Luttazzi contro le manipolazioni giornalistiche

VUseum 96

Non è un mistero che i giornalisti manipolino abitualmente l’informazione che vogliono edulcorare o censurare. Luttazzi, il cui metodo satirico consiste nell’esporsi in prima persona “per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti”, ha mostrato e analizzato a più riprese le tecniche di manipolazione giornalistica. Eccone un excursus.

° ° ° ° °

La mia replica alla ennesima diffamazione del Giornale (node 970)
Ecco il testo dell’e-mail che ho inviato al Giornale e all’Ansa:

Vorrei replicare alla ricostruzione fantasiosa e, per quel che mi riguarda, diffamatoria, contenuta nell’articolo di Mario Giordano “Macchè struttura Delta, ecco chi okkupava la Rai” pubblicato sul Giornaledi oggi, martedì 5 luglio 2011. L’autore insinua, fra l’altro, che Satyricon facesse parte di un piano anti-berlusconiano che venne concordato, in vista delle elezioni, dal presidente Rai Zaccaria durante una fantomatica riunione a casa sua nel settembre 2000 insieme con Balassone, Emiliani, Veltroni, Vita e Giulietti. Il fatto è falso e l’accostamento capzioso. Ricordo che presentai il progetto di Satyricon a Freccero, direttore di Rai2, nel febbraio 2000. Il mese dopo, Freccero lo approvò, tanto che nel settembre 2000 già stavamo registrando gli sketch (più di 60) che avrei poi incluso nel programma. Quanto agli ospiti, li decidevo in completa autonomia: la direzione di Rai2 ne apprendeva l´identità il giorno stesso della registrazione della puntata. Lo stesso accadde anche con Marco Travaglio, che invitai mea sponte dopo aver letto “L´odore dei soldi” da poco pubblicato: una decisione di cui vado orgoglioso.

In sintesi: Satyricon non faceva parte di alcun “accordo sotterraneo”. Sostenerlo è diffamazione pura.

Daniele Luttazzi

Di Daniele Luttazzi il 5 Lug 2011 – 14:38

Elkann, Dell’Utri, Mussolini, Buttafuoco (node 840)

Nel dramma Romolo il Grande (1949), Friedrich Dürrenmatt nota che “il modo migliore per nascondere un grande scandalo è cominciarne uno piccolo”. Stamattina, il giorno dopo la motivazione della sentenza d’appello di condanna a 7 anni per associazione mafiosa, il senatore del PdL Marcello Dell’Utri era su La7 a parlare dei suoi diari di Mussolini editi da Bompiani, ospite del celestiale Alain Elkanninsieme con l’intellettuale fascista Pietrangelo Buttafuoco. “Diari veri o presunti?” era lo scandalo piccolo di cui si occupava la discussione. Certo, il programma è stato registrato mesi fa, quando Dell’Utri era ancora uno sconosciuto; ciò non toglie che la messa in onda del salottino sia stata, sotto ogni aspetto, imperdonabile.*

* A un certo punto, che i diari siano una patacca propagandistica diventava un particolare irrilevante, rispetto ai revisionismi spericolati di Buttafuoco. Panegirici su Mussolini, su Pavolini e addirittura su Ettore Muti! Roba da matti.

Di Daniele Luttazzi il 20 Nov 2010 – 12:00

Luttazzi copia! ovvero Tecnica della diffamazione moderna per ingenui veri e tonti finti (node 811)

Quanto accanimento, ragazzi! Finirò per montarmi la testa.

Intrighi degli stati combattenti

2005: racconto su questo blog il gioco che da anni conduco con i fan, unaCaccia al tesoro, di cui illustro modi (citazioni da trovare) e motivazioni (stratagemma di Lenny Bruce).

2007: il Foglio commenta la chiusura di Decameron accennando alla Caccia al tesoro: il fatto è noto.

2008: compare su internet un blog anonimo che mi diffama elencando “i plagi di Luttazzi”;

si tratta in realtà di citazioni per la Caccia al tesoro, di calchi e di riscritture con variazioni, ammonticchiati alla rinfusa come in un ossario, a impressionare i bimbi: ma non sono plagi;

citazioni nascoste, calchi e riscritture con variazioni sono, infatti, tecniche legittime, che si imparano frequentando i Grandi (Chaplin, Totò, Lenny Bruce, Woody Allen, Plauto, Shakespeare, Moliere, Mozart, Rossini, Puccini, John Zorn, Picasso, Joyce, Nabokov, Beckett, Barth, Barthelme, Pynchon…).

2010: due mesi dopo il mio successo a Raiperunanotte, che è andato di traverso a molti, qualcuno fa partire la rappresaglia postando su Youtube un video diffamatorio che mostra quelli che il blog del 2008 definiva “i plagi di Luttazzi”;

ovviamente il videobiscotto non spiega che sul web la notizia delle battute citate l’ho data io, senza nascondere nulla, 5 anni prima (per questo è diffamazione: se infatti titoli “Caccia al tesoro, ecco quelle che ho trovato”, la diffamazione sparisce; ma con lei, la notizia);

invece, con questa menzogna fondamentale, la notizia diventa appetitosa(“Luttazzi è disonesto!”);

il video anonimo e diffamatorio viene inviato a centinaia di siti web, giornalistici e non;

il Giornale.it si butta a pesce sulla notizia appetitosa, subito imitato da altri quotidiani che abboccano, fra cui l’Unità e Repubblica: la notizia è troppo ghiotta per non farne una scorpacciata;

paraculissimi, titolano “La Rete smaschera Luttazzi”: è una balla, la Rete non ha smascherato una cippa, ma in tal modo possono sparare la notizia appetitosa al riparo da querele;

non verificano la notizia appetitosa prima di stamparla, nè indagano sugli anonimi diffamatori;

pretendono invece da me spiegazioni che sono sul mio blog da 5 anni: una disinformazione che mi colloca automaticamente, senza alcun motivo, sulla scena del crimine.

Insomma, un bocconcino alla Kafka; ed esistono destini più infausti. Ribadisco lo stesso come stanno le cose in due interviste esclusive: al Fatto quotidiano(giugno) e a GQ (luglio);

scrivo anche un post sul blog (“Luttazzi smascherato!”) che non lasci dubbi agli insaziabili;

ma sono tempi che tutto serve, anche una vigliaccata, a far salsiccia;

e così, a fine agosto, arrivano i rinforzi: un equipaggio delle Iene mi fa una imboscata in spiaggia;

domande coatte, cui ho già risposto ampiamente;

ovvero ci fanno;

senonchè nessuno può impormi trattamenti, tanto meno degli scagnozzi di Berlusconi;

non sono la loro scimmietta, non ho commercio con chi disprezzo, e la deportazione mediatica è violenza privata: non mi resta che andarmene, lasciandoli alle loro vite insensate.

A settembre, ItaliaUno vince la propria riluttanza e manda in onda il basso servizio delle Iene sulla notizia appetitosa: l’attribuiscono anche qui alla anonima Rete per evitare querele, e pretendono le solite spiegazioni che ho già dato, così da farmi passare in automatico dalla parte del torto eccetera eccetera.

E’ un mestiere anche questo.

Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. (G.Debord)

L’abuso dell’anonimato in Rete per confezionare attacchi diffamatori (che poi giornali, tv e web amplificheranno con colpevole disinvoltura senza assumersene la responsabilità) mette ogni preda ambita alla mercé dei mascalzoni di turno.

ciao Daniele, ehm non vorrei disturbare di ‘sti tempi,

ma volevo accennarti un fatterello: ho un piccolo blog, aperto dall’estate scorsa, di solito ha poche visite (uso Analytics e ahimé lo so); infatti l’unica a commentare, pur rimanendo per lo + anonima, era sempre stata la mia fidanzata, finché ho scritto un post sul maccartismo contro di te: ebbene, per la prima volta ho ricevuto ben 2 commenti – e critici- di nuovi visitatori…e mi è parso un po’ strano. Da Analytics ho visto che le visite (6) son state generate da “google” con la parola “luttazzi” e “daniele luttazzi”, con – penso – l’opzione di ricerca sui risultati + recenti. Mi sono perciò immaginato un commando che va in giro a cercare le voci discordi a questa ennesima campagna d’odio, un po’ alla Pio Pompa o Tavaroli. Be’ volevo fartelo sapere. Resisti! 18 Giu 2010 – 01:45

Se la stampa frettolosa fa i lettori ciechi, il web, il suo anonimato, e la sua memoria indelebile favoriscono i linciaggi: dei perfetti ignoranti, incappucciati e mossi da veleno, non fanno in tempo a sputacchiare le loro sentenze dilettantesche che subito si avanzano sgomitando i volontari per le ronde. C’è chi parte con torce, chi con forconi, mentre un altro ha già ingrassato il cappio; e come si irritano, tutti, se non ti spicci a metterci dentro il collo. Comunque vada, la macchia rimarrà sul web per sempre, con buona pace di Beccaria.Youtube come lettera scarlatta.

Fiesta!

Il mio metodo satirico consiste nell’espormi in prima persona per rendere visibili, attraverso le conseguenze, i meccanismi del dominio che coinvolgono tutti. L’agenda di ogni artista, d’altronde, è sempre un’architettura diintenzioni. La sottigliezza intellettuale impone perciò al critico l’esplorazione dei dettagli, delle peculiarità, delle circostanze causali: un esperto non si fa largo con la ruspa, né si inoltra bendato sui cornicioni. L’impossibilità di spiegazioni superficiali alle questioni artistiche diventa però un vantaggio per chi diffama. Se tu dai risposte tecniche sull’arte della satira, replicano che non ci capiscono nulla (incolpano te della propria ignoranza: una fallacia da selvaggi, ma suggestiona i fessi) oppure sublimano lo scorno nello sfottò (che è l’asilo dei balilla); se invece dai risposte puntuali, replicano spostando l’accusa e affastellando gli incidenti: prima, Luttazzi è volgare. (No, quella è satira, e vi dimostro che non avete i titoli per giudicare: siete così incompetenti che non vi accorgete neppure della grande satira americana che vi sbatto apposta sotto gli occhi.) Poi, ah, ma allora Luttazzi copia! (Lo faccio apposta, come ho scritto nel blog anni prima di ogni presunto scoop, e questo ennesimo attacco dimostra la necessità dello stratagemma: pensarmi inconsapevole è forse il maggior torto di tutta la baldraccata.) Poi, ecco, Luttazzi è un bugiardo, quel post è retrodatato! (No, quello è un aggiornamento. In archivio c’è l’originale del 2005.) Infine, eh, però Luttazzi ha rimproverato Bonolis di avergli copiato una battuta che in realtà era di Carlin. (No, di aver bruciato in tv la mia versione di quella battuta, di cui puoi apprezzare la funzione solo se non la espianti dal monologo.)

Come sgomberi le macerie, la fiesta ricomincia:

On. Enzo Carra (UDC): “Ricordo che dalla televisione alcuni comici sono stati liquidati, messi da parte, per aver bestemmiato. Uno è stato Luttazzi.” (RaiNews, 1 ottobre 2010)

Maria Grazia Cucinotta: “A Raiperunanotte c’era un signore, Luttazzi, che ha preso in giro tutti gli italiani, una cosa molto offensiva e volgarissima di cui mi vergogno.“ (RadioDue, 5 ottobre 2010)

Tutto questo accanimento per un monologo di 15 minuti sull’inculata! Che Paese di repressi. La prossima volta mi toccherà fare di peggio.

p.s.: la generosità con cui molti di voi, durante l’ordalia, hanno cercato di spiegare ai densi l’ambaradan, vi fa onore e mi commuove, ma non è saggia: chi ha la testa dura è perso in partenza, non lo convincerete mai. Il metodo dei diffamatori è non sentir ragioni e ripetere la litania: sanno che chi è sveglio, dopo un po’ comunque si stufa e gli lascia campo libero, mentre la calunnia è un gas che intontisce gli sprovveduti con facilità. L’alternativa sarebbe postare su tutto il web senza interloquire, a batteria, come fanno loro; ma i birboni sono un contingente nevrotico che ha un obbiettivo e del tempo da perdere; voi, per fortuna, avete di meglio da fare che replicare ai trolls. Usare l’URL di questo post come risposta rapida sarà un fanculo più che sufficiente. A bientot!

Di Daniele Luttazzi il 15 Ott 2010 – 10:37

Stille e la bulgarite (node 602)

Ai giornalisti non piace ricordare che fu un comico a scatenare il finimondo in Rai nel 2001, convinti come sono di essere al centro dell’universo mediatico. (Sono alla periferia, invece: al centro c’è chi i fatti li fa accadere, ad esempio Berlusconi, o i servizi segreti, o un comico.) Alexander Stille è l’ultimo di una folta schiera di giornalisti di Repubblica (casi recenti: Scalfari e Maltese) colpiti dalla celebre confusione mentale nota come “bulgarite”:

“(Berlusconi) ha chiamato “criminoso” il giornalismo di Enzo Biagi, Marco Travaglio e Michele Santoro.” (Repubblica, 18/12/09, pag.45)

Di Daniele Luttazzi il 22 Dic 2009 – 10:37

Aggiornamento bollettino Bulgarite
Ieri sera è capitato di nuovo, durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, Giovanni Valentini, editorialista di Repubblica ha ricordato a Carlo Rossella che Berlusconi aveva fatto cacciare dalla RAI Santoro, Biagi e “altri giornalisti”, ha poi specificato che questo governo se la prende anche con la satira, ma il tuo nome proprio non riescono a ricordarselo.
Fantastico comunque Rossella, ancora capace di negare il conflitto di interessi e che per dimostrarne l’inesistenza ha spiegato che quando lui è stato direttore del TG5 non ha mai ricevuto una telefonata da Berlusconi.

Mario Antonelli

Di mario antonelli il 12 Mar 2010 – 17:39

Rossella è uno dei più spudorati propagandisti berlusconiani. Lo disprezzo profondamente per tutto ciò che incarna; e mi fece schifo il cinema italiano, compreso quello “di sinistra”, che andò a rendergli omaggio quando Rossella divenne presidente di Medusa cinema. Quanto a Valentini, non posso scordare l’editoriale con cui commentò, su Repubblica, la puntata di Satyricon in cui intervistai Travaglio. Il 1° maggio 2001 Valentini definì Satyricon “incrocio perverso fra informazione e intrattenimento” e dichiarò che “non ha torto chi reclama contro le trasmissioni di satira in cui, tra una battuta e l’altra, si celebrano processi politici in assenza dell’imputato o dei suoi difensori.”Adesso invece Valentini scrive: ” Non sarà la censura del Regime Televisivo a imporre il pensiero unico dominante a tutti gli italiani.” Grazie al cazzo, Valentini. 

La bulgarite è persistente.
La bulgarite è persistente. Nell’articolo su RAI per una notte, Marco Bracconi (26/03/2010, Repubblica.it) cita la tua battuta su Innocenzi, Masi e Berlusconi, spiegando che avresti rovesciato “la frase rituale del capo del governo quando attacca i suoi avversari”. Così, generico.
E meno male che la trasmissione era contro la censura. Forse ce ne vorrebbe un’altra contro l’auto-censura.
Angelica

Di angelica_73 il 26 Mar 2010 – 10:31

Bulgarite: è Pandemia!
“Santoro, Biagi e Travaglio” (Gianni Barbacetto, La7 Tetris )
http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50172400 ( ’49 minuto del video)
Non l’ha fatto intenzionalmente, comunque comincia a diventare grave: la Bulgarite si sta diffondendo, l’OMS ha alzato il livello di guardia a Pandemia!

Di SARX88.COM il 11 Mar 2010 – 16:04

Ancora bulgarite
Ciao Daniele,
altro attacco di bulgarite, questa volta niente meno che da Bruno Vespa:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201003articoli/52745girata.asp
«Nel 2001 quando ci fu l’editto bulgaro io mi schierai con molta energia perché Santoro e Biagi andassero in onda»

il manifesto invece ti dedica una citazione indiretta in un refuso: “Arrivano i politici, spunta a sopresa anche Fausto Bertinotti, con Paolo Gentiloni, Bruno Tabacci, Rosy BONDI”. (!!!)

Ciao! Andrea

Ieri sera (10 marzo) Telese a Tetris ha evitato per ben due volte di citarti (ovvero lo ha fatto apposta, non per sbaglio). La prima volta quando ha ricordato l’editto bulgaro “contro Biagi e Santoro”, e la regia ha diligentemente mostrato le foto di Biagi e Santoro. La seconda quando ha ricordato che “paradossalmente Travaglio deve il successo del suo primo libro per averlo presentato in un talk show.” Proprio stronzo. Ma siamo su La7 e come dici tu “tutto si tiene”.

Purtroppo anche Barbacetto poco dopo ha avuto un attacco di bulgarite, infilando un “editto bulgaro contro Biagi, Santoro e Travaglio”. (!)

Lorenzo

Di michie il 10 Mar 2010 – 10:52

Bulgarite al Tg2
Il 4 gennaio stavo cercando qualcosa di decente da guardicchiare mentre facevo colazione e mi sono imbattuto nel programma Tg2Punto. Servizio da una libreria. Grande scoop: a Natale, tra i regali più gettonati, i libri dei comici. Carrellata su uno scaffale e cosa vedo? C’è “La Guerra Civile Fredda”. Panico. Il giornalista cita i comici che stanno vendendo e… e… niente, guarda caso manca proprio il tuo, ma non omette gli altri che ha inquadrato.

Di pker868 il 7 Gen 2010 – 00:49

Piccole facce di tolla crescono: Francesco Specchia (node 532)

f specchia

16 ottobre 2009

Questa mattina, a Omnibus Life (La7), il giornalista di Libero Francesco Specchia (presentato come “direttore della collana Media Mursia”) ha approfittato dell’occasione (si parlava di satira tv) per disinformare gli spettatori e gli ospiti in studio sui motivi della chiusura di Decameron, secondo Specchia avvenuta causa calo di ascolti. Dopo aver ripetuto la solita manfrina dei censori-parrucconi di sempre (“Ma Luttazzi è volgare!”) ha aggiunto con sicumera:“Io li ho visti i dati di ascolto. Ha fatto il 10% la prima puntata, il 5% la seconda, il 3% la terza, si è incattivito, ha perso ascolti e allora l’hanno chiuso.”

Questa è diffamazione bella e buona. I dati veri e il loro contesto:

Decameron andava in onda al sabato notte in una fascia oraria in cui La7 aveva uno share medio dell’1,6 %.

Decameron portò questo share medio allo 6,04% (1^puntata), 5,67% (2^), 3,55% (3^, un dato che gli stessi dirigenti di La7 giudicarono anomalo, dato che da quattro giorni i dati Auditel erano sballati: resettaggio delle macchine?), 4.01% (4^) e 4,71% (5^).

Per fare questi ascolti medi partendo dall’1,56, i picchi Auditel raggiungevano l’8-10% di share, con 2 milioni e mezzo di contatti.

I dirigenti di La7 erano più che contenti dei risultati, specie per un programma nuovo come Decameron, che da contratto doveva andare avanti fino alla decima puntata.

Ma soprattutto, gli spazi pubblicitari di Decameron erano stati venduti agli inserzionisti prospettando uno share medio del 2,5%. Anche gli inserzionisti erano contentissimi dei risultati, che raddoppiavano il loro investimento.

Ho scritto alla redazione del programma perchè rettifichino. Staremo a vedere.

Di Daniele Luttazzi il 11 Nov 2009 – 23:53

Intervista a The Times (node 392)

Qualche settimana fa (16 maggio ) mi ha telefonato una giornalista delTimes, Lucy Bannerman, chiedendomi un’intervista. Dopo una chiacchierata le ho proposto di mandarmi domande scritte. Questo il testo che le ho inviato:

Please explain how you were sued by Berlusconi and why?

Nel marzo 2001 conducevo con successo (7 milioni e mezzo di spettatori) un mio talk-show satirico notturno su Rai2 intitolato“Satyricon”. In una puntata intervistai un giornalista allora sconosciuto, Marco Travaglio, che aveva pubblicato da un mese un libro di cui nessuno parlava. Il libro s’intitolava “L’odore dei soldi “ e riguardava le origini misteriose dell’impero economico di Berlusconi. Parlammo dei fatti emersi nel processo a Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi, fondatore di Forza Italia (il partito di Berlusconi) ed ex-capo di Publitalia (la concessionaria di pubblicità di Berlusconi).

Berlusconi fece causa per diffamazione a me, a Travaglio, alla Rai e al direttore di Rai2 Carlo Freccero che con coraggio aveva mandato in onda l’intervista. Da me Berlusconi voleva 20 miliardi di lire. Quattro anni dopo quell’intervista, Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. (Dell’Utri non è in carcere, però: è diventato senatore del partito di Berlusconi.) Nel 2005 ho vinto la causa e Berlusconi è stato condannato a pagare 100mila euro di spese legali.

Insieme con Berlusconi, mi fecero causa anche Mediaset (5 miliardi di lire), Fininvest (5 miliardi di lire) e Forza Italia (11 miliardi di lire). Ho vinto tutti i processi. Quell’intervista non diffamava nessuno. Informava in modo corretto.

What kind of effect did the lawsuits have on your career?

Nel giugno 2001, Berlusconi vinse le elezioni politiche diventando capo del governo. Nel 2002, in visita di Stato in Bulgaria, Berlusconi pronunciò il famigerato “editto bulgaro”: disse alla stampa che io e altri due giornalisti (Enzo Biagi, il Walter Cronkite italiano; e Michele Santoro) avevamo fatto un “uso criminoso” della tv di Stato e lui si augurava che questo non si ripetesse. Io, Biagi e Santoro venimmo cancellati dai palinsesti: i dirigenti Rai (nominati dalla maggioranza politica berlusconiana) decisero “autonomamente” di non riconfermare i nostri programmi tv. Giustificarono la cosa come “scelta editoriale”. Da allora io non sono più potuto tornare a fare programmi tv in Rai. Vent’anni di attività artistica azzerati. L’editto bulgaro, che per me è ancora in corso in Rai, impedisce due libertà: la mia di esprimermi e quella del pubblico di ascoltarmi. Questa è censura ed è inaccettabile. Immagina Gordon Brown che fa causa al comico Paul Merton perchè non lo gradisce! Inoltre i lunghi processi ti vessano economicamente e psicologicamente. Infine, continuo a recitare i miei monologhi satirici in teatro, ma siccome non sono più in tv ed essendo Berlusconi un mio avversario, sono sempre meno i teatri che decidono di mettermi in cartellone, nonostante io faccia sempre il tutto esaurito. Il problema è politico. E’ maccartismo.

To what extent did your example discourage other satirists/journalists/commentators from criticising Berlusconi?

Al punto che non esiste più un programma di satira nella tv italiana. In Rai, ma anche a Mediaset, a La7 e su Sky vanno in onda programmi comici dove al massimo si prende in giro Berlusconi per cose superflue (il suo lifting, la sua altezza) ma non per quelle gravi (la depenalizzazione del falso in bilancio, il conflitto di interessi enorme, la legge Alfano grazie alla quale non può essere processato). Tre anni fa, Sky Italia chiese di incontrarmi. Proposi un Tg satirico. Mi chiesero come avrei reagito se avessero tagliato al montaggio qualche battuta. Gli risposi che il contratto glielo avrebbe impedito. Sono spariti. Quanto a La7, il mio nuovo programma tv “Decameron” (2007) è stato interrotto alla quinta puntata, dopo che avevo registrato il monologo della sesta puntata, una satira sull’enciclica di Ratzinger.

