella prima parte, forse la più divertente e solare, la vacuità italica è appunto giocosa. Poi il protagonista, a forza di non prendere posizione, invece di assurgere da suddito a cittadino, diviene prima un mollusco opportunista, poi un profittatore, infine un mostro. Ma sempre sessuomane, unica coerenza e prima necessità. L’italiano medio alla Berlusconi racchiude la mostruosità berlusconiana: la vicenda del Cavaliere non a caso s’incrocia con quella del protagonista. Come tanto fumetto contemporaneo, il lavoro di Giacon è pop art della pop art. Il freddo di questa meta arte amplifica fortemente l’orrore di un paese ormai divenuto un Bagaglino plastificato.


Fabio Pedrini (Goodreads)

Il tema principale de La quarta necessità (Giacon/Luttazzi, Rizzoli Lizard, pp.125, euro 17) è quello della metamorfosi, un tema antico quanto i miti greci. Non è così difficile da individuare, dato che ne accenna persino l’aletta del libro (“Come può un bambino buono trasformarsi in un mostro sociale?”). Questo tema, intrecciandosi con quelli secondari (il tema Dalì, il tema Austen, il tema omerico eccetera) struttura tutto il racconto da cima a fondo. Dal neonato che diventa fantoccio di scena, alla villa dell’800 che cambia destinazione d’uso nel corso degli anni, agli anelli delle turiste (che libro leggono? dove ritorna lo stesso libro? perché Luttazzi segnala questo parallelismo?), alla confessione col monsignore, alle parodie fumettistiche (Marvel, Crepax, Coconino), ai rimandi letterari (Silvana è una parodia di Nausicaa) e cinematografici (vedi l’allusione a Bunuel), ogni scena, ogni minimo particolare di questo fumetto feroce è un’eco del tema metamorfosi (la lucertola in mano a Wilmer è qualcosa di memorabile nella sua delizia, per non parlare del throwawaydella Morte Bambina nel corridoio di pediatria), finchè, dopo la discussione fra i vicini (il climax spettacolare della storia è la metamorfosi del punto di vista a pagina 98), discussione cui partecipa con divertente tocco metanarrativo lo stesso Walter, il discorso non diventa quello del narratore Luttazzi e la favola di Walter Farolfi assume la forma definitiva dell’allegoria satirica di un Paese.

Destinato a un pubblico adulto, La quarta necessità non è un fumetto di Topolino. E’ letteratura: pone problemi (e ricompense) speciali. Non a caso Luttazzi ci ha lavorato per due anni. Il suo virtuosismo stilistico, tradotto graficamente da Giacon nella scelta di connotare le epoche attraverso le differenti tecniche di stampa, arriva al punto di attribuire ai vari personaggi lo stile umoristico del periodo storico in cui vivono (ad esempio il gioco di parole Cile/Calcutta negli anni ‘30, lo scambio fra Fellini e Flaiano negli anni ’60) mentre il narratore Walter mantiene il proprio carattere comico lungo tutta la storia (vedi il tema “urina”).

Una recensione puerile pubblicata su Lo spazio bianco, a firma di Michele Garofoli, raggiunge il suo momento più ridicolo nell’interpretazione simbolica delle scene di sesso anale (ma per piacere!). Vi si legge, fra l’altro, che in questo graphic novel si ride a stento. L’affermazione è così peregrina, sbagliata e ingiusta che viene da interrogarsi non solo sul senso umoristico del recensore o sul suo acume critico, ma soprattutto sulla sua onestà intellettuale. Una critica, anche ostile, è valida solo se illustrata da esempi. A parte il divertimento ironico, profondo, continuo, che deriva dal gioco letterario fra i temi del racconto, e che sfugge al lettore dilettante (come può Garofoli accorgersi che Walter è una parodia di Darcy?), la superficie di questo libro è comunque incandescente. Ci sono, in gran quantità, battute e scene in cui si ride a crepapelle. La battuta dell’alba, da sola, per me vale il costo del libro. O quella su Wilmer che uccide i cagnolini delle vedove per conto della mafia. O la sequenza della turista che ha studiato da sommelier. O quella dei parenti al funerale. O la scena dell’incubo. Che Luttazzi non sappia far ridere, signori, è semplicemente un’idiozia. Questo fumetto è assolutamente da non perdere!