La satira, dai tempi di Aristofane, dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità. I miei monologhi colpiscono Berlusconi ma anche la religione organizzata el’opposizione inesistente del PD, inclusi gli scandali in cui sono coinvolti dirigenti di sinistra (il caso Unipol). Ecco perché anche l’opposizione qua si disinteressa alla libertà della satira in tv, che è libertà della democrazia. Neppure Rai3, i cui dirigenti sono di sinistra, mi ha mai chiesto di tornare in tv, in questi anni. Il potere, in Italia, è suddiviso fra clan di destra e di sinistra. Scandali recenti hanno mostrato come questi clan si mettono spesso d’accordo sulla gestione della cosa pubblica, a livello locale e a livello nazionale. Lo stesso tipo di accordo precede le nomine dei dirigenti Rai. Il risultato è che la democrazia sostanziale è corrotta.

Michele Santoro, giornalista di sinistra, è tornato in Rai grazie a un giudice che lo ha reintegrato nel suo posto di lavoro (Santoro era dipendente Rai quando venne cancellato, io no), ma nel suo programma deve sempre ospitare qualche esponente di destra. Si dà per scontato cioè che Santoro debba essere controllato e contraddetto nella sua attività giornalistica perché sgradito a Berlusconi. Non è umiliante? Per contro, un giornalista berlusconiano, Clemente J. Mimun, quando diventò direttore del Tg1 Rai si segnalò per gravi frodi giornalistiche, tutte favorevoli a Berlusconi: fra l’altro, tolse il sonoro a Berlusconi che dava del kapò all’europarlamentare Shultz, non diede la notizia di Berlusconi che aveva definito l’assassinio di D’Antona “un regolamento di conti a sinistra”, e nel 2004 aggiunse al montaggio un pubblico di delegati ONU plaudente a Berlusconi che in realtà parlava all’ONU in una sala semivuota. Il pubblico di delegati applaudiva Kofi Annan. Era un altro filmato! Un falso clamoroso! Questo nel Tg principale della tv italiana. Mimun veniva da Mediaset e lì è tornato. La Rai attuale è piena di dirigenti che vengono da Mediaset, vere quinte colonne. Un anno fa, le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come questi dirigenti si fossero accordati con quelli di Mediaset per una programmazione che favorisse Berlusconi in occasione dei funerali di Woytila e delle concomitanti elezioni. Il governo Berlusconi nel frattempo ha proposto una legge che proibisce la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche! Se questa legge fosse stata fatta dieci anni fa, nessuno conoscerebbe gli scandali politici, economici e sportivi più gravi della storia italiana recente.

What parallels do you see between press control in the 1920s/1940s and control of the media in the Berlusconi era?

Nel ventennio fascista l’unica agenzia di stampa era quella del regime, l’Agenzia Stefani. I giornali si attenevano a quello che scriveva l’Agenzia Stefani. I giornali liberi venivano chiusi e gli oppositori al regime perdevano il posto di lavoro, venivano mandati al confino, venivano uccisi. Oggi non uccidono gli oppositori, ma ti mandano al“confino mediatico”: ti tolgono gli spazi di espressione che avevi e che ti eri conquistato col tuo lavoro. Questa è la minaccia sempre presente.

L’altra minaccia è legata all’enorme conflitto di interessi di Berlusconi. Ha aziende tv e imprese di assicurazione e di distribuzione pubblicitaria e cinematografica. Questo inquina la libertà del mercato. Un’inchiesta recente ha dimostrato che, da quando è al governo Berlusconi, molte aziende hanno tolto pubblicità dalle reti Rai per spostarle su quelle Mediaset di Berlusconi. Berlusconi inoltre controlla la politica economica e i servizi segreti. La sua influenza si estende su OGNI settore della vita italiana. E’ un potere di ricatto enorme. Uno dei pochi giornali di opposizione vera, il manifesto, sempre documentatissimo e corretto, stenta a sopravvivere perché le aziende italiane non comprano spazi pubblicitari. Ecco un altro tipo di strozzatura. Non stupisce allora che i passi della quasi totalità della stampa e della tv italiana siano felpati. Il caso recente di Veronica Lario e Noemi ha dimostrato una volta per tutte l’esistenza di una sorta di Agenzia Stefani contemporanea, prontissima a ubbidire alle esigenze del Capo e a massacrare la vittima di turno (sua moglie, in questo caso). Fra giornalisti e testate, la lista dell’inquinamento berlusconiano è lunga.

Let’s focus on the case of Noemi Letizia. How has Berlusconi used his ownership and influence of the national press to protect himself from any political damage?

In 24 ore la risposta berlusconiana è stata massiccia e su tutti i fronti possibili. E’ andato a Rai1 nel programma notturno “Porta a porta” diBruno Vespa, dove ha raccontato la sua versione senza il minimo contraddittorio, accusando la moglie, e approfittando dell’occasione per fare un spot pubblicitario sulle iniziative del governo in materia di aiuto ai terremotati dell’Aquila. Nessun giornalista presente (neppure il direttore del Corriere della Sera!) ha ricordato che dei 12 miliardi di aiuti promessi da Berlusconi, il governo ne ha stanziati in realtà solo 4. E nell’arco di 24 ANNI! Una beffa crudele di cui nessuno ha chiesto spiegazioni a Berlusconi lì presente. Ci fossi stato io fra gli ospiti, questa sarebbe stata la domanda, decreto legge del 28 aprile alla mano. Il danno politico sarebbe stato enorme ed è stato evitato.

In questi 15 anni berlusconiani, pochi in Italia (giornalisti, autori satirici) gli hanno chiesto conto delle centinaia di promesse false e mai mantenute. Chi lo farebbe non ha accesso. Chi decide sull’accesso? Dirigenti tv di nomina politica. Di chi è la maggioranza politica che fa il bello e il cattivo tempo praticamente indisturbata? Di Berlusconi, un imprenditore che, in base a una legge del 1957, non poteva neppure candidarsi alle elezioni, in quanto titolare di concessioni pubbliche. La legge prevedeva e cercava di impedire il conflitto di interessi. Che adesso c’è ed è enorme. Il danno venne fatto allora, permettendo a Berlusconi di candidarsi. Tutto il resto, Burlesquoni compreso, è solo una conseguenza di quella illegalità iniziale. Perché gli venne permesso di farlo? Non lo so, ma ne vedo gli effetti: un Paese in cui vige un “fascismo lite” che non mi piace per niente, con al governo partiti xenofobi e razzisti.

Un’altra mossa, non meno importante, è stata quella del portavoce di Berlusconi, il senatore Paolo Bonaiuti, che ha subito convocato per una riunione i direttori dei periodici cattolici che avevano criticato Berlusconi. Il voto cattolico è importante per Berlusconi e ai cattolici importano le leggi berlusconiane in difesa della scuola privata cattolica e dei privilegi economici tipo l’esenzione della tassa ICI per gli immobili del clero cattolico in cui si svolgano attività commerciali o la truffa vera e propria dell’8 per mille. Il giorno dopo, grande risalto al fatto che, grazie al divorzio da Veronica Lario, Berlusconi potrà essere riammesso al sacramento della comunione durante la messa!

When news first broke of his divorce and Lario’s allegations regarding “minorenni”, international observers speculated that the story might destroy il Cavaliere. But In fact, he remains as popular as ever. Why?

Perché il suo contro-racconto è stato rapidissimo e pervasivo, mentre sua moglie (la vittima) è stata zittita e insultata come una poco di buono e come cornuta (“Libero”, editoriale del direttore Feltri). La propaganda dell’Agenzia Stefani funziona e Berlusconi ne è un maestro. Sua moglie lo conosce da trent’anni e lo ha definito un uomo malato. Ecco un’altra domanda che avrei fatto a Berlusconi, se fossi stato ospite di “Porta a porta”: di che malattia sta parlando sua moglie, presidente?

What are the implications of the Berlusconi regime on the long-term future of italian democracy?

Il danno è già stato fatto. Siamo un Paese non pienamente libero. Gli italiani hanno disimparato che come cittadini hanno dei diritti e dei doveri. E occorreranno decenni perché gli italiani imparino di nuovo a rispettare le leggi, come era naturale invece negli anni passati anche grazie all’esempio dei grandi politici di allora: De Gasperi, Einaudi, La Malfa, La Pira, Dossetti, Berlinguer, Pertini, Scalfaro.

You won your case in court. What kind of reaction did you get?

I giornali ne hanno parlato senza troppo risalto nelle pagine interne (eppure era una notizia bomba: immagina Paul Merton che vince la causa contro Gordon Brown!), mentre la notizia della querela di Berlusconi contro di me era stata data in prima pagina.

Do you hope to return to tv?

Ovviamente. La tv non è un hobby: è il mio lavoro e c’è un pubblico numeroso che stravede per me (e io per loro). Il maccartismo è immorale e illegale.

Under which circumstance, do you believe satire can return to italian popular culture?

La satira italiana non se n’è mai andata. E’ solo sparita a forza dalla tv. Ma i censori dimenticano una cosa: il tempo è dalla nostra parte (Mick Jagger).

Ecco cos’è diventata sul Times quell’intervista:

The Times

May 16, 2009

L’attore Daniele Luttazzi accusa Silvio Berlusconi di censurare i mezzi di informazione

di Lucy Bannerman

traduzione di Emilio Mazzon

Daniele Luttazzi rivendica più forte che mai il suo ruolo di paladino contro la “censura invisibile” voluta da Silvio Berlusconi. Nel suo ruolo di presentatore televisivo e attore comico osò criticare il Primo Ministro Italiano nel suo spettacolo notturno otto anni fa, per cui fu citato in giudizio e oscurato mediaticamente.

Nella sua prima intervista ad un giornale Britannico, Luttazzi ha accusato il miliardario 72enne di aver orchestrato una campagna di tacitazione in grado di evitare che giornalisti e attori satirici portino anche il minimo cenno di dissenso in televisione. “Io lo chiamo fascismo Lite,” ha detto al Times Luttazzi, 48.

L’attore è stato citato in giudizio per €20 milioni – una causa da Berlusconi e tre altre da sue società- dopo essere stato accusato di diffamazione durante un’intervista televisiva nel 2001. Dopo aver atteso per quattro anni che la causa seguisse il suo percorso nei tribunali, Luttazzi ha vinto e a Berlusconi sono stati addebitati i costi del processo.

Come egli dice, praticamente è disoccupato in un paese in cui la maggior parte dei mezzi di informazione è posseduta dal potente soggetto preso di mira dal suo sarcasmo. “Ho vinto” ha detto Mr Luttazzi. “Ma il danno era stato fatto.”

In un paese in cui vi sono molti talkshow a sfondo politico in prima serata televisiva, Mr Luttazzi era sorprendente per il suo stile deliberatamente provocatorio. Egli si è guadagnato una solida reputazione per le sue battute di cattivo gusto e la sua propensione ad infrangere tabù religiosi, sessuali e politici che i suoi rivali più convenzionali non avrebbero osato toccare.

Mr Luttazzi afferma che la continua elusione da parte di Berlusconi delle domande riguardanti la sua relazione con Noemi Letizia sia il culmine di anni di restrizioni striscianti alla libertà di stampa.

“Berlusconi ora è come Superman, ma non c’è la kryptonite,” ha affermato. “Il danno è stato fatto e la democrazia è stata corrotta. Non viviamo più in un paese libero.” Egli pensa che il terribile periodo seguente la sua fatale intervista del 2001 ad un giornalista di cronaca giudiziaria, Marco Travaglio, sia stato un segno di avvertimento delle cose che poi sarebbero successe con il regime di Berlusconi.

Il presentatore ha invitato Travaglio la suo talk show sul canale di stato RaiDue, durante la campagna elettorale, per discutere del suo nuovo libro, che esaminava la genesi dell’impero dei media berlusconiano. Durante la trasmissione discussero delle presunte connessioni mafiose di Marcello Dell’Utri, il politico siciliano braccio destro di Berlusconi e co-fondatore del suo partito politico, Forza Italia.

Lo show fu cancellato, ma i produttori affermarono che la decisione venne presa in totale autonomia. Berlusconi lo citò in giudizio a titolo personale. Vi furono inoltre altre tre cause intentate: una da €2.5 milioni dalla Fininvest, la holding finanziaria di Berlusconi, una da €2.5 milioni da Mediaset, il canale televisivo commerciale fondato da Berlusconi e di cui rimane il maggior azionista ed un’altra causa da oltre €5 milioni da parte di Forza Italia.

Tre mesi più tardi Berlusconi trionfò alle elezioni, ricevendo il suo secondo incarico non consecutivo come Primo Ministro. “Si immagini Gordon Brown che cita in giudizio Paul Merton perchè non gli piaceva quello che aveva detto in Have I Got News for You!. Il problema è il sistema politico. Si infrangono due diritti, la mia libertà di espressione personale e la libertà del pubblico che sceglie di seguirmi”.

“Questa è censura ed è inaccettabile.”

Il presentatore nota che Dell’Utri dopo di allora è stato condannato per evasione fiscale, falso in bilancio e, in primo grado, per collusione con la mafia siciliana.

È stato condannato ad oltre dieci anni di carcere, ma non ha mai messo piede in prigione.

Mr Luttazzi non può celare la sua rabbia. “Per me l’editto Bulgaro è ancora in vigore.” Egli si riferisce alla scellerata frase del Primo Ministro, durante la sua visita in Bulgaria nel 2002. Riferendosi a Luttazzi e ad altri due giornalisti televisivi italiani, Enzo Biagi e Michele Santoro, Berlusconi disse: “L’uso che (essi) hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è criminale. Credo sia dovere della nuova direzione [della televisione di stato, Rai] evitare che ciò avvenga di nuovo.”

Tutti e tre i loro programmi furono cancellati, sebbene le comunicazioni ufficiali dell’azienda esclusero che ci fosse qualsiasi collegamento con le dichiarazioni di Berlusconi. Ma non furono i soli. Nel 2003 l’attrice Sabina Guzzanti si vide cancellare il suo show satirico, RaiOt, dopo la prima puntata, a causa di una citazione in giudizio per diffamazione da parte di Mediaset.

All’incirca nello stesso periodo in cui Luttazzi realizzò la sua famosa intervista televisiva, Berlusconi fece causa al giornale The Economist per il suo editoriale datato Aprile 2001, il cui titolo recitava“Perché Silvio Berlusconi è inadatto a condurre l’Italia”. Perse la causa. Lo scorso anno un tribunale di Milano ha rigettato la citazione.

Mr Luttazzi, che ora lavora in teatri marginali, dice: “E’ stato difficile per me.”

Non esiste più alcun programma satirico alla televisione Italiana. Egli equipara i livelli di libertà di stampa in Italia con il periodo fascista. “Oggigiorno non uccidono più gli avversari, ma li costringono all’esilio mediatico.”

Un collaboratore di Berlusconi si è rifiutato di commentare le accuse di censura. Egli ha dichiarato al Times: “Basta leggere i giornali, per accorgersi che ognuno è libero di criticare chi vuole.”

The Times

Comedian Daniele Luttazzi accuses Silvio Berlusconi of media censorship

Lucy Bannerman

Daniele Luttazzi has a stronger claim than most as posterboy for Silvio Berlusconi’s “censorship by stealth”. As a television presenter and comic actor who dared to criticise the Italian Prime Minister on his late-night show eight years ago he has been sued and cast out in to the broadcasting cold.

In his first interview with a British newspaper Mr Luttazzi has accused the 72-year-old billionaire of orchestrating a top-down campaign to prevent journalists and comedians from voicing even the slightest degree of dissent on television. “I call it Fascism Lite,” Mr Luttazzi, 48, told The Times.

The comedian was sued for €20 million (£18 million) – one action by Mr Berlusconi, and three by his business empire – after being accused of defamation during an television interview in 2001. After waiting four years for the case to crawl through the courts Mr Luttazzi won. Mr Berlusconi was ordered to pay his costs.

He says that he still remains practically unemployable in a country where the majority of the mainstream media is owned by the powerful subject of his gibes. “I won,” said Mr Luttazzi. “But the damage was done.”

In a country with many political talkshows on prime time television, Mr Luttazzi was unusual for his deliberately provocative style. He earned a reputation for bad-taste comedy and his eagerness to take on religious, sexual, and political taboos that his mainstream rivals would not touch.

Mr Luttazzi claims that Mr Berlusconi’s continuing evasion of the questions about his relationship with Noemi Letizia is the culmination of years of creeping restrictions on press freedom.

“Berlusconi is now like Superman but there’s no kryptonite,” he said. “The damage has been done and democracy has been corrupted. We are no longer a fully free country.” He believes the ugly aftermath of his fateful 2001 interview with an investigative journalist, Marco Travaglio, was a warning sign of things to come from the Berlusconi regime.

The presenter had invited Mr Travaglio on to his talk show on the state-controlled channel, RaiDue, during the election campaigns to discuss his new book, which examined the birth of Berlusconi’s media empire. During the broadcast they discussed alleged Mafia connections of Marcello Dell’Utri, the Sicilian politician who was Mr Berlusconi’s right-hand man, and founder of his political party, Forza Italia.

The show was cancelled although the producers said that the decision was made independently. Mr Berlusconi sued him personally. He was also dealt three other lawsuits: €2.5 million lawsuit from Fininvest, Mr Berlusconi’s financial holding company; a €2.5 million lawsuit from Mediaset, the commercial television channel founded by Mr Berlusconi and of which he remains the largest shareholder; and another lawsuit for more than €5 million by Forza Italia.

Three months later Mr Berlusconi went on to triumph in the elections, winning his second non-consecutive term as Prime Minister. “Imagine Gordon Brown suing Paul Merton because he didn’t like what he was saying on Have I Got News for You!. The problem is the political system. It impinges on two freedoms, my personal freedom to express myself, and that of the public to listen to me.

“That is censorship and it is unaccceptable.”

The presenter notes that Dell’Utri has since been found guilty of tax fraud, false accounting and, pending appeal, complicity in conspiracy with the Sicilian Mafia.

He has been sentenced to more than ten years in jail but has never served time in prison.

Mr Luttazzi cannot conceal his anger. “For me the Bulgarian edict’ is still going strong.” He is referring to the Prime Minister’s infamous remark during a state visit to Bulgaria in 2002. Singling out Mr Luttazzi, and two other Italian broadcasters, Enzo Biagi and Michele Santoro, Mr Berlusconi said: “The use [they] have made of public television, paid with everyone’s money, is criminal. I believe that it is a duty of the new management [of state broadcaster, Rai] to prevent this from happening again.”

All three had their shows cancelled, although officials denied that there was any connection to Mr Berlusconi’s remarks. They are not alone. In 2003 comedian Sabina Guzzanti had her satirical television show, RaiOt, cancelled after one episode after a defamation lawsuit from Mediaset.

About the same time as Mr Luttazzi’s television interview Mr Berlusconi sued The Economist for its cover story in April 2001, with the headline “Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy”. He lost. Last year a Milan court threw out the claim.

Mr Luttazzi, who works in fringe theatre, said: “It has been difficult for me.” There is no longer a single satirical programme on Italian TV. He compares the levels of press freedom in Italy to the Fascist period. “They might not kill you these days but they send you into media exile.”

A Berlusconi aide declined to comment on allegations of censorship. He told The Times: “It is enough to look at the newspapers to see that there is freedom to criticise everybody.”

p.s.: The Times è di Murdoch. Visto che fine ha fatto il mio aneddoto su Sky Italia? Puf! E’ quello che volevo dimostrare accettando l’intervista. Facile accusare la censura berlusconiana. L’impero di Murdoch (propagandista nel mondo, coi suoi media, della guerra criminale di Bush in Irak, mentre in Cina è in affari con la dittatura comunista) è forse diverso?

Di Daniele Luttazzi il 24 Giu 2009 – 18:05

GGM5 (Giornalismo Geneticamente Modificato – 5) (node 382)

Prima puntata di Decameron (La7, 3 novembre 2007), sketch satirico Dialoghi platonici tutto dedicato allo scandalo dei preti pedofili. Sullo sfondo del Partenone, Gorgia esordiva chiedendo agli amici: I preti che molestano bambini vanno all’inferno? E Menone: No, Gorgia, vanno solo in un’altra parrocchia.

Il giorno dopo, tutti i critici tv (tranne quelli del manifesto e dell’Unità) a darmi addosso: la mia non era satira, ma solo una caterva di insulti e di cattivo gusto. E poi come osavo parlare così della Chiesa?

Ieri, Letterman apre il suo monologo con questa battuta: A Miami un prete cattolico è stato visto mentre baciava una ragazza sulla spiaggia e ora rischia la sconsacrazione. Se avesse baciato un chierichetto, l’avrebbero semplicemente trasferito.

Libera satira in libero Stato.

Di Daniele Luttazzi il 11 Maggio 2009 – 18:55

Michele Serra commenta la censura a Vauro (node 377)

Essere censurati è per metà un sopruso subito, per metà un errore commesso.” Michele Serra

Ah, no, scusate: Serra scrisse quella frase quando censurarono me, all’epoca di Decameron.

Oggi, invece, Serra scrive:“Da quando il cattivo gusto è oggetto di censura? (…) E quelli che apprezzano la ruvida intelligenza di Vauro dovrebbero forse ingoiare il boccone della censura nel nome di una informazione corretta? Ma corretta da chi?(…) Un paese che chiede la testa di Santoro è un paese già pronto per l’informazione di regime.”

E per lo strabismo di Serra.

Altri due casi esilaranti segnalati dall’ottico: quello di Lietta Tornabuoni (sulla Stampa attacca la censura, definendola “pulsione contro la libertà di espressione, limitazione del diritto a esprimere il proprio pensiero, qualcosa di profondamente anti-democratico che scopre terribili code di paglia”, ma nel 1994, quando la Tamaro chiese il sequestro della mia parodia satirica “Va’ dove ti porta il clito”, la Tornabuoni si schierò con la Tamaro);

e quello di Giovanni Valentini (su Repubblica adesso scrive “Non sarà la censura del Regime Televisivo a imporre il pensiero unico dominante a tutti gli italiani”, ma il 1°maggio 2001 Valentini definivaSatyricon “incrocio perverso fra informazione e intrattenimento” e scriveva che “non ha torto chi reclama contro le trasmissioni di satira in cui, tra una battuta e l’altra, si celebrano processi politici in assenza dell’imputato o dei suoi difensori.”)

(Ah ah ah, così è davvero troppo facile. E’ come permettere la caccia in uno zoo.)

Di Daniele Luttazzi il 20 Apr 2009 – 16:03

GGM4 (giornalismo geneticamente modificato 4: deontologia) (node 370)

Ad Aprilia esistono quattro impianti industriali ( due farmaceutici, uno di vernici e uno di pesticidi ) che, secondo la “legge Seveso”, sono a “rischio di incidente rilevante”. In tanti, da tempo, cercavano il modo di rendere l’aria ancora più irrespirabile e la zona ancor più pericolosa. Tutti battuti sul tempo dall’ingegner De Benedetti, grande sponsor del PD, che con la sua Sorgenia costruirà proprio qui, grazie a una autorizzazione concessa nel 2006 dal ministro Bersani ( PD ), una maxicentrale elettrica turbogas da 750 megawatt: produrrà energia bruciando metano. La massima ricaduta degli inquinanti sarà nel raggio di 5 km, densamente abitati. Poco importa che i cittadini di Aprilia protestino con manifestazioni, cortei e presìdi, sgomberati a forza: la Repubblica ( De Benedetti ) non ne parla. Ovvero, per dirla con Repubblica, “Berlusconi attacca il PD.”

Di Daniele Luttazzi il 20 Nov 2008 – 17:16

L’intervista che Repubblica non ha pubblicato (node 368)

Parte Decameron a teatro, i quotidiani mi telefonano per le interviste di rito. Con Repubblica ne concordo una in anteprima ( doveva uscire lunedì scorso ). Memore del trattamento ricevuto dal gruppoRepubblica/Espresso sia quando La7 mi chiuse il programma, che in precedenti occasioni ( calci negli stinchi firmati da Michele Serra, Edmondo Berselli, Gianni Mura, Adriano Sofri, Sebastiano Messina, Curzio Maltese e Antonello Caporale ); e dato che il loro metodo consiste nel farti parlare per un’ora, poi loro riassumono quello che gli pare ( omisero la mia risposta critica alla loro domanda sul PD, quando gli stavano tirando la volata ); chiedo di poter rivedere il mio virgolettato prima della stampa. Ok. Martedì il giornalista mi fa sapere che al giornale non sono contenti perchè la mia intervista sembra un mio manifesto. ( Se fai le domande a me, cosa devo rispondere, quello che vuoi tu? ) E mi chiede di rispondere ad altre domande. Prego?

Questa è l’intervista che non hanno voluto pubblicare:

decameron

ll monologo s’intitola così perché è il proseguimento ideale del programma omonimo, censurato da La7 un anno fa dopo appena 5 puntate, nonostante gli ascolti formidabili. Sono due ore di satira incandescente contro la politica reazionaria del governo Berlusconi, contro l’oscurantismo del Vaticano e contro l’opposizione molle del PD.

tema/i

Con Decameron alludo alla peste attuale: il pensiero unico reazionario e guerrafondaio, che vuole governare il mondo col precariato di massa e le speculazioni finanziarie. Ne parlavo in tv un anno fa. Il disastro oggi è evidente.

rapporto con la tv

La censura è odiosa e mi fa incazzare parecchio: al pensiero unico non piace la satira, e allora la fanno fuori. Decidono loro per tutti noi. Non è giusto, e infatti la Costituzione tutela la satira. La satira è arte, intrattenimento e critica. Con la censura alla satira imbavagliano le opinioni non omologate. In questo modo, la tv diventa l’anestetico perfetto.

episodio interruzione Decameron su La7

La decisione mi ha colto di sorpresa. Prima si vantano di darmi carta bianca, e poi di colpo chiudono il programma con un sms a mezzanotte di un venerdì, dopo che avevo registrato il monologo sull’enciclica papale. La scusa ufficiale è stata che nella puntata precedente avevo insultato Ferrara. Insulto? Era una battuta satirica: lo stesso Ferrara lo ha ammesso. Il giorno dopo chiedo a Dall’Orto di ripensarci: niente, irremovibile. Miliardi di produzione tv gettati nel cesso per una battuta? Vorrei una spiegazione più sensata. Per Dario Fo, il motivo vero era il monologo sul papa.

eventuale diverso realismo, oggi

Non ho nulla di cui scusarmi. Deve vergognarsi chi censura. Io propongo ciò che fa ridere me, questo è l’unico criterio. Non faccio satira per andare in televisione: vado in tv per fare satira. Per essere riammesso in tv dovrei fare altro? E’ un ricatto inaccettabile.

di cosa si parlerà nello spettacolo Decameron odierno

Svelo il segreto che permette a Berlusconi di godere di un consenso personale massimo, con un governo così pessimo. E’ un paradosso solo apparente, c’è un trucco narrativo all’origine di questo successo, che Berlusconi conosce e applica continuamente. Con una miriade di esempi tratti dalle vicende politiche mostro come funziona questo trucco e perchè Veltroni, invece, non morde. Analizzo poi in dettaglio l’operato di tutti i ministri e di tutti i lacchè berlusconiani che operano nei media.

altri contenuti dello spettacolo

Nel capitolo sulla religione aggiorno con gli ultimi fatti il monologo censurato da La7 sulla “Spe Salvi” di papa Ratzinger. E’ satira sulla religione vista sia come collante ideologico del pensiero reazionario sia come favola per i gonzi. Né tralascio lo scandalo dei privilegi assurdi di cui gode il Vaticano: esenzione ICI e 8 per mille. C’è da divertirsi.

congeniali riferimenti ai temi del sesso e della morte

Sesso e morte si intrecciano a politica e religione in modo complesso: si va dal controllo del comportamento alla giustificazione di colpe orrende come la guerra criminale in Iraq e in Afganistan, in cui siamo impegnati contro l’art.11 della Costituzione. Abu Grahib è politica, sesso, religione e morte insieme.

comicità sadica, disumana

La satira non è roba per signorine. Per sua natura, procura il secondo sorriso: quello che appare quando una gola viene tagliata. Origina dalla rabbia: ride addossando responsabilità, fa nomi e cognomi. Io ho un gusto tutto mio per il grottesco, che riesce a esprimere meglio l’ambiguità del potere e la sua natura mortifera. Ma con Decameron il pubblico attraversa tutto lo spettro comico possibile, dalla satira all’umorismo surreale. Una battuta come “Dentro siamo tutti rosa” è un puro tuffo nell’inconscio. Qualcosa di inspiegabile, che tale deve restare: è il mistero dell’arte.

la musica

Con la satira esprimo la mia rabbia. Con la musica, le emozioni di altro segno: l’amore, la commozione. C’è una intimità che esprime la dolcezza d’uno sguardo sul mondo. La satira come tecnica è chiaramente agli antipodi, è impietosa. Sto ben attento a non confondere i territori dell’immaginario. Certe cose puoi dirle solo con la musica. Se le dici in un altro modo, stoni.

i giovani di adesso, di questi giorni

Le proteste degli studenti contro la Gelmini sono sacrosante. Dieci anni fa, attraverso un mio personaggio, il professor Fontecedro, mi scagliavo contro la degenerazione colpevole in cui era lasciata morire la scuola italiana, e invitavo gli studenti a ribellarsi. La scuola autoritaria prepara a una società autoritaria. E’ il pensiero unico reazionario che collega tutti gli atti di questo governo: dalla scuola alla repressione delle manifestazioni popolari a Chiaiano, a Vicenza o in Val di Susa, agli attacchi continui alle libertà di espressione, di pensiero e di riunione garantite dalla Costituzione. Siamo a una pagina drammatica di involuzione della nostra democrazia. Berlusconi dice adesso che farà di tutto perché la tv, pubblica e privata, sia meno ansiogena. Semplicemente perché quando la tv racconta la realtà, il suo governo cala nei sondaggi. Si vede che la realtà è comunista

la sua esperienza americana

Basta andare all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia, in qualunque paese civile, per vedere come gli artisti siano liberi di proporre le proprie cose, le proprie idee, la propria visione del mondo. La politica si guarda bene dal farli fuori per motivi ideologici. Il maccartismo negli USA è finito nel 1950. Da noi, l’ukase bulgaro su di me è ancora attivo: riguardava la Rai e, da allora, la Rai non mi ha più proposto un programma tv. Tutto sotto controllo.

un argomento solo, o una sola persona, da salvare nella maggioranza

Non salvo nulla e nessuno. Nè Tremonti per la sua finanziaria, nè Scaiola per il nucleare, né la Prestigiacomo per l’ambiente né la Gelmini per la scuola, nè Brunetta per i dipendenti pubblici e i precari, nè Alfano per il suo lodo salvapremier, né Confindustria per gli operai: è un blocco unico. Dovrei stimare qualcuno di questi? Non sono Enrico Letta.

post scriptum

spiegazione del giornalista di Repubblica ( 10 nov ): lunedì scorso il pezzo era già in pagina, ma è stato sostituito all’ultimo momento (why? ). Due giorni dopo esce la mia intervista sull’Unità, a quel punto il giornalista voleva farmi altre domande. E così la mia intervista ( peraltro già corposa ) non è uscita. Uh, ma che peccato.

La mail che conteneva le sue domande aggiunte cominciava così:

daniele, mi chiedono qualche tua argomentazione altra, trovando loro che il pezzo, così com’è, è troppo inerte, è solo una specie di tuo manifesto.

Da un giornale che pubblica di solito lenzuolate di interviste promozionali ai vari Albanese, Dandini, Fazio, Cortellesi, Crozza, Bisio, Littizzetto, Aldo Giovanni & Giacomo eccetera eccetera, tanta attenzione nei miei riguardi è davvero commovente.

Di Daniele Luttazzi il 11 Nov 2008 – 10:58

Il fascismo del vicino è sempre più nero (node 362)

Leggo con un misto di irritazione e di irritazione le frasi furbissime con cui il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino, in uno scritto pubblicato da Micromega, mimetizza le proprie responsabilità (e quella della Chiesa) in merito alla deriva reazionaria del nostro Paese. Denunciare le tendenze fascistoidi del governo Berlusconi senza ricordare che in campagna elettorale se ne era sostenuto l’avvento prodigioso (contro l’alleanza di Veltroni con Pannella) è un insulto all’intelligenza dei lettori, dei quali si dà per scontata la labilità mnemonica, e per persa l’energia di giudizio. Costretto poi a tracannare il ricino di insulti che i media berlusconidi riservano sempre a chi fa le pulci al capoccia, don Sciortino, gli occhioni spalancati e sorpresi di chi ha vissuto finora in chissà quale iperuranio, invoca veemente il diritto all’opinione diversa, alla critica, al diritto di replica. Senti senti. Nel 2001, lo stesso don Sciortino disse:-Ben venga la sospensione di Satyricon.- Era questo il modo con cui, all’epoca, don Sciortino contribuiva a “stimolare il dialogo”, ad “aumentare il tasso di democrazia di opinione nel Paese”, a togliere “il coprifuoco alle idee”, a evitare il rischio di “scivolare verso una forma oligarchica e autoritaria”. Sono cose che succedono, quando si scambia per giornalismo la Propaganda Fide. Nel frattempo, è il 2008: un po’ tardi, per accorgersi che la bibbia di Berlusconi ha solo 7 comandamenti.

By Daniele Luttazzi at 10 Ott 2008 – 12:16

GGM3 / Tg2 (node 355)
Il film su Andreotti ha vinto a Cannes. Pronto il commento revisionista del Tg2: “Nonostante le accuse, Andreotti affrontò con determinazione il processo che terminò con la sua assoluzione.”

Il Tg2 di Mauro Mazza ( An ), per l’ennesima volta, disinforma ad arte, turlupinando i telespettatori. Dovrebbe intervenire l’Ordine dei giornalisti, ma è uscito un attimo per il caffè.

Integro qui la lacuna colpevole del Tg2:

“Ottobre 2004: Andreotti assolto in Cassazione. I tg unificati mostrano la sua avvocatessa che urla felice al cellulare:-Assolto! Assolto! Assolto!- Ma le sentenze vanno lette. L’assoluzione in realtà conferma per il 7 volte presidente del Consiglio e 40 volte ministro il reato di partecipazione all’associazione a delinquere Cosa Nostra, commesso fino all’80 e adesso prescritto. Casini si rallegra per la “sentenza liberatoria per le istituzioni”. Non vedo cosa ci sia da rallegrarsi, dato che, secondo la sentenza, è stato provato infatti che Andreotti incontrò i capi dell’ala moderata della mafia, Bontate e Provenzano, tramite Salvo Lima, che era capo della sua corrente in Sicilia. Andreotti “dialogava coi mafiosi”, “chiedeva loro qualche favore”, “ inducendoli a fidarsi di lui e a parlargli di fatti gravissimi come l’assassinio di Mattarella nella sicura consapevolezza di non essere denunciati.” Fino all’80, quando della mafia nessuno sapeva nulla, dato che Buscetta cominciò a parlare con Falcone a partire dall’85.

Il processo non era quindi basato su teoremi, come la tv e la stampa di regime hanno sostenuto. Solo che il reato commesso è caduto in prescrizione.

Oh, certo: Andreotti frequentava l’ala moderata della mafia. L’ala moderata: sono quelli che sciolgono le vittime nel chinotto.

Andreotti va in tv e parla di manipolazione dei pentiti (falso: nessun pentito che lo accusa è stato denunciato per calunnia ); e dice che la Cassazione non poteva annullare la prescrizione (falso: poteva annullarla, come fece nel caso Pecorelli. Invece ha confermato.)”

(tratto da Bollito misto con mostarda, 2005)

By Daniele Luttazzi at 27 Maggio 2008 – 09:31

Celli sbarella, il Giornale gongola (node 354)
Nel 2001, Pierluigi Celli era direttore generale della Rai. Il 7 febbraio si dimise per diventare presidente di Telefonica (Spagna). Ieri (23/5), in un’intervista al Giornale, Celli ricostruisce quegli eventi in questo modo:

“Mi sono dimesso da direttore generale proprio alla vigilia degli interventi di Marco Travaglio a Satyricon e di Michele Santoro perché ero contrario.”

QUESTA E’ UNA BALLA COLOSSALE! Invitai l’allora sconosciuto Marco Travaglio dopo aver letto sul manifesto del suo libro L’odore dei soldiErano i primi di marzo. Celli aveva lasciato la Rai già da un mese!

Inoltre, i dirigenti Rai venivano a conoscenza degli ospiti di “Satyricon” il giorno stesso della registrazione del programma.

Mala tempora currunt.

post scriptum: leggo oggi ( 11/11) su Dagospia una lettera istruttiva a proposito di Celli:

” E basta co’ ‘sta storia che racconta da anni di esser stato Direttore delle Risorse Umane di Eni. Non e’ vero. Era una semplice ‘Responsabile dello Sviluppo del Personale’ senza alcun potere e non ha mai cacciato nessuno, essendone, tra l’altro, incapace. Dipendeva dal Dr Francesco Furci fino a quando, considerati i rapporti coltivati negli anni durante orari in cui doveva essere in ufficio, è riuscito a farsi assumere da Dematte’ alla Rai come Direttore del Personale. Basta dir bugie e scriver libri pieni di esse.

Paolo M.”

Di Daniele Luttazzi il 11 Nov 2008 – 05:05

L’orco (node 340)
Dalla premessa che l’embrione è vita umana, l’Orco inferisce che l’aborto è omicidio e quindi va sospeso in tutto il mondo. A nulla vale ricordargli che l’aborto è moralmente giustificato quando in gioco c’è la salute della madre o l’embrione è gravemente malato; e che comunque spetta alla madre decidere: l’Orco si dice d’accordo con la 194, ma insiste ( ci sono le elezioni ) con gli effetti truculenti di cui è maestro. ( Per persuadere il lettore che la guerra in Iraq era giusta non esitò a pubblicare sul suo Foglio quattro pagine a colori di foto di ostaggi decapitati dai terroristi di Al Qaeda, anche se Saddam e l’Iraq non c’entravano nulla con Al Qaeda, e i terroristi che tagliavano teste erano la conseguenza di quella guerra. )

Grand Guignol retorico:

dice che le donne non sono assassine ( e intanto lo implica );

accosta la pena di morte all’aborto ( un deja vu che ha una sua ironia tragica: all’Onu, questa strumentalizzazione fu usata da sei Stati per opporsi alla moratoria della pena di morte. Erano Egitto, Libia, Iran, Sudan, USA e Vaticano! );

si augura di avere la sindrome di Klinefelter ( e chiede a sua moglie di pregare affinchè gli esami clinici lo confermino, una richiesta che è tutta una poetica );

invoca che tale sindrome sia cancellata dalla lista delle malattie che giustificano l’aborto ( non c’è mai stata nessuna lista del genere );

vuole seppellire i feti abortiti ( che però non sono persone, e infatti la Chiesa non li battezza );

affigge in tutt’Italia manifesti con la scritta “ Abortisce per un reality “ ( notizia falsa );

si atteggia a convertito ( ma un convertito senza carità è solo un inquisitore che sorveglia e punisce );

fa una similitudine impropria fra libertà delle donne e demografia coatta in Cina ( in realtà questa è contro quella );

si supera col paragone osceno fra aborto e Shoah.

Insomma una provocazione continua, un incessante rinnovare dolori, un insistente marchiare con infamia. Poi si offende se lo contestano ai comizi, che sono il suo piccolo teatro dell’atroce. ( L’obbrobrio come anatomia politica: frugare nel corpo delle donne, disarticolarlo, ricomporlo, è al contempo un rituale di supplizio e una tecnica di potere. )

Infine trabocca: -Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan “Abort macht frei” così come all’ingresso di Auschwitz c’era scritto “Arbeit macht frei” .-

E qui un lettore gli dà del fesso: aborto in tedesco si dice abtreibung. “ Abort macht frei “ significa “ La latrina rende liberi ”.

Lo ritrovo dove l’avevo lasciato.

Materiali

Pachidermico, all’Orco non resta che librarsi in capriole logiche. Pur contenendo errori madornali, i suoi ragionamenti sbalordiscono perchè gli astanti, distratti dalle prodezze, non si accorgono dei fili trasparenti che gli permettono il trucco.

Spesso la capriola assume la foggia del sorite, l’argomento fallace che sfrutta la vaghezza di un’espressione. L’esempio classico è quello del termine “mucchio” ( soros, in greco ). Mille chicchi di grano sono un mucchio. Allora, anche 999 chicchi lo sono. Allora, anche 998. Se proseguiamo in questa direzione, però, si arriva alla conclusione che zero chicchi di grano sono un mucchio, il che è un paradosso. Non appena si definisce la parola “mucchio” in modo preciso, il paradosso cade. L’anno scorso, in un memorabile articolo di Panorama che ho incorniciato e appeso in salotto per l’ilarità del mio pappagallo, l’Orco difese Renato Farina, giornalista al soldo dei servizi segreti, tramite una concatenazione di premesse condizionali che di sfumatura in sfumatura giungevano alla conclusione secondo cui ogni reporter è una spia autorizzata che origlia. Basta interpretare la parola “giornalista” in modo preciso perchè la conclusione dell’Orco risulti fasulla. ( E infatti Farina è stato condannato.)

Del sorite si abusa nei dibattiti etici. Se un neonato è una persona, allora lo è anche un giorno prima di nascere. E il giorno prima di quello. E il giorno prima ancora. Continuando, si arriva alla conclusione che uno zigote è una persona: andrebbero rapidamente riscritte teologia e giurisprudenza. Il ragionamento può seguire la direzione opposta: se uno zigote non è una persona, allora non lo è neppure il giorno dopo. E neppure il giorno dopo quello. E così via, fino a concludere che un neonato non è una persona! E’ ciò che succede quando l’implicazione di un argomento ricava la sua plausibilità iniziale dalla vaghezza di una espressione. La legge allora accantona il sorite e sulla base di nozioni mediche stabilisce regole per l’interruzione di gravidanza entro i primi 90 giorni ( embrione ) o dopo ( feto ).

Un’altra capriola cui l’Orco ricorre di frequente è l’impersonazione. Un suo articolo di qualche anno fa, che cominciava con la frase “ Se fossi il papa direi questo “, ne è il modello. Oggi parla di aborto facendosi donna incinta ( “ C’è un bambino nella mia pancia. “ ) o malato Klinefelter. Che relazione c’è fra l’Orco e il papa, o la donna incinta, o il malato Klinefelter? Nessuna. In questo modo però l’Orco può millantare un’autorità che non possiede, di cui sfrutta gli effetti di persuasione psicologica ( Falso argomento d’autorità. )

Meno frequenti le altre piroette. Reclamare una moratoria ONU dell’aborto è un non senso, ma crea un argomento ad baculum se ci si appella a quella forza per far accettare una conclusione. I paragoni con la Cina o la Shoah sono errori di inferenza che creano analogie ( o generalizzazioni ) improprie, strumentalizzando. Sostenere infine che l’autodeterminazione della donna non può affermarsi contro il bambino è ovvio, ma è capzioso ribadirlo come se la legge già non lo impedisse. Questa tattica funziona però come argomento ad populum, l’appello ai valori. ( Per completezza: le foto dei decapitati per giustificare la guerra in Iraq costituivano una fallacia induttiva del tipo falsa causa, potenziata dall’effetto splatter. )

Curiosità finale, ovvero il mondo è piccolo

Antonio Campo Dall’Orto, il direttore di La7 che ha chiuso di forzaDecameron ( conferendo definitivamente al mio personaggio una nota drammatica che le donne trovano irresistibile ) ha firmato per la moratoria.

By Daniele Luttazzi at 19 Mar 2008 – 20:03

La mia replica a Sofri e Serra (che Repubblica non ha pubblicato) (node 334)

Riassunto delle puntate precedenti:

La7 cancella con un pretesto Decameron. E’ una censura bella e buona, ma il Corriere della sera sposta il discorso sulla volgarità con argomenti fasulli. ( Per Aldo Grasso la satira politica non è il mio forte ( ! ) e, se esagero, la colpa è del mio pubblico teatrale ( ! ). Quando un critico dice che sbagliano sia l’artista che il pubblico, sbaglia il critico. )Repubblica si accoda con un doppio paginone sul “cattivo gusto”: articoli di Sofri e Serra. Replico con una letterina sensata a ragionamenti che menano il can per l’aia:

E’ disarmante vedere firme celebri annaspare di fronte alla satira e alla sua natura. Quello della volgarità, da sempre, è il pretesto principe di chi vuole tappare la bocca alla satira. Che sia chiaro una volta per tutte ( i furbastri più o meno interessati mi hanno un po’ stufato ): la volgarità è la TECNICA della satira. Con questa tecnica, la satira esprime idee e opinioni. Censurare la satira ( in nome del cattivo gusto o di altri princìpi volatili e capziosi ) è censurare le opinioni. E’ fascismo. Chi si attarda in disquisizioni sul buon gusto è un censore. Punto. L’unico limite lo stabilisce la legge: diffamazione, calunnia. La satira è arte: o è totalmente LIBERA, o non è satira. Se io parlo del sostegno immondo di Ferrara alla guerra criminale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq, e voi vi scandalizzate dei toni satirici invece che di Abu Grahib o del napalm a Falluja, la vostra scala di valori è corrotta. Era questo il significato di quel monologo. Come volevasi dimostrare.

Sofri risponde che non mi sono accorto di quello che ha scritto. Per Serra non ho capito quello che ha scritto e questo significa che sono narciso e censore. Spiega inoltre che per la volgarità della guerra fa da solo. ( Questo criterio rende inutile qualunque letteratura. ) E cialtroneggia: “Nella censura, metà della colpa è del censurato.” ( Il classico argomento reazionario dello stupro, in cui metà della colpa è della ragazza, che se l’è cercata con la sua minigonna. ) Mi invita però a scrivergli. Lo faccio. Repubblica cestina.