Luigi Cecchi

Ho acquistato l’ultima opera di Daniele Luttazzi, un fumetto da lui sceneggiato e disegnato da Massimo Giacon. Leggendolo ci ho ritrovato il comico di cui siamo tutti orfani, anche chi lo disprezza, perché come dice lui della satira se ne ha bisogno anche se non lo si realizza. La Quarta Necessità è pieno di volgarità esplicite e liberanti, è dissacrante, è grottesco, è divertente. Ci sono pochi riferimenti politici in senso stretto, ma è un’opera politica in senso ampio, perché parla di come un italiano è diventato l’italiano, e quindi indirettamente di come una nazione è diventata l’Italia che ci ritroviamo. Ovviamente non è un’opera per tutti. Ci sono persone che ridono di fronte alle scoregge di Alvaro Vitali o alle bischerate di Panariello, o che non mancano mai un film di Natale con Christian De Sica. Ecco qui siamo all’opposto, a una comicità indigesta e estremamente mordace, che si chiama satira e che è in via d’estinzione. Luttazzi è un grande artista e forse il più grande comico satirico che ci resta attualmente. Quindi se avete amato Luttazzi vi consiglio il fumetto.


Papibulldozer blog

La quarta necessità? Quale mai potrà essere? Etnologicamente parlando bisognerebbe parlare di ricerca di nutrimento al primo posto, ricerca di vestiario al secondo posto e trovare un rifugio al terzo. Dall’ etnologo il quarto posto nella categoria “esigenze umane”, non è assolutamente trascurato. E’ il sesso. E badate bene che in etnologia assume una valenza ben più complessa di quel che la fredda biologia scolastica fa credere.

Il sesso, come le altre tre necessità descritte di sopra, decretano lo sviluppo di una società verso una precisa direzione piuttosto che un’altra. In breve, possono cambiare la storia di un popolo, anche oggi.

Ora immaginate questo concetto sceneggiato da Daniele Luttazzi, il comico più censurato e “sboccato” d’Italia, e rappresentato in forma di fumetto “esplicito” da Massimo Giacon, tutto per raccontarci il perchè e il come dell’italiano “medio” contemporaneo. Vi assicuro che non è solo un esercizio di stile tra bestemmie orgasmiche e fellatio rivoluzionarie. E’ il ritratto di una società che ha trasformato necessità naturali e fondamentali in puro abuso di potere. Riderci sopra rende il tutto un po’ meno indigesto ma per questo non meno allarmante. Insomma, si ride a denti stretti.


Silvano Mezzavilla

Erano decine e decine i lettori in fila davanti allo stand dell’editrice Rizzoli-Lizard, in occasione della recente Lucca Comics. Ognuno aspettava, pazientemente, che arrivasse il proprio turno per porgere “La Quarta Necessità”, ovvero il libro che teneva in mano, a Massimo Giacon affinché lo impreziosisse con una dedica e, perfino, con un disegno estemporaneo, siglato dall’autografo.

La notizia che in occasione della storica kermesse fumettara – e, dunque, in anteprima rispetto alla distribuzione nelle librerie italiane – veniva presentato il primo romanzo a fumetti (o graphic novel, secondo la formulazione oggi di moda) scritto da Daniele Luttazzi e disegnato dall’artista padovano, si era propalata, senza bisogno di enfatici battage pubblicitari, attraverso il web e il passaparola, stuzzicando l’interesse e la curiosità di un numero davvero inaspettato di appassionati e di estimatori.

Coloro che avevano già iniziato a sfogliare il volumetto, non riuscivano a trattenere le risate o i sorrisi ghignanti; gli altri, che si sarebbero immersi più tardi nella lettura, ne ricavavano la certezza che ogni pagina, frutto dell’accoppiata Giacon-Luttazzi, era una miscela di esplosivo sarcasmo e regalava umorismo a raffica.

Che i due autori avessero caratteristiche espressive affini, tanto da poter l’uno tradurre con istintiva naturalezza i testi dell’altro, si era già intuito da precedenti frequentazioni: nel 2000, quando Luttazzi scrisse la prefazione al libro “Sexorcismo” disegnato da Giacon, e soprattutto nel 2009 allorché quest’ultimo realizzò una serie di vignette intitolata Cow Crucis, in appendice a “La guerra civile fredda” di Luttazzi.

Ora, “La Quarta Necessità”, da forma esaustiva alla loro collaborazione ed esplicita in ben centoquattro pagine gremite di vignette a colori, una comunanza ideale, culturale, etica basata sulla medesima concezione della satira.