Caro Sofri, mi sono accorto eccome del tuo elogio della volgarità ben temperata. E’ proprio il “ben temperata” che non condivido. Caro Serra, i tuoi argomenti li ho rubricati fra parentesi, alla voce ” princìpi volatili e capziosi “. Quello dell’efficacia artistica è un principio volatile, quello delle “stimmate della purezza” un argomento capzioso. Io scrivo cose che fanno ridere me. Spero che piacciano al pubblico. Non potrò mai saperlo se mi si tappa la bocca.

Nel 1975, John Updike elencò in un saggio alcune regole cui un critico dovrebbe attenersi per evitare la negligenza e il pressapochismo:

1. Cerca di capire cosa l’autore desidera fare, invece di accusarlo di non aver raggiunto ciò che non si è prefisso.

2. Riporta brani dell’opera in modo che il lettore della critica possa formarsene una impressione personale.

3. Se l’opera è giudicata insufficente, cita un esempio riuscito dello stesso tipo, da lavori dell’autore o di altri. Cerca di capire l’errore. Sei sicuro che sia dell’autore e non il tuo?

Un bravo critico ti fa riflettere sulle scelte dell’autore, ti rende curioso dell’opera, ti incoraggia a fartene un’opinione personale.

Soprattutto, un bravo critico si guadagna l’autorevolezza corroborando le proprie tesi con esempi. Se la tesi non regge all’esempio, il critico si dimostra un incapace. Per questo il critico paraculo non fa esempi.

By Daniele Luttazzi at 27 Dic 2007 – 10:10

La mia replica a Berselli (che L’espresso non ha pubblicato) (node 333)

Caro Direttore,

nell’articolo Luttazzi fa autogolBerselli accredita purtroppo le tesi diffamatorie di un blogger amico di Ferrara. Mi costringe a replicare. In breve:

1) il mio riferimento al monologo di Bill Hicks era voluto ( inside jokeper alludere al fatto che Ferrara è il Rush Limbaugh italiano ). La mia battuta è originale, così come il suo significato: non è nè un plagio ( Rocca ) nè un calco ( Berselli ) di alcunchè.

2) “Giulianone” è la mia traduzione in italiano del termine “santorum” e della relativa definizione, proposte dai lettori del Village Voice in un concorso ideato dal columnist Dan Savage ( non è sua la paternità:santorum adesso è un neologismo, e grazie a me in italiano si dicegiulianone ).

3) La mia versione delle battuta di Carlin, che la migliorava, faceva parte della caccia al tesoro ideata per i miei fan, come lo stesso Rocca ammette. Bonolis la disse in tv dopo averla ascoltata in teatro da me qualche giorno prima: non si fa.

Berselli avrebbe fatto meglio a verificare i fatti, prima di compiacersi di malizie altrui. Resta la chiusura di Decameron, su cui Berselli glissa. Grazie.

Di Daniele Luttazzi il 28 Dic 2007 – 18:50

Giornalismo geneticamente modificato (GGM) (node 332)

E’ ufficiale: nel 2008, il New York Times avrà fra i suoi columnists Bill Kristol. Kristol fondò con Robert Kagan l’aberrante Progetto per il nuovo secolo americano ed è, fra i neo-con vicini a Bush, uno dei più spudorati sostenitori della guerra in Iraq. In questi anni, con discorsi, interviste e articoli, ha continuamente mentito agli americani e al mondo, spacciando propaganda guerrafondaia come notizie vere, bugie come fossero fatti. Scrisse sulle motivazioni, i costi, la pianificazione e le conseguenze della guerra in Iraq un cumulo di menzogne e di baggianate che lo rendono del tutto inattendibile come commentatore politico.

Insieme a Rove, Ledeen, Perle e altri della combriccola Iraq group (in Italia i loro interventi vengono citati spesso, e pubblicati, dal Foglio e da Panorama; Kagan è stato intervistato due settimane fa da FerraraOtto e mezzo su La7; l’ottava puntata di Decameron avrebbe parlato di tutto questo e del ruolo di Carlo Rossella, ora promosso capo di Medusa cinema, nella propaganda bellica, quando era direttore diPanorama ), Kristol aderisce alla filosofia neo-fascista ( elitismo, elogio del super-uomo, esoterismo, guerra perpetua) di Leo Strauss, che giustifica l’uso sistematico di bugie in politica per ottenere i propri scopi: invece di informare i cittadini, li imbrogliano, abusando della propria posizione di potere. Kristol ha scritto:- Uno dei principali insegnamenti di Strauss è che tutte le politiche sono limitate e che nessuna si basa realmente sulla verità. (…) I movimenti politici sono sempre pieni di partigiani combattenti per le proprie opinioni. Ma ciò è assai diverso dalla “verità”. Tale “verità” non è sicuramente accessibile se non per un minuto gruppo di iniziati.– Urca.

Sull’Iraq, non una delle “previsioni” di Kristol, Wolfowitz, Bolton, Cheney & Co. si è avverata. Hanno creato loro la paura da cui sostenevano di proteggere il mondo. Risultato: “il peggior disastro nella storia della politica estera americana”. (Fonte: NY Times !) Ma loro continuano indefessi. In dieci anni, la guerra in Iraq e Afghanistan costerà agli USA 2400 miliardi di dollari. 2400 miliardi di dollari! E’ più di quello che guadagnavo a La7 in un mese.

Kristol dirige The Weekly Standard, un periodico conservatore finanziato da Rupert Murdoch ( Sky, Myspace ), è un opinionista diFox News (sempre Murdoch) ed è a favore della guerra contro l’Iran: ha già detto, come disse degli iracheni, che gli iraniani accoglieranno i soldati USA come liberatori!

Molti lettori stanno cancellando il proprio abbonamento al NYTimes e all’Herald Tribune in segno di protesta: la credibilità dei due giornali è compromessa dalla modifica genetica Kristol.

(Altri hanno già cancellato l’abbonamento a Newsweek, dopo che il settimanale ha assunto come opinionista il famigerato Karl Rove, e si sono abbonati a Time perchè ha licenziato Kristol.)

Nel dare la notizia, il Corriere della sera resta sul generico circa i trascorsi di Kristol e riporta l’opinione di Andrew Rosenthal del NY Times che difende la scelta del suo giornale così: ” Commette un grosso errore chi non vuole ascoltare il parere del suo avversario ideologico. ” Ehi! Da quando le bugie sono “un parere” ? ( Da quando il giornalismo è stato geneticamente modificato a uso e consumo dei propagandisti di guerra. Tanto valeva richiamare in servizio Judith Miller. )

E questo è il Quiz della settimana:

Chi è più GGM in Italia? Foglio, Panorama, Corriere della sera, Tg1, Tg2, Tg5, TgLa7, o Repubblica?

Direte: cosa cambia, saperlo ? Giusto.

Buon anno!

ps: Il GGM è stato utilissimo a nascondere in questi anni la complicità dei governi europei con i rapimenti CIA di persone sospette, poi torturate a Guantanamo o nelle prigioni di Egitto e Marocco. Secondo un rapporto del Parlamento europeo ( 14/2/07 ) dal 2001 al 2005 sono stati 1245 gli scali, in aeroporti europei, di aerei CIA coinvolti in queste sparizioni forzate di semplici sospettati. Sono coinvolti il governo inglese, svedese, austriaco, tedesco. In Italia, il tribunale di Milano ha avviato un procedimento giudiziario contro sei funzionari dei nostri servizi segreti e 26 agenti CIA che avrebbero organizzato il rapimento dell’imam Abu Omar a Milano. Il SISMI di Pollari & Pompa aveva arruolato il ciellino Renato Farina, vicedirettore di Libero, per una missione di disinformazione ai danni di magistrati e giornalisti che si stavano occupando del caso. Scoperto l’agente Betulla, intervenne subito a giustificarlo, sulle pagine di Panorama, l’ex-informatore CIAGiuliano Ferrara: una difesa così convincente che Farina/Betulla è stato radiato dall’Ordine dei giornalisti.

La modifica genetica definitiva verrà col decreto-legge Mastella, che vieta di pubblicare notizie sui procedimenti giudiziari.

Basta. Voglio solo andare a casa a masturbarmi su Desperate housewives.

By Daniele Luttazzi at 31 Dic 2007 – 15:02

I grossisti di banalità (node 331)
L’Italia non sa più ridere. I comici sono diventati predicatori: Grillo come Luttazzi puntano l’indice sul malcostume della “casta”, ma faticano a farci ridere davvero. (…) La satira si è incattivita. E’ diventata monomaniacale: politica, politica, politica e rabbia.

Paolo Di Stefano, Corriere della sera 27-12-07

Di Stefano trincia giudizi, però ammette in pratica di non aver mai vistoDecameron, i cui temi erano politica, sesso, religione e morte. (Li avevo elencati nel sottotitolo, proprio per lui e per i suoi simili dal comprendonio ovattato. Inutile: sanno già tutto da soli. Purtroppo.)

Politica, sesso, religione e morte: dov’è la monomaniacalità? E l’ultima puntata trasmessa era dedicata alla guerra in Iraq, che quei temi li riassume tutti. (L’ultima puntata è stata un piccolo capolavoro piuttosto inarrivabile. Sta lì. Provate a superarla, se ce la fate, cari professionisti della tv.)

Se certi critici si fossero degnati di guardare Decameron (specie chi ne ha parlato con una sufficenza degna di peggior causa, o del Bagaglino) avrebbero scoperto con delizia che i generi utilizzati nel programma erano i più vari: dalla satira (monologo di apertura, ultime notizie) al comico grottesco (A babbo morto, Nonna Bice, gli sketches) all’umorismo surreale (Le domande, La macchina da scrivere, gli skits).

Ma Di Stefano e altri superficialoni col sopracciò (Grasso, Berselli, Comazzi) non possono saperlo e così continuano a parlare solo di satira politica: un genere diffuso e seguito in tutto il mondo libero, ma che da noi, dove vigono le larghe intese e i manovratori non vogliono essere disturbati, dà molto fastidio. Scusa ufficiale (e bolsa): la satira non fa ridere. Si guardano bene però dal fare esempi: verrebbero sbugiardati all’istante dalla risata del lettore. Un critico deve guadagnarsela, l’attendibilità. L’unica via è attraverso riferimenti puntuali all’opera in oggetto, altrimenti le accuse restano campate in aria, non valgono una sega, e fanno il gioco di chi censura.

La mia satira non è generica: fa nomi e cognomi, si riferisce a fatti precisi. Di qui la rabbia. Da dove origina la comicità? “Dalla rabbia e dalla paura.” (Mel Brooks.) L’Italia non sa più ridere? Di che Italia parlate, trichechi? Uscite dagli uffici del Corriere della sera e venite a teatro: le risate vi seppelliranno.

(Io mi guardo intorno e mi arrabbio. Quelli come Di Stefano no: è questo il vero problema.)

Ho impiegato 4 anni per scrivere Decameron. Esigo critici all’altezza. Nell’attesa, godiamoci questo pezzo di bravura:

* * *

FERMATE LE ROTATIVE! Umberto Brindani, direttore addirittura diSorrisi e canzoni (Mondadori, Berlusconi) si unisce al branco col seguente elenco di prosperi:

Cari lettori, so di attirarmi le ire dei duri e puri, (e di attirare le lodi del suo padrone) quelli che… la satira non si tocca, ma di Luttazzi penso male, molto male. (Buon segno.) Penso che se vai in tv devi essere consapevole di avere dei limiti, (quelli stabiliti dal contratto, carta bianca e niente sospensioni di sorta, sennò col cavolo che mi ci avrebbero visto, su La7) altrimenti non ci vai e fai teatro, dove la gente paga il biglietto per vederti (anche il pubblico tv paga per vedermi: sono i soldi in più che spende comprando i prodotti pubblicizzati) e sentire le tue acrobazie coprolaliche. (La satira è fatta così. Se non la volete, guardate Zelig.) Penso che non tutto è satira (Zelig) e che la satira non può essere un facile paravento per dire tutto quello che si vuole. (E invece è proprio così: la satira è libera. E’ un diritto sancito dalla Costituzione. I limiti li dà la legge, non Brindani o chi per lui.) Penso che i riferimenti al Ruzante o a Rabelais siano un tantino presuntuosi. (Prima dicono che la tua non è satira, poi quando gli mostri esempi precisi che dimostrano il contrario ti danno del presuntuoso. Non è presunzione: è cultura.) Penso che non si è martiri se si è ben pagati. (Con questo argomento, Brindani si schiera definitivamente col lato oscuro. Giustifica la censura dando addosso al censurato. Se un artista è ben pagato, lo vale. A maggior ragione la censura nei suoi confronti è schifosa. Perchè priva il pubblico di qualcosa di valore. ) ( E privare un artista della possibilità di esprimersi riporta a tempi bui. Che Brindani non senta questo come una inciviltà fa capire il tasso di inquinamento diffuso dal berlusconismo. Ma essere pagati non significa essere comprati.) Penso che se si vuole andare oltre i limiti bisogna assumersene le responsabilità, senza manleve verso l’azienda editoriale che ti ospita. ( Si chiama “contratto”. Non ho certo costretto l’azienda a firmarlo. Anzi, hanno insistito eccome!) Penso che Luttazzi non faccia affatto ridere. (Altro buon segno.) Infine sono d’accordo con voi: (“con voi” chi? I lettori berlusconiani di “Sorrisi”? Ah ah ah ah! ) andava sospeso -non epurato: occhio alle parole- una settimana prima. (Non è censura, se è una settimana prima.) Umberto Brindani (Si firma pure! A futura memoria )

Gli ha risposto una lettrice. Se l’editore di Sorrisi e canzoni fosse un editore, metterebbe lei al posto di Brindani:

Egregio direttore, con rammarico leggo le sue parole contenute nella risposta alla lettera del sig.Pace di Napoli. Anche io napoletana, ma di parere completamente opposto, difendo Luttazzi e il suo lavoro. Lei di Luttazzi pensa “male, molto male”. Io, invece, NO. Penso che la tv sia un mezzo di comunicazione libero e gestibile in modo arbitrario e soggettivo da chiunque, basta cambiare canale per non assistere ad un programma che non corrisponde ai propri gusti. E le assicuro che lo faccio sempre, quando mi ritrovo davanti a impetosi momenti di pseudospettacolo al limite del ridicolo, che nascono proprio con l’obiettivo di essere tali e di attirare l’attenzione di chi ama il litigio pubblico, le urla,le volgarità fini a se stesse.

Penso che se non è tutto satira, tutto può essere trasformato in essa ,che non è mai un paravento per dire quello che si vuole, quanto uno dei diversi modi per farlo, molto meno subdolo e viscido rispetto ad altri e differenti modelli comunicativi di frequente utilizzati in tv per far passare messaggi espliciti, propagandistici, pubblicitari, “morali ed etici”.

La satira è un mezzo coraggioso e d’impatto, da apprezzare proprio perché non si cela dietro tristi buonismi e frasi fatte, ma si espone, combatte, difende senza mezzi termini, senza falsa diplomazia, senza cerchiobottismo bigotto e controproducente.

Penso che Luttazzi non si sia MAI posto come un martire, perché lui stesso ne avrebbe riso. È però chiaro che, se si è meno politically correct di quanto la formale e svilente etichetta richieda, è automatico essere al centro di polemiche, esserne il fulcro, essere definito come “epurato” da una rete che ho sempre apprezzato, da LA7, la migliore al momento, o la meno peggio, che dir si voglia.

E se si è ben pagati, buon per Luttazzi. Che almeno si mette in gioco, almeno parla di fatti concreti, e non balla seminudo su un bancone, non fa il prezzemolino di turno, non si appassiona ad un penoso karaoke, non si lascia coinvolgere nell’interessan-tissimo dibattito sulla cellulite della starlette di turno.

Penso poi che la responsabilità non sia stata certo minimizzata, che Luttazzi parli con cognizione di causa, che esprima la sua opinione e la tenga viva. E questa è la prima responsabilità che abbiamo, che ha ciascuno di noi. La responsabilità di difendere il proprio pensiero, di portarlo avanti, e di combattere per. Non ha richiesto l’aiuto dell’azienda, ma una naturale reazione di stupore ha colto Lui come chiunque altro; non prendiamoci in giro: di questi tempi 3/4 dei programmi televisivi andrebbero chiusi, ma no, cosa si sceglie di fare? Frenare, zittire, placare (ci tentano, ma all’Ambra Jovinelli ieri c’era il tutto esaurito, quindi tanto peggio per gli ascolti de La7 ) chi espone i propri pensieri.

(…) Mi sembra quantomeno allucinante imporgli un fantomatico silenzio e lasciare che tutto la restante immondizia catodica continui il suo fluire ( non tutta la tv è fortunatamente da buttare, ma quasi ). Che poi lei pensi che Luttazzi non faccia ridere, de gustibus: cambi canale.

Un’ultima cosa: parlare e ridere delle malattie fa bene, ve lo dice un qualcuno che non è propriamente sano e che ha accanto una persona malata di cancro, che non fa altro che riderne, ironizzando su se stesso e su quello che sta passando. Bravi tutti a giudicare. Scandalizzatevi. Inorridite. Io dico questo: defendemos la alegria. Y la libertad.

Saluti,

Claudia

Cara Claudia, ok, le piace Luttazzi, e non è certamente l’unica. A me non piace. Questa è la libertà. Anzi, la libertad!

Umberto Brindani

Il problema è che i Brindani, che non mi guardano, impongono alle Claudie di non guardarmi. Questa è censura, non libertad, furbastro. DL

By Daniele Luttazzi at 27 Dic 2007 – 18:10

Furbastro sarai tu

Caro Daniele, non ci conosciamo ma mi permetto di darti del tu perché siamo quasi coetanei ed entrambi lavoriamo nel mondo della comunicazione (che tu lo voglia o no, mi spiace). Intanto, ti ringrazio di cuore per non avermi riservato lo stesso trattamento metaforico di Ferrara, lo apprezzo molto, davvero. Sei stato anche piuttosto parco nelle offese personali (in fondo mi hai dato solo del servo, dell’incolto e del censore, tutto sommato poca roba pensando alle tue indubbie potenzialità). Insomma, ci sono tutti i presupposti perché nasca una bella amicizia, fra l’altro io sono emiliano e tu romagnolo, potremmo parlare in dialetto e magari capirci, chissà.

Peccato che tu abbia scritto alcune, diciamo, inesattezze. La più grave è che io “imponga” a qualcuno di non guardarti. Scusa, ma da un maestro della Parola come te questa non me la aspettavo. Sai, io faccio solo il giornalista, come posso imporre qualcosa a qualcuno? (D’accordo, a parte quelli che lavorano con me…). Io cerco solo di pensare con la mia testa (ma quale padrone, andiamo, sai che gliene frega al “padrone” delle mie due righe su Luttazzi), e poi dico e scrivo quello che penso. E mi firmo pure, certo (“A futura memoria”, che vuol dire? E’ una minaccia o un avvertimento, come chiede spesso Tex Willer?): mica perché sia particolarmente coraggioso, ma semplicemente perché si usa fare così. Dunque, tutte le Claudie del mondo, per quanto mi concerne, possono “guardarti” e stare ore e giorni in tua adorazione: a casa tua, in teatro, in dvd, come e dove preferisci. Ma la tv è una cosa un po’ diversa. I limiti di cui parlo io non sono quelli del contratto con la 7, ma sono i limiti che si dovrebbe auto-imporre chi ha la fortuna o la bravura di parlare potenzialmente a tutti attraverso lo schermo.

Non ti interesserà gran che, ma io sono tra quelli che hanno giudicato e giudicano la tua epurazione dopo l’editto bulgaro profondamente sbagliata e illiberale. Ma oggi la situazione, ne converrai, è un po’ cambiata. La 7 non è la Rai, Campo dell’Orto non è Berlusconi… Non temere, non rappresenti un pericolo per la democrazia (anche se la tua presunzione, pardon, cultura, te lo fa probabilmente pensare). Sei solo un comico. Una volta mi facevi ridere, adesso non più, ma sarà sicuramente un problema mio, del resto non mi fa ridere neanche De Sica (solo Borat, ultimamente). Sei un comico che parla a milioni di persone, oddio non esageriamo, quelli sono i lettori di Sorrisi, che non sono berlusconiani più della media del Paese. Diciamo che parli, o parlavi, a molte centinaia di migliaia di persone attraverso un mezzo che consente “autodifesa” solo con un rapido movimento della mano sul telecomando. A mio modesto avviso, questo tuo status ti imporrebbe dei limiti, che evidentemente tu non intendi accettare. Ok, ne hai tutto il diritto. Ma non stupirti o scandalizzarti se poi quei limiti te li impone qualcun altro, tipo quello che ti paga, o pagava.

Quanto alla censura e alla libertad, ti vorrei solo ricordare un concetto da prima elementare: la tua libertà finisce dove comincia quella degli altri.

Allora, ce lo beviamo un bicchiere di lambrusco insieme? Mah, mi sa che non accetterai, io per te sono “il lato oscuro”… Wow!

Umberto Brindani

By umberto58 at 28 Dic 2007 – 18:37

I limiti li stabiliva il mio contratto, cui mi sono attenuto: mi stupisco eccome, quando mi chiudono lo stesso. Sono un idiota, ma non sono uno stupido.

Non sono io a non volere limiti. E’ il genere satirico, che non li prevede. Sennò è un’altra cosa.

Il concetto di prima elementare non c’entra nulla, dato che non impongo niente a nessuno: che la libertà di uno finisca dove comincia quella altrui puoi raccontarlo però al tuo datore di lavoro, che ci ha edificato su un impero mediatico, fregandosene.

I gusti personali, poi, non possono essere un criterio. Al dunque, però, chi la pensa come te e non mi guarda (coloro che ho definito “i Brindani”) è contento che altri (che non la pensano come te e mi guardavano) non possano più farlo. Tutti i motivi che accampi sono bubbole. Giustifichi la censura. E cosa fai per impedirla? Nulla. (Eri contro l’epurazione bulgara? Dove eri sei anni fa?)

Non sono io a definirti servo, incolto e censore, ma quello che scrivi. Sei complice (è il vero motivo per cui ti lasciano scrivere quello che pensi, lì da te). Poi ti firmi: cioè non te ne vergogni neppure. (Questo significa “a futura memoria”. Giudicheranno i posteri. Mai minacciato nessuno in vita mia.)

Non parlare di me a vanvera. Non mi conosci affatto. Sono un artista che vuole fare il suo mestiere in tv, ma in Italia a quanto pare non è possibile. Ti piace Borat? Era in un programma della tv inglese. Grazie a quelli come te, nella tv italiana il Borat che ti piace tanto non potrebbe sopravvivere per più di due secondi. Furbastro.

Il pericolo per la democrazia e la libertà di espressione viene da chi tappa la bocca agli altri, non certo da me.