L’uno con una cifra grafica originalissima, che condensa cartoon scatenato e design d’avanguardia, l’altro con battute irriverenti, sfrontate, feroci, spesso volgari, concepite per seminare dubbi, per abbattere i pregiudizi, per strabiliare o per épater le bourgeois, come si sarebbe detto un tempo, danno l’assalto ai tabù della nostra società e raccontano, senza timori, gli stessi argomenti: politica, chiesa, sesso.

E lo fanno compiutamente in questo imperdibile libro, narrando la vita di Walter Farolfi, nato sul finire degli anni Trenta, che, da bambino timido e impacciato, col passare degli anni si adegua alle mode e ai mutamenti della società, diventando un campione di cinismo e di amoralità, e approdando in vecchiaia ad un’ipocrita compostezza poiché “i ghiacciai del rancore si sciolsero e comparve il cadavere perfettamente conservato dell’armonia familiare”.

“La Quarta Necessità”, proposta nel titolo di questo romanzo di formazione, è, dunque, per Massimo Giacon e Daniele Luttazzi, l’esigenza di descrivere oltre ai bisogni primari dell’uomo – mangiare, bere, dormire – anche la devastazione morale avvenuta, nel corso dell’ultimo mezzo secolo nel nostro paese.

Come in un tour de forse sarcastico dentro l’interiorità italiana, “La Quarta Necessità” intreccia la Storia nostrana – dal fascismo a oggi, dalle canzoni di Mina negli anni sessanta all’ascesa di Silvio Berlusconi – alla microstoria del protagonista per mettere a nudo le cause e le ragioni che hanno modellato il carattere suo, come quello, purtroppo, dell’intera nazione.


Giampiero Amodeo

Le incursioni di Luttazzi nel mondo del fumetto non sono notizia recente: i lettori d’antica data ricordano ancora i suoi saggi su Wiz (antologico Marvel Italia degli anni 90), in cui si interrogava su come ospedalizzare i supereroi anziani con un anticipo quasi decennale sulle idee di Donald Soffritti.

Ma quello edito da Rizzoli è un progetto particolare e interessante, dove la satira viene mascherata da romanzo sulla crescita e sull’emancipazione, in cui la prosa luttazziana viene affiancata brillantemente dalle illustrazioni di Massimo Giacon, nome noto ai lettori di Alter e Frigidaire, oltre al più recente XL Magazine. Nasce così La Quarta Necessità, divertente racconto di educazione sessual-sentimentale, sulla vita di Walter Farolfi e sulla sua graduale perdita d’innocenza. Una purezza che scompare man mano che si cresce, a cominciare da quelle marachelle infantili che prendono una piega esagerata, passando per le prime curiosità sull’universo femminile. Poi naturalmente, arrivano le vere e proprie mostruosità dell’età adulta, fatte di tradimenti e raggiri, di truffe e furberie.

Cibo, vestiti, rifugio e, soprattutto, sesso. Luttazzi spiega come queste quattro necessità alberghino nell’animo umano come gli stomaci di una mucca. Il tutto inserito in una storia che va dal fascismo a Berlusconi, passando per l’occupazione nazista e le BR.

La narrazione è in un eterno bilico tra assurdo e demenziale, in cui digressioni fantasiose e cronaca prendono corpo alla stessa maniera, destabilizzando momentaneamente la lettura quel tanto che basta da rendere efficiente la tempistica comica delle singole vignette. Le scene di sesso sono ovviamente portanti in questo volume: di una esplicità irriverente, un po’ parodizzate dal tratto di Giacon, ma perfettamente in linea con l’intero comparto narrativo.

Gli ammiratori del Luttazzi antiberlusconiano potrebbero restare un po’ perplessi da una graphic novel che punta di più sul suo lato puramente demenziale, che nel linguaggio fumettistico assume dei toni quasi Jacovittiani (ma che ovviamente non manca dallo scoccare una frecciatina al Cavaliere).

Una storia godibile anche per chi non è un fan accanito del personaggio-Luttazzi, ma decisamente sconsigliata a chi il fumetto lo preferisce con le foglie di fico e poche volgarità.


Alessio Bilotta

Lo dico subito, a me Daniele Luttazzi è sempre piaciuto molto. La sua è sempre stata una voce indipendente che dava noia a personaggi scomodi, e che più di una volta ha eccitato la censura e i falsi moralisti della politica. Amavo il suo umorismo affilato, la sua capacità di comprendere chiaramente il brutto mondo in cui viviamo, che non mancava mai di spiegarci con sublimi oscenità ed entrate a gamba tesa. Senza timori, e facendoci ridere ogni volta, anche se si trattava quasi sempre di risate molto amare.