Un bicchiere di vino lo bevo volentieri, ma con gli amici. Vai a prendere per il culo qualcun altro. DL

Il branco (node 330)

L’etologo Konrad Lorenz definì mobbing il comportamento di alcune specie animali che assalgono in gruppo un proprio simile per allontanarlo dal branco. I sociologi Heinemann e Leimann, che applicarono per primi questa categoria al comportamento umano, avrebbero di che divertirsi, analizzando le reazioni di certa stampa/tv alla chiusura forzata e illegittima di Decameron. Nel giro di un paio di giorni il branco si è coalizzato per darmi addosso con tutto l’arsenale a disposizione, finendo per sostituire il tema vero e grave ( la censura ) con altri, i più vari e pretestuosi: quello dell’insulto e della volgarità ( La7, Aldo Grasso/Corriere della sera, il Giornale, Libero, Repubblica, Domenica in, Buona domenica, Tg2, Comazzi/Stampa ); quello dell’inefficacia( “Luttazzi non fa ridere.” Gianni Boncompagni. La scarpa sfonda che dice alla conchiglia se vuole sentire il mare.); quello dell’etica ( La7, Bignardi ); quello diffamatorio ( un pupillo di Ferrara sul suo blog, subito amplificato da Repubblica.it, Tg1, Glob/RaiTre, Libero, e da Berselli sull’Espresso ) e quello ricattatorio ( ” Nella censura, metà della colpa è del censurato.” Michele Serra, Repubblica).

Complimenti a tutti. A buon rendere.

By Daniele Luttazzi at 20 Dic 2007 – 10:34

Messages in a bottle / 2 (node 328)

Paola Setti , il Giornale

Dev’esser che già nel 2003, parole sue, era già «il più querelato d’Italia», con 161 miliardi delle vecchie lire chiesti a risarcimento offese-insulti-diffamazione da svariate persone e personalità e non solo del mondo politico. In verità, aggiungeva in un’intervista al Mattino con la solita sfrontatezza, la cosa non lo spaventava affatto, «perché non faccio nulla di male, solo satira». E però, càpita che poi Daniele Luttazzi da vittima della censura si sia trasformato in carnefice, «postando» sul suo blog un messaggio che ha fatto infuriare gli amici e sbellicare i nemici.

Non è una preghiera a non fargli collezionare ulteriori, costosi processi, ma un perentorio avviso che, per di più, sa di predicozzo. Si intitola «A scanso di equivoci», detta le regole del blog: «Non sono permessi: messaggi che vìolino la legge (diffamazione, istigazione a delinquere ecc. ); messaggi non pertinenti al post (razzismo, turpiloquio, pubblicità ecc. ); messaggi maniacali e parassitari (signoraggio, propaganda elettorale, segnalazione di siti personali, flamers, spammers ecc. ); messaggi superiori alle 20 righe». Non solo. «È imperativo restare sul tema», quindi: «Suggerimento: i post più interessanti sono quelli che raccontano di fatti e circostanze da voi stessi vissuti. Seguite queste indicazioni e mi farete felice». Infine, l’avvertimento che «il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile per messaggi lesivi di diritti di terzi», ma soprattutto l’inedito Luttazzi-pensiero: «Chi fa il furbastro perde l’accesso al blog. Non si deve abusare della libertà, scambiandola per licenza». Ecco. La libertà non è licenza, insegna Daniele Fabbri in arte Luttazzi.

Lui è lo stesso che portò in teatro uno spettacolo in cui si narrava di Giulio Andreotti che penetra i fori di proiettile sul corpo di Aldo Moro, beccandosi una querela dalla vedova del leader Dc; lo stesso che in tv simulò la coprofagia; lo stesso che è stato licenziato non solo dalla bigotta Rai di regime, ma persino dalla democratica e coraggiosa La7 per quell’immagine che Luttazzi ha deciso di regalare agli italiani, «Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli p… addosso, Previti che gli c… in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta».

I bloggers trasecolano. «Ma se hai fatto la tua fortuna sulla diffamazione e il turpiloquio?? E sono una tua grande ammiratrice per questo… Vado a bestemmiare in un altro sito allora… Ma ti voglio bene lo stesso», scrive Flora. «Ilduca» invece lamenta la scomparsa di un suo commento che conteneva «il termine volgare normalmente usato per indicare l’organo genitale femminile?» e s’indigna: «Non ti pare che lo stile da educanda non si addica al tuo forum, considerato lo stile dei tuoi spettacoli?». Esilarante la replica di Arthur Cravan, che domanda che cosa diamine c’entri il «signoraggio» con gli atteggiamenti da vietare sul blog, senza ottenere risposta. Il Luttazzi censore spopola on line in questi giorni, perché dopo la chiusura di Decameron da parte de La7, l’ex conduttore di Satyricon è tornato a gridare allo scandalo della censura. Scrive MAvero su Diary dopo aver ricordato il manuale del perfetto blogger di Luttazzi: «… uno a casa sua, giustamente, detta le regole e fa quello che gli pare. Poi però non è bello andare a scorreggiare nella casa degli altri, ché se il padrone di casa ti caccia via a calci fa bene. O no? Dura lex, sed lex».

È subito sfogo collettivo. «Senza turpiloquio – è la domanda scabrosa -, in meno di 20 righe un poveretto come può fare satira?», ironizza Biagio. Che poi, vogliamo parlare dell’ultimo «licenziamento»? «La7 sapeva chi faceva entrare a casa propria», dice Alfredo, «La7 lo sapeva, però esiste anche il concetto di superare la misura (e secondo me Luttazzi lo ha fatto più volte)» avverte Maurizio, che aggiunge: «Lui dice che il turpiloquio è un messaggio non pertinente al post! Vorrei vedere se censura un commento pertinente ma che usa il turpiloquio. Non so, io potrei dire “In effetti questa cosa che hai detto non si sopporta. Sai come faccio io a sopportarla? Ho un mio sistema. Mi immagino…” e mettere Luttazzi al posto di Ferrara».

E dire che nel 2006 Luttazzi decise di chiuderlo, il blog, perché: «La forma blog tende a dare potere a chi lo gestisce e a condizionare i contenuti. E siccome la satira è contro il potere, si uccide la satira dandole potere». Deve averci ripensato.

l’articolo è qui:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=227620

La scrittrice pagata da Paolo Berlusconi confonde ad arte due situazioni diverse: questo blog privato (che nel 2003 era aperto ai commenti in libertà e veniva regolarmente spammato per danneggiarmi) e La7, tv con cui ho stipulato un contratto che mi dava carta bianca per fare satira. In altre parole, su La7 non mi sono preso alcuna licenza: ho solo seguito le norme dell’accordo. Buttarla sull’eccesso ( e ieri sulla volgarità ) è solo un modo per giustificare la censura. Una cosa ributtante e schifosa di cui la scrittrice dovrebbe vergognarsi, ma se sapesse farlo non lavorerebbe per certa gente e in questo modo. AL CONTRARIO, non c’era alcun contratto fra me e chi nel 2003 interveniva liberamente su questo sito, di qui l’invito a non approfittarne come pulpito personale o come truogolo. Scrivermi non dà diritto a essere pubblicati, nè quindi a ipotizzare o denunciare censure.

La scrittrice poi si finge tonta e chiude rammaricandosi della riapertura ai commenti in questo blog, come se la chiusura arbitraria di Decameron fosse una cosa di tutti i giorni! E confondendo di nuovo le situazioni: il mio giudizio sul potere nefasto della forma blog è invariato. Infatti questa riapertura è in via eccezionale. Visto però che certi bastardi godono del mio silenzio e se lo auspicano, potrei anche ripensarci. 🙂 DL

Satira ed “Informazione”
Ad integrazione di quanto espresso da Don Zauker ed Arkhan, mi pare utile pubblicare quanto scritto da BuckNasty a Daniele su 7yearWinter, tanto per renderci conto di come viene gestita l’informazione che abbiamo in Italia.

“Ho scritto a Daniele per dissociarmi da Repubblica e Libero e mi ha risposto dopo qualche minuto, veramente un grande.

Ciao daniele sono il “blogger” che avrebbe “scoperto la copia” secondo repubblica e libero, ovviamente non è così. Se vai a leggere il post originale che ho fatto (http://www.7yearwinter.com/2007/12/scatmuncher/) ho semplicemente fatto notare come la battuta di Hicks di fine anni ‘80 non avesse causato alcun problema a nessuno, sottolineando la differenza di accettazione fra la satira nel nostro paese e gli altri.

Incredibilmente le mie parole di supporto si sono trasformate in “i blogger smascherano Luttazzi “ha copiato da un comico USA” cosa che non ho mai detto!

Dato che è impossibile dialogare con questa gente ho usato un po’ di ingegno e chiunque si trovasse a clikkare sui loro link al mio blog veniva automaticamente rimandato ad un sito di due giovani fanciulle che si cagavano in bocca e mangiavano merda.

Mi sembrava la giusta conclusione alla faccenda, è iniziata nella merda e si è conclusa nella merda.

Con stima e LOAL.”

e la risposta

“Tranquillo, Buck! Sei bravissimo e sai di cosa parli. Quelli invece sono esperti nell’arte di intrafottere. Vediamo dove arrivano. Pensa però che figura ci fanno adesso Aldo Grasso & Co., prontissimi a sostenere, dall’alto della loro saggezza, che la mia non è satira. Neanche quella di Bill Hicks o di Rabelais?
Il tuo detournement digitale è poi un colpo di genio. Complimenti!
Ciao. D”

Di Geminix il 15 Dic 2007 – 04:54

Dalla parte del berlusca: la Rai (node 306)
Per caso ieri ho visto un documentario Rai intitolato Off trasmesso in replica su RaiSat Extra. Si trattava di un elenco di personaggi tv che hanno dato scandalo in Rai.

Nella parte dedicata a me, mostrano brani di Sesso con Luttazzi presi da Magazine 3, vari commenti, quindi due scene di Satyricon (le mutandine della Falchi e la cacca di cioccolato) cui viene appiccicata ad arte una considerazione di Aldo Grasso (“Ci ha rimesso Luttazzi. Con questo programma poteva andare per anni. Era il formato giusto.”) come se la chiusura di Satyricon fosse dovuta a quelle due gag e non all’intervista sulle origini misteriose della fortuna di Berlusconie al successivo ukase ippico! In pratica, un falso storico confezionato con tutti i crismi.

Il bello è che me ne stupisco!

By Daniele Luttazzi at 22 Lug 2007 – 18:05

Dalla parte del berlusca: Maria Volpe (node 304)

Insomma, a Luttazzi in questi anni il ruolo di “vittima” è piaciuto anche parecchio. (…)

Maria VolpeCorriere della Sera, 12 luglio 2007

Come volevasi dimostrare:

Una volpe al telefono, la nuova rubrica che Maria Volpe del Corriere della sera tiene ogni sabato all’interno di Verissimo su Canale 5.

Corriere della sera, 29 settembre 2007

Si vergogni, signora.

By Daniele Luttazzi at 29 Set 2007 – 10:12

“A” (node 303)

“A” mi ha intervistato: domande scritte, risposte scritte. Per problemi di spazio ( hanno abbondato con le foto, pare ) alcune domande sono saltate, con le relative risposte. Qui sotto le versioni integrali. In rosso le parti tagliate. Buon divertimento!

“A” intervista Luttazzi

Domande di Donatella Calembo:

“School is boring” è il tuo secondo album, di solito il primo e’ figlio dell’incoscienza, soprattutto per chi come te ufficialmente fa un altro mestiere…! sul secondo non hai scuse , sei recidivo….!

(ride) Un artista non fa un “mestiere”. E’ solo se stesso. Rivolgeresti questa domanda a David Byrne, che fa il musicista, il grafico, lo sceneggiatore, lo scultore, lo scrittore? Ti guarderebbe stupito e continuerebbe a baciare la sua ragazza.

I temi di questo tuo disco sono forti e spesso raccontano storie di uomini sopravvissuti alle avversita’, testi crudi dove la musica diventa consolatrice con la sua ricchezza.

Immagina il mondo senza musica. Ma adesso usciamo dal cervello di Gasparri.

C’e’ molta musica e molto varia, con una serie di collaborazioni fantastiche. Come hai riunito musicisti famosi come Stefano Di Battista, Andy Garvish e Ada Montellanico?

Massimo Nunzi, che ha arrangiato i brani e condotto l’orchestra, non si accontenta di Apicella.

Ci sono anche canzoni che hai scritto anni fa, ma sono cosi’ attuali anche adesso…

Quelle non attuali le ho lasciate fuori, per fortuna.

25 anni fa suonavi new-wave con il tuo gruppo “ze Endoten Control’s “. Perche’ non hai perseguito la strada della musica ?

L’ho fatto, solo che nessuno lo sapeva. Quante cose non si sanno. Lo sapevi che la balena non è un mammifero, è un insetto?

Come nasce il tuo amore per la musica, e i tuoi riferimenti in questo senso?

Mio nonno era musicista. Le mie passioni sono innumerevoli, da Mozart alla Motown, dai Beatles a Paolo Conte, da Sinatra ai Goldfrapp. Debolezza inconfessabile: gli Abba. A 14 anni mi masturbavo sulla bionda degli Abba. E non ho più smesso.

La musica ti “consola” del tuo esilio dalla tv?

Cosa c’entra? Mi viene in mente una melodia, vado al pianoforte. E la tv? E’ spenta. Perché guardare la Santa Messa?

Racconti che a casa hai due stanze, in una componi e suoni musica, nell’altra scrivi i testi dei tuoi libri e dei tuoi spettacoli, perche’ tieni cosi’ separate le due cose ?

Perchè sennò impazzisco. Almeno secondo le vocine che ho in testa.

Non hai mai cantanto le tue canzoni nei tuoi spettacoli…

La satira esprime il mio lato intellettuale, le canzoni quello emotivo. Cosa dovrei fare, cantare del Tfr ? Non sono i Pooh. D’accordo, neanche i Pooh cantano del Tfr. Però dovrebbero andare in pensione. Nelle canzoni c’è ironia, nella satira c’è ferocia. Non si può essere indulgenti con uno come Priebke.

Sei una persona molto riservata, si sa poco di te al di fuori dell’immagine pubblica. Forse le canzoni ti permettono di raccontare piu’ facilmente come sei ?

Illusa. Un artista, per dire la verità, mente sempre. (Riservato io? Tu lo diresti su chi ti masturbavi a 14 anni, tesoro?)

I tuoi obbiettivi come artista e come persona, quali sono adesso.

Continuare a rispondere a queste domande.

Ti piacerebbe presentare il tuo “School is boring ” dal vivo?

Ho in mente un concerto live in cui fracasso chitarre elettriche contro una Papamobile in fiamme.

Domande di Fabrizio D’Esposito:

Se dico “Facci sognare” che cosa le viene in mente?

Che sono stato il primo comico a fare satira sul caso Unipol un anno fa, alla Festa Nazionale dell’Unità a Milano. L’episodio è riportato alle pag. 107, 108, 109,110 e 111 del mio nuovo libro, “Lepidezze postribolari”. A pag. 301 invece denuncio lo scandalo dell’indulto bipartisan su corruzione e grossi reati finanziari: lo chiamo il lodo Previti-Consorte. Mi sarebbe piaciuto parlarne in tv, ma non c’ero perché Berlusconi mi tolse di mezzo nel 2002. Così ne parlo a teatro, da un anno, col mio monologo Barracuda 2007, tutto sul governo Prodi: bugie, ignavie e cose buone. Una sola, per ora: aver sanato il bilancio dello Stato. Non è poco.

Le polemiche sui privilegi della casta politica, la paura dell’antipolitica, le relazioni pericolose con furbetti e banchieri. Ma l’Italia non doveva andare a sinistra?

Ci andrà quando tutti gli italiani impareranno a pagare le tasse. Oggi l’Italia è divisa in due: ci sono gli arci-italiani, alla Giuliano Ferrara, quelli per cui l’andazzo è giustificato dal fatto che “tutti fanno così”; e gli anti-italiani, alla Giorgio Bocca, quelli per cui le leggi vanno rispettate sempre, la magistratura va messa in condizioni di fare il suo lavoro, e i giornalisti non vanno ostacolati nelle loro inchieste.

Lei per chi ha votato alle ultime elezioni?

Io sono un anti-italiano alla Giorgio Bocca.

Lo rivoterebbe il centro-sinistra?

Sì, perché ho ben presente la squallida alternativa. Ma sono contrario all’elezione diretta del premier. E vorrei un proporzionale con sbarramento al 5%.

Veltroni alla guida del Partito democratico è la panacea giusta?

Questa è una domanda berlusconiana: la soluzione non è nell’uomo forte. Quanto al Partito Democratico, è un’operazione governativa che, parole di Fassino, dovrà essere “in sintonia con le esigenze del Paese”. Ma così fanno sparire anche la parte nobile del comunismo, ovvero la critica all’esistente, proprio oggi che il modo di produzione capitalista crea ovunque una piaga sociale terribile come il precariato di massa. Di sinistra c’è bisogno più che mai.

Lei è stato vittima del famoso editto bulgaro di Berlusconi. Mi riferisco al suo esilio televisivo che dura ancora oggi con il governo dell’Unione. Prova un po’ di invidia per i suoi colleghi tornati in tv?

Il sentimento dell’ invidia non mi appartiene, sono soddisfatto di quello che faccio. Provo però tanta rabbia per il sopruso prepotente di un vigliacco che si è fatto forte del suo potere e dei suoi soldi.

Possibile che nemmeno una terza fila dell’Unione in Rai le abbia telefonato e detto: “Vediamo Daniele cosa si può fare”?

No, perché a differenza di altri che in questi anni hanno continuato tranquillamente a lavorare in Rai, non ho mai chiesto aiuto ai politici. Sono un artista libero, non sono ricattabile: per i dirigenti tv, destra e sinistra, rappresento una grana. Come Grillo e i Guzzanti.

Immagini un miracolo: domani lei andrà in onda con una nuova serie di Satyricon. Da dove comincia?

Dall’Italia.

Nonostante lo sdegno da uomo di sinistra, ammetterà che le intercettazioni con Ricucci fanno anche ridere. Molti dicono che l’immobiliarista di Zagarolo ricorda Alberto Sordi. E’ d’accordo?

No, Alberto Sordi è Rutelli. A me quelle intercettazioni non fanno ridere, dato che spiegano perché questo Paese è come bloccato.

Torniamo al suo esilio dalla Rai. Petruccioli, Rizzo Nervo, Rognoni e Curzi sono gli uomini dell’Unione a Viale Mazzini. Li conosce?

No. Il cugino di Petruccioli, Oreste Scalzone, un anno fa in una intervista al Corriere della Sera gli ha consigliato di reintegrare Biagi e Santoro, ma di lasciar perdere Luttazzi. Sono pericoloso anche per un ex-terrorista. Fico!

Lei ha detto che in tv fanno carriera solo i paraculi: Fiorello, Bignardi, Bonolis, Gnocchi, Volo e Fabio Fazio.

La correggo, ho solo riferito quello che loro hanno detto di se stessi. Fiorello: “Sono centro-nullista, cerchiobottista.” Infatti difende il generale Speciale, ignorandone i gravi trascorsi denunciati da Padoa-Schioppa, perché “ ho cantato con lui ed è simpatico”! Poi fa cantare anche il simpatico Casini senza fargli una domanda sul caso del giorno: l’inchiesta di Catanzaro che coinvolge pesantemente Cesa, il segretario del suo partito. Bignardi: “Non parliamo dei suoi processi.” ( A Dell’Utri! Avercene, gente così! ) Bonolis: “Non sono né di destra né di sinistra, non me ne può frega’ de meno.” Volo: “Fiero di essere qualunquista.” Gnocchi invece faceva pubblicità alla carne Montana nonostante quello che il Corriere della Sera, Satyricon e Report hanno documentato sul gruppo Cremonini. Fabio Fazio: “Al pubblico non interessano le mie opinioni politiche.” Infatti un anno fa intervista Fassino, questi giustifica le sue telefonate a Consorte dicendo “Mi stavo solo informando”, e Fazio non gli replica nulla, neppure che è reato lanciare un’OPA avendo già il 51% delle azioni. Io avrei anche fatto notare a Fassino che uno che dice “ Prima di denunciare portiamo a casa tutto “ non mi pare uno che si sta solo informando.

Una curiosità su Ricucci e Fiorello: perché lei se la prende con gli ex di Anna Falchi? Invidioso?

Ho troppa stima di Anna per essere invidioso dei suoi ex.

Se le dico Brambilla, nel senso di Michela Vittoria, cosa le viene in mente?

Iva Zanicchi.

Bondi scrive poesie. E’ più credibile come poeta o politico?

Che quelle di Bondi siano poesie lo crede lui. Bondi è solo la lanugine dell’ombelico di Berlusconi.

Berlusconi rivincerà le elezioni?

No: la Casa delle Libertà e il Partito Democratico si fonderanno in un Grande Partito di Centro. Il nuovo partito non avrà alcun programma.

A destra, Veronica e Silvio sono in crisi, mentre Gianfranco e Daniela si sono separati. A sinistra, invece, i matrimoni resistono. Merito del Family Day e della Binetti?

Merito del “Crimen sollicitationis” di Ratzinger.

Nel suo ultimo disco, lei canta in inglese. Un altro segnale della sua scarsa fiducia verso l’Italia?

No, è che cantare in inglese mi rende più sexy.

Faccia almeno il nome di un ministro che le piace. Di Pietro, per esempio?

Mi piacciono i ministri competenti, ma preferisco non fare nomi. Perché avvantaggiarli?

Luttazzi, dica una cosa di sinistra.

Non sono la sua scimmietta, caro lei.

By Daniele Luttazzi at 5 Lug 2007 – 17:08

Un furbastro al Corriere della Sera (fra i tanti) (node 299)
Paolo Conti del Corriere della Sera ha scritto che Milena Gabanellivisionò il filmato BBC Sex crimes ande the Vatican e non lo prese perchè lo giudicò “poco affidabile”. Oggi Milena scrive al Corriere che questo non è vero: non lo prese perchè l’unica cosa che le sembrava interessante era il documento di Ratzinger, ed era poco per costruirci una puntata intera di Report. E sapete cosa replica Conti? Che quello della Gabanelli (“Tutto quello che c’era di interessante nel filmato era il documento di Ratzinger”) è un giudizio che “si discosta oggettivamente ben poco da quello che mi è stato riferito da un autorevole consigliere di amministrazione Rai”. SI DISCOSTA BEN POCO? La Gabanelli non ha mai detto che il filmato fosse poco affidabile, come ha scritto Conti per dare addosso a Santoro e a chi vuole trasmetterlo in Rai. Milena ne diede un giudizio quantitativo, non qualitativo. Paolo Conti è un furbastro. Ovvero un pessimo giornalista.

By Daniele Luttazzi at 24 Maggio 2007 – 16:07

D’aria (node 297)
Endemol è stata acquistata da Berlusconi e finalmente le posizioni dei vari personaggi tv coinvolti sono visibili in chiaro.

E’ quasi un saggio di paraculaggine contemporanea la reazione di D’aria Bignardi (Invasioni barbariche, Endemol) alla notizia cheLucia Annunziata non farà più produrre il suo programma da Palomar/Endemol.

D’aria Bignardi“E’ legittima la posizione di Lucia, è divertente, nel suo stile.” (“Divertente”?!? E’ coerente, non divertente. “Nel suo stile”?!? Si chiama correttezza giornalistica. Con Berlusconi in politica, chi lavora pagato da lui entra a far parte della sua propaganda, sia attivamente -Fede, Ferrara, Rossella- sia passivamente -le foglie di fico di sinistra che Berlusconi usa per dimostrare quanto è liberale:Iene, Zelig, eccetera.)

(Inoltre giustifichi indirettamente i modi con cui Berlusconi ha edificato il suo impero mediatico: inizi misteriosi della sua fortuna, corruzione di giudici da parte di Previti con soldi Fininvest, cerniera fra mafia e gruppo Berlusconi da parte di Dell’Utri, mazzette All Iberian a Craxi, rendite di posizione da conflitto di interessi. Fino al 2001 non se ne sapeva niente, oggi esistono le sentenze. Chi non vede queste anomalie è complice. Oltre che mio nemico personale. Cosa credevate, che fossimo qui per divertirci?)

” Ma non farò niente del genere.” (Sorpresona!!!)

” E non mi impressiona pensare che indirettamente produce Berlusconi. Siamo sempre un po’ di qualcuno, tanto vale farsene una ragione. Sono stata lasciata molto libera, sia a Mediaset sia a La 7, ma sarei pronta a ricredermi se le cose dovessero cambiare, se dovessero intervenire sulla scelte delle interviste.”

(Quando D’aria intervistò Dell’Utri, cominciò dicendo:-Non parliamo dei suoi processi.- Fammi capire: chiami Dell’Utri per non fargli l’unica domanda che gli devi fare? Ovvio che poi ti lasciano molto libera, se ti comporti così: sei preziosa. Avercene, avranno pensato.)

Fossi in loro premierei D’aria con un Telegatto. Così, tanto per farsene una ragione.

(Endemol pare specializzata nei talk-show condotti da personaggi che non sanno fare le domande vere. Quando Fabiofazio ospitò Fassino in occasione dello scandalo Unipol-Consorte, Fassino si discolpò dicendo che si stava solo informando. Fabiofazio finse di bersi la balla e passò oltre. L’uomo giusto al posto giusto. Avessi avuto io Fassino ospite in un mio programma in onda in quel periodo, gli avrei fatto notare che, nell’intercettazione, Fassino dice a Consorte:– Prima di denunciare portiamo a casa tutto.-; e che questa non è la frase di uno che semplicemente “si informa”. -Fassino, perchè disse quella frase a Consorte?- E’ la domanda che Fabiofazio si è guardato bene dal profferire. Gli darei il premio “E’ giornalismo.”)

Ma dai! Davvero vi piacciono rammolliti di questa magnitudo?

By Daniele Luttazzi at 18 Maggio 2007 – 20:41

La classica smentita che non smentisce (node 295)
Lunedì mattina, 7 maggio, incontro per caso a Milano Fabio Fazio. Mi dà del bugiardo: – Quello che dici è falso perché io non ho mai incontrato Craxi.-

Ma io non ho mai detto che lui ha INCONTRATO Craxi.

Ho sempre e solo riferito quello che Fazio mi disse a T’amo tv quando mi ingiunse di non fare più battute sui militari. Come ho spiegato aStriscia ( e a Fazio direttamente ) se Fazio dice che non ha mai incontrato Craxi io ci credo. Non è quello il punto. Il punto è che Fazio mi disse che si recò nell’ufficio di Craxi per chiedergli una raccomandazione. Che Craxi ci fosse o no, è irrilevante.

I giornalisti che d’ora in poi intervisteranno Fabio Fazio sono quindi pregati di porgergli questa semplice domanda: “ E’ vero o non è vero che lei si recò nell’ufficio di Craxi in piazza Duomo per chiedergli una raccomandazione? ”

Sì o no. Non girateci intorno. La chiave è lì. Ripetete la domanda finchè non otterrete un sì o un no netti. Solo allora si vedrà chi fa un po’ lo gnorri in questa storia deludente.

Nota a margine: riferendo del mio incontro fortuito con Fazio e Bassetti in via Tortona, il giornalista della Stampa Paolo Martini ( informato non certo da me ) scrive che avrei tranquillizzato Fazio con un rassicurante “Va bè, hai ragione, sono cazzate, lasciamo perdere .” Non l’ho mai detto.

Ultim’ora: Endemol, la società che produce Chetempochefa, è stata acquistata da Berlusconi. Sul numero dell’Espresso in edicola, alla domanda “Fazio, finirà prodotto da Berlusconi?” Fazio replica:“E’ un’ipotesi che mi impressiona molto. Per uno come me che crede che esiste il conflitto di interessi è un bel problema.”. Vediamo come lo risolve.

FAZIO FILES (18-5-07)

Le polemiche su Fabiofazio sono un esploso che mostra i meccanismi della macchina mediatico-politica in Italia.

Avendo purtroppo capito come si comporta certa stampa eccellente nei confronti di certi personaggi eccellenti, ho scritto che la vera domanda da fare a Fabiofazio d’ora in poi è: “ E’ vero o non è vero che lei si recò nell’ufficio di Craxi in piazza Duomo per chiedergli una raccomandazione? ” Il punto è questo. Che vi ci si recò. Per chiedergli una raccomandazione. Chi non gli fa questa domanda durante un’intervista regge il moccolo a Fabiofazio.

Oggi, questo ruolo se l’è assunto Silvia Fumarola su Repubblica. Chiude chiedendogli:“S’è fatto raccomandare da Craxi per non fare il servizio militare?” E Fabiofazio può sgusciare via di nuovo allegramente: “Chiesi la raccomandazione a Reagan e Gorbaciov, poi cadde il Muro e finì lì.” Variante ridanciana della smentita che non smentisce. Ottimo lavoro, Silvia.

Giova ricordare che l’episodio del militare mi serviva per spiegare perchè Fazio mi impedì di fare battute sui militari. Era questo il tema iniziale: la sua paraculaggine infinita. Che viene confermata dalla intervista fumarola anche quando affronta l’altra domanda di questo post: come risolverà Fabiofazio il problema Endemol/Berlusconi da lui stesso sollevato nell’intervista all’Espresso della settimana scorsa (il suo imbarazzo).

Bè, l’ha già risolto: alla Houdini. Dice che la sua unica condizione è la libertà autorale. ” A queste condizioni continuerei per i prossimi dieci anni.” Il suo format adesso è in concessione a Berlusconi (Endemol) ma la cosa non lo riguarda più di tanto. Comodo, no? Faccio una domanda a voi. Cosa pensereste se io tornassi in tv con programma prodotto da Berlusconi (Endemol)? Ah, ecco. Volevo ben dire.

Purtroppo per Fabiofazio, oggi è uscito il nuovo numero dell’Espressodove Giampaolo Pansa lo impala definendo il suo programma “Marchetta rossa”. ” Fabio Fazio s’è detto impressionato dall’operazione Endemol. Eppure il conduttore più amato dall’Ulivo una via d’uscita ce l’ha: dimettersi.” Ah, ah, ah! Questa è davvero esilarante.

Pansa ha il torto di aver preso sul serio il Fabiofazio di sette giorni fa, quando faceva ancora lo schizzinoso riguardo a Berlusconi. Al punto che Dagospia riportò una notizia succosa, col fine di illustrare meglio l’esemplare:

” Ora per il conduttore-meteo si spettegola di quando – a metà degli orribili anni Ottanta – sempre sotto raccomandazione del partito del garofano Fabio Fazio incontrò Silvio Berlusconi in Via Rovani a Milano. Il Berlusca gli propose di entrare a far parte del cast di Premiatissima, show della rete ammiraglia del suo Gruppo (allora Fininvest). Si racconta che Fazio – forte della sua raccomandazione – pretendeva però di avere addirittura la conduzione, ma dopo averlo sperimentato ad una soirée di Capodanno tenutasi a Campione d’Italia, l’idea venne abbandonata. “

Notevole.

Nel riferire su una puntata di Controcorrente (Sky) che aveva ospiti Carlo Freccero e Loris Mazzetti, Marco Travaglio scrive che Fabiofazio, per rientrare in Rai quattro anni fa, “non ebbe bisogno solo di un’idea forte, un Letterman show all’italiana già sperimentato con successo da Luttazzi con Satyricon” (detto così è un eufemismo; diciamo che Fabiofazio non si fece scrupolo di approfittare della mia defenestrazione politica per rubarmi l’idea in blocco, nobile gesto) (cui Fabiofazio non è nuovo: a Banane (1990, TMC) registrai una parodia di Marzullo che a Mezzanotte e dintorni intervistava Hitler e Gesù; come scenografia avevo ideato un orologio con tutti numeri 12; il produttore Sandro Parenzo censurò i miei sketch; e la parodia di Marzullo la fece Fabiofazio. Alle sue spalle, c’era il mio orologio!) (E adesso riguardatevi Satyricon su YouTube. Scenografia e inquadrature sono le stesse di Fabiofazio a Chetempochefa. Prego, si serva pure con comodo, non faccia complimenti.);

ma, aggiunge Travaglio riportando il pensiero di Mazzetti (braccio destro di Biagi e di Fabiofazio), per rientrare in Rai Fabiofazio ebbe bisogno anche di uno “scudo” per proteggersi dalle aggressioni della politica berlusconiana: Endemol. (Cioè dovremmo credere che Fabiofazio avesse bisogno di una protezione anti-berlusconiana per lavorare nella RaiTre di Ruffini. Ma va’ là, Loris!)

Viene qui riproposta, sotto altre vesti, la fanfaluca che Fabiofazio raccontò, sempre a Repubblica, all’indomani dell’ukase bulgaro di Berlusconi (proprio il giorno dopo !) in una intervista intitolata “Anch’io epurato dalla Rai”. Riconoscete il pattern? Prende per l’ennesima volta il mio posto. C’è della patologia, che poi è quella tipica degli imitatori: non avendo una identità formata, la prendono agli altri. Il meccanismo funzionò: per un anno, giornalisti e politici (ad esempio Fassino) scrissero e dissero che “Occorre far rientrare in Rai gli epurati Biagi, Santoro e Fazio” ( ! ). Mi inchino al talento di Mr. Ripley.

By Daniele Luttazzi at 9 Maggio 2007 – 08:58

Il blocco (node 293)

Avendo saputo da un uccellino che sarei tornato in tv con Biagi, ieri Repubblica e l’Unità mi hanno intervistato. Nei due lunghi colloqui, in cui ho parlato del blocco industriale-politico-mediatico che governa l’Italia con logiche di clan, mi è stata chiesta un’opinione sul Partito Democratico, la cui nascita entrambi i quotidiani hanno sostenuto con forza. L’ho definito una inevitabile stronzata e ho spiegato perché (vedi post). Oggi nessuna delle due interviste riporta questo mio giudizio politico, pur dilungandosi sul tema della censura berlusconiana. Ecco, è così che funziona, il blocco.

By Daniele Luttazzi at 1 Maggio 2007 – 10:06

Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz (node 290)

Come se niente fosse, Sky ha trasmesso stasera uno dei prodotti propagandistici più lerci mai filmati dall’industria cinematografica, documentari nazisti di Leni Riefenstahl esclusi.

Si tratta del docu-drama The Path to 9/11, una diarrea di fatti fasulli che giustifica in qualche modo la guerra in Iraq, solleva Bush dalla sue responsabilità, e attribuisce fra l’altro a Clinton la colpa di non aver fermato bin Laden a suo tempo.

Le bugie sono un sottoprodotto di David Horowitz e David Cunningham, due noti attivisti di destra.

Horowitz ha creato il Center for the Study of Popular Culture, un “think tank” finanziato fra gli altri dal miliardario di estrema destra Richard Mellon Scaife. Erano di Scaife anche i 2 miliardi e mezzo di dollari dell’Arkansas Project, un’operazione sporca con cui vennero assoldati “testimoni” che raccontassero storie negative su Clinton, storie che poi risultarono false.

David Cunningham ha fondato The Film Institute (TFI), dedicato “alla trasformazione divina dell’industria cinematografica e televisiva dall’interno“.

Il padre di Cunningham è Loren Cunningham, fondatore del gruppo evangelico di destra Youth With A Mission (YWAM).

Lo sceneggiatore del docu-drama è un altro attivista di destra, Cyrus Nowrasteh.

Sky appartiene a Rupert Murdoch, il magnate dei media, grande sponsor della guerra criminale, coloniale e illegale di Bush in Iraq. Il titolo italiano del film ne potenzia il messaggio neo-con: 11 settembre – Una tragedia annunciata.

Negli USA, il film venne trasmesso l’anno scorso dalla rete ABC (gruppo Disney) scatenando giuste polemiche e boicottaggi.

In Italia, al solito, si dorme.

By Daniele Luttazzi at 14 Mar 2007 – 00:33

Parenti serpenti (node 281)

Sul Corriere Magazine oggi in edicola, Sabelli Fioretti intervista Davide Parenti, l’inventore delle Iene. Riporto il passo che mi riguarda:

Hai detto:”Daniele Luttazzi è diventato un eroe, però in realtà se tornasse indietro non lo rifarebbe più” (1)

PARENTI: Luttazzi è un’intelligenza formidabile. Però ha una serie di difettucci, per esempio se tu gli copi una battuta, il giorno dopo fa l’inferno. (2)

Chiunque lo farebbe.

PARENTI: Tutti rubiamo tutto. Noi due abbiamo fatto insiemeBarracuda rubando a Letterman. (3)

Glossa 1:

Le Iene non fanno satira, ma giornalismo con sfottò: e lo sfottò è reazionario. Da quando lo dico, Parenti non perde occasione per sfruculiare, anche in modo pesante. Per cui Sabelli Fioretti lo provoca ricordandogli una sua uscita infelice all’epoca dell’esordio di Matrix.

Ricordo bene quell’episodio. Per l’occasione, Io Donna, settimanale del Corriere della Sera, intervistò Mentana e Parenti, co-autore del programma. A un certo punto, i due sostengono che a Satyriconintervistai Travaglio senza rendermi conto del danno economico che me ne sarebbe derivato e che se me ne fossi reso conto non lo avrei fatto dato che ci tengo ai miei soldi! Prego?

Replicai con una lettera micidiale delle mie:

“E’ tipico dei mascalzoni farsi beffe di una vittima sostenendo che in fondo il sopruso le è convenuto; ed è patognomonico della morale corrente che in questi cinque anni in tanti abbiano usato questo argomento per mettersi in luce presso il Grande Prepotente di cui essi sono a libro paga; ma le calunnie dette contro di me da Davide Parenti ed Enrico Mentana a Guia Soncini ( “Torno dopo il tg”, io Donna, 20 agosto 2005 ) raggiungono, credo, un nuovo zenit di carognaggine. Secondo costoro, che non mi conoscono affatto, la mia intervista a Marco Travaglio nel 2001 a Satyricon fu un accidente nel quale incappai per caso, “anche se poi Luttazzi ha capito che tanto valeva cavalcarli e fare l’eroe civile”. Parenti:- E’ così attaccato ai soldi che se avesse capito che ci rimetteva anche solo centomila lire…– ( A differenza, par di capire, di Parenti e Mentana, che se da anni macinano miliardi sulle reti di Berlusconi evidentemente è perché non sono né tirchi, né sprovveduti, né opportunisti come il sottoscritto.) Ai due conviene ignorare che c’è anche chi certe cose le fa, pur consapevole dei danni che dovrà subire, solo perché la sua coscienza glielo impone. E’ bello averne una. “

Parenti risponde che intendeva dire altro; la Soncini ( ex-pupilla di Ferrara al Foglio ) si chiama fuori, allarmata dall’aggettivo patognomonico; Mentana dopo un mese mi incontra per caso in giro per Roma, mi chiama e mi tende la mano, imbarazzato. Mi dice che lui non c’entra nulla: ha fatto tutto Parenti, ma è stato frainteso dalla sintesi della Soncini. Poi mi chiede se può telefonare a Parenti per passarmelo. Ok. Parenti si scusa: “ Daniele, che piacere mi fa questa telefonata, tu non sai, ero in Francia quando è uscito l’articolo, mi ha telefonato Andrea Pezzi incazzato per questa cosa, io quella notte non ho dormito…”. Mi conferma: voleva solo dire che sa quanto sono indipendente. E allora perché non lo ha detto? Comunque gli dico che stia tranquillo, per me è tutto chiarito. Mentana mi saluta così: “Daniele, se vuoi venire a ‘Matrix’, quando vuoi, davvero.” Ringrazio, ma faccio presente che non posso andare a casa di chi mi ha fatto cacciare dalla Rai; e che, dopo tutto quello che ho detto di Berlusconi, non sarei credibile. Mentana: “Allora ne fai una questione di coerenza.” “Già.” “E io la rispetto”. Vorrei anche vedere.

Glossa 2:

“Il giorno dopo fa l’inferno”. Gli mando ogni volta un sms dove lo ringrazio del fatto che i suoi autori usano in tv le mie battute, visto che io ormai non posso più farlo ( per colpa del suo padrone ).

Questi saccheggiano, ma il “difettuccio” è il mio che me ne accorgo!

E questo, bontà sua, è solo uno di “una serie di difettucci”. Meno male che c’è Parenti a ricordarmi che non sono perfetto. Potrei montarmi la testa e credere di essere Parenti.

Glossa 3:

Precisiamo: Barracuda era la versione italiana del Letterman, su questo non ci piove; ma le cose che facevo io erano le mie ( monologhi, battute, sketches come la sindone di Martina Colombari ), mentre le gags con gli ospiti, cui contribuiva Parenti, erano spesso prese dal Letterman. Unicuique suum.

Lo stile di Parenti è illustrato alla perfezione dalla trovata del test sulla droga ai parlamentari ignari. Sabelli Fioretti gli chiede:

Perchè l’avete pubblicizzato prima?

PARENTI: Si potrebbe anche pensare che fosse una grande paraculata perchè era la prima puntata e avevamo bisogno di una notizia forte che ci desse attenzione. E in effetti è stato così.

” In effetti. ” Paraculata al cubo:

primo perchè hanno fatto credere che il test evidenziasse la contraddizione di quei parlamentari che si dicono contro la droga e poi ne fanno uso. Essendo il test anonimo, era inservibile a questo fine;

secondo perchè hanno strumentalizzato ai fini dell’audience un tema serio e vero;

terzo perchè hanno fatto il test ai parlamentari, senza farlo anche a se stessi. Se siete per la liberalizzazione, ragazzi, dov’è il problema?

Di Daniele Luttazzi il 28 Dic 2006 – 15:08

Vespa (node 280)

Nell’ultimo numero di Panorama, l’ennesimo Bruno Vespa, nel dare a Enzo Biagi il bentornato in Rai, accomuna il mio Satyricon alle “trasmissioni-processo” su Berlusconi e Dell’Utri trasmesse dalla Rai nella primavera del 2001. (Panorama, 21/12/2006, pag.70) Il giornalista Vespa informi il propagandista Vespa: ho vinto le quattro cause per diffamazione intentatemi da Berlusconi, Mediaset, Fininvest e Forza Italia in quanto le mie domande erano continenti e le risposte di Marco Travaglio erano basate sui fatti veri emersi nel processo a Dell’Utri. Dell’Utri, cioè il fondatore di Forza Italia, infatti è stato poi condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Quanto ai sondaggi sullo spostamento di voti, Vespa cita sempre quelli di Mannheimer e Crespi, favorevoli alla causa berlusconiana, ma non Abacus, per il quale lo spostamento di voti in seguito alla mia intervista fu invece “irrilevante”. *

* Ho scritto una replica a Panorama: col cazzo che l’hanno pubblicata. Giusto. Meglio non togliere spazio vitale alle lerce puttanate di Paolo Guzzanti.

By Daniele Luttazzi at 19 Dic 2006 – 12:34

Perchè Baudo è Baudo (node 278)

Tre anni fa, Pippo Baudo mi invitò in un suo programma per parlare di censura tv. Ne approfittai per scatenarmi in un fuoco di fila di battute su politici e tematiche d’attualità, ma al montaggio Baudo tagliò quelle più feroci. Ai giornalisti venne detto che ero presente al montaggio. Era falso. I giornali titolarono: “Luttazzi si autocensura”. La Repubblicafece addirittura una pagina intera sul ritorno blando di Luttazzi, a firma di Sebastiano Messina e Leandro Palestini. Spiegai com’erano andate le cose in realtà ( “Censurato in un programma sulla censura” ) e denunciai i tagli di Baudo. Baudo sparì. Qualche giorno fa, Pippo Baudo ha telefonato alla mia ex-manager per dirle:-Voglio fare Sanremo con Luttazzi.- La mia risposta è stata:-Di’ pure a Baudo che non mi interessa.-

By Daniele Luttazzi at 20 Dic 2006 – 18:23

Il circo (node 274)

Lunedì scorso ho incontrato a Roma il giornalista Andrea Scanzi ( La Stampa ) per rilasciargli un’intervista. Abbiamo parlato della Rai, dei motivi misteriosi per i quali non mi si filano di pezza neppure adesso che le cose dovrebbero essere tornate alla normalità, della satira, del governo Prodi, della guerra in Iraq e di papa Ratzinger. A un certo punto, Scanzi mi ha chiesto perché alludessi a questo o quel comico senza fare nomi. Gli ho risposto:-Perché ho imparato a mie spese come funziona il circo mediatico in Italia. A me interessa parlare di temi più o meno rilevanti, ai giornalisti interessa lo scontro di questo con quello. Vorrei evitare il circo.-

Due giorni dopo, La Stampa pubblica l’intervista così:

Luttazzi: non mi vuole neanche la Rai di sinistra

Dopo un lungo silenzio prima intervista del comico epurato

«La satira è contro il potere, Grillo ha smesso di farla. Mai fatto sconti all’Ulivo, per Prodi è l’ultima occasione»

E’ tornato Santoro, è tornato Travaglio. Lei, no.

«La settimana scorsa ho partecipato alla presentazione di Canal Jimmy, l’unico in questi 5 anni a trasmettere i miei monologhi. Ho ripetuto che non è normale che il premier decida chi può stare in Rai e chi no. Comici e giornalisti presenti hanno applaudito. Due minuti dopo è intervenuto un altro comico, peraltro bravo (Alessandro Bergonzoni, ndr), sostenendo come il mio caso fosse simile a quello di uno che va in una pizzeria ma lì non lo vogliono: “Pazienza”, ha detto, “si va in un’altra pizzeria”. Il pubblico ha di nuovo applaudito, approvando in due minuti due opinioni opposte. Ormai in Italia il lavaggio del cervello è totale: io parlavo di diritti civili conculcati, altri paragonavano la Rai a una pizzeria».

Davvero non ha speranze di tornare alla Rai?

«Il direttore è Cappon, il vice è Leone, il Commissario di Vigilanza Landolfi: tutti durissimi con il mio Satyricon. E Claudio Petruccioli mi considera “coprolalico”. A me non interessa tornare in tv, cosa che potrei fare subito: mi interessa tornare in Rai. Un servizio pubblico che non promuove la satira abdica al suo servizio pubblico. Domenica scorsa, su RaiTre, una comica affermata (Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, Ndr) ha tentato di affrontare due temi satirici, la Finanziaria e la vicenda Telecom. L’argomento da lei usato per far ridere è stato: “Non ci si capisce niente”. Apprezzo il fingersi massaia, ma la satira non può non capire: deve fare i compiti a casa, informarsi e poi esprimere un dissenso informato. Un comico non può improvvisarsi satirico».