Il libro a fumetti che consiglio oggi, la cui parte grafica è stata realizzata superbamente da Massimo Giacon, all’epoca della sua pubblicazione non fu accolto come avrebbe meritato. Una vera ingiustizia editoriale, perché questo libro è una lettura/visione illuminante della storia italiana recente, che definisce una volta per tutte il “carattere” sociale di alcuni nostri connazionali, quelli sempre al riparo della luce dei riflettori ma che tanta parte hanno avuto nella rovina del Paese.

Il protagonista della storia, tale Walter Farolfi, nasce nel 1937, figlio di una soubrette e del suo amante, un capocomico, con il padre legittimo ignaro di tutto. La sua sarà una vita di violenze, espedienti, astuzie e truffe, scandita da numerose esperienze sessuali (il sesso è la “quarta necessità” umana richiamata dal titolo), tutte all’insegna di una presa di coscienza cinica dei rapporti umani e di come manipolarli, senza nessuna altra passione che non sia quella per se stesso e per la sua vile ambizione di fare i soldi facili. Sullo sfondo, la sceneggiatura si arricchisce di scandali veri e di veri personaggi.

Straordinaria, come accennato in precedenza, la prova di Giacon, che attraverso il suo caratteristico segno pulito e sintetico reinterpreta 70 anni di suggestioni visuali, variando il suo approccio grafico a seconda delle epoche e omaggiando di volta in volta autori, stili ed effetti di stampa impossibili da citare tutti ma che restituiscono perfettamente le atmosfere degli anni passati, anche grazie alla grande attenzione messa nella raffigurazione di oggetti, vestiti e arredamenti. I meriti di Giacon nella realizzazione di questo volume sono tanti, ma oltre alla grande abilità di creare personaggi maledettamente verosimili, per quanto disegnati in modo non naturalistico, mi piace sottolineare la sua capacità di interpretare graficamente le tante invenzioni complesse e i passaggi narrativi arditi di Luttazzi (come i sogni e i pensieri oltremodo bizzarri del protagonista), in un connubio fra scrittura e disegno particolarmente raro per come è ben riuscito.


Cesare Camo

Sono parecchi i motivi che rendono questo libro “La Quarta Necessità” molto intrigante, sia da leggere che da possedere. Per cominciare, i due autori: Massimo Giacon (disegnatore), e Daniele Luttazzi (soggetto e sceneggiatura), non possono fare a meno di incuriosire un vasto pubblico di appassionati. Ma cosa troveremo in questa opera edita da Rizzoli-Lizard e presentata in anteprima al Lucca Comics 2011? Tra le decine di curiosi che attendevano allo stand della prestigiosa fiera del fumetto, c’ero anche io che mi sono lasciato impreziosire il volume da una dedica di Massimo Giacon.

dedica-Lucca-2011

Alcuni dichiarano di averlo letto tutto d’un fiato, coinvolti dall’umorismo a raffica e dall’efficace sarcasmo di Luttazzi. Io ho preferito gustarmelo lentamente, le pagine da sfogliare sono 136, il ritmo incalzante a volte va regolato, e questo fortunatamente il lettore di fumetti può farlo.

Per parlarvi della storia, inizierei col riportare l’introduzione al testo: “Come può un bambino buono trasformarsi in un mostro sociale? Qual è stato, fra i tanti accadimenti della sua vita, l’evento che ne ha spezzato per sempre l’ossatura morale? Che ruolo hanno avuto, in tutto questo, l’indifferenza e la corruzione degli altri? Racconto di formazione sui generis, La Quarta Necessità attraversa la vicenda umana del protagonista, Walter Farolfi, e la sua progressiva corruzione spirituale, narrando, in toni grotteschi e con uno stile parodistico di alta scuola, quel misto di inevitabilità e di sopraffazione che costituisce buona parte dell’atavica corruzione italiana. La Quarta Necessità diventa così un tour de force sarcastico dentro l’interiorità italiana: le vicende della macrostoria nostrana, dal fascismo a oggi, si intrecciano alla microstoria del protagonista modellandone la sensibilità e il carattere, tanto quanto, in una bizzarria per nulla inventata, lo scandalo Casati si intreccia a sorpresa alla nascita di un capo BR e a Berlusconi contribuendo a modellare, insieme a tutto il resto, il carattere della nazione.”

Che il famoso comico sia romagnolo (è nato a Santarcangelo) si sente dalle numerose citazioni e riferimenti sulla nostra regione. Nell’infanzia del protagonista Walter Farolfi entrano anche i gruppi dei Boy Scout (ambiente frequentato pure dallo sceneggiatore) ma non si tratta di un autobiografia, si narra la storia di un italiano medio che diventa un mostro sociale.

Da notare l’alternanza dei supporti (tipi di carta) dei disegni di Giacon, freschi e fantasiosi. Non è un fumetto per tutti. C’è un adesivo posto sulla copertina “attenzione! potrebbe contenere materiale offensivo“, escluderei di sicuro la lettura ai non adulti. Molte sono le immagini di sesso esplicito, anche se in chiave grottesca e comica.

Quale è dunque questa Quarta Necessità? Oltre a bere mangiare e dormire, di cosa necessita la nostra società? É l’annichilimento della nostra morale che non trova pace se non nella propria devastazione?

Curiosa la scelta di inserire alla fine del racconto, l’intera sceneggiatura, così come se la ritrova il disegnatore.


Panorama.it

“La quarta necessità”: Daniele Luttazzi e Massimo Giacon raccontano a fumetti l’italiano medio che pensa sempre e solo a se stesso

Qual è la quarta necessità? E di quali bassezze è capace l’animale-uomo? La risposta è in un volume a fumetti caustico, divertente e impietoso

di Nicola Dagostino 

Un tour de force al vetriolo nella società italiana: è il risultato della collaborazione tra Daniele Luttazzi e Massimo Giacon, che in “La quarta necessità” ci raccontano le vicissitudini di Walter Farolfi, italiano medio egoista e disonesto, specchio dei molti mali del nostro paese.

La vena satirica e il gusto per l’assurdo di Luttazzi ben si combinano con il tratto tondo e piacevole di Giacon in un’opera che copre settant’anni di storia italiana mischiando finzione e realtà, offrendo una lettura appassionante e divertente ma anche agghiacciante.

Le vicende narrate in “La quarta necessità” si svolgono nel periodo che va dalla fine degli anni ’30 fino ai tempi odierni. Nelle sue pagine seguiamo Walter Farolfi dalla nascita, figlio di una soubrette e di un capo-comico, sino alla sua vecchiaia. In mezzo c’è un po’ di tutto: il rapporto morboso con i genitori, l’educazione cattolica, gli studi, i parenti (serpenti), le feste piene di VIP degli anni ’60, ma soprattutto l’ossessione per il sesso, la scoperta di “come funziona il mondo” e un progressivo adeguarsi ai peggiori istinti e all’ipocrisia che permea la società delle persone “per bene”.
Come spiegato da Giacon in un recente incontro a Bologna, il libro è un ritratto dell’italiano che pensa sempre a sé stesso. Walter Farolfi è “un ironico, un cinico, che vede perfettamente cosa gli succede intorno”. E si comporta di conseguenza. Secondo Giacon l’opera realizzata con Luttazzi è “una specie di piccola storia morale del perché l’italiano è così”. Non è un libro realistico, ma pesca a piene mani da vicende della storia, della politica e della società italiana, dalla seconda guerra mondiale alle BR passando per lo scandalo Casati.

Il racconto è pieno di sesso, che va dalla violenza al morboso, agli incontri piacevoli, ma sempre con i volti dei personaggi distorti in smorfie improbabili, quasi a comunicare la bestialità dell’atto. D’altronde è il protagonista stesso ad esporre la teoria che, dopo cibo, riparo e riugio, per gli etologi è il sesso la quarta necessità dell’animale uomo.

“La quarta necessità” è un lavoro a quattro mani, frutto di una strettissima collaborazione tra i due vulcanici autori. Alla fine dell’albo si può apprezzare la dettagliata sceneggiatura creata da Luttazzi, ma merita di essere evidenziato anche l’approccio pieno di inventiva di Giacon, che ha reso i periodi storici e le fasi della vita del protagonista con dovizia di dettagli e stili diversi. Gli anni ’30 sono virati in seppia e posti su uno sfondo da vecchia foto sgualcita, mentre il periodo scolastico e della fanciullezza è a tinte accese e su sfondo quadrettato come le pagine di un quaderno; gli anni ’60 sono contraddistinti da un retino a pallini, una delle sequenze più morbose è disegnato in un bianco e nero che parodizza Crepax, e così via.
Advertisements