Del nuovo Santoro cosa pensa?

«Sono molto contento che sia tornato in tv, ma il programma è troppo lungo e troppo sbilanciato sull’angoscioso. Nessuna realtà, per quanto drammatica, è totalmente senza speranza».

Oggi i comici non sono cattivi con Prodi come lo erano con Berlusconi: è il pensiero di molti.

«Al satirico non deve interessare chi è al potere: a chi tocca tocca, chi c’è c’è. E’ un argomento di destra dire che i satirici fanno satira di sinistra: no, il satirico è di sinistra e fa satira dal suo punto di vista. Non può esistere satira neutra, sarebbe qualunquismo. La satira non dice che “è tutto un magna magna”: prende posizione. L’argomento diventa poi becero e insultante se si accusa uno come me di fare sconti alla sinistra. A settembre di un anno fa, alla Festa Nazionale dell’Unità, feci un quarto d’ora sullo scandalo Unipol. I giovani applaudirono, quelli di mezza età raggelarono».

Lei è odiato a destra e temuto a sinistra, come Beppe Grillo: entrambi cacciati dalla tv, entrambi con un blog. 

«Siamo molto diversi. Il blog favorisce il populismo. La massa ricerca attivamente un leader, non ci mette molto a coagularsi e a farti sentire forte del numero. La logica del potere è il numero, ma la satira è contro il potere. Nel momento in cui Grillo dice “questa è la via, seguitemi”, cessa di essere un autore satirico e diventa un leader. La satira è una elaborazione culturale, deve scattare quando un fenomeno si è pienamente compiuto. Se invece commenti quotidianamente qualunque alito di vento, come fa Grillo, rischi l’effettaccio, l’argomento facile, la castroneria. Prima di un mio spettacolo in un Palasport, trovai sulle sedie dei volantini del Meetup – Amici di Beppe Grillo. Venivano additati al pubblico ludibrio dei parlamentari condannati in via definitiva, un tema caro a Grillo. Nel volantino non c’erano solo i nomi, mi sarebbe andato benissimo, ma le foto dei parlamentari: l’effetto era quello del wanted. Un argomento di destra, non di sinistra. Bisogna fare attenzione agli ispettori Callaghan in circolazione: Grillo rischia il populismo reazionario».

Un tema centrale dei suoi monologhi è la disinformazione.

«In Italia ci sono giornalisti incaricati di disinformare, ad esempio sulla guerra in Iraq. Faccio due nomi: Carlo Rossella e Giuliano Ferrara».

Che giudizio dà del governo Prodi?

«Con Berlusconi si è abdicato alla politica estera, ma anche la sinistra è in ritardo dai tempi del Kosovo. Se non altro adesso abbiamo ministri competenti nei loro settori: di Padoa-Schioppa puoi dire quello che vuoi, ma non che non sappia il suo mestiere (a differenza di Tremonti). Il centrosinistra è una congerie di partiti: ovvio che Mastella e Diliberto non si intendano. La delusione nasce piuttosto dal non rispettare il programma: è molto grave non avere ancora messo mano alla legge sul conflitto d’interessi, alla cancellazione delle leggi vergogna, e avere patteggiato sull’indulto. Il governo Prodi deve ricordare che queste sono state le ultime elezioni in cui un elettorato motivato gli ha dato fiducia. Non ci saranno altre occasioni».

Che programma farebbe se tornasse in tv?

«Un reality show intitolato Diamo la caccia a Paolo Bonolis e Luca Laurenti e uccidiamoli. E un tg satirico che riporti il genere in Rai. In tv ci sono tanti comici, ma tutti sostanzialmente innocui: zucchero filato. Una dieta di solo zucchero filato ti uccide, serve anche il pollo arrosto».

E’ accusato, da sempre, di essere volgare.

«La volgarità è il pretesto principe per tappare la bocca alla satira. Chi dice queste cose è ignorante in materia, dovrebbe leggersi Rabelais, Swift, Sterne. La cacca per il satirico è come la pietra filosofale per l’alchimista. L’autore satirico utilizza l’escremento per arrivare alla grazia: un’arte pregevolissima».

– – –

Come si vede, il giornalista ha inserito fra parentesi i nomi di Bergonzoni e Littizzetto che non avevo fatto, apparecchiando così il circo che volevo evitare.

Telefono a Scanzi per chiedergli cos’è successo. Questo: il direttore Anselmi ha preteso che aggiungesse i nomi, sennò il paragrafo relativo non lo pubblicava. Il solito viziaccio.

La trama dell’intervista è lineare. Il tema centrale è che la Rai di sinistra non è diversa da quella di destra se esclude attivamente la satira. Infatti La Stampa titola su questo.

Il resto è una serie di corollari:

perché mi preme ritornare (diritti civili conculcati, altro che “scelte editoriali” come le definisce sempre Petruccioli, o “cambiare pizzeria” come sostiene un comico peraltro bravo);

perché mi tengono fuori ( presenza ai vertici di Petruccioli, Cappon, Leone e Landolfi );

perché quella che c’è ora in Rai è comicità, non satira ( esempio della comica affermata );

perché non è vero che i satirici di sinistra non fanno satira sulla sinistra ( Unipol, ma a Scanzi avevo ricordato anche i miei precedenti di Panfilo e Fontecedro contro i governi Prodi e D’Alema del 94-96, e gli esempi di Serra e Benni );

perché io e Grillo siamo profondamente diversi;

perché la gente è disinformata ( giornalisti come Rossella e Ferrara hanno disinformato);

perché il governo Prodi delude (congerie di partiti);

cosa farei se potessi tornare in tv;

perché mi accusano di volgarità ( è da sempre il pretesto principe per tappare la bocca alla satira, vedi esempi illustri. )

Saltato del tutto il mio commento su papa Ratzinger e l’Islam (“L’intera vicenda dimostra che i musulmani prendono le parole del papa più sul serio dei cattolici.” )

Oggi il Corriere della Sera riprende l’intervista della Stampa. Almeno loro hanno saputo resistere al viziaccio? La risposta breve è no. La risposta lunga è noooooooooooooooooo. Ecco cosa è diventata:

Satira

Luttazzi contro Littizzetto

Attacco di Daniele Luttazzi a Luciana Littizzetto in un’intervista a La Stampa. (segue il brano relativo e stop)

“Venghino, siore e siori! E’ il grande circo del giornalismo italiano! Facciamo dire ai clown quello che vogliamo noi!”

I colleghi di Scanzi alla Stampa nonchè Edmondo Berselli (Repubblica, Espresso ) si sono complimentati con lui perché il Corriere ha ripreso il suo articolo. (Nella mente dei giornalisti c’è questa priorità professionale da considerare: se un altro giornale riprende il tuo articolo. Che l’Ordine dei giornalisti non cancelli dall’albo Renato Farina perché prezzolato dal SISMI è invece secondario.) (Non per tutti, per fortuna, ma il risultato non cambia.)

Nessuno di loro ovviamente ha fatto caso al MODO con cui l’articolo è stato ripreso, mettendomi in mezzo: la mia accusa alla Rai di sinistra e alla disinformazione è sparita insieme coi nomi di Petruccioli, Cappon, Leone, Landolfi, Rossella e Ferrara (cioè i nomi che avevo fatto io) e ridotta a un mio pretestuoso attacco alla Littizzetto (che non ho neppure nominato perché era solo un esempio generico di come la comicità sia diversa dalla satira. Chi se ne sbatte della Littizzetto! Ho altro a cui pensare.)

Il caso è ora all’esame del Ministero della satira.

By Daniele Luttazzi at 5 Ott 2006 – 23:56

‘Gna fa (node 270)
Oggi su Repubblica Maltese scrive: “ Nel giro di undici mesi, Berlusconi (…) avrebbe epurato con editto personale Biagi e Santoro. “ Proprio ‘gna fa.*

* Ieri, la Repubblica riportava l’articolo del New York Times di Antonio Maria Costa (di cui ho scritto qui quattro giorni fa) senza alcun commento critico sul ruolo della CIA nelle coltivazioni d’oppio afghane. Non per vantarmi, oops troppo tardi, scusate.

By Daniele Luttazzi at 12 Set 2006 – 11:49

Maltese dorme (node 265)

Curzio Maltese chiude la sua intervista a Mario Monicelli ( la Repubblica, 1 settembre, pag.51 ) con questa domanda:-Dante è uno che prende il suo papa, Bonifacio VIII, e lo sbatte all’inferno, ne parla come un dannato. Ora vorrei capire se fra gli eroi della satira contemporanea, sempre pronti a vantare il proprio coraggio, ce n’è uno capace di tanto con Ratzinger.-

C’è, c’è. Ed è lo stesso che Maltese, ogni volta che gli capita di scrivere sull’editto bulgaro di Berlusconi, dimentica sempre di citare dopo Biagi e Santoro. 8 orizzontale: “ Fa rima con ‘sti cazzi.”

By Daniele Luttazzi at 4 Set 2006 – 12:05

Se ci sono 10 terroristi e Israele ne uccide 5, quanti terroristi resteranno? (node 255)
Venite più vicino. Ho la lebbra secca. Non è contagiosa.

Domenica scorsa, su Repubblica, Eugenio Scalfari commentava “i giorni pazzi d’un mondo impazzito “ (ma non lo è sempre stato? NdR) esordendo col convincimento che “non ha nessun senso discutere ancora su chi è stato il primo aggressore tra Israele, la gente di Palestina e il mondo arabo-musulmano. Si risalirebbe, applicando questo metodo, ai figli di Isacco e forse addirittura a quelli di Caino.” E’ la teoria dell’equivicinanza, sposata dal quotidiano di De Benedetti. Cinque giorni dopo, John Berger, Noam Chomsky, Harold Pinter e Josè Saramago, più informati di Scalfari, potevano prendere posizione con un comunicato-stampa esemplare:

“L’ultimo capitolo del conflitto fra Israele e Palestina * è iniziato quando le forze israeliane hanno rapito due civili, un dottore e suo fratello, a Gaza. Un incidente per lo più ignorato dai media, a eccezione della stampa turca.

Il giorno seguente, i palestinesi hanno fatto prigioniero un soldato israeliano e proposto un negoziato per scambiare i prigionieri – ci sono circa 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

Che questo “rapimento” sia stato considerato oltraggioso, mentre l’occupazione militare illegale della Cisgiordania da parte di Israele e l’esproprio sistematico di tutte le risorse – in particolare l’acqua – venga considerato spiacevole ma inevitabile è un tipico esempio del doppio standard continuamente impiegato dall’Occidente rispetto a ciò che viene fatto contro i palestinesi, sulla terra promessa loro dai vari accordi internazionali da settant’anni a questa parte. Oggi a oltraggio segue oltraggio: missili artigianali incrociano missili più sofisticati. (…)

Le provocazioni e le controprovocazioni vengono ogni volta contestate o acclamate. Ma tutti gli argomenti a posteriori, accuse e promesse, finiscono col fungere da diversivo per allontanare l’attenzione del mondo da una lunga pratica militare, economica e politica il cui fine non è nient’altro che la liquidazione della nazione palestinese. Questa pratica, benchè spesso dissimulata o nascosta, ultimamente sta andando avanti sempre più rapida. E, secondo noi, va incessantemente ed eternamente riconosciuta e contrastata per quello che è.“

* Faccio notare en passant la differenza significativa: Chomsky & Co. parlano di Palestina; invece Scalfari scrive: la gente di Palestina. Qui sei stato un po’ meno equivicino, Eugenio.

Gli israeliani sono convinti di avere tutte le ragioni del mondo; ma ridurre in macerie il Libano è solo un enorme regalo a Hezbollah, anche se Hezbollah avrebbe preferito la statuetta di plastica di una danzatrice di hula-hoop con un’apertura nella sua regione pelvica per appuntire le matite.

Hezbollah ha ucciso 8 soldati israeliani e ne ha catturati due. Per tutta risposta, gli israeliani hanno ucciso 300 civili; distrutto infrastrutture, fabbriche, chiese piene di sfollati; bombardato i porti e l’aeroporto; e costretto all’esodo 500 mila libanesi. E meno male che Sharon è ancora in coma!

Il pensiero va per un momento ai falchi neo-con della guerra in Iraq, a quei dementi criminali che ci hanno guadagnato su. Ne avessero azzeccata una. Cheney, agosto 2002:- Il cambio di regime in Iraq porterà un certo numero di effetti positivi nella regione: gli estremisti dovranno riconsiderare la loro strategia della jihad, i moderati si faranno coraggio, e la nostra abilità di portare avanti il processo di pace israelo-palestinese sarà potenziata.-

Wolfowitz:- L’invasione dell’Iraq porterà più stabilità nella regione.-

Bush:- La sistemazione del Medio Oriente potrà essere un effetto benefico della guerra in Iraq.-

Grazie agli arrabattamenti congiunti di questo branco di scalmanati irresponsabili, praticamente tutto il mondo musulmano adesso ce l’ha con gli USA. Un risentimento che sta crescendo in maniera esponenziale. So cosa significa esponenziale perché l’ho studiato al liceo. E questa è la prima volta che m’è capitato di usarlo in una frase.

In Iraq sono in ascesa i fondamentalisti e Al Qaeda, in Palestina Hamas e in Libano Hezbollah. Non male come risultato, per gente che aveva dichiarato guerra al terrore.

La guerra al terrore! Perché è più facile catturare un sostantivo che bin Laden. E quando avranno sconfitto il terrore, sono sicuro che se la prenderanno con l’altro bastardo, lo spavento. La guerra allo spavento!

Grazie dell’entusiasmo, ma mi dispiace: oggi niente decapitazioni.

Non subito, almeno.

In aggiunta, c’è un’aggiunta: il nuovo ruolo assunto dall’Iran. Insomma, una situazione rassicurante, come svegliarsi e trovare la tua ragazza che fruga nelle tasche dei tuoi pantaloni.

Ma nessuno dei falchi ammette che il casino presente è legato alle decisioni che essi presero 4 anni fa. E purtroppo nessuno gliene chiede conto. Non mi aspetto che alle loro malefatte si dedichi la stessa attenzione con cui nella nostra democrazia si scandaglia l’edizione costumi da bagno di Sports Illustrated, ma meno seghe non guasterebbero.

A meno che, senza avvisarci, non abbiano già deciso di balcanizzare il Medio Oriente, trasformando società organizzate in fazioni etniche reciprocamente ostili, cioè più deboli e più facilmente controllabili. Una versione aggiornata del colonialismo inglese, e senza le operette di Gilbert&Sullivan.

( Dopo la guerra, l’Inghilterra dovette ridare indietro le nazioni del suo impero. – Una va qui, una va qui, una va qui, l’India va qui. Scusate i massacri. Le isole Falkland vanno qui-ah, no ce le teniamo per delle stronzate che faremo in futuro.- )

Avete presente Syriana, il film con George Clooney? Bello, ma difficile da seguire, per i più: troppi fatti da conoscere. Bè, è in preparazione il sequel. Per cui, piantatela subito, con ‘sta guerra! State rendendo il lavoro degli sceneggiatori impossibile! *

* Dato che me lo chiedete: sono a favore della soluzione con due Stati nei confini pre-1967, con qualche concessione a Israele per avere un confine più difendibile. Gerusalemme va internazionalizzata. In questo ho l’approvazione del mio giardiniere, che è il nuovo capo segreto di Hamas.

By Daniele Luttazzi at 22 Lug 2006 – 07:56

Smentite (node 215)
Tre settimane fa, Panorama pubblica una intervista a Confalonieri in cui Fedele riesuma la tesi del complotto della sinistra contro Berlusconi nel 2001, complotto che sarebbe stato attuato dalla Rai di Zaccaria dopo una cena a casa di questi. E’ falso, ovviamente, e Zaccaria querela sempre chi lo afferma.

A scanso di equivoci, ho subito inviato una mail a Panorama per smentire. A scanso di equivoci, Panorama non l’ha ancora pubblicata. A scanso di equivoci, eccola:

Smentisco decisamente la ricostruzione fantasiosa ( e, per quel che mi riguarda, diffamatoria ) attribuita a Fedele Confalonieri ( “Metti una sera a cena in terrazza”, intervista di Stella Pende, Panorama 10/11/05 ). Lessi il libro di Marco Travaglio, lo invitai a parlarne nel mio programma. Tutto qui.

Inoltre, una recente sentenza del Tribunale di Roma (cui Panorama evita di accennare) ha stabilito che la mia intervista e le risposte di Travaglio furono “legittime” e “ancorate a fatti veri”.

Nel numero scorso di News, il settimanale di Andrea Monti, leggo una intervista in cui Pingitore, ideatore e regista del Bagaglino, fa una mascalzonata ai miei danni. News ha pubblicato la mia replica:

Nella sua intervista a News, Pingitore afferma che mi presentai da lui per un provino. E’ una calunnia che smentisco nel modo più schifato: non ho mai fatto provini per il signor Pingitore, di cui peraltro disprezzo l’opera omnia.

E adesso vado a riposare, ho il dito medio stanchissimo.

By Daniele Luttazzi at 5 Dic 2005 – 11:18

Dal pulpito (node 164)

Eugenio Scalfari dedica oggi la sua omelia domenicale al dibattito sulla satira. Scalfari esalta la satira e la sua autonomia, il suo essere contro il potere, e suffraga l’argomento coi riferimenti prediletti al Rinascimento e all’Illuminismo.

Quindici anni fa, lo stesso Scalfari cancellò il grandissimo Riccardo Mannelli dall’inserto satirico di Repubblica (“Satyricon”, nomen omen) dopo che Mannelli aveva disegnato una tavola su Craxi dal titolo: “Donne di Milano, preparate i ganci.” Motivo dell’epurazione scalfariana: “La satira non deve superare i limiti del buon gusto.” All’epoca ricordai, in difesa di Mannelli, il famoso pamphlet di Swift, che per risolvere il problema della povertà suggeriva la modesta proposta di mangiarsi i bambini. Non proprio un esempio di buon gusto; ma adesso Scalfari se ne serve come esempio, pur “macabro”, della “pienezza della satira d’autore”.

Il 29 marzo del 2001, in seguito alle polemiche relative alla mia intervista a Marco Travaglio, Scalfari scriveva nella sua rubrica sull’Espresso (“Sii più saggio, Satyricon”) :

“ (…) L’intervista di Luttazzi era legittima, lecita, ma sommamente inopportuna (…) in campagna elettorale, specie da parte di una televisione che svolge un servizio pubblico finanziato con un canone pagato da tutti i cittadini. Perciò lo ripeto: trasmissione legittima ma inopportuna, specie in assenza di contraddittorio.”

Scalfari oggi: “ Si è invocata una satira che satireggi allo stesso tempo gli uni e gli altri, che sia equidistante o terzista che dir si voglia. E’ curioso che anche menti coltivate non si rendano conto, quando affermano e reclamano quest’equidistanza, di dire una sciocchezza. La satira è contro il Potere, o non è. (…) E’ sempre stato così: il Potere da un lato, la cultura, la satira, il giornalismo dall’altro.“

Aspettavo questo momento da allora.

By Daniele Luttazzi at 30 Ott 2005 – 12:45

BLOG-gate (node 156)

La settimana scorsa ho scritto un riassunto del caso CIA-gate. I blogger neo-con si sono attivati. Uno di loro ha cercato di contestarmi mettendo in dubbio la precisione fattuale del mio post. Ho replicato punto su punto per evidenziare i suoi errori e la sua confusione.

Altri ne hanno approfittato per fare pubblicità a siti e pubblicazioni della destra americana: la redazione ha applicato le regole di questo blog e li ha cassati. ( E così, a cascata, in automatico sono spariti tutti, compreso un mio post di replica!) Quelli non l’hanno presa bene e in nome di una libertà di contraddittorio ( di cui avevano abusato ) si sono lamentati con un giornalista della Stampa. Il giornalista, già figlio di Vittorio Feltri, mi chiama per chiedere la mia versione della cosa. Gliela espongo ( è quella che avete appena letto ). In pratica non c’è notizia: non ho censurato nessuno e il mio post sul CIA-gate è esatto.

Ieri esce il suo articolo e il titolo è: “Luttazzi, se il censurato diventa censore“. Occhiello: “Sul suo blog il comico ha cassato i messaggi che criticano la sua ricostruzione del caso Miller-Plane”. ( ! )

Due accuse gravi che il giornalista, amico del blogger neo-con, riporta senza verificare. In pratica mi mette in mezzo in modo maldestro, per la gioia dei neo-con. Fa il megafono.

Telefono al direttore della Stampa che s’accorge del guaio e mi concede la rettifica pubblicata oggi a pag.26: “Luttazzi e la censura. In merito all’articolo di Mattia Feltri pubblicato sulla Stampa di ieri col titolo “Luttazzi, se il censurato diventa censore” contesto in toto le due accuse gravi che mi vengono rivolte. Uno, di essere un censore: non ho mai censurato nessuno; due, che il mio articolo sul caso Plame sia pieno di errori fattuali: non c’è un solo errore nella mia ricostruzione.”

m.f. replica: “L’accusa di aver infarcito di errori la ricostruzione del caso Plame viene dai blogger e non da noi della Stampa. Così l’accusa di essere un censore, che è stata ribadita ieri nei blog.”

Qui m.f., dopo aver gettato il sasso, ritira la mano. E’ un giornalista così. Non gli interessa se una cosa è vera o meno. E’ più divertente sputtanare. Col fango altrui.

Purtroppo per tutta la cricca, da due giorni Repubblica e il manifesto stanno scrivendo del caso CIA-gate. La loro ricostruzione è identica alla mia di una settimana fa, specie sul punto più contestato dai blogger neo-con italioti: il documento fasullo sullo scambio di uranio Iraq-Niger che da Panorama arriva all’ambasciata USA a Roma. ( Uuh, quanto era sicuro del fatto suo, il blogger neo-con, nel negare che questo c’entrasse qualcosa con la vicenda! )

Così giovani e già così complici dei crimini di Bush!

Devono a tutti voi ( e a me ) delle scuse. Inutile aspettarsele: non arriveranno.

By Daniele Luttazzi at 26 Ott 2005 – 11:47

Matrix (node 147)

Ciao, mi siete mancati.

Scherzo, non è vero. ( -Che stronzo!- )

Ieri ho guardato buona parte di Matrix insieme ad alcuni di voi che erano collegati in chat. Si è commentato insieme quello che veniva scodellato dal cameriere butterato.

Parlavano di satira e libertà televisiva. Ospiti: Confalonieri, Petruccioli (suo grande amico), Scurati (il vincitore dello Strega che freddò Vespa con una battuta), Pietrangelo Buttafuoco (Panorama), Vergassola e Bertolino.

I momenti di vertigine:

* Confalonieri che dà a Santoro del fazioso, mentre Petruccioli, inquadrato, annuisce con vigore. (Ci stiamo abituando a questo: gente che lecca il culo a Berlusconi da quarant’anni dà del fazioso agli altri.)

*Il lapsus di Petruccioli:-Santoro tornerà a fare il DIRET…il giornalista in Rai.-

*Mentana che come esempio di satira a “Striscia la notizia” mostra le gag di Ricci sui capelli e l’altezza di Berlusconi. -E questo sarebbe l’editore che fa le liste di proscrizione?- commenta Confalonieri.

*Confalonieri che imputa l’editto bulgaro al fatto che i criminosi hanno violato la par condicio.

(Nessuno dice che la puntata di Satyricon con Travaglio andò in onda il 14 marzo 2001, due mesi prima delle elezioni, quindi fuori dalla par condicio.)

*Buttafuoco che stigmatizza la Rai pessima di questi 5 anni berlusconiani. E invita a immaginare quanta brava gente non è mai entrata in Rai. (Quindi, che non ci si lamenti di censure. Che è come dire: si lamentano della malasanità? Pensiamo piuttosto a tutti quelli che in ospedale non possono neanche metterci piede.)

(Anche se la maggioranza dei telespettatori sembra contenta di come sono i programmi tv attuali. E questo spiega perché sono così.)

* Bertolino e Vergassola che con grande sprezzo del pericolo e a rischio della propria incolumità fisica restano muti quando vengo attaccato da Confalonieri.

*Confalonieri che se la prende col sindacato dei giornalisti che “va in giro in Europa a diffamare il nostro Paese“ con “notizie false sulla libertà di stampa”.

*Confalonieri che esalta la libertà che si respira a Mediaset. (La libertà è qualcosa che io ho già, non sei tu a darmela. Al massimo puoi togliermela. Ma non sei tu a darmela, quindi non puoi vantartene.)

* Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia cristiana, che elogia la libertà di espressione. Ricordo le sue parole nel 2001:-Ben venga la chiusura di Satyricon.-

* Il filmato redazionale in cui si parla del declassamento dell’Italia al 77° posto per libertà di espressione e lo si attribuisce alla condanna di Lino Jannuzzi per diffamazione!

*Confalonieri che dice che il conflitto di interessi è irrilevante, vista la libertà che c’è nelle reti di Berlusconi. (Il colpevole decide se il suo è reato, principio cardine della giurisprudenza arcoriana.)

(E a nessuno, lì per lì, viene in mente l’eclatante triplo conflitto Berlusconi-Galliani-Marano sui diritti per la serie A!)

(Triplo alla terza, se si considerano i tre ruoli di Galliani nella vicenda: presidente Lega, presidente Milan, podestà berlusconiano.)

(E nessuno spiega che Mentana e Fede sono liberi perché sono OMOLOGHI.)

(Fede, in collegamento, era provato. Di recente ha perso sua madre. A poker.)

(Quanto al tg4, andrebbe sottotitolato, così anche i non-udenti potrebbero farsi quattro risate.)

*Nel frattempo, su Rai1, c’è Vespa (un uomo che renderebbe ogni donna una vedova felice) che affrontava un tema scomodo: Albano-Lecciso. (Alla notizia, i bookmaker hanno dato Mentana a 20.)

(A questo proposito, si ricorda al gentile pubblico che un reality show non esprime la realtà; ne è una rappresentazione forzata che tende a rendere accettabile, comprensibile e rassicurante ciò che invece è enigmatico, incomprensibile e ambiguo: Enzo Paolo Turchi.)

(Idea per un nuovo reality show: l’Isola del bisturi. Si prendono dei vip e li si porta sull’isola del dottor Mabuse, dove subiranno interventi di chirurgia plastica. E tutto quello che verrà asportato dal loro corpo se lo dovranno mangiare. Con Ferrara, Galeazzi, Pavarotti, Claudia Mori e Valentino.)

*Confalonieri che dribbla il tema del conflitto di interessi ricordando il digitale terrestre! (Chapeau! Come se non sapessimo per quale motivo il governo berlusconiano incentivò con sconti statali l’acquisto del decoder digitale: perché la gente potesse pagare Mediaset per vedere le partite.)

(Per favore, ridatemi Albano-Lecciso!)

(Quanto a Gasparri, penso sia oltraggioso che tutti pensino che sia un perfetto imbecille.)

*Alla domanda di Mentana:-Luttazzi tornerà in Rai?- Petruccioli che risponde:-Il problema per ora non si pone.- (?!)

(Nuovo slogan Rai: “Non preoccupatevi. Avete miliardi di neuroni.”)

Mentana insiste:-Lei lo riprenderebbe?- Petruccioli:-E’ un po’ troppo coprolalico.- (Ovvero decidono di cosa il pubblico può ridere in base ai propri gusti! Chi se ne frega dei gusti di Petruccioli? I sondaggi dicono che…Ah, fanculo i sondaggi. Chi se ne frega dei gusti di Petruccioli! Questa estate paragonò Satyricon al programma di Masotti!)

(Masotti! Una volta era Marzullo la prova che chiunque può finire a condurre un programma tv.)

(La verità è che non passa giorno in cui non scriva al ministro Landolfi per fargli sapere quanto gli sono grato per impedirmi di vedere o leggere cose che potrebbero non essere buone per me.)

(Coprolalico. In effetti, si parlò di Berlusconi. Oooh, mi piacerebbe presentare un varietà del sabato sera su Rai1, ma questo richiede una capacità di genuflessione che supera le mie possibilità.)

(Attualmente i programmi Rai sono quelli che guardi quando il tuo cane calpesta il telecomando.)

*Mentana:-E lei Confalonieri prenderebbe Luttazzi a Mediaset?- Confalonieri:-No. Non abbiamo tutta quella cioccolata, a Mediaset.-

(Lo sputo beffardo del potente sulla sua vittima, qui, occulta due cose:

1) l’epurazione e le querele arrivarono per censurare l’INFORMAZIONE che a Satyricon venne data sui processi a Dell’Utri e sulle indagini nei confronti di Berlusconi. La satira non c’entra, né la merda.

2) La mia gag della coprofagia era una risposta al consigliere Contri che l’aveva proposta per scherno, nonché una metafora della merda che stava arrivando e infatti eccoli lì, nonché una citazione eufemizzante della scena anti-potere del Salò di Pasolini, nonchè una satira anti-religiosa. Dario Fo disse a Satyricon:-La satira vera si vede dalla reazione che suscita.- Dopo 4 anni sono ancora lì che parlano di quella gag.)

Comica finale, una curiosità su Matrix: quello non è un set. Quella è realmente la casa di Mentana.

By Daniele Luttazzi at 25 Ott 2005 – 10:54

CIA-gate (node 123)

Due anni fa, l’ambasciatore USA in Africa, Joseph Wilson, criticò l’amministrazione Bush per il falso dossier sulle armi di distruzione di massa.

Memo: la guerra criminale in Irak venne giustificata a un certo punto anche da un falso dossier sulla compravendita di uranio tra Irak e Niger, ideato da un ex-agente del Sismi e fatto arrivare a Panorama ( Mondadori, Berlusconi ) nell’ottobre del 2002.

Il direttore di Panorama Carlo Miami Rossella (che a Domenica In, davanti alle tette costernate di Mara Venier, sostenne con forza la necessità della guerra in Irak; e che dedicò alla guerra di Bush quasi un numero intero di Panorama, da cui si dissociò in ultima pagina il CdR dei giornalisti); Rossella dicevo esamina il dossier; lo giudica falso; capisce che non può pubblicarlo perché è meno credibile degli articoli di Ferrara e Jannuzzi; ma, invece di appallottolarlo e gettarlo nel cestino, lo consegna lo stesso all’Ambasciata americana a Roma. E la macchina infernale si mette in moto.

Dicembre 2002: Bush in America parla del Niger.

Luglio 2003: il LA Times rivela il retroscena. Sul NY Times, Wilson afferma che non c’è alcuna prova dello scambio di uranio Iraq-Niger e attacca Bush.

Marzo 2004: Powell dice che la CIA aveva messo in guardia Bush sul documento fasullo.

Luglio 2004: la Casa Bianca riconosce l’errore e lo imputa alla CIA.

A questo punto, una giornalista del NY Times, Judith Miller, rivela che la moglie di Wilson, Valerie Plame, è una spia della Cia. Negli USA, dare l’identità di agenti CIA è un reato. La Miller si fece tre mesi di carcere perché non voleva dire la fonte della notizia. Per un attimo ci fu chi lodò la sua integrità, poi si capì che la Miller aveva solo assecondato il gioco sporco di qualcuno dell’amministrazione Bush che voleva vendicarsi di Wilson.

Un Gran Giurì sta indagando. Fra i principali sospettati, sorpresa! Karl Rove, lo stratega elettorale di Bush.

Karl Rove è un micidiale manipolatore di giornalisti. Grazie ai suoi servigi, Bush è diventato prima governatore del Texas e poi 2 volte presidente degli USA. Mentre tutta l’opinione pubblica americana discuteva di Irak e Vietnam, zitto zitto Karl Rove, inviava a tutte le comunità evangeliche ( 4 milioni di voti potenziali ) un DVD intitolato “ Faith in the White House”, in cui si vedevano, in split-screen, Bush e Gesù! Come in quel film di Elvis Presley in cui Elvis sta cantando in chiesa, Mary Tyler Moore deve decidere se farsi suora o seguire l’amore terreno e il regista mostra nella stessa inquadratura Gesù in croce e Elvis. E Mary è indecisa.

Bush vinse le elezioni con 3 milioni e 800mila voti di scarto.

Uno dei maestri di Rove fu il repubblicano Lee Atwater. Atwater concepì lo spot bugiardo sull’incapacità di Michael Dukakis come governatore del Massachusetts e solleticando temi razzisti lanciò alla vittoria Bush senior nel 1988.

Rove è ossessionato da alcune idee fisse. La prima è che non puoi battere qualcuno col nulla. La seconda è che non è sufficiente screditare l’avversario con accuse e allusioni, ma è necessario che allo stesso tempo il proprio candidato venga esaltato come un uomo dalla moralità profonda.

Per questo la campagna elettorale di Bush ha alternato attacchi frontali e coltellate nascoste a pose elaborate di grande magnanimità. Le “rivelazioni” denigratorie di alcuni veterani del Vietnam su Kerry, a metà agosto, (“operazione Swift Boat”) erano puro Rove. Rove non ha firmato gli assegni per gli spot diffamatori, ma buona parte dei finanziamenti e dei consigli per quegli spot veniva da repubblicani che lavorano a stretto contatto con lui.

Nel 1986, Rove piazzò cimici nei propri uffici in un momento chiave della campagna elettorale per la carica di governatore in Texas e poi indirizzò i media texani nella direzione dell’avversario, il governatore White.

Otto anni dopo, fu il governatore Ann Richards a trovarsi al centro di una campagna di calunnie. Nel 2002, il candidato repubblicano in Georgia mandò in tv degli spot che descrivevano l’avversario, il veterano del Vietnam in sedia a rotelle Cleland, come amico di Osama Bin Laden.

All’inizio della campagna del 2004, tre computer “ con i piani della campagna elettorale di Bush “ vennero rubati dal quartier generale repubblicano a Washington. I repubblicani hanno parlato di un’azione “politicamente motivata”. I democratici hanno dichiarato di non saperne nulla. C’è chi vi ha visto l’inconfondibile Rove-touch.

I metodi di Rove hanno trovato emulatori in Italia, dove non fu certo Rutelli a trovare una microspia delle dimensioni di uno scaldabagno nei propri uffici, durante la campagna del 2001. Molti di coloro che non sapevano nulla di Berlusconi ne intuirono allora la pericolosità. Ma i capi della sinistra (D’Alema, Fassino) insistettero sul fatto che Berlusconi non andava demonizzato. Si svegliarono tutti dal torpore solo in seguito al tourbillon diffamatorio del caso Mitrokhin, due anni dopo.

Nel maggio 2004, il NY Times ammise che i propri reportage sull’Iraq non erano rigorosi come avrebbero dovuto essere. Chi era la giornalista che esagerò le notizie sulle armi di distruzione di massa, aiutando la propaganda di Bush? Judith Miller. (In Italia, un ruolo analogo lo ha avuto, oltre a Carlo Rossella, Giuliano Ferrara.)

La Miller a tutt’oggi rifiuta di chiedere scusa ai suoi lettori per averli ingannati così spudoratamente. E per aver contribuito alla morte di 2000 soldati USA e più di centomila civili in Iraq. (Rossella e Ferrara non si pongono neanche il problema.)

Vinte le elezioni, Bush si è vantato della ripresa dell’economia americana. Dovuta agli incassi di Farhenheit 9/11.

In margine alle polemiche capziose dei bloggers neo-con.

Il mio riassunto sul CIA-gate è corretto in ogni suo punto. Certo, è un riassunto. Rocca, per smentire, fa confusione, ma la attribuisce a me. Sarò più dettagliato, vista la massa di dubbiosi che riesce a creare (è il suo lavoro):*

Gennaio 2001: il Sismi prepara un documento, giudicato inaffidabile, su una possibile compravendita di uranio fra Iraq e Niger.

24 settembre 2002: per Blair, Saddam Hussein ha tentato di acquistare uranio in Africa. Si sospetta del Niger.

Ottobre 2002: Panorama consegna all’ambasciata USA a Roma un dossier, giudicato falso, con le prove della compravendita di uranio fra Iraq e Niger.

Il 19 dicembre 2002 gli Usa fanno per la prima volta il nome del Niger. A gennaio, Bush afferma che Saddam ha cercato di comprare uranio nel Niger.

Il 7 marzo 2003 Muhammad al-Baradai, direttore dell’Aiea, rivela che i documenti sulla vendita di uranio “non sono autentici”.

15 marzo 2003: il Los Angeles Times rivela che il dossier era stato acquistato dall’intelligence italiana, che poi lo aveva girato ai colleghi britannici e americani.

20 marzo 2003: le truppe USA invadono l’Iraq.

22 marzo 2003: Powell, segretario di Stato, ammette che la Cia aveva messo in guardia Bush sull’autenticità dei documenti.

6 luglio 2003: Joseph Wilson, dopo aver indagato in Niger nel 2002 sulle voci relative al traffico di uranio messe in giro dai neo-con, dice che il caso è una montatura e le voci sull’uranio di Saddam infondate.

8 luglio 2003: la Casa Bianca riconosce l’errore e lo imputa alla Cia.

14 luglio 2003: il Washington Post pubblica il nome di Valerie Plame, moglie di Wilson e agente segreto CIA.

1 agosto 2004: il Sunday Times intervista l’ex-agente del Sismi Rocco Martino, che accusa il Sismi di aver fabbricato il dossier. Il governo italiano smentisce. Secondo il Financial Times, dal 1999 Martino è una fonte del servizio segreto estero francese, cui avrebbe fornito un documento in cui ipotizzava l’esistenza di un possibile commercio fra Iraq e Niger.

25 luglio 2005: il giornalista Matt Cooper di Time rivela di aver appreso il nome della Plame da Karl Rove e Lewis Libby. Libby ha parlato anche con Judith Miller del NY Times.

E passiamo adesso alla spocchia neo-con di Rocca:

1) valutazioni politiche (fenomenale quella secondo cui Rove avrebbe mandato a tutti gli evangelici il documentario “Faith”)

Non è una valutazione politica. E’ un fatto realmente accaduto. Di fenomenale c’è solo il fatto che Rocca non lo sappia. Il filmato è in rete.

2) Wilson non era ambasciatore Usa in Africa e non criticò “il dossier sulle armi”, ma solo un’informazione sul Niger.

Non è vero, criticò proprio il contenuto del documento, lo scambio di uranio. Wilson era un ambasciatore USA ed era in Africa.

3) Il falso dossier non c’entra niente con Wilson e il Plamegate. Come scrive correttamente Luttazzi, Panorama ricevette il dossier “nell’ottobre 2002”, ma Wilson andò in Niger a verificare i tentativi di compravendita nel febbraio 2002, ovvero otto mesi prima che il dossier fosse consegnato a Panorama e da Panorama all’ambasciata americana. Già, solo questo, ridicolizza il Luttazzi show. Quanto all’ideazione del dossier, sembra sia opera dei servizi francesi. Il Sisde ovviamente non c’entra.

E chi parla del Sisde? Ricontrollate le date e vedrete chi fa confusione. Il falso dossier c’entra. Le due vicende (Wilson e dossier di Panorama) corrono separate, ma poi convergono in Bush.

4) Luttazzi: “Dicembre 2002: Bush in America parla del Niger”. Non era il dicembre 2002, piuttosto il gennaio 2003. Bush non parla del Niger, ma “di alcuni paesi africani”. Bush non si basa sul dossier falso, ma sui rapporti dei servizi britannici – e tra l’altro lo dice – a proposito di tre paesi africani da cui Saddam – parole esatte di Bush – “aveva cercati di comprare grandi quantità di uranio”. Quelle famose 16 parole, peraltro, erano corrette stando alle cose che si sapevano allora, ma anche in assoluto. Lo dimostrano tre cose: il rapporto indipendente della Commissione Butler inglese; il rapporto bipartisan del Senato sui fallimenti dell’intelligence e… lo stesso rapporto di Wilson al ritorno dal Niger. Wilson, anche se Luttazzi non lo sa, disse ai suoi capi missione della Cia che il capo del governo del Niger gli aveva confermato che Saddam aveva cercato di comprare l’uranio, ma che non lo comprò. Certo, e se lo avesse comprato, il premier nigerino lo diceva a Wilson… Comunque resta il fatto che la gita di Wilson in Niger conferma esattamente le parole pronunciate da Bush nel discorso dello Stato dell’Unione, anche se Bush le ha attribuite “ai servizi britannici”.

Confermo tutto quello che ho scritto. Era il dicembre 2002. I servizi britannici si basano sul dossier falso. Wilson smentisce Bush. ( Per questo si vendicheranno, rivelando l’identità CIA della moglie di Wilson e mettendo così questi in difficoltà. )

5) Luttazzi: “Luglio 2003: il LA Times rivela il retroscena. Sul NY Times, Wilson afferma che non c’è alcuna prova dello scambio di uranio Iraq-Niger e attacca Bush”. Il primo a svelare la cosa è il New York Times, non il LAT, con un articolo di Nicholas Kristof, imbeccato da Wilson. Quanto a Bush, ripeto, non ha mai detto che ci sia stato scambio, ha detto che Saddam aveva tentato di comprare.

No, confermo la sequenza. Prima il LAT ( marzo 2003 ), poi il NYT (luglio 2003 ).

6) Luttazzi: “Marzo 2004: Powell dice che la CIA aveva messo in guardia Bush sul documento fasullo”. Di nuovo: il documento fasullo non c’entra.

C’entra eccome, invece.

7) Luttazzi: “Luglio 2004: la Casa Bianca riconosce l’errore e lo imputa alla CIA”. Non è vero. Imputa alla Cia di aver garantito che in Iraq c’erano le armi. Ricordate la slam dunk di Tenet?

No, riconosce l’errore sull’affare dell’uranio.

8) Luttazzi: “A questo punto, una giornalista del NY Times, Judith Miller, rivela che la moglie di Wilson, Valerie Plame, è una spia della Cia”. Come sanno anche i bambini, Judith Miller non ha mai scritto una riga sul caso.

E io non ho mai detto che l’ha scritto, infatti. Sto solo riassumendo in due righe per arrivare a Libby. Il NY Times non le pubblicò gli ultimi articoli per mancanza di fiducia. La Miller però si fa tre mesi di carcere perché il nome della Plame è nel suo taccuino come spia della Cia (annota “Valerie Flame”), e lei rifiuta di rivelare la fonte. Fonte che fa parte dell’entourage di Bush (Libby). La Miller protegge così la macchinazione ai danni di Wilson.

Una settimana dopo questo post, Repubblica e manifesto confermano coi loro articoli sul CIA-gate la mia ricostruzione, in particolare sul punto che ai neo-con italici brucia tanto: il falso documento che da Panorama arriva all’ambasciata USA a Roma.

La guerra criminale di Bush in Iraq fu basata sulle bugie fatte circolare ad arte dall’Iraq group (Rove, Libby). E’ questo che i neo-con cercato di nascondere. E’ questo che li rende complici di quel crimine.

By Daniele Luttazzi at 19 Ott 2005 – 11:50

* Aggiornamento (ottobre 2010): “Il giornalista Michele Bordin accusa il collega del Foglio Rocca di essersi fatto “addestrare da Pio Pompa nel famoso covo di via Nazionale”. Il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, in seguito allo scalpore suscitato dalla notizia, ammette che all’epoca della guerra in Iraq Rocca “aveva assunto la guida delle operazioni pro-Bush e pro-Sismi” contro l’inchiesta giornalistica sul Nigergate di Repubblica. (fonte: Wikipedia, Ndr.)

Ed ecco la famosa intervista a Rolling Stone. La parte in rosso venne censurata per parare il culo a qualcuno.

Intervista a Rolling Stone (novembre 2004)

Partiamo dalla fine: ci hai lasciato scrivendo a Dagospia: “La mia collaborazione con Rolling Stone è terminata a causa di un’intervista-marchetta a Carlo Rossella”.

Possiamo davvero parlare di questo?

Tentiamo.

Ah, caspita: con piacere. Ecco, a mio giudizio quell’intervista, in un numero speciale su Bush, non toccava una questione chiave. Ovvero:Carlo Rossella è un responsabile indiretto della guerra in Irak. Perché ricevendo nell’ottobre 2002 un falso dossier sullo scambio di uranio tra Irak e Niger, invece di appallottolarlo e buttarlo nel cestino come doveva fare, lo passò all’ambasciata americana a Roma. Bush subito iniziò a usare l’argomento come buona ragione per invadere l’Irak. Il Los Angeles Times rivelò l’abbaglio nel luglio 2003. Marzo 2004: Colin Powell dice che la CIA aveva messo in guardia Bush della bufala. Luglio 2004: Bush ammette che era incorso in un errore, ma dà la responsabilità alla CIA. Solo che ormai eravamo in guerra da più di un anno.

L’intervista a Rossella da noi pubblicata risale all’estate 2004.

Quindi era già nota la smentita. E a maggior ragione era un’intervista molto sbagliata, perché in un numero sulla guerra non puoi chiedere a Rossella solo qual era il suo gruppo preferito negli anni ’60 o che donne frequentava in Russia. Quando sfiori i problemi, per me stai facendo una marchetta.

Tu lo hai fatto notare all’autore?

Ho scritto a Rolling Stone una mail per spiegare perchè avevo deciso di andarmene. L’autore mi ha risposto che non avevo capito, che era una cosa ironica. Per me era ruffiana e insopportabile. Soprattutto in un numero su Bush. Nel momento in cui uno dei capi del potere giornalistico in Italia viene blandito, e un giornale giovane, che si rivolge a ragazzi che vogliono informarsi, dà ai suoi lettori una pagina da Verissimo, beh, scusate ma a me non va bene. Ci fu poi uno scambio di mail interno -doveva restare segreto, ma si è scoperto per caso-in cui l’autore ammetteva che si sarebbe trovato in tv con Rossella nella giuria di un premio. Quindi non mi ero sbagliato, il tono affettuoso aveva un motivo. Su Dagospia ho solo risposto alla domanda di un lettore, che non aveva capito perchè me ne fossi andato. Sono pronto a tornare, se la situazione viene ripulita.

